Una frode scientifica nella psicologia sociale

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  • 25-01-2012
  • di Roberto Labanti
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©Ron Majien
Per i lettori di Query non sarà certamente una sorpresa: esempi di pseudoscienza o cattiva scienza a volte si annidano anche all’interno di quanto prodotto dalle discipline scientifiche affermate. Nel recente caso che andremo a descrivere una vera e propria frode scientifica ha interessato il campo della psicologia sociale.

Diederik Alexander Stapel (nato nel 1966), fino all’agosto scorso, era uno stimato psicologo sociale olandese. Co-autore di circa 130 articoli, pubblicati in diverse occasioni su riviste di primaria importanza, su argomenti, quali gli stereotipi razziali e l’ipocrisia, che in qualche caso avevano catturato l’attenzione dei giornalisti scientifici in tutto il mondo, si era formato presso l’Università di Amsterdam, prima di trasferirsi a Groningen e infine, sempre come professore, a Tilburg, nel sud dei Paesi Bassi. Qui era anche diventato preside della facoltà di scienze sociali e comportamentali. Nel 2009 la Society of Experimental Social Psychology (SESP), l’associazione internazionale che riunisce gli psicologi sociali sperimentali gli aveva assegnato il Career Trajectory Award, un premio che vuole celebrare gli importanti contributi prodotti nelle prime fasi della carriera scientifica di un ricercatore.

Tutto questo ha ora avuto fine grazie al coraggio di tre giovani ricercatori che hanno avvisato l’Università di Tilburg che qualcosa non andava nei dati prodotti dallo psicologo: questa volta la segnalazione è stata presa sul serio, contrariamente a quanto accaduto in altre occasioni. Una commissione d’inchiesta diretta dal professore emerito Willem J. M. Levilt a Tilburg, in collaborazione con analoghe commissioni istituite presso le università di Amsterdam e Groningen, ha pubblicato alla fine di ottobre un lungo rapporto preliminare[1] in cui è affermato che la portata della frode scientifica di Stapel è assai rilevante: in diverse dozzine di pubblicazioni si sono, infatti, utilizzati dati falsi, inventati a tavolino dallo stesso psicologo.

Secondo la Commissione Levilt sarebbe stato possibile capire che qualcosa non andava ben prima di quando è effettivamente avvenuto: Stapel si occupava personalmente della raccolta dei dati e della loro codifica, anche nel caso di ricerche di dottorato da lui supervisionate, contro gli standard della disciplina; lo stesso processo di raccolta dei dati era mantenuto nel vago e non erano resi disponibili agli inconsapevoli collaboratori i supposti questionari compilati dai soggetti, ma soltanto i dati già codificati; nella maggior parte dei casi, i dati raccolti confermavano l’ipotesi sperimentale, erano “troppo buoni” per essere veri (cosa che era attribuita alle capacità sperimentali ritenute fenomenali dello psicologo) e mostravano strane distribuzioni che avrebbero dovuto fare sospettare la loro artificialità. Quello che è mancato, durante la stesura degli articoli e la successiva peer review editoriale, è stata un’analisi critica approfondita dei dati e della loro origine: le domande giuste al momento giusto avrebbero probabilmente reso difficile il mantenimento per un così lungo periodo dei comportamenti eticamente scorretti che solo oggi è stato possibile individuare.

Ora Stapel è stato licenziato dall’Università di Tilburg (che forse procederà in sede giudiziaria contro di lui), ha volontariamente restituito il suo dottorato all’Università di Amsterdam[2] e si è visto revocare il premio conferitogli dalla SESP[3]. Solo quando sarà noto l’elenco degli articoli basati su dati falsificati, che le commissioni stanno redigendo, sarà possibile capire quali di questi siano stati alla base di ricerche indipendenti di altri scienziati e valutare il danno realmente provocato al campo della psicologia sociale. Ma un altro tipo di danno è innegabile: quello d’immagine alla disciplina tutta che ora dovrà necessariamente implementare una serie di strumenti per la condivisione dei dati e controlli più stringenti per impedire che quanto avvenuto possa ripetersi con la stessa semplicità.

Note

1) Interim report regarding the breach of scientific integrity committed by Prof. D. A. Stapel, Tilburg, 31 October 2011, disponibile all’url: http://www.tilburguniversity.edu/nl/nieuws-en-agenda/commissie-levelt/interim-report.pdf