Randi diventa un... amuleto

Le prove scientifiche dell'aldilà?; Avvistamenti in buona fede: Pianeti ininfluenti; Ancora astrologia: come barare al gioco; il pianeta dei Raeliani; Poema astrologico

Ovvero: quando la razionalità si scontra con le nostre paure nonostante tutto... in un simpatico racconto di una nostra lettrice.

PdG

Mi chiamo Nicoletta, ho 32 anni e abito in un paesino della Valle d'Aosta.

Ho deciso di scrivere questa lettera per raccontare un fatto accadutomi recentemente. Perché? Per auto denunciarmi. Per confessarvi una colpa. Ebbene si, ho fatto una cosa che, credo, il "mitico" James Randi non avrebbe mai pensato potesse accadere: l'ho usato come amuleto contro gli spiriti maligni. Ma voi, vi scongiuro, non diteglielo!

Premetto che ho sempre creduto nel paranormale (più che altro, come la maggior parte di noi, ci speravo...), soprattutto per quanto riguarda l'esistenza degli spiriti.

Poi ho letto Flim - Flam! Fandonie. Da allora mi sono convinta che la suggestione è la sola causa di alcuni miei sogni o di alcune sensazioni che mi è capitato di provare stando in certi luoghi, nei quali mi sembrava ci fossero delle "presenze" e ho recuperato una visione sana e razionale delle cose... purtroppo però, i miei sogni "difficili" non rinunciano a far capolino in alcune notti più agitate di altre.

Questa di cui voglio narrarvi è una di quelle.

I fatti: dopo aver cenato con amici vado a dormire a casa di Ugo, il mio ragazzo, che - per inciso - abita solo. Verso l'una e mezza, le due di notte, Ugo si sveglia di soprassalto, angosciato:

"Mamma mia che incubo!"

E io, per tutta risposta:

"Sarà stata la bourguignonne. E quella salsa all'aglio... Cos'hai sognato?"

"È meglio se non te lo racconto".

Cede solo dopo molte insistenze:

"Stavo lavorando poco distante da qui, quando si avvicina uno che conosco e mi chiede se ho del pane. Gli rispondo di andare a casa mia a vedere.

"Passati pochi istanti lo vedo tornare, tutto agitato. Dice che a casa mia c'è qualcuno. Impossibile! Mi precipito.

"Giunto di fronte al balcone intravedo dalla porta finestra qualcosa che non dovrebbe esserci: una ragazza minuta, scarna in viso. È inginocchiata sul pavimento della sala, sembra molto malata, e tiene un gatto in braccio. Uno spettro! Senza dar segno di essersi accorto della mia presenza, continua a ripetere: "Non c'è tempo per morire..." Per quanto mi sforzi di arrivare alla porta per allontanarla, non ci riesco, e intanto lei continua con quella litania..."

A questo punto esclamo:

"Mai più salse all'aglio! Torniamo a dormire".

Facile a dirsi.

Scritta così, a freddo, nemmeno a me la cosa sembra poi così angosciante, eppure, sul momento, quel semplice racconto mi aveva messo i brividi. Il fatto è che sono suggestionabile; anzi, siamo entrambi suggestionabili dai reciproci incubi e il suo non mi lasciava più riposare.

Mi ripeto che so benissimo che certe cose non avvengono, che sono tutte truffe o - quando va bene - illusioni di anime candide.

La razionalità è la mia parola d'ordine.

Di giorno.

Ma di notte, in quel quasi buio che evidenzia ombre indistinte, in quel quasi silenzio che esalta suoni innaturali, in quella quasi solitudine determinata dal sonno dell'altro che lo fa distante, di notte capita che quella razionalità precipiti.

E abdichi all'assurdo.

Così, per quanto mi sforzi di non pensarci, il fantasma rimane con me, dentro quella casa dove ora ci troviamo a passare la notte, disperatamente abbracciato al micio, la figura dolente e la sua affermazione sconsolata...

Poscia, più che 'l timor può la fatica, finalmente mi riaddormento.

Mi sveglio per andare al bagno.

La porta è a pochi metri dal letto, nulla di trascendentale ma... è chiusa.

Normalmente non avviene.

Trovo la circostanza strana e, istintivamente busso.

Ahimé, quale demone mi ha suggerito una mossa così stupida? Troppo tardi ritraggo la mano, maledicendomi, soffocata dall'angoscia, quando una voce femminile, che pur nulla ha in sé qualcosa di spaventoso, risponde: "Avanti!"

A questo punto sono terrorizzata. Apro la porta di scatto.

Sulla destra, nel lavabo, ci sono i busti di due ragazzi che dormono abbracciati. Ma questa visione, per quanto insolita e apparentemente mostruosa, non mi turba più di tanto, non quanto l'immagine della donna nella vasca da bagno: è nuda, di età indefinibile, capelli lunghi e scompigliati, seduta in maniera scomposta in poca acqua sporca.

Mi fissa - ma non riesco a metterne a fuoco il viso - e con voce tesa dalla rabbia mi dice: "Tanto morirai anche tu, prima o poi!"

Sento freddo, i brividi dalle gambe mi risalgono per tutto il corpo... a questo punto, mi sveglio per davvero.

Era un sogno.

Solo un sogno, ma non riesco a riprendermi: i brividi persistono, le vene mi pulsano nelle tempie, ho tutti i peli ritti, le gambe non smettono di tremare. Non ho il coraggio per andare al bagno - anche se dovrei - per paura di rivivere la stessa scena, né di svegliare Ugo, che dorme profondamente lui... a lui si che è servito raccontare il suo incubo.

Dopo un tempo che può essere di due minuti come di un'ora (mi rifiuto categoricamente di allungare la mano sul comodino per prendere l'orologio: chissà quale malevola cosa potrebbe sfiorare le mie dita là fuori!) mi viene in mente Randi.

Ricordo di avere con me un suo libro, Avventure nel mistero, il n.2 dei Quaderni del CICAP, e così inizio a pensare alle indagini svolte sul paranormale, al fatto che sono tutte fandonie.

Se gli spiriti esistessero, mi dico, il fenomeno potrebbe ripetersi innumerevoli volte (e in quel momento, credetemi, non era nei miei desideri!), potrei chiamare Randi, farmi mettere alla prova e concorrere al premio in palio.

Uno spiraglio nel terrore e nell'angoscia in cui stavo precipitando.

Prima di avere avuto il tempo di decidere di mettere il libro sotto al cuscino, come amuleto contro gli abitanti del mondo sconosciuto dei miei sogni, mi sono finalmente addormentata.

Tutto questo per dirvi - se siete ancora svegli - che volevo ringraziare Randi, e il CICAP, di esistere.

Nicoletta Piccenna
Aosta


Le prove scientifiche dell'aldilà?

È ormai consuetudine che le affermazioni sui fenomeni cosidetti paranormali, per quanto fantasiose o mirabolanti, siano infarcite di termini propri del linguaggio scientifico. Ecco quindi maghi e veggenti parlare con disinvoltura di "energie" e "frequenze", guaritori e lettori del pensiero dissertare di "fluidi magnetici" ed "aure luminescenti", bioarchitetti e telepati tirare in ballo "linee di forza tellurica" e "dimensioni parallele", fino a giungere alla perla della "memoria molecolare dell'acqua", sostenuta dai paladini della omeopatia. È curioso notare come tutti costoro non esitano minimamente ad avventurarsi proprio sul terreno che dovrebbero considerare più pericoloso, appunto quello della Scienza, naturale nemico dei loro poteri quanto si dice lo sia la Kriptonite per quelli di Superman o la luce del sole per quelli dei vampiri.

Questo potrebbe voler dire che essi riconoscono comunque alla Scienza un ruolo di autorevolezza (ma non abbastanza per indurli ad accettare di sottoporre le loro tesi al vaglio del CICAP), oppure semplicemente ... che non c'è limite alla improntitudine umana: tanto si trova sempre chi ci crede.

Nella maggior parte dei casi, tuttavia, il gioco mostra subito la corda: spesso è proprio l'uso improprio della terminologia tecnica che denuncia inequivocabilmente il ciarlatano. Ma che dire quando il paranormalista è un cardiologo primario in un importante ospedale europeo ed ha persino pubblicato un lavoro su The Lancet, la rivista medica più nota ed autorevole del mondo? È il caso del dottor Pim Van Lommel, che esercita ad Arnheim in Olanda, il quale sostiene di essere in grado di dimostrare scientificamente nientemeno che "l'esistenza dell'Aldilà" e la "sopravvivenza della coscienza" alla morte. A dire il vero, queste affermazioni non compaiono nell'articolo su The Lancet (N.9298 del 15/12/2001), che si limita a descrivere dettagliatamente la casistica senza trarne conclusioni, ma in una successiva intervista, comparsa sul quotidiano "L'Arena" del 2/2/2003. Non intendo certo qui esprimere un giudizio su queste convinzioni, che fanno parte del credo di gran parte delle religioni, ma piuttosto analizzare la consistenza scientifica delle prove che egli adduce.

Van Lommel, dunque, ha sistematicamente raccolto le esperienze di Pre-Morte (EPM) che una certa percentuale di pazienti (per l'esattezza 62 su 344) ha riferito di aver avuto mentre si trovava in stato di coma: visioni celestiali, sensazione di separazione dal corpo, incontro con persone defunte, attraversamento di un tunnel con intensa luce terminale, e così via. Il ragionamento del nostro è il seguente: "Ho visto nel mio reparto morire centinaia di malati e qualcuno resuscitare: dai racconti di questi ho tratto la convinzione che esiste veramente un Aldilà e che il concetto di coscienza elaborato dalla medicina, che la considera una manifestazione della attività cerebrale, va radicalmente rivisto".

Cominciamo allora a metterci d'accordo - è il primo passo di qualunque ragionamento scientifico - su che cosa si intenda con morire. Se infatti la morte è, anche nei modi di dire, la cosa più certa per ciascun vivente, non altrettanto preciso e determinabile è il momento in cui un organismo passa dallo stato di vivente a quello di defunto: chiaramente, un mese prima o un mese dopo vi sono pochi dubbi sulla sua appartenenza all'una o all'altra categoria, ma stabilire il secondo o il minuto del decesso è un altro paio di maniche. Da tempo infatti si è capito che il morire, come altri processi biologici, indica piuttosto una tendenza che diventa probabilisticamente sempre più irreversibile, fino a poter essere considerata definitiva. Vi è certamente un lasso di tempo in cui l'esito nefasto, pur essendo fortemente probabile, non lo è ancora del tutto e qualche evento o intervento favorevole può scongiurarlo: è questo il caso fortunato di chi riesce ad uscire dal coma non essendo, appunto, mai di fatto morto. È impossibile che un medico di terapia intensiva, che queste situazioni le vive quotidianamente, non lo sappia e parli quindi di pazienti morti e successivamente resuscitati: nell'inglese moderno, infatti, il verbo to Resuscitate ha anche il significato tecnico di Rianimare artificialmente, ed in tal senso è usato nel lavoro su The Lancet, ma non nell'intervista, dove è tradotto con Resuscitare. Quando poi il dottore parla di morte, si riferisce al quadro clinico che, se confermato per almeno ventiquattro ore, conduce alla dichiarazione di Morte Clinica. Si tratta di una convenzione giuridica introdotta una trentina di anni fa, quando la possibilità di eseguire trapianti di organi vitali mise in evidenza l'inadeguatezza del classico criterio del cuore battente, applicando alla lettera il quale il donatore sarebbe stato legalmente vivo, in quanto il suo cuore ancora pulsava, mentre si sarebbe dovuto dichiarare morto il trapiantato, nonostante le sue proteste. D'altra parte, era necessario raggiungere un punto di compromesso tra la esigenza di prelevare dai donatori organi ancora in buono stato e quella di possedere la ragionevole certezza che costoro non si sarebbero a quel punto potuti salvare. La definizione della relativa normativa fu molto laboriosa e controversa (posso dirlo, essendo stato professionalmente coinvolto nella stesura di quella italiana) e tuttora vi sono sensibili differenze tra le legislazioni dei vari stati: si tratta comunque, lo ripeto, di una convenzione con valore legale.

Ma il nostro dottore non bara solo sul concetto di morte. Egli afferma infatti che le esperienze che i resuscitati hanno riferito si sono verificate nel periodo in cui il loro cervello era privo di irrorazione e quindi che la coscienza non risiede in questa biologica: ma come fa a saperlo, a meno che anche lui non frequenti l'Aldilà, dal momento che ha potuto parlare con i pazienti solo quando essi ne sono stati in grado, quindi ben lungi, temporalmente e sopratutto clinicamente, dallo stato di morte clinica? Non potrebbero le EPM essere occorse nel periodo di parziale anossia, prima o dopo che questa determinasse il silenzio elettrico? Non è più plausibile quest'ultima ipotesi, piuttosto che sbilanciarsi a proporre una imprecisata "coscienza proveniente da altri luoghi", capace di funzionare anche senza neuroni?

Egli si dimostra poco scientifico anche quando intende contestare la ipotesi che le allucinazioni derivino da anossia con la semplicistica considerazione che solo il 18% dei resuscitati ha dichiarato di aver avuto EPM: poichè tutti sono stati certamente per qualche tempo anossici, ne conclude che le EPM non possono essere causate dall'anossia. A prescindere dal fatto che, ad esempio, solo una piccola percentuale di individui normali sa riferire che cosa ha sognato in una notte, pur avendo sognato, e che non esistono due cervelli uguali, tantomeno in situazioni così estreme e precarie, questo modo di ragionare si può pari pari rivolgere anche contro la sua tesi: se alcuni hanno visto l'Aldilà, perchè allora non l'hanno visto tutti? Forse gli altri non erano in regola con il canone? Se le certezze del dottor Van Lommel potessero essere scalfite da scoperte altrui, e se egli ignora le opere di Oliver Sacks, sappia che il gruppo di Olaf Blanke dell'University Hospital di Ginevra ha recentemente individuato una piccola area del giro angolare della corteccia, stimolando la quale si inducono, in modo ripetibile e reversibile, le sensazioni del distacco dal corpo e della levitazione (vedi Nature del 19/9/2002).

Non so se con queste trovate il nostro cardiologo diventerà autore di best-seller o almeno un ricercato personaggio televisivo: certo dovrebbe ricevere per Natale un panettone da quella tal Rosemarie Althea la quale, anche grazie alla ripetuta pubblicità regalatale da Maurizio Costanzo, specula vergognosamente sul dolore di chi ha perduto una persona cara, millantandosi in grado di parlare con i trapassati.

Galeazzo Sciarretta
Ingengere elettronico, Curatore scientifico di Mosaico-scienze
Verona


Pianeti... ininfluenti!

Segnalo che il 24 febbraio 2002 il Corriere della Sera ha pubblicato un lungo articolo di Vittorio Messori sulla presunta profezia di alcuni astrologi che avrebbero previsto la Rivoluzione Francese sulla base di una congiunzione Giove-Saturno nell'anno 1789.

Ho verificato: in quell'anno non ci fu nessuna congiunzione tra i due pianeti.

Ho segnalato il fatto all'autore, ma mi ha risposto che la cosa è ininfluente...

Ognuno giudichi da sé.

Bruno Stucchi
Cuggiono, MI
bruno.stucchi@st.com


Ancora astrologia:

come barare al gioco

Cosa distingue le scienze dalle pseudoscienze? Le risposte possibili sono molte e io non sono in grado, non essendo uno scienziato né un divulgatore, di fornirne. Ma posso avere delle sensazioni, e una di queste mi dice che le pseudoscienze sono fondate sull'autoinganno. Sì, perché se escludiamo gli imbroglioni smascherati, i quali rappresentano un discorso a parte, esistono molti cultori di discipline "alternative" che in buona fede ma con una buona dose d'arroganza barano con se stessi pur di aggirare i paletti che la scienza mette sul loro cammino, salvo poi accusare gli scienziati di chiusura mentale e materialismo, come se le conquiste dell'umanità, dai viaggi nel cosmo ai trapianti cardiaci alle telecomunicazioni fossero nate dall'improvvisazione e dall'assenza di regole tipiche del mondo del paranormale.

Nel campo dell'astrologia i paletti che la scienza ha piantato per dimostrarne l'infondatezza sono molti, e il principale è la precessione degli equinozi, che da sola basterebbe a fare giustizia di tutte le scempiaggini che si leggono o si sentono in televisione e alla radio nelle rubriche astrologiche.

Ma l'esempio più illuminante della tendenza a barare da parte degli astrologi è il loro atteggiamento nei confronti della tredicesima costellazione dello zodiaco, Ofiuco.

Sentite ad esempio cosa scrive l'astrologo Luciano Drusetta (www.convivioastrologico.it/astronomia/ofiuco.htm):

"Lo Zodiaco è quello definito poco sopra: una fascia della volta celeste divisa in 12 segni, dove per definizione non c'è posto né per l'Ofiuco né per i Cani minori né per Orione, tutte costellazioni che - a occhio - toccano o lambiscono la fascia zodiacale.[...] Ancora una volta, mi pare, siamo di fronte all'annosa e radicata confusione tra segni e costellazioni, entrambi "zodiacali". Lo vogliamo capire che si tratta di due cose diverse? Quando l'astronomo dice che la Luna è in Pesci, intende che è proiettata sulla "costellazione" dei Pesci. Quando l'astrologo dice che la Luna è in Pesci, intende che essa è proiettata sul "segno" dei Pesci. [...]Lo Zodiaco degli astrologi è un semplice sistema di riferimento su cui sono proiettati gli astri: cosa c'entra la "misurazione stellare"? [...] I segni zodiacali, infine, sono visibilissimi agli occhi di un astrologo così come un radiologo "vede" le cose che deve vedere sulla lastra a raggi X, molto meglio di un profano. Anche un astronomo dilettante, con la pratica, può abituarsi a "vedere" in gradi e frazioni di grado la porzione di volta celeste che lo sovrasta. I "grandi" astronomi, a quanto pare, non hanno invece sufficiente fantasia per "vedere" che il cerchio dell'eclittica è composto di 360° e che questi 360° si possono raggruppare a 30 alla volta. Ecco, basta un po' di fantasia matematica per rendere "visibili" anche i 12 segni zodiacali".

Astronomi e radiologi sono serviti.

Meno brutale ma ugualmente decisa l'astrologa Grazia Mirti, la quale su Specchio, settimanale de La Stampa dell'11 gennaio 2003 afferma che la questione di Ofiuco è:

"...un semplice problema di sovrapposizione tra costellazioni e segni zodiacali. [...] sono soltanto 12, e il gigante Ofiuco avvolto da serpenti inserisce il suo piede celestiale sull'eclittica zodiacale, senza farne parte".

Ecco come si fa a barare: se tu mi dimostri che i presupposti da cui partono i miei ragionamenti sono errati, io dico che in realtà stiamo parlando di cose diverse.

Voi siete riusciti a capire la differenza tra costellazioni e segni zodiacali? Io no, ma ho l'impressione che nemmeno Margherita Hack riuscirebbe a capirla (non avendo, come dice Drusetta, "sufficiente fantasia").

Massimo Monaco
Borgaro Torinese (TO)


Il pianeta dei Raeliani

I giornali di tutto il mondo hanno dato molto spazio in questi giorni alla notizia della clonazione di una bambina avvenuta per volere della setta dei "Raeliani". Sorvolo sui contenuti "religiosi", nonché "etico-morali", proposti da quest'ennesima nuova setta per soffermarmi solo su un dettaglio scientifico, dato che tale gruppo pretende di basare i suoi insegnamenti sulla scienza più rigorosa.

I raeliani sostengono che la Terra sarebbe stata colonizzata 25.000 anni fa dagli Elohim, extraterrestri provenienti da un lontanissimo pianeta. Dove si trova questo pianeta non si sa; sappiamo però, grazie alle "rivelazioni" di Claude Vorilhon, alias Rael, quanto disterebbe dalla Terra.

Ecco cosa avrebbe detto Jahveh, il Capo degli Elohim, a Vorilhon: "Il nostro pianeta è a circa 30 milioni di parasanghe, cioè 9.000 miliardi di chilometri circa, o un po' meno di un anno luce" (Il Libro che dice la verità, ed. Mediterranee, 1989, p.90).

Tale pianeta, del tutto sconosciuto agli astronomi, deve orbitare attorno ad una stella visibile, considerata la sua relativa vicinanza al nostro sistema solare. Ma dove si trova questa stella? Non può certo essere Proxima Centauri, distante 4.2 anni luce, in quanto tale astro non possiede le caratteristiche di grandezza e luminosità richieste. Infatti, Vorilhon scrive che "il pianeta dei creatori è distante dal suo sole 236.000 parasanghe, ossia 70 miliardi e 800.000 chilometri" (ibid.) Per fornire luce e calore ad un pianeta così distante (si pensi che Plutone, il pianeta più esterno del nostro sistema, dista "solo" 5 miliardi di chilometri dal sole e la sua temperatura è prossima allo zero assoluto), questa stella dovrebbe essere molto più grande e luminosa del nostro Sole. Non esiste un astro con queste caratteristiche, né ad un anno né a quattro anni luce dal nostro sistema solare.

Una stella distante un anno luce dalla terra, in grado di illuminare e riscaldare un pianeta che orbita alla distanza 70 miliardi e 800 mila di chilometri (14 volte l'orbita di Plutone), sarebbe talmente grande e luminosa da poter essere visibile anche di giorno...

Questo è solo un esempio delle sconclusionate "rivelazioni raeliane". Per altri particolari si veda questa pagina: www.digilander.libero.it/alorenzi/rael.htm

Achille Lorenzi
Trento
achille.lorenzi@tin.it


Poema astrologico

Vi mando questo mio "poema astrologico" nella speranza di far sorridere i lettori di S&P:

Birbaccione inveterato,

Son lo scettico smagato.

Credo che l'astrologia

Sia una grande fesseria.

All'astrologo provetto

Voglio fare lo sgambetto.

Lui con le sue alte sfere

Prende tutti pel sedere.

Ciarla di Venere e Marte,

Ma non scopre mai le carte.

Se qualcuno è taciturno,

Certo è colpa di Saturno.

L'ariete e la bilancia

Fan venire il mal di pancia.

Lo scorpione è solo un buco,

Al suo posto c'è l'ofiuco.

Cosa c'è all'opposizione,

Lo decide un'elezione.

Il trigemino, accidenti

Ci dà solo il mal di denti.

E per far la quadratura

Basta solo una bordura.

Straparlando di Urano,

Lui intanto intasca il grano.

Fabio Calabrese
Trieste
romnod@libero.it