Quattro passi sulle braci

Vedere per credere?; Ancora sulla graticola...; Non diamo i numeri per il gioco del Lotto; Quando filmai l'UFO di Crosia ad Assisi; Le "F" che sfuggono; Sparita la home page del CICAP?

Mi chiamo Roberto Caboni e sono uno studente di Scienze della Comunicazione a Torino.

Ho visto gli articoli su La Stampa che parlavano della vostra manifestazione tenuta al liceo Copernico e sono rimasto colpito da ciò che ho letto.

In un trafiletto ho letto, in una grande generalizzazione, che chi vende i corsi motivazionali per camminare sui carboni ardenti dice che bisogna avere poteri paranormali; io personalmente ho fatto uno di questi corsi di motivazione sulle credenze mentali ma, dal primo momento, mi è stato detto che era una cosa fisicamente possibile e che tutti possono farcela senza alcun problema. Attenti perché la vostra generalizzazione potrebbe essere utilizzata contro questa società di formazione e non penso che sia questo il vostro obiettivo.

In più, qualche riga più in giù, ho visto l'intervista a un vostro assistente che faceva capire di aver fatto la camminata per mostrare alla sua amica che non c'era bisogno di spendere migliaia di euro per fare una cosa simile e anche qua, sono rimasto un po' basito e ho pensato : "Ma come mai il CICAP che mi ha sempre dato nozioni dettagliate e vere, questa volta scrive cose così in generale e non del tutto vere?". Infatti il corso di motivazione sulle credenze personali dura una giornata (e chi pagherebbe mai migliaia di euro per un corso di circa dieci ore, costato sulle trecento euro) durante la quale si parla di come crearsi delle credenze stabili e forti per agire durante la vita quotidiana alla fine della giornata, per chi vuole, c'è la prova speciale che serve essenzialmente a rafforzare ciò che si è fatto durante la giornata e non di preparazione alla camminata; la camminata durante il giorno è stata citata si e no sette o otto volte e solo nell'ultima oretta si sono fatti i preparativi alla prova. Cosa intendo dicendo "durante la quale si parla di come crearsi delle credenze stabili e forti per agire durante la vita quotidiana"? La paura del fuoco è una paura atavica, se ci si da un motivo per attraversarlo, questa si riduce ai minimi termini, e così come abbiamo paura del fuoco e lo superiamo, così anche abbiamo paura di un professore e lo superiamo. Non c'è nulla di paranormale o da denunciare. Sono solo dei riferimenti per permettere alle persone di vivere senza avere paura di ogni cosa che si trovano davanti (vedi un professore o un datore di lavoro).

Penso che siamo tutti d'accordo sul fatto che se ne possa fare a meno, è anche vero però che se c'è qualcosa che ci aiuta va molto meglio; si possono paragonare questi corsi a delle scoperte tecnologiche ovvero: prima dell'esistenza della locomotiva ci si spostava ugualmente dopo però, gli spostamenti sono stati molto molto facilitati. Spero di aver reso a pieno le mie idee e spero anche che questa lettera non venga presa come un dito puntato nei vostri confronti.

Augurandovi una splendida realizzazione della vostra missione informativa delle più varie nozioni scientifiche, vi porgo i miei più cordiali saluti

Roberto Caboni Torino


L'articolo uscito sulla Stampa di Torino e citato dal lettore non era naturalmente scritto dal CICAP, di conseguenza non possiamo essere ritenuti noi responsabili per la sua eventuale superficialità. Nelle nostre comunicazioni ufficiali cerchiamo sempre di essere il più completi possibile (e infatti, di passeggiate sui carboni ardenti abbiamo scritto più volte e in maniera molto dettagliata).

Detto questo, resta il fatto che ci sono persone che vendono corsi per camminare sulle braci dando a credere che sia qualcosa di difficilmente realizzabile; certo, poi c'è chi esagera dicendo che servono facoltà paranormali e chi, invece, spiega che è qualcosa di fattibile ma molto difficile da conquistare. In ogni caso, è un fenomeno accessibile a chiunque prenda le dovute precauzioni: non solo molti al CICAP lo hanno fatto, senza bisogno di nessuna preparazione psico-fisica, ma al Liceo Copernico ci sono riusciti senza problemi anche alcuni bambini.

Solo questo vogliono sottolineare le nostre dimostrazioni: il fenomeno è alla portata di tutti, non servono meditazioni o preparazioni particolari. Se poi c'è chi vuole comunque seguire corsi come quelli indicati dal lettore perché gli fa piacere nessuno glielo impedisce.



Vedere per credere

Cari amici,

proprio questa mattina ho aderito al CICAP abbonandomi a S&P. Avevo acquistato dei vostri libri che ho "divorato" in poco tempo e ne ho quindi ordinati degli altri.

Sono molto interessato all'attività degna di lode del Comitato perché mi ci ritrovo appieno e poi perché sono un insegnante e posso collaborare nel mio ambito a demolire tante credenze purtroppo molto diffuse anche fra chi ha un certo livello culturale.

Qualche anno fa un collega di diritto propose al collegio dei docenti (come attività di aggiornamento!) di far venire un suo amico sensitivo che era "straordinario". Fortunatamente la maggioranza bocciò la proposta.

Da ragazzo mi sono interessato (interesse ancora vivissimo) alla fotografia e in seguito ho contribuito come collaboratore redazionale alle riviste Tutti fotografi e Progresso Fotografico.

Vi allego alcune immagini di trucchi in ripresa. Quella nella quale sto "imparando a volare", potrebbe, parapsicologicamente parlando, essere un tentativo riuscito di levitazione...
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Enrico Maddalena Avezzano (L'Aquila) enricomadd@tiscalinet.it



Ancora sulla graticola...

Guardate un po' cosa ho trovato: "Ai piedi del monte Soratte c'è una città chiamata Feronia, come una divinità locale tenuta in grande venerazione dai popoli circostanti, il cui santuario è situato in quel luogo e vi si celebra una singolare cerimonia: quelli che sono posseduti dal demone, infatti, a piedi nudi camminano su una grande superficie di carbone e cenere ardenti senza sentire alcun dolore e una moltitudine di uomini si raccoglie qui insieme sia per la panegyris che si celebra ogni anno sia per il suddetto spettacolo".

Questo scritto è stato tratto dal libro Geografia, l'Italia, libri V-VI, edito da Rizzoli e scritto da Strabone all'incirca duemila anni fa (64 a.C.-24 d.C. circa)!

Alfredo Brogioni Castiglione del lago (PG)




Non diamo i numeri per il gioco del lotto

Si è soliti deplorare lo sfruttamento della "credulità popolare" che si riflette nel giro d'affari di maghi e guaritori. Forse è il caso di chiedersi se non ci sia un analogo sfruttamento anche per il più popolare gioco degli italiani, quello del lotto.

La gestione del lotto è stata rivoluzionata negli ultimi anni, da quando il Ministero delle Finanze l'ha data in concessione (assieme ad altri giochi) a una società privata, Lottomatica, una Spa quotata in borsa. Niente più code ai "botteghini". Oggi si può giocare presso le tante tabaccherie che dispongono di un terminale collegato in tempo reale. Esistono circa 35.000 terminali in Italia. Si può anche giocare via telefono. Non appena la normativa lo consentirà, si potrà giocare tramite Internet. Si è poi introdotta una seconda estrazione settimanale al mercoledì, oltre a quella classica del sabato.

La nuova organizzazione ha fatto aumentare le giocate. Gli incassi del lotto sono passati da 2,8 miliardi di euro nel 1995 fino a un massimo di 10 miliardi nel 1999, per poi ripiegare a 7,9 nel 2002.

Quanti di questi denari vengono restituiti ai giocatori sotto forma di vincite? Dipende dal tipo di puntata. Si può calcolare che, come media statistica, per ogni 100 euro incassati, il lotto paga vincite per 61 euro per le puntate su estratto singolo o su ambo, 35 euro per il terno, 15 per la quaterna e due euro per la cinquina. Si vede quanto poco "equo" sia il gioco. È naturale che ogni gioco organizzato sia almeno leggermente sbilanciato a favore del gestore, che deve recuperare le spese. Ma, per fare un confronto col classico casinò, in una roulette, su 37 numeri, ce ne sono 36 per i giocatori e uno per il banco. Qui, invece, puntare per esempio su un terno equivale, alla lunga, a giocare al tavolo di una roulette dove i numeri sono soltanto 13 per i giocatori e tutti gli altri 24 per il banco. Un simile tavolo, in un casinò, avrebbe ben pochi avventori. Si capisce perché il gioco sia in regime di monopolio: il gestore di un lotto clandestino potrebbe permettersi di offrire condizioni più vantaggiose per i giocatori e gli resterebbe ampio margine di guadagno.

Lo Stato, in cambio della concessione, vincola Lottomatica a restituire una consistente parte dei guadagni all'erario (si tratta dei proventi anche di altri giochi o scommesse sportive, fra i quali però il lotto è quello coi maggiori incassi). Tali contributi vengono destinati al mecenatismo. Il Ministero dei Beni Culturali, per esempio, ha ricevuto, per il triennio 2001-03, la somma di 516 milioni di euro. È così che grazie al lotto abbiamo condotto, in questi ultimi anni, restauri di importanti opere, quali il tempio di Cerere a Paestum, la Domus Aurea e il Vittoriano a Roma, la Cappella degli Scrovegni a Padova, i nuovi scavi a Pompei. Inoltre Lottomatica partecipa direttamente a varie iniziative culturali, come il restauro del Mosè di Michelangelo o la recente mostra di Manzù a Roma o il premio letterario Strega.

Si vuole sperare che, con o senza il lotto, non lasceremmo andare in rovina i templi greci o gli affreschi di Giotto. In questo modo, però, si fornisce una sorta di giustificazione a quella che in pratica è un'esosa tassa sul gioco (qualcuno, con espressione poco cortese, l'ha definita una tassa sugli imbecilli).

La vocazione del lotto per la beneficenza si rivelò anche nel '99 quando l'erario se ne servì per reperire i fondi per un aumento delle pensioni minime. Lo fece riducendo il margine (dal 10 all'8%) che spettava ai ricevitori sull'ammontare delle giocate. I tabaccai non ne furono contenti, e per risarcirli fu elevato il tetto massimo per ogni giocata, da cinquanta a centomila lire, invogliando così i giocatori a spendere di più (comunque non c'è un limite per il numero di giocate e quindi per la spesa complessiva).

L'alleanza fra lotto e opere pie non è una novità. Nello Stato pontificio, all'inizio del Settecento, un papa proibì il lotto come contrario all'etica, sotto pena di scomunica. Il suo successore lo reintrodusse destinandone i proventi alle ragazze povere, che senza una dote non trovavano marito. (Un simile "lotto delle zitelle" era già stato sperimentato nella repubblica genovese.) Quanto ai tesori artistici di Roma, i papi vi provvedevano anche senza contare sul lotto.

Una parte consistente degli incassi viene da giocatori abitudinari che scommettono con regolarità. Nel corso degli anni, costoro arrivano ad accumulare perdite anche notevoli. I fanatici del lotto sono sicuri che i numeri non escono a caso ma seguono recondite leggi. Per scegliere i numeri da giocare, non si affidano alla semplice fortuna, che, se lo volesse, sarebbe l'unica a poterli aiutare, ma seguono le prescrizioni di metodi cabalistici più o meno complessi. Traggono i numeri da fatti di cronaca o da avvenimenti della loro vita privata, interpretano i sogni con la "smorfia", elaborano astruse teorie numerologiche.

Chi non riesce a calcolarsi i numeri da solo, può ricorrere all'aiuto di un esperto che glieli fornisce a pagamento. Nella Napoli di un tempo, gli "assistiti" erano pittoreschi personaggi del locale folclore. Oggi di assistiti, non sempre pittoreschi, ce ne sono in tutta Italia e possiamo vederli sulle TV private o rintracciarli su internet. Basta telefonare e si ricevono i numeri. La vincita è assicurata, s'intende per loro che incassano a ogni scatto della telefonata.

La credenza più diffusa, di sapore non cabalistico ma pseudomatematico, è quella nei numeri "ritardatari". Si ritiene che quando un numero su una ruota manca da molto tempo, diventi sempre più probabile la sua uscita. Chi gioca è bene informato su quali siano i numeri con maggiore ritardo. Più un numero ritarda, più alto diventa il numero delle scommesse che si concentrano su quel numero.

Un numero comincia ad attirare l'attenzione quando, su una certa ruota, il suo ritardo diventa "centenario", cioè quando non esce da almeno cento estrazioni (circa un anno). La probabilità di un simile ritardo è 0,0033. Per il totale di tutti i numeri su tutte le ruote, è normale che ci siano, in ciascun momento, un paio di centenari, quindi i giocatori hanno quasi sempre qualche numero su cui cominciare a puntare. La febbre sale se un ritardo si avvicina a 150, un evento non frequente, e ancora oltre si va al livello dei record memorabili. Per questi ultimi anni, vengono ricordati un ritardo di 167 sulla ruota di Bari, di 156 su Milano, di 155 su Genova. Le cronache dicono che per trovare un ritardo sopra a 200 (un 202 su Roma) bisogna andare indietro fino al 1941.

I giocatori puntano di regola sul ritardatario come singolo estratto (che dà una vincita di appena undici volte la posta), o al più su un ambo combinandolo con un altro numero, sempre in base ai ritardi. Al momento in cui scrivo, sono due i numeri centenari, entrambi sulla ruota di Firenze. Hanno ritardi, circa uguali, attorno a 110. Se resistono ancora per qualche settimana, attireranno molte puntate su un allettante ambo.

Per chi ha fiducia nei ritardatari, è inutile spiegargli che il bambino bendato, al momento dell'estrazione, ha la stessa probabilità di scegliere un numero centenario come un numero uscito la volta prima. Nemmeno serve dirgli che, volendo immaginare che le uscite non siano casuali, allora bisognerebbe pensare a una causa che gioca contro l'uscita del ritardatario, per esempio, per assurdo, un bussolotto più pesante che resta sul fondo, se non una frode dell'azienda per non dover pagare le vincite sulle ingenti puntate che si accumulano su quel numero. Interpretando a suo modo la "legge dei grandi numeri", il giocatore è convinto che più si protrae il ritardo, più diventa probabile che il numero esca, e quando il ritardo diventa eccezionale, allora il numero deve uscire per forza entro pochissime estrazioni.

Tale fiducia può avere serie conseguenze per le tasche del giocatore perché induce a ripetere le giocate e a puntare somme sempre più grosse nella speranza di rifarsi delle perdite già accumulate. È un pericolo che non c'è con gli altri metodi cabalistici. Se, per esempio, sogno la zia defunta che mi dà tre numeri, provo a giocarli una, due, tre volte, ma ogni volta, se il terno non esce, perdo un po' di speranza e presto arrivo a convincermi che la zia si è sbagliata. Al contrario, se punto su un numero che ha un ritardo eccezionale e se il numero non esce, allora penso che dovrò a maggior ragione continuare a giocarlo da un'estrazione all'altra, dato che il ritardo sarà sempre maggiore e quindi maggiore la probabilità di uscita. Se stessi una volta senza giocare e il numero uscisse, perderei un'occasione che non si ripresenterà molto presto. È così che, ripetendo la giocata due volte alla settimana e alzando progressivamente la posta, arrivo a perdere somme più alte di quelle che potrei permettermi.

La realtà dei "grandi numeri" è diversa e non dà spazio alle illusioni di facili vincite. Dal momento in cui comincio a puntare su un particolare numero (e indipendentemente da quale fosse il ritardo pregresso), c'è, per esempio, una probabilità di oltre il 50 per cento che il ritardo continui per almeno dieci estrazioni, del 30 per cento che continui per almeno venti estrazioni, o ancora un non trascurabile 10 per cento che si vada oltre le quaranta estrazioni.

Quando, dopo un forte ritardo, un numero arriva finalmente a essere estratto, si sente dire a volte che il lotto è stato "sbancato", ciò che alimenta ancor più il mito dei ritardatari. Infatti la concentrazione delle giocate su quel numero è tale che, su quella ruota e per quella estrazione, l'ammontare delle vincite distribuite può superare l'ammontare totale degli incassi. Ma non c'è da temere per i bilanci di Lottomatica: appunto perché il numero era così in ritardo, e quindi da molte estrazioni era oggetto di ingenti puntate, l'azienda ha già fatto il suo bel guadagno.

Ci si può chiedere se sia edificante che l'amministrazione del lotto, cioè in pratica lo Stato, approfitti di una comprensibile e diffusa credenza pseudomatematica, come è quella sui ritardi, che induce i suoi clienti a eccessi di scommesse. Forse potrebbe fare qualcosa per metterli sull'avviso, per esempio potrebbe rendere disponibili, nelle ricevitorie, volantini che spieghino, o meglio che dichiarino con perentorietà, che un numero in ritardo non ha motivo di essere privilegiato rispetto a un numero di fresca uscita. Probabilmente ciò non servirebbe per far diminuire le giocate, ma, se avesse effetto, rischieremmo di decurtare il bilancio dei Beni Culturali. Chi se la sente di assistere a templi che crollano, affreschi che si sfaldano, statue che si sgretolano? Ci tocca rassegnarci, forse con un po' di rimpianto per i tempi del lotto delle zitelle.

Gian Marco Rinaldi Torre del Lago (LU) zzpuy@tiscali.it


"Quando filmai l'UFO di Crosia ad Assisi"
Una decina d'anni fa ad Assisi, durante delle riprese notturne effettuate in Piazza del Comune, con una videocamera analogica SONY Handycam CCD F550E, ho riprodotto del tutto casualmente il fenomeno descritto su S&P 46, offrendone un puntuale resoconto al CUN (Centro Ufologico Nazionale), che però non mi ha mai risposto.

Nel mio caso stavo riprendendo una lanterna elettrica e la forma in questione è "apparsa" durante il lento accomodamento dell'autofocus. Le riprese di Crosia dunque documentano solo la presenza di una luce, sulla cui natura le riprese in questione non possono dire verosimilmente nulla.

Roberto Milazzi Padova milazzi@libero.it

P.S. usualmente scettico perfino nei confronti del Vostro scetticismo.


Le "F" che sfuggono

Gira da qualche tempo su Internet questo giochino: "Contate, possibilmente tutto di un colpo e senza impiegare troppo tempo, quante "F" sono comprese nel seguente testo: FINISHED FILES ARE THE RESULT OF YEARS OF SCIENTIFIC STUDY COMBINED WITH THE EXPERIENCE OF YEARS. Quante ne avete contate?

Sono 6: molti infatti si "dimenticano" di contare le "F" presenti in "of". Perché? Un lettore prova a fornire una spiegazione:

Vorrei dare una spiegazione del gioco "delle F" perché quella definizione "stranezze del cervello umano" non mi piace per niente.

La spiegazione me l'ha data una ventina d'anni fa una zia che era insegnante di lettere in un Liceo, insegnandomi come trovare gli errori che potevo aver fatto in un tema. Succede spesso infatti che quando scriviamo o leggiamo qualcosa, tendiamo a "ricordare" quello che abbiamo scritto o a "indovinare" quello che stiamo leggendo. In questo modo, in realtà, non leggiamo veramente quello che c'è scritto e quindi possiamo anche "rileggere" più volte una frase senza vedere un errore. Ho visto personalmente che questo fenomeno capita più spesso con le congiunzioni, gli articoli o le frasi che si usano più frequentemente. Se invece leggiamo una frase o un tema al contrario, impediamo alla nostra mente di "anticipare" il risultato della lettura, e quindi possiamo individuare subito parole ripetute, errori banali eccetera. Facendo l'esperimento delle "F" ho avuto l'ennesima conferma di questa tesi: usando abitualmente l'inglese per lavoro, al primo passaggio ho "saltato" il conteggio di tutti gli "OF", che essendo congiunzioni, si prestano più facilmente a venire "indovinate" e non "lette". Leggendo la frase al contrario ho visto subito che avevo dimenticato tre F.

Spero che modifichiate quella finestra: le capacità del cervello umano sono notevoli, ma non "strane".

Luca M. Colao Teramo



Sparita la home page del Cicap?

Ho appena tentato di entrare sul sito www.cicap.org, e - causa un banale errore di digitazione - ci ho trovato un bel ritratto di Gesù Cristo con un lungo testo in inglese.

Pochi secondi di sgomento (un attacco di hacking? un miracolo?) e, prima di metter giù questo messaggino di avviso, ecco svelato l'arcano: avevo scritto www.cipap.org (a occhio e croce: un sito anti-pornografia!)

Be', mi sembra che meriti segnalarlo, se non altro per la curiosa assonanza tra i due URL.

Edoardo Russo Torino e.russo@cisu.org




Errata Corrige

Cari amici, vorrei ringraziarvi per aver pubblicato su S&P n. 48 la mia lettera "Come barare al gioco", inviata a fine gennaio.

Data la quantità presumo elevata di lettere che vi giungono e la notevole lunghezza della mia, non speravo davvero di leggerla sulle pagine della rivista.

Peccato solo che il nome riportato in calce alla lettera non fosse il mio.

Vi saluto cordialmente sperando di riuscire a vederci presto. Buon Lavoro a tutti.

Massimo Monaco Borgaro Torinese (TO)


Ci scusiamo con il lettore per la svista e facciamo subito ammenda pubblicando questa sua nuova lettera (questa volta con il nome giusto...).