Medievale era il rattoppo?

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  • 20-04-2005
  • di Gian Marco Rinaldi
New Mexico. Come è noto, nel 1988 fu eseguita la datazione al radiocarbonio della Sindone di Torino. Tre piccoli frammenti, prelevati presso un angolo del telo, furono consegnati ai laboratori (in Svizzera, Inghilterra e Arizona) che li datarono a circa il 1300. Da allora i sindonologi (sostenitori dell'autenticità della reliquia) hanno cercato in tutti i modi di invalidare la datazione. L'ultimo tentativo è stato fatto da Raymond Rogers con un lavoro apparso il 20 gennaio 2005 su una rivista scientifica.[1] Rogers (n. 1927), un chimico americano, è un veterano della sindonologia che già fece parte del gruppo che nel 1978 ebbe accesso al telo per una serie di analisi. Ha avuto una distinta carriera scientifica al Los Alamos National Laboratory, New Mexico (applicazioni in campo militare).

Rogers afferma di avere dimostrato che il campione prelevato nel 1988 non faceva parte del tessuto originale della sindone. Secondo lui in quell'angolo del telo fu eseguita nel Medioevo una ritessitura per una riparazione. I laboratori del radiocarbonio fecero perciò un buon lavoro datando esattamente il campione, ma trovarono la data a cui fu aggiunto il rappezzo anziché la data della primitiva tessitura. Quindi la sindone potrebbe risalire all'epoca di Cristo.

L'ipotesi non è nuova ma Rogers è il primo che dice di averla dimostrata. È un'ipotesi che appare a priori del tutto inverosimile. Infatti non si tratterebbe solo di un leggero rammendo con l'aggiunta di qualche filo di rinforzo, che non basterebbe per spostare l'età da 2000 a 700 anni. Dovrebbe trattarsi di un rifacimento con massiccia o totale sostituzione di filo nuovo. Un simile rattoppo, per quanto magistralmente eseguito, non sfuggirebbe oggi all'esame di un esperto. Nel corso degli ultimi decenni la sindone è stata esaminata e fotografata a più riprese con varie tecniche ma nessuno si era mai accorto di un rattoppo in quella zona. In particolare, all'atto del prelievo nel 1988 erano presenti due esperti tessili che naturalmente dovevano per prima cosa controllare che il frammento tagliato fosse rappresentativo della totalità del telo. Un altro esperto aveva già fatto un prelievo nel 1973 nella stessa zona. Inoltre la sindone è stata sottoposta nel 2002 a un completo restauro ma non è stato visto il rammendo.

Rogers disponeva di fibre di tessuto provenienti dal prelievo del 1988, lo stesso dei campioni usati per la datazione, e dal prelievo del 1973 in zona contigua. Le ha confrontate con fibre da lui prelevate nel 1978 in vari altri punti del telo. (Parleremo rispettivamente di materiale dell'angolo e del telo). Il materiale dell'angolo consisteva di fili integri (brevi segmenti di filo), mentre il materiale del telo si limitava a minuscole fibrille raccolte con l'applicazione di nastro adesivo sulla superficie del tessuto.

Rogers dice di aver trovato che il tessuto dell'angolo è diverso dal tessuto del telo. Si dimostra sicuro delle sue conclusioni: "I risultati della spettrometria di massa in pirolisi, combinati con osservazioni microscopiche e microchimiche, provano che il campione per il radiocarbonio non faceva parte della tela originale della Sindone di Torino. La datazione radiocarbonica non era quindi valida per determinare la vera età della sindone."

Le principali differenze notate sono tre. Primo, il lino dell'angolo contiene vanillina mentre il lino del telo ne è privo. La vanillina è un componente della lignina che si trova nel lino. Col passare del tempo, la lignina libera la vanillina che si disperde. Il processo è lentissimo a temperatura ambiente ma viene fortemente accelerato se la lignina è riscaldata. Non è possibile stabilire l'età assoluta di un campione in base al contenuto di vanillina perché questo dipende dalle escursioni termiche incontrate nel corso del tempo. Se la temperatura è relativamente alta, bastano poche ore per liberare tutta la vanillina che a temperatura ambiente richiederebbe secoli o millenni. Tuttavia se angolo e telo hanno la stessa età e sono sempre stati conservati alla stessa temperatura, ci si aspetta che abbiano lo stesso contenuto di vanillina, quindi Rogers interpreta la differenza come indicativa di una diversa età. L'angolo, che ancora conserva vanillina, sarebbe più giovane rispetto al telo che l'ha persa tutta. Quindi l'angolo potrebbe essere una aggiunta medievale a un telo che risale all'epoca di Cristo. Va però considerato che le fibrille del telo, prelevate nel 1978 ed esaminate sotto questo aspetto solo negli ultimi due o tre anni, potrebbero nel frattempo essere passate attraverso variazioni di temperatura diverse rispetto ai fili dell'angolo (se non altro, i nastri adesivi con le fibrille del telo sono stati a lungo osservati al microscopio e presumibilmente sotto forte illuminazione).

Secondo, sui fili dell'angolo è presente una incrostazione nella quale Rogers individua tre sostanze chimiche, non presenti sul telo, che interpreta come pigmento, mordente e collante per una tintura del tessuto. Secondo lui, chi eseguì il rammendo con filo nuovo su un tessuto già vecchio e quindi imbrunito, tinteggiò il rammendo per renderlo dello stesso colore del telo. Questa differenza di per sé non comporta che l'angolo sia costituito da un rappezzo. Potrebbe trattarsi dello stesso telo originale che in quel punto venne contaminato o sporcato con sostanza aggiunta. Rogers mostra anche una fotografia in fluorescenza dove si vede verso l'angolo un alone più scuro, ma l'alone è sfumato e non fornisce l'evidenza che avrebbe se il contorno fosse netto a segnare il perimetro di un rattoppo. Ci si può chiedere se l'assenza di incrostazione sulle fibrille del telo sia dovuta al fatto che queste sono state immerse nella colla del nastro adesivo e per esaminarle chimicamente era prima necessario ripulirle. Inoltre i nastri furono ceduti per un periodo a un microscopista (Walter McCrone) che li incollò ai vetrini per l'osservazione al microscopio. Quindi le fibrille si trovavano racchiuse fra due strati di colla e per estrarle era necessario applicare un solvente. Secondo Rogers il solvente usato era attivo solo sulla colla e non sulle fibre e comunque l'assenza di incrostazione era visibile al microscopio anche prima che le fibre venissero separate dai nastri e ripulite.

Come terza differenza, Rogers trova nell'angolo una presenza non trascurabile di fibre di cotone che sarebbero invece quasi del tutto assenti dal telo di puro lino. Nell'angolo il cotone sarebbe inserito entro i fili come parte costituente, mentre sul telo le rare tracce di cotone potrebbero essere dovute a occasionali contaminazioni. Non so se si possa ipotizzare che il metodo di prelievo sul telo, tramite nastro adesivo, sia selettivo, per esempio perché il cotone è più resistente allo strappo o è meno facile ad aderire alla colla del nastro.

Non possiamo valutare quanto i risultati di Rogers siano attendibili finché non verranno eseguiti controlli indipendenti. Rogers ha eseguito quasi tutto il lavoro mentre era da solo a casa sua. D'altra parte si dichiara disponibile a fornire i suoi campioni a chi voglia ripetere le osservazioni. Ma naturalmente ci sarebbe un modo molto semplice, auspicato dallo stesso Rogers, per risolvere qualsiasi dubbio: basterebbe eseguire nuove datazioni al radiocarbonio su campioni prelevati da altri punti del telo. Non è prevedibile se e quando il vescovo di Torino, che è il custode della sindone per conto del Vaticano, deciderà di dare il permesso.

Nel frattempo ci si può chiedere quale sia la garanzia che i campioni dell'angolo usati da Rogers provengano effettivamente dalla sindone. Tali campioni, per quanto è dato sapere, non furono forniti in via ufficiale dalla curia torinese. Il frammento di tessuto prelevato nel 1973 rimase per qualche anno in Belgio presso l'esperto che l'aveva esaminato, poi fu rispedito a Torino. Rogers ricevette alcuni fili nel 1979. A darglieli fu Luigi Gonella, che all'epoca era il consulente scientifico del vescovo, il cardinale Ballestrero. Nel 1973 Gonella non era ancora stato chiamato al suo incarico presso la curia, perciò lui stesso non aveva seguito la storia del campione fin dall'inizio. D'altra parte il tessuto della sindone ha un aspetto caratteristico ed è difficile pensare che un eventuale scambio passerebbe inosservato.

Nel 1989, poco dopo la datazione, subentrò il nuovo vescovo Saldarini che non rinnovò l'incarico di consulente a Gonella. Risulta però che Gonella, assieme a un suo collaboratore, trattenne ugualmente parte del materiale prelevato nel 1988. Nel 1995, a seguito di notizie su esperimenti condotti in America da alcuni scienziati su materiale non autorizzato, il cardinale Saldarini emise un fermo comunicato in cui diceva che "alla Custodia della Sindone non consta che possa esserci materiale residuo di quel prelievo [del 1988] in mano a terzi", e se poi tale materiale esistesse, "il Custode ricorda che la Santa Sede non ha dato a nessuno il permesso di tenerselo e farne qualsiasi uso e chiede agli interessati di rimetterlo nelle mani della stessa". Rogers dichiara di avere ricevuto fili del prelievo del 1988, sempre da Gonella, nel dicembre 2003. Forse Gonella non aveva restituito nel 1995 tutto il materiale in suo possesso. Comunque sia, i fili ricevuti da Rogers nel 2003 hanno alle spalle una storia per così dire clandestina sulla quale si potrebbe desiderare maggiore chiarezza.

La pubblicazione dell'articolo di Rogers è stata accolta con soddisfazione nell'ambiente dei sindonologi americani. Già il 19 gennaio una loro associazione rilasciava un lungo comunicato stampa il cui tenore è indicato da questa frase attribuita a Rogers: "Il campione per il radiocarbonio ha proprietà chimiche completamente diverse rispetto alla parte principale della reliquia sindonica". Il giorno 21 il più grosso sito Internet dedicato alla sindone, l'americano www. shroud. com, dava l'annuncio con grande risalto. Altri siti avevano già fornito anticipazioni sui risultati. In Italia invece non c'è stato entusiasmo fra i sindonologi, almeno non nell'immediato. Uno dei loro siti ha riprodotto il comunicato stampa americano ma senza aggiungere commenti, un altro si è espresso nel senso che "è necessaria la massima cautela" prima di trarre conclusioni. Inoltre un giudizio apertamente negativo è giunto dalla curia torinese con un'intervista di don Giuseppe Ghiberti apparsa sul quotidiano Avvenire il 22 gennaio. Ghiberti è il presidente della Commissione diocesana per la Sindone, in pratica il vice-custode della reliquia. Alla domanda su come sia stato possibile, per gli scienziati che nel 1988 effettuarono il prelievo, non accorgersi dell'esistenza di una toppa, la sua risposta è netta: "È stato possibile perché in realtà non esiste nessuna "toppa" né "rammendo"". E aggiunge: "Mi stupisce che uno specialista come Rogers cada in tante imprecisioni nel suo articolo". Ghiberti, che ha visto la sindone da vicino e ha seguito tutti i lavori del recente restauro, è in grado di esprimere un giudizio informato. Si può anche considerare che la curia si troverebbe in grave imbarazzo se per ipotesi dovesse ammettere che durante il prelievo del 1988 fu commesso un errore così clamoroso come sarebbe stato quello di andare a tagliare, su un perimetro del telo che misura undici metri, proprio quei pochi centimetri dove c'era un rattoppo.

Gian Marco Rinaldi
gmrinaldi@aliceposta.it

Nota


1) R.N. Rogers: "Studies on the radiocarbon sample from the Shroud of Turin", Thermochimica Acta, 425, 189-94.