C'è un tesoro in quella chiesa?

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  • 20-04-2005
  • di Mariano Tomatis
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L'ingresso della chiesa a Rennes-le-Château.
Sin dai primi libri pubblicati negli anni '60, la piccola chiesa di Rennes-le-Château fatta restaurare dal parroco, Bérenger Saunière, è stata "letta" come un complesso di messaggi cifrati che conterrebbero le indicazioni per ritrovare un tesoro. Statue, simboli, elementi architettonici, stazioni della via Crucis: tutto è stato (sovra)interpretato per ottenere indicazioni di un Terribile Segreto. In realtà l'intero scenario "paranoico" sta in piedi soltanto se si ignora del tutto la Tradizione Cattolica. In questo articolo Mariano Tomatis presenta le varie fasi di ristrutturazione della Chiesa, mostrando come l'una abbia seguito l'altra in maniera ovvia e naturale, svelando così che tutto ciò che vi è custodito è perfettamente in linea con l'ortodossia cattolica, e che per cercare un eventuale tesoro bisogna guardare altrove.

La parrocchiale di Rennes-le-Château venne consacrata nel 1059[1], e sorgeva probabilmente su un più vecchio edificio di culto cristiano dell'VIII secolo; era stata citata in un inventario stilato dai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme nel 1185, ed era stata oggetto di un vasto lavoro di ristrutturazione nel 1646. In una serie di ispezioni all'edificio eseguite nel 1845 e nel 1853, le sue condizioni erano state descritte come disastrose. Secondo una relazione del 1883, una tempesta di vento aveva distrutto i vetri e le intelaiature di due finestre della chiesa, e la temporanea chiusura di tali aperture aveva fatto calare l'oscurità sull'interno dell'edificio; oltre alle finestre, si trovava in pessime condizioni anche l'altare principale [2]: saranno queste le prime due emergenze cui il parroco Bérenger Saunière, giunto a Rennes-le-Château nel 1885, dovrà porre rimedio.

Nel 1886, grazie a una donazione da parte della contessa Chambord, Saunière può intraprendere i primi lavori di riparazione della chiesa, e decide di occuparsi dell'urgenza principale: la sostituzione delle vetrate, che vengono ordinate a Bordeaux presso lo stabilimento di Henri Feur. Il lavoro di sostituzione termina nel settembre 1887, raggiungendo un costo complessivo di 1350 franchi.

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La fattura di Henri Fur che attesta l'acquisto delle vetrate della chiesa.
Nello scegliere i soggetti da ritrarre sulle vetrate, Saunière mostra una certa unitarietà di stile; ispirato dalla figura di Maria Maddalena, cui la chiesa è dedicata, ordina - oltre a quattro semplici vetrate a mosaico ed una in cui è ritratta la missione degli Apostoli - un rosone che rappresenta l'incontro di Maria Maddalena e Gesù, e una vetrata su cui è ritratto Cristo in croce, che fa installare nella sacrestia.

Completano l'ordine una vetrata dedicata all'incontro di Gesù con Marta e Maria avvenuto a Bethania ed una su cui compare la risurrezione di Lazzaro. Lette in sequenza, le ultime due danno vita ad un dialogo simbolico con l'osservatore, che nella prima vetrata è partecipe dell'ammonimento che Cristo rivolge a Marta: "Tu ti affanni e ti preoccupi di troppe cose! Una sola cosa è importante..." [3]. Nella scena, sempre ambientata a Bethania, della risurrezione di Lazzaro, l'osservatore intuisce la natura della "cosa importante": la fede nella potenza divina, espressa nelle parole di Cristo a Marta: "Se credi, vedrai la gloriosa potenza di Dio" [4].

C'è chi ha notato suggestivi giochi di luce provocati in alcuni giorni dell'anno dal sole che attraversa le vetrate proiettandosi sulla parete nord della chiesa. Nel caso si trattasse di effetti ricercati da chi ha progettato la chiesa, questi costituirebbero una forma di culto che non è per nulla estraneo alla tradizione cattolica, essendo diffusa in numerose cattedrali. Saunière potrebbe aver contribuito per alcuni di questi "giochi": Pierre Jarnac cita il caso della vetrata della risurrezione di Lazzaro, attraverso la quale - nei primi giorni di aprile, dunque vicino alla Pasqua - il sole proietta la figura di Cristo sulla parete nord che dal terreno sale lungo il muro per poi sparire. In questo singolare fenomeno ottico, Jarnac riscontra un'allegoria dell'apparizione di Cristo a Maria Maddalena dopo la risurrezione [5].

Il nuovo altare e il bassorilievo


Già nel 1856 il vescovo di Carcassonne monsignor François Alexandre Marie Roullet de la Bouillerie (1810-1882) aveva concluso la sua visita a Rennes scrivendo che "l'altare e il tabernacolo hanno bisogno di essere restaurati". Saunière ordina dunque un "altare romanico in terracotta con tabernacolo" presso lo stabilimento di F. D. Monna di Tolosa. La fattura, datata 27 luglio 1887, indica una spesa di 700 franchi.

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La fattura di F.D. Monna che attesta l'acquisto dell'altare della chiesa.
Il nuovo altare è ornato da un bassorilievo su cui compare Maria Maddalena, la santa cui è dedicata la chiesa, inginocchiata in una grotta di fronte ad una croce di legno vivo, con le mani incrociate; ai suoi piedi compare un teschio, tipico attributo iconografico della santa insieme ad un libro che qui si trova aperto di fronte a lei. Una rappresentazione identica, ma capovolta come in uno specchio, si trova su una vetrata della chiesa di Puichéric, paesino ad una ventina di chilometri ad est di Carcassonne.

Alla base del bassorilievo della chiesa di Rennes, su un pannello di legno compariva l'iscrizione:

JÉSU.MEDÈLA.VULNÉRUM * SPES.UNA.PÅ’NiTENTiUM PER.MAGDALENÆ.LACRYMAS * PECCATA.NOSTRA.DILUAS

Gesù, medicina delle ferite, sola speranza dei penitenti lava i nostri peccati con le lacrime di Maddalena

Il pannello, scomparso intorno al 1976 per un atto di vandalismo [6], mostrava molto chiaramente la presenza di una seconda iscrizione sotto lo strato di vernice di sfondo. Il fatto è dovuto al lavoro dell'operaio che la applicò sotto l'altare: per adattarlo alle dimensioni del supporto, dovette segare via le estremità del pannello, ma la fretta di concludere il lavoro fece sì che i bordi risultarono tutti irregolari. Saunière, allora, gli ordinò di rifilare tutto il pannello per ottenere dei bordi intatti, di cancellare la vecchia scritta e sostituirla con la stessa frase a caratteri più piccoli. Quelle che si intravvedevano erano, dunque, le stesse parole scritte più grandi [7].

Si può ancora notare un particolare bizzarro: le parole Jésu medèla vulnérum sono accentate, nonostante le parole latine non comportino l'uso di accenti. Così, sulle due I di pÅ“nitentium compare un puntino che lo stampatello non richiederebbe.

Secondo alcune voci, riportate da Pierre Jarnac, Saunière avrebbe leggermente ritoccato il dipinto in alcuni punti; quando il pittore se ne sarebbe accorto, il curato gli avrebbe risposto: "Era meglio così..." [8].

Il vecchio altare e il pilastro decorato


Dal racconto che Saunière fece ai partecipanti di una spedizione archeologica nel 1908 veniamo a sapere che il vecchio altare era costituito da una tavola di pietra conficcata nel muro da un lato (probabilmente quello posteriore), e appoggiata davanti su due vecchi pilastri, l'uno dalla superficie liscia, l'altro scolpito [9]. La tavola di pietra era in buono stato, appena danneggiata in un angolo [10].

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La fattura della Maison Giscard che attesta l'acquisto del pulpito e del bassorilievo sun frontone della chiesa.
Dimostrando una spiccata propensione a riciclare il materiale edile - che ritroveremo più volte in altri lavori - Saunière riutilizzerà il pilastro decorato, quattro anni più tardi, all'esterno della chiesa [11]. Custodito attualmente nel museo del paese, ha le dimensioni di 75 x 39 x 40 cm e mostra sulla faccia principale l'incisione di una croce patente decorata da alcune gemme e da motivi floreali stilizzati. Nella parte alta del disegno sono rappresentate l'alfa e l'omega, simboli dell'infinito cristiano. Sulle due facce laterali compare un motivo geometrico il cui stile consente di datarlo all'epoca carolingia [12]. Pierre Jarnac scrive che, nonostante qualcuno "abbia voluto presentarla come una scultura esoterica, in realtà non offre nulla che non sia una rappresentazione classica. Si tratta di un pezzo superbo, senza dubbio, ma non più di altri omologhi." [13] Pilastri molto simili compaiono, infatti, presso il Museo lapidario Lamourguier di Narbonne, nella chiesa di Saint Mames a Boutenac e nella chiesa di Saint Étienne d'Oupia [14]. Tutti si ispirerebbero all'altare italiano di San Martino in Cividale, nel Friuli; eseguito su ordine del duca del Friuli, Pemmone, fu consacrato durante il governo di suo figlio Ratchis che divenne re dei longobardi nel 744. Gli elementi e la tecnica usata a Cividale si sarebbero diffusi fino alla Francia meridionale nel corso delle conquiste di Carlo Magno.

Il piano dell'altare era fissato al pilastro per mezzo di un giunto di piombo o di ferro conficcato in una piccola mortasa incisa nell'estremità superiore della colonna stessa, delle dimensioni di 11 x 14 x 7 cm.

Il nuovo pulpito


Il 14 ottobre 1891 riprendono i lavori nella chiesa e una settimana dopo, il 20 ottobre, Saunière acquista dalla Manifattura Giscard di Tolosa il nuovo pulpito e un bassorilievo triangolare da installare sopra l'ingresso della chiesa; la fattura ammonta a 915 franchi.

Costituito da una struttura ottagonale in cemento ricoperta di terracotta e sormontato da un elaborato baldacchino, il pulpito è accessibile tramite una scala ed una porticina su cui è rappresentato Cristo con la mano destra alzata ad indicare il cielo. Il gesto allude probabilmente al celebre dipinto di Raffaello "La scuola di Atene", su cui compaiono Platone ed Aristotele; il primo sta indicando il cielo come la statua di Gesù sul pulpito, mentre Aristotele indica la terra. I due gesti esprimono simbolicamente due filoni di pensiero filosofico, il platonismo e l'aristotelismo: se Platone riteneva che l'oggetto della vera conoscenza fosse il mondo delle Idee (da qui l'indice rivolto verso il cielo), Aristotele rivolgeva maggiormente la sua attenzione all'indagine del mondo fisico. Nella rappresentazione di Giscard, Gesù sembra ripetere con l'apostolo Paolo: "Cercate le cose di lassù" (Lettera ai Colossesi 3, 1).

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La ricevuta di Mathieu Mestre dell'acquisto del confessionale.
Degli otto lati che compongono la struttura, uno si trova addossato al muro, e su cinque dei sette restanti sono fissati altrettanti bassorilievi che rappresentano Cristo (nella stessa posa della porta) e i quattro Evangelisti: a sinistra di Gesù compaiono Matteo e Marco, mentre sul destro - invertiti rispetto all'ordine tradizionale - Giovanni e Luca [15]. Tale inversione consentirà di avanzare un'ipotesi molto affascinante sulla disposizione degli elementi nella chiesa, pur trattandosi di un'interpretazione che dipende dal tipo di lettura che si fa delle quattro immagini; se, infatti, ci si muove dall'esterno verso l'interno, sul lato sinistro da sinistra a destra e sul lato destro da destra a sinistra, i quattro evangelisti tornano ad essere nel loro ordine canonico.

Il bassorilievo all'ingresso della chiesa


Dal 4 al 20 dicembre Saunière si dedica all'installazione del bassorilievo sopra la porta di ingresso della chiesa [16], sormontato da un tetto color giallo canarino di dubbio gusto estetico; sulla chiave di volta fa fissare il simbolo del Sacro Cuore, simbolo dalle chiare valenze politiche anti-repubblicane.

Su una delle pietre che compongono l'ingresso compare la data del 1646, che indica probabilmente l'anno in cui vennero fatti alcuni restauri. A questa data Saunière ne aggiunge due, su altrettante pietre, indicanti il 1891 e il 1892. Il giorno della conclusione dei lavori, la curiosità dei fedeli è grande; il parroco annota sul suo diario: "20 [dicembre] Affluenza per vedere la porta".

La "lettura" della struttura rivela chiaramente il progetto di Saunière di trasformare la chiesa di Santa Maddalena in un importante centro di pellegrinaggi: facendo scolpire su due lati gli stemmi di due vescovi di Carcassonne (monsignor Billard, l'attuale vescovo e monsignor Lauillieux, il precedente) e sulla chiave di volta quello del papa Leone XIII, il parroco di Rennes auspica evidentemente dai suoi superiori di ottenere per la parrocchia dei vantaggi che gli guadagnino un incremento di visite da parte dei pellegrini, non ultima l'indulgenza, dispensata dal Vescovo e dal Papa, per chiunque visiti la chiesa nel giorno della festa di Santa Maria Maddalena.

Sotto il blasone di monsignor Billard è trascritto il suo motto, tratto dal Vangelo di Luca 5, 5:

IN VERBO TUO LAXABO RETE
Sulla tua parola getterò la rete

Sotto lo stemma di Leone XIII compare la sua massima, tratta dalle profezie di San Malachia:

LUMEN IN COELO
Luce nel Cielo

A tale motto si ispira il blasone papale, che nella parte alta mostra una cometa.

Il terzo stemma è molto danneggiato, ma vi si può riconoscere l'iscrizione:

IN FIDE ET LENITATE
Nella fede e nella dolcezza

dedicata al predecessore di Billard, monsignor François-de-Sales Albert Leuillieux (vescovo dal 1873 al 1881).

Al centro del triangolo che sormonta il portale della chiesa compare una statua di Maria Maddalena con la croce in mano e un vestito, una cui piega può sembrare un serpente che spunta sinuoso dal terreno (si ignora se l'effetto ottico sia voluto). Sopra la statua compare una croce sormontata da un cartiglio la cui iscrizione, conoscendo l'orientamento politico di Saunière, acquista una doppia valenza religiosa e politica:

IN HOC SIGNO VINCES
Con questo segno vincerai

La scritta ricorda la visione che ne ebbe Costantino nel 312, alla vigilia della battaglia contro Massenzio; uscito vincitore dallo scontro, Costantino gettò le basi per il primo stato cristiano della storia. Nel 1891, quando il conflitto tra Stato e Chiesa era molto aspro, la scritta in questione era una precisa allusione politica. Ai piedi della Maddalena, sotto la scritta:

STE MARIA MAGDALENA

Santa Maria Maddalena

Una lunga iscrizione [17] recita:

REGNUM MUNDI ET OMNEM ORNATUM SOECULI CONTEMPSI PROPTER AMOREM DOMINI MEI JESU CHRISTI QUEM VIDI QUEM AMAVI IN QUEM CREDIDI QUEM DILEXI Ho disprezzato il regno del mondo ed ogni ornamento secolare per amore del Mio Signore Gesù Cristo che vidi, amai, in cui credetti e in cui trovai diletto

La frase si trovava, all'epoca di Saunière, in tutti i breviari [18].

Sopra la porta, compaiono altre tre iscrizioni tratte dai testi biblici:

DOMUS MEA DOMUS ORATIONIS VOCABITUR
TERRIBILIS EST LOCUS ISTE
HIC DOMUS DEI EST ET
[PORTA COELI]

La prima è tratta dal Libro di Isaia 56, 7:
Holocausta eorum et victimae eorum placebunt mihi super altari meo quia domus mea domus orationis vocabitur cunctis populis. I loro olocausti e i loro sacrifici saliranno graditi sul mio altare, perché il mio tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli.

Le altre due citazioni sono tratte dal Libro del Genesi 28, 16-17:
Cumque evigilasset Iacob de somno ait "Vere Dominus est in loco isto et ego nesciebam". Pavensque: "Quam terribilis" inquit "est locus iste non est hic aliud nisi domus Dei et porta caeli" Giacobbe si svegliò dal sonno e disse: "Certo, il Signore è in questo luogo e io non lo sapevo". Ebbe timore e disse: "Quanto è mirabile questo luogo! Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo".

Lette in sequenza, le ultime tre iscrizioni definiscono precisamente il luogo di preghiera su cui si trovano incise: un luogo mirabile per la presenza di Dio, unica porta del Cielo per i credenti. Commentando la scelta delle frasi fatta da Saunière, Charles Boumendil scrive che le stesse denotano "un'ottima conoscenza biblica che non poté essere acquistata se non grazie ad un approfondito lavoro personale e soprattutto con forti motivazioni interiori" [19].

Il confessionale


Due anni dopo, nel 1893, Saunière acquista un confessionale in legno di quercia scolpito. La fattura di 700 franchi viene inviata dal costruttore Mathieu Mestre di Limoux il 17 dicembre.

Sull'arco di legno che sovrasta il confessionale compare un bassorilievo che simboleggia il sacramento celebrato al suo interno: un pastore inginocchiato di fronte ad una pecora ricorda le parole di Gesù: "Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: "Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta". Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione" [20].

Il contratto con Giscard


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La fattura della Maison Giscard che attesta l'acquisto del complesso statuario.
Trascorsi tre anni, Saunière contatta la Manifattura Giscard di Tolosa che già gli aveva fornito il pulpito e il bassorilievo sul timpano dell'ingresso della chiesa, e dopo aver consultato il ricco catalogo messogli a disposizione, si accorda per una fornitura di 2500 franchi firmando un contratto il 20 novembre 1896. La scelta di Giscard da parte del parroco è facilmente comprensibile: si tratta della più importante ed antica casa di scultori di Tolosa [21], essendo stata fondata nel 1855.

Il contratto [22] conferma che le decorazioni vengono scelte da Saunière consultando il catalogo della Manifattura; al grande complesso statuario che verrà fissato sulla parete di fondo si fa riferimento col nome di "Venez a moi, etc.", come ad indicare un articolo ben preciso. A differenza di quanto verrà detto in tempi più recenti, il parroco è poco interessato ai particolari delle costruzioni: a proposito del complesso in questione, ad esempio, si dice genericamente che sarà composto da "undici o dodici personaggi".

Il modello su cui viene realizzata la Via Crucis si trova già da tempo sul catalogo della ditta di Tolosa: sul contratto si parla effettivamente di una Via Crucis "conforme al modello inviato" (vedi immagine a p. 48).

Lo stesso si può dire del fonte battesimale, che rappresenta il battesimo di Cristo da parte di Giovanni Battista; il contratto parla di un fonte "conforme al modello fornito" e su uno dei cataloghi pubblicitari di Giscard (vedi immagine a p. 51) compare il disegno dell'articolo installato a Rennes-le-Château, descritto come un "magnifico fonte battesimale in terracotta". Un'identica struttura verrà realizzata dagli scultori di Tolosa presso la chiesa di Paulhac [23].

Il contratto fa anche riferimento a sette statue in terracotta, ognuna chiamata con un nome particolare: "Vergine Maria col Bambin Gesù, San Giuseppe col Bambin Gesù (conformi entrambe ai modelli stabiliti). Sant'Antonio da Padova col Bambin Gesù in piedi su un libro, Santa Maria Maddalena patrona della Parrocchia, Sant'Antonio Eremita, secondo patrono, Santa Germana con i due agnelli e San Rocco. Tutte le statue conformi ai modelli".

Le statue saranno sostenute da sei zoccoli, quattro dei quali decorati con due teste d'angelo (sosterranno le quattro statue di Maria Maddalena, Sant'Antonio Eremita, Santa Germana e San Rocco) e due decorati con una sola testa d'angelo (quelli di Giuseppe e Maria). L'ultima statua, quella di Sant'Antonio da Padova, sarà sorretta da un pilastro circolare sormontato da quattro angeli in piedi. Anche gli zoccoli saranno "conformi al modello".

Le decorazioni della chiesa


Il pavimento della chiesa viene ricoperto da mattonelle bianche e nere, come una scacchiera: lungi dall'essere un riferimento massonico, come è stato più volte scritto, compare in un gran numero di chiese. La volta del coro è dipinta di un blu notte, su cui spiccano delle stelle argentate. La parete dell'abside viene decorata da un drappeggio rosso dipinto sul muro, costellato da un intreccio di lettere SM, le iniziali della santa cui è dedicata la chiesa, Santa Maddalena. Le due lettere si ripetono su altri muri interni, al centro di decorazioni floreali.

Un'altra allegoria fa riferimento al sigillo di Bianca di Castiglia: un castello a tre torri, con la torre centrale più alta, e un fior di lys [24]. Si tratta, con ogni probabilità, di un riferimento alla storia della chiesa, essendo questa stata ampliata a metà del XIII secolo su ordine di Pierre Voisins durante il regno di San Luigi, il cui regno fu retto - durante le crociate - da sua madre Bianca di Castiglia. La leggenda vuole che la donna scelse Rennes-le-Château come sede sicura del Tesoro Reale.

Un secondo omaggio all'antichità della chiesa si riscontra nelle arcate, decorate con volute in stile carolingio [25].

Il bassorilievo Venez tous à moi


Sulla parete ovest, al fondo della chiesa, una serie di operai montano l'opera più voluminosa: il grande complesso del Cristo che predica alla folla, cui il costruttore Giscard farà riferimento nella sua fattura col nome di Venez tous à moi ("Venite tutti a me"). L'iscrizione in francese che si trova alla base della struttura è una citazione tratta dal Vangelo di Matteo 11,28: "Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò". La frase è divisa in tre parti:
VENEZ À MOI
VOUS TOUS QUI SOUFFREZ ET ÊTES ACCABLÉS
ET JE VOUS SOULAGERAI

Alla sommità del complesso statuario, Cristo sta pronunciando la frase in questione. Due donne ai lati di Gesù sono in atteggiamento di implorazione. Dietro alla donna a destra, un uomo ha le mani giunte in preghiera. Più in basso, un uomo e una donna osservano Gesù: lei ha le mani sul ventre, come se fosse incinta, e lui la sorregge. A sinistra un paralitico si regge su una gruccia e solleva la mano sinistra verso Cristo. Di fronte a lui, due bambini stanno pregando. Più in basso, una donna con una bambina e un neonato sembra volerli affidare a Gesù con un gesto. Si tratta di una rappresentazione del tutto coerente con le varie afflizioni e sofferenze cui fa riferimento il Vangelo. Sul muro di fondo, gli operai di Georges Castex dipingono un paesaggio collinare con alcuni edifici e qualche albero. In lontananza si scorge una vecchia signora che si regge sul bastone: sembra che stia anch'ella cercando di avvicinarsi alla piccola folla intorno a Cristo. Sebbene i dettagli dello sfondo siano appena accennati, non è da escludere che Castex (forse su volontà di Saunière) intendesse rappresentare le colline intorno a Rennes [26], rafforzando ulteriormente l'effetto trompe l'oeil; in questo non si discosterebbe da una lunga tradizione che, all'interno delle chiese, ha ritratto i personaggi biblici immersi in luoghi ispirati agli ambienti circostanti, in modo da "avvicinare" simbolicamente ai fedeli le principali figure della fede cristiana. Il pittore intende così coinvolgere lo spettatore descrivendo le vicende con l'immediatezza di una cronaca.

Ciò è particolarmente evidente in quasi tutta l'arte rinascimentale, dove le scene evangeliche avvengono "in contemporanea" all'epoca del dipinto. L'effetto complessivo è disturbante, perché generalmente Gesù e gli altri santi hanno tuniche e vesti "all'antica", mentre i personaggi di contorno vestono abiti contemporanei e le architetture nelle quali si svolgono le scene appaiono della stessa epoca del dipinto. Non è raro che all'interno dei dipinti compaia anche il committente, e in molti casi gli interni delle case e i paesaggi non simulano affatto l'antica Palestina. Un esempio per tutti è quello della piccola chiesa di Santa Elisabetta in provincia di Torino, al cui interno compare un dipinto che rappresenta l'incontro della Madonna con Elisabetta: sullo sfondo è ritratta in modo perfettamente riconoscibile la chiesa che custodisce il dipinto stesso; è da escludere, nei pittori di queste opere, l'intenzione di "suggerire" in modo simbolico una reale presenza in quei luoghi, nel passato, dei personaggi ritratti.

Uno dei particolari che ha maggiormente ispirato la fantasia dei ricercatori è il sacco che si trova ai piedi della collina, sul lato sinistro della struttura. È chiuso da una corda, ma mostra un taglio su un lato. Chi aveva ascoltato le omelie domenicali di Saunière ne coglieva al volo il significato allegorico; il 22 giugno 1890, ad Antugnac, il sacerdote aveva raccontato la vita di santa Germana (1579?-1601), personaggio molto venerato nella regione, la cui statua verrà installata sette anni dopo a pochi passi dal complesso statuario all'interno della chiesa di Santa Maddalena. Nata a Pibrac, villaggio a 15 km da Tolosa, aveva una malformazione congenita al braccio destro ed una costituzione molto gracile; pur malata di scrofolosi, fu costretta sin da bambina a pascolare le pecore. I racconti della sua vita sono densi di disgrazie, ed è ricordata per la particolare umiltà con cui accettò la sua umile condizione. Il fervore religioso la rese catechista spontanea dei contadini più poveri, cui spesso portava da casa delle pagnotte di pane per sfamarli. Un giorno d'inverno, dopo aver riempito il grembiule di pane, fu scoperta e rimproverata dai genitori. È Saunière a raccontare: "Viene aperto il grembiule di Germana; ma al posto del pane che si credeva di trovare, non cadono per terra che fiori uniti in bouquet, pur in una stagione in cui la terra non ne produceva alcuno. Ecco che Dio rinnova, per questa povera fanciulla, il miracolo che già aveva operato in favore di Santa Elisabetta, duchessa di Turingia, e confonde con lo stesso mezzo la malizia dei suoi implacabili nemici" [27]. Il sacco da cui fuoriesce il pane ai piedi della montagna fiorita rappresenta, dunque, il miracolo di Santa Germana [28], né è da escludere un possibile riferimento della collina "fiorita" (in francese fleury) ai conti de Fleury, che potrebbero aver finanziato parte dei lavori.

Più curioso è una sorta di capitello corinzio inclinato che si trova ai piedi della collina, sul lato destro; potrebbe forse rappresentare la "testa" del pilastro in cui dieci anni prima trovò informazioni sul luogo del piccolo gruzzolo nascosto dal vecchio parroco Bigou? O si riferisce a qualche particolare rovina antica?

Il demone e l'acquasantiera


Pur non essendo previsto nel contratto firmato con Giscard, all'ingresso della chiesa Saunière fa installare un gruppo scultoreo composto da un'acquasantiera sorretta da un demone alato e sovrastata da quattro angeli.

Il demone è inginocchiato sulla gamba sinistra, soggiogato dal peso dell'acquasantiera: la mano destra è chiusa a cerchio come se un tempo reggesse un bastone (forse un tridente?) oggi scomparso; la sinistra è aperta ed appoggiata al ginocchio destro. All'interno dell'ala sinistra lo scultore ha realizzato cinque graffi regolari, forse una sua particolare firma.

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Confronto tra una pagina del catalogo della Maison Giscard e il fonte battesimale fatto installare da Saunière. Il modello è del tutto conforme al catalogo.
Sopra la vasca sono rappresentati due rettili ai lati di una decorazione circolare che riporta le due lettere "BS". Nella parte alta, quattro angeli stanno facendo il segno della croce, come si trattasse di istantanee dei quattro movimenti di cui è composto (mano sulla fronte, sul cuore, sulla spalla sinistra e sulla spalla destra).

La simbologia del complesso è abbastanza trasparente. Gli elementi da cui è composto sono stati associati ai quattro elementi naturali: il diavolo alla terra, l'acquasantiera all'acqua, i rettili (probabilmente basilischi) al fuoco e gli angeli all'aria. I molti che si sono scandalizzati per il simbolismo alchemico in una chiesa non tengono in considerazione il fatto che non è affatto estraneo alla tradizione cattolica, essendo la Grande Opera una metafora della trasformazione interiore. Mario Arturo Iannaccone scrive, a proposito della simbologia alchemica: "Le prime generazioni di Gesuiti ne usarono abbondantemente nelle loro opere, soprattutto in Francia e in Boemia. Soprattutto, ripeto, tra i Gesuiti. E sia Bérenger che Alfred gravitarono attorno a centri di spiritualità gesuitica" [29].

Per una curiosa coincidenza, forse intuita da Bérenger Saunière, le sue iniziali "BS" corrispondevano alle iniziali della veggente di Lourdes, Bernadette Soubirous, oltre che all'appellativo della Madonna venerata a Puivert, Vergine del Buon Soccorso. Secondo Jacques Rivière, Saunière avrebbe intuito che "mettere la sua chiesa sotto la protezione di Nostra Signora del Buon Soccorso oltre che di Maria Maddalena sarebbe stata buona cosa, da cui il sigillo B.S. che sovrasta la testa del diavolo" [30].

Un secondo riferimento simbolico a Bernadette è costituito dai quattro angeli: come fa notare Iannaccone, "fanno il segno della croce nel modo insegnato a Bernadette Soubirous dalla Vergine di Lourdes, raccomandandole gesti ampi. Esattamente quelli che fanno gli angeli" [31].

E se Lourdes è un evidente richiamo alla Francia cattolica antirepubblicana, lo è altrettanto il complesso statuario nella sua interezza: Saunière, infatti, vedeva la Repubblica come "il" diavolo per eccellenza, e rappresentandola in ginocchio sotto il segno della croce - sovrastata da una legenda chiarificatrice, Par ce signe tu le vaincras (con questo segno tu lo vincerai) - indicava in modo molto esplicito la vittoria della fede cristiana sul laicismo repubblicano dell'epoca; alla vigilia delle elezioni politiche che si sarebbero tenute l'anno successivo, si trattava un messaggio molto esplicito.

Interessante anche l'interpretazione di Jarnac, secondo cui "la presenza del diavolo nella chiesa di Rennes è una risposta ironica indirizzata da Saunière agli abitanti del villaggio inquieti per i misteriosi lavori notturni del loro curato nel cimitero. Considerando queste ultime attività insieme alla sua improvvisa prodigalità, lo accusavano di intrattenere rapporti col diavolo e persino "di avere molto argento grazie a qualche incantesimo o rituale di magia nera". [...] Dunque, per rispondere a questo attentato alla sua fede, Saunière ha condannato il diavolo a reggere l'acquasantiera sotto il segno della croce. Questo significa imporre al demone il più terribile dei supplizi. L'espressione di sofferenza e di prostrazione che sono resi sui tratti della creatura sono molto impressionanti" [32].

Si è discusso anche sulla vera natura dei due rettili ai lati dell'iscrizione B.S. Potrebbe trattarsi di salamandre, che all'epoca si trovavano su alcuni stemmi nobiliari, come ad esempio quello dei Conti di Angoulème, o forse di basilischi, animali simbolicamente legati al peccato - lavato dall'acqua benedetta.

Sebbene il demone sia stato tendenziosamente identificato con Asmodeo, guardiano dei tesori del tempio di re Salomone, come a suggerire una simile funzione di custode di qualche segreto nascosto in chiesa, non esiste alcun elemento a sostegno di questa teoria. Altrettanto tendenziosa è la corrente di pensiero di chi riscontra nella presenza del demone un'anomalia: la figura del diavolo sotto l'acquasanta è, invece, tradizione diffusa in diverse chiese cattoliche [33], con un significato simbolico forse privo di forti connotazioni politiche (come nel caso di Saunière) ma sempre esplicitamente dualistico, rappresentando la lotta tra il Bene e il Male con la sconfitta di quest'ultimo grazie all'acqua benedetta.

La Via Crucis


Come da accordi, la chiesa viene dotata di quattordici bassorilievi rappresentanti le stazioni della via Crucis, disposti ad intervalli regolari ed alternati con statue di santi. Le scene riportate sono tutte coerenti con le descrizioni evangeliche; sarebbe inutile mostrare la perfetta corrispondenza tra le immagini e la tradizione cattolica, ispirata ai quattro vangeli [34].
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Confronto tra una pagina del catalogo della Maison Giscard e la stazione della Via Crucis fatta installare da Saunière. Il modello è del tutto conforme al catalogo.
Le molte interpretazioni successive, che vi leggeranno messaggi in codice per ritrovare un fantomatico tesoro, devono confrontarsi col fatto che la via Crucis installata da Giscard faceva parte di un catalogo preciso, dunque Saunière non era affatto intervenuto nello stabilire la disposizione dei vari personaggi; prova ne è il fatto che, dieci anni prima, un altro set praticamente identico era stato installato nel secondo luogo di pellegrinaggi di Francia, Rocamadour [35].

La disposizione della Via Crucis in senso antiorario, molte volte citata come anomala, è invece del tutto ortodossa, non esistendo alcuna regola canonica che ne consigli l'uno o l'altro orientamento. In molte chiese della Francia meridionale la Via Crucis è disposta in senso orario, ed è Bedu a suggerire un'interpretazione simbolica di questa scelta: "il lato sinistro di una chiesa è il lato nobile, ed è precisamente per questa ragione che nel sud della Francia vi viene installata la prima stazione" [36].

Il fonte battesimale


Seguendo una tradizione molto diffusa, il fonte battesimale in terracotta viene installato sul lato sinistro al fondo della chiesa. Il complesso statuario mostra Gesù inginocchiato in preghiera e Giovanni Battista in piedi, con una conchiglia nella mano destra e una croce nella sinistra; dalla conchiglia sgorga l'acqua battesimale, mentre sulla croce è issato un cartiglio che recita in latino Ecce agnus dei, citando la frase che nei vangeli pronuncia il Battista durante il battesimo di Cristo. Sullo sfondo, il disegno appena accennato di alcune palme verdi su un cielo azzurro. Sul piedistallo sono incise le lettere alfa e omega. Anche questa scultura è stata oggetto di sguardi scandalizzati da parte di chi ha letto nella posizione delle due lettere un messaggio anomalo: l'alfa si trova infatti a sinistra, sotto Cristo, mentre l'omega compare a destra, sotto Giovanni. Se le lettere facessero riferimento ai due personaggi, sarebbe più logico attribuire a Giovanni Battista - il "precursore" - lalfa, e a Gesù Cristo lomega; in realtà non c'è alcun elemento che giustifichi questo legame simbolico, né si potrebbe attribuire a Saunière la volontà di "invertire" le due supposte didascalie: alfa e omega compaiono nella stessa posizione anche sul catalogo di Giscard.

La posizione del fonte dà vita, il 13 gennaio, ad un singolare fenomeno ottico documentato da Pierre Jarnac. Nel giorno in cui la Chiesa Cattolica festeggia il battesimo di Cristo, il primo e unico raggio che entra nella chiesa cade proprio ai piedi della rappresentazione di Gesù sul fonte, risalendo lungo il complesso statuario ed illuminandolo completamente nel giro di un'ora [37].

Le statue e il GRAAL


Lungo le pareti della chiesa, Saunière fa installare sette statue; due, ai lati dell'altare, rappresentano Giuseppe e Maria, e altre cinque raffigurano Sant'Antonio l'Eremita (tra la II e la III stazione della Via Crucis), Santa Germana (tra la IV e V stazione), San Rocco (tra la X e la XI stazione), Santa Maddalena (tra la XII e la XIII stazione) e Sant'Antonio da Padova (dopo la XIV stazione).

Il simbolismo dei cinque santi è coerente con la linea che Saunière ha già seguito in altre sue decorazioni; è il caso di Sant'Antonio l'Eremita, che più di ogni altro richiama l'iscrizione sull'architrave che sovrasta il portale della chiesa "Ho disprezzato il regno del mondo ed ogni ornamento secolare...". Libro sotto il braccio sinistro e bastone da pellegrino in mano, il santo rappresenta il distacco dalle cose del mondo come mezzo per resistere alle tentazioni.

La figura di Santa Germana è già stata descritta in riferimento al bassorilievo che compare sulla parete di fondo della chiesa: il miracolo delle rose, cui fa riferimento il sacco in fondo al complesso statuario, è ripreso sulla statua in cui il grembiule della santa trabocca di fiori. Ai suoi piedi, due agnelli ricordano la sua condizione di umile pastorella. Sappiamo che all'epoca il suo culto era molto diffuso nella regione.

San Rocco è rappresentato col suo inseparabile cane; nativo di Montpellier, operò soprattutto in Italia dove guarì molti appestati con un segno di croce, lo stesso che gli comparve - come piaga - su una coscia. In tutte le rappresentazioni del santo, questi tiene la veste sollevata, a mostrare la ferita sanguinante (in alcune immagini si tratta della gamba destra, in altre della sinistra). La scelta del santo, tra i più importanti di Francia, è comprensibile data la sua vocazione alla cura dei malati: la stessa funzione avrebbe dovuto assumere la casa di ritiro per preti anziani e infermi che Saunière aveva in progetto.

È facilmente spiegabile l'installazione della statua di Santa Maria Maddalena, cui la chiesa è dedicata; come sul bassorilievo sotto l'altare, ai suoi piedi compare un teschio, oggetto da sempre simbolicamente legato alla sua figura. In mano, inoltre, regge il contenitore degli aromi che - dopo la morte di Cristo - intendeva utilizzare per ungerne il cadavere. Anche il vaso è un tipico attributo iconografico della santa.

Più curiosa la presenza di Sant'Antonio da Padova, che viene generalmente invocato dalla tradizione popolare per ritrovare gli oggetti perduti (in Piemonte sopravvive l'invocazione dialettale Sant Antòni pien ëd virtù feme trové lòn ch'i l'hai perdu, "Sant'Antonio pieno di virtù fammi trovare quel che ho perso") e non è escluso che Saunière abbia voluto omaggiarlo nella sua chiesa a ricordo dei ritrovamenti degli anni precedenti. Il santo è sorretto da un imponente piedistallo che rappresenta quattro angeli. La scelta da parte di Saunière di un supporto del genere è dovuta ad una questione estetica di simmetria, trovandosi questo sul muro opposto rispetto al pulpito, anche questo di struttura circolare. È comunque motivo di riflessione il fatto che sia quest'ultimo santo ad essere sostenuto da un piedistallo più grande e non Santa Maddalena, che invece ha lo stesso supporto degli altri santi. Commenta Jarnac: "Il fatto che abbia disposto così la riproduzione di Sant'Antonio da Padova fa pensare che l'abbé Saunière avesse un certo debito nei suoi confronti" [38].

Henri Mertal [39] nota una singolare coincidenza nella disposizione delle statue. Osservando dall'alto una cartina della chiesa, se si collegano con un tratto Santa Germana, San Rocco, Sant'Antonio l'Eremita, Sant'Antonio da Padova e il pulpito, il disegno che così si forma rappresenta una grossa "M" proprio di fronte alla statua di Maria Maddalena. Oltre a questo, le iniziali dei quattro santi elencati formano, seguendo il tracciato della lettera, l'acronimo "GRAA", che ovviamente suggerisce al ricercatore di cercare una "L" per completare la parola. Con una mossa non sappiamo quanto lecita, viene messo in evidenza San Luca sul pulpito, il cui bassorilievo - pur piccolo, se accostato alle altre quattro statue - completa la parola "GRAAL" Ci troviamo in presenza di una curiosa (e notevole) coincidenza, o forse il "gioco" era nei progetti di Saunière o di Giscard? Difficile a dirsi, dal momento che nel dettagliato contratto tra il sacerdote e il decoratore non compare alcun riferimento a questa disposizione, né è rimasto alcun appunto di Saunière che ne riporti l'idea, al punto che Francesco Garufi scrive: "dal vivo questo gioco si mostra forzato e tendenzioso" [40]. A sostegno della teoria si fanno notare la singolare posizione su citata di Sant'Antonio da Padova e il fatto che gli evangelisti non si troverebbero nell'ordine canonico, Luca essendo stato messo in evidenza dallo scambio con Giovanni [41]. C'è però da tenere in considerazione che il pulpito venne installato nel 1891, sei anni prima del progetto delle statue, e se Saunière avesse avuto in mente l'acronimo in questione avrebbe dovuto sin d'allora mettere in conto di scambiare i due evangelisti, per poi completarlo soltanto nel 1897.

La visita del vescovo Billard


I lavori si concludono appena in tempo per ricevere la visita del vescovo: domenica 6 giugno, festa della Pentecoste, monsignor Billard celebra la cresima per i ragazzi del paese. Durante la messa, Saunière legge un discorso di benvenuto al vescovo [42]; dopo un lunghissimo ringraziamento introduttivo, Saunière passa a descrivere i lavori che ha da poco concluso: "Sin dal mio arrivo in questa Parrocchia non mi sono posto che un obiettivo: fare di questa chiesa un tempio degno di chi pervade della sua presenza il cosmo infinito, e mettere in pratica l'adagio audacem fortuna juvat. Mi sono messo coraggiosamente all'opera e Dio ha voluto che i miei sforzi non fossero vani".

Con la sua visita, Billard conferisce un implicito imprimatur alle opere fatte installare da Saunière: se queste, come maliziosamente suggerito da alcuni studiosi, fossero dense di riferimenti estranei alla tradizione cattolica, il vescovo avrebbe immediatamente preso provvedimenti. Era stato lui, infatti, a compilare un regolamento per i sacerdoti della diocesi, scrivendo - a proposito dell'acquisto di oggetti di culto: "Sull'acquisto di oggetti di culto. - Si auspica che i religiosi non acquistino oggetti nuovi o di una forma insolita senza avere la certezza che questi oggetti siano conformi alle prescrizioni liturgiche e, nel dubbio, senza aver consultato l'Autorità".

A conferma dell'analisi proposta in queste pagine, monsignor Billard vi riconosce una simbologia in tutto e per tutto coerente con la tradizione cattolica della Francia di fine XIX secolo.

Mariano Tomatis
Ricercatore e scrittore,
cura e gestisce il sito http://www.renneslechateau.it

Note


1) Bruno De Monts, "Archives, documents, études" in Les Cahiers de Rennes-le-Château, XI, p.12
2) Bruno De Monts, "La paroisse et les paroissiens de Rennes-le-Château" in Les Cahiers de Rennes-le-Château, V, p.7
3) L'incontro di Gesù con Marta e Maria compare in Luca 10, 38-42
4) La risurrezione di Lazzaro è raccontata in Giovanni 11, 1-45
5) Altri effetti del genere sono descritti in Pierre Jarnac, Histoire du Trésor de Rennes-le-Château, Nice: Bélisane, 1985, pp.172-173
6) André B. Perrussot, "A propos d'une inscription latine..." in Les Cahiers de Rennes-le-Château, X, p.22
7) Jarnac, 1985, pp.169-170
8) Jarnac, 1985, p.168
9) Antoine Fagès, "De Campagne-les-Bains à Rennes-le-Château", Bulletin de la Société d'Etudes Scientifique de l'Aude, Vol.20 (1909)
10) "Visite pastorale faite par Monseigneur De La Bouillerie dans la Paroisse de Rennes", 1856, p.4 (ora in Patrick Mensior, "Quelques prêtres méconnus de l'histoire de Rennes-le-Château" in Parle-moi de Rennes-le-Château, marzo 2004, p.26)
11) Nulla di certo si sa del secondo pilastro, quello non decorato: secondo alcuni sarebbe custodito nel Museo di Carcassonne, secondo altri si troverebbe a Millau (Patrick Mensior, L'Extraordinaire Secret des Prètres de Rennes-le-Château, Les 3 Spirales, 2003, p.28)
12) G.J.Mot, "Les autels carolingiens de l'Aude", in Fédération historique du Languedoc Méditerranéen et du Roussillon, XXXe et XXXIe Congrès, Sète-Beaucaire (1956-1957)
13) Jarnac, 1985, pp.137-138.
14) Una foto del pilastro di Saint Étienne d'Oupia compare in "Un homologue de celui de Rennes-le-Château: le pilier d'Oupia" in Pégase, n.3, maggio/agosto 2002, pp.28-29, che riporta una pagina tratta da Giry, Le Bitterois Narbonnais, de la préhistoire à nos jours, Octon: Esméralda Editions, 2001, p.246. Secondo l'abbé Giry, il pilastro di Saint Étienne presenterebbe un incavo a forma di parallelepipedo, realizzato per contenere delle reliquie. Pierre Jarnac cita ancora un pilastro dello stesso stile abbandonato nelle campagne a sud di Vendémies.
15) Secondo Giorgio Baietti, Rennes-le-Château: il segreto di Bérenger Saunière, Torino: Clerico Editore, 2001, p.124 la stessa disposizione si ritrova nelle statue del coro della chiesa di Saint Laurent de la Cabreisse
16) Per un'analisi dettagliata delle iscrizioni sul bassorilievo, si veda "Les inscriptions du porche de l'eglise de Rennes-le-Château" in Les Cahiers de Rennes-le-Château, I, pp.17-22.
17) La prima parte della frase compare già nel 1709 in una biografia di Suor Maria Crocifissa della Concezione (1645-1699), dove durante una visione la Povertà pronuncia le parole "Regnum mundi et omnem ornatum soeculi contempsi propter amorem Domini Mei Jesu Christi" (Vita e virtù della venerabile serva di Dio Suor Maria Crocifissa della Concezione dell'Ordine di San Benedetto nel Monastero di Palma, descritte sotto gli auspici dell'illustrissimo e reverendissimo Monsignor Arcivescovo Fr. D. Francesco Ramirez Vescovo di Girgenti, Venezia, 1709, libro terzo, cap.3.), ma potrebbe risalire addirittura al Medioevo: viene infatti citata in una raccolta di sermoni di John Tauler (1300-1361) in Arthur Wollaston, The Inner Way Being Thirty-Six Sermons For Festivals By John Tauler Friar Preacher Of Strasburg, London: Methuen & Co., 1901, Sermon VIII. Papa Benedetto XIV (1675-1758) la inserì nel Pontificale Romanum nella messa di benedizione e consacrazione alla Vergine (De Benedictione et Consecratione Virginum, rivisto e corretto da Leone XIII).
18) Ottava Lezione del Terzo Notturno. Il canonico Carol della cattedrale di Monaco ha ritrovato un breviario dell'epoca di Saunière su cui la frase compare nella sua versione integrale. La pagina è pubblicata in Gilbert Tappa, "Les inscriptions du porche de l'eglise de Rennes-le-Château" in Les Cahiers de Rennes-le-Château, II, p.27.
19) Claude Boumendil, "A propos d'une phrase latine que fit graver Beranger (sic) Sauniere au fronton de son eglise" in Les Cahiers de Rennes-le-Château, I, pp.14-16.
20) Vangelo di Luca 15, 4-7. C'è chi, con notevole fantasia, fa notare che nel nome del paese di Luc-sur-Aude sarebbe nascosto un riferimento al brano citato: la pronuncia di "Aude" è simile a quella di due lettere pronunciate in seguenza, "O" e "D". "Luc" farebbe riferimento al Vangelo di Luca, mentre le lettere "O" e "D" corrisponderebbero ai numeri relativi alla loro posizione nell'alfabeto: 15 e 4. "Luc-sur-Aude" andrebbe tradotto, dunque, "Sul Vangelo di Luca al capitolo 15, versetto 4".
21) Un approfondimento su questo tema compare in "Giscard, père e fils - Une dynastie de sculpteurs-statuaires à Toulouse" in Pegase, n.5, novembre-dicembre 2002, pp.14-18.
22) Documento riprodotto su Claire Corbu, Antoine Captier, L'héritage de l'Abbé Saunière, Nice: Bélisane, 1995, pp.99-100
23) Una fotografia del fonte battesimale di Paulhac compare in Pegase, n.5, novembre-dicembre 2002, p.16.
24) Jarnac 1985, p.171
25) Jarnac 1985, p.170
26) Secondo Jarnac, invece, si tratterebbe di Bethania e Magdala.
27) Saunière 1984, p.48Bérenger Saunière, Mon Enseignement à Antugnac, Editions Bélisane, Nice, 1984, p.48
28) Jarnac 1985, p.162
29) Francesco Garufi, Rennes-le-Château: un'inchiesta, Roma: Hera Edizioni, 2004, p.256
30) Jacques Rivière, Le fabuleux tresor de Rennes-le-Château, Nice: Belisane, 1983, p.111
31) Garufi 2004, p.256
32) Jarnac 1985, p.156
33) Ad esempio la chiesa di Santa Lucia in Piave a Treviso o il santuario dell'isola di Barbana a Grado.
34) Come esempio di analisi di questo tipo, si veda Jarnac 1985, p.167
35) Fu realizzata in ambiente esterno e inaugurata da monsignor Bourret, vescovo di Rodez, il 22 giugno 1887. Dal momento che è anonima, Jarnac ipotizza che Giscard potrebbe esservisi ispirato (Jarnac 1985, pp.166-167).
36) Jean-Jacques Bedu, Rennes-le-Château, autopsie d'un mythe, Portet-sur-Garonne: Loubatières, 2002, p.69
37) Jarnac 1985, p.172
38) Jarnac 1985, p.165
39) Henri Mertal, "Le secret de l'église de Rennes-le-Château de la Médaille Miraculeuse au Graal" in Bulletin de l'Association Terre de Rhedae, n.10, novembre 1996, pp.15-19Mertal 1996
40) Garufi 2004, p.122
41) In ogni caso, l'anomalia metterebbe simmetricamente in mostra San Giovanni Evangelista, invece ignorato da questa analisi.
42) Il discorso compare su Corbu/Captier 1995, pp.105-110.