Diabolico Cicap; Cerco magia nel triveneto; Miracoli arborei; le lenti del Cicap; auto ad idrogeno

  • In Articoli
  • 28-03-2001
  • di Elena Ruffinazzi

Mi sono divertito a perfezionare la divertente "formula" di Massimo Polidoro per quanto riguarda il fatidico numero della bestia (vedi S&P n. 9, pag. 42). Effettivamente, se proviamo come codice un banalissimo: z=0, v=1, u=2, t=3, s=4, ecc.... si vedrà come sia la nostra grande associazione assolutamente... diabolica!!

Ecco la semplice espressione che propongo:

(C x A/I + P) x C = 666 preciso!

Nicola Rossi, Imola

Complimenti!


Cerco magia nel Triveneto

Sono uno studente universitario iscritto al Cicap, ed essendo attualmente impegnato nella stesura della mia tesi di laurea (relativa all'occultismo, alla magia e all'esoterismo nel Veneto) vi sarei grato se poteste ospitare questo mio appello nelle Lettere della rivista.

Obiettivo della mia ricerca è la realizzazione di una mappatura (più completa possibile), di persone, gruppi, associazioni che si occupano dei suddetti settori, sia in ambito religioso che di ricerca. Gradirei ricevere quindi articoli di giornali, messaggi, annunci ed ogni tipo di indicazione relativi all'argomento (dal mago alla setta satanica, dai gruppi di contattisti a quelli esoterici ... ), limitati al nord Italia ed in particolare al Triveneto.

Provvederò ovviamente a rimborsare tutti i costi.

Augurandomi di ricevere utili collaborazione presso il mio indirizzo (Walter Montresor, Via Milano 45, 37019 Peschiera del Garda - VR), vi ringrazio fin da ora e vi porgo i miei più distinti saluti.

Walter Montresor


Miracoli arborei?

Pochi giorni fa, mi è capitato casualmente di sfogliare la rivista Visto del 8 marzo 1996, la mia attenzione è stata subito catturata da un articolo dal seguente titolo: I miracolati di Civitavecchia raccontano le loro storie sconvolgenti. Bari: così una ragazza è tornata a vivere - "Anche per il mio medico è una guarigione inspiegabile". L'articolo, scritto da Annamaria Turi, ci racconta la storia di una ragazza, oggi ventottenne che, dopo aver subito uno stupro all'età di diciotto anni era sprofondata in una grave depressione, dalla quale non era destinata ad uscire grazie ad alcuna cura medica, nonostante il fatto che da dieci anni venisse "imbottita di pillole", ne prendeva quasi dieci al giorno.

Ma attenzione, la guarigione doveva avvenire non certo grazie alle dieci pillole al giorno, ma tramite una cura sicuramente scevra da effetti collaterali, così dice infatti la miracolata: "La mia mente era troppo annebbiata perché mi rendessi conto che mia madre tra Natale e Capodanno aveva infilato nella fodera del mio cuscino una foglia del cespuglio che sovrasta la nicchia dov'era collocata la Madonnina di Civitavecchia, quando si trovava nel giardino di casa Gregori [ ... ] dopo che per tre notti dormii poggiando la testa su quella foglia mi svegliai all'improvviso con la mente sgombra, lucida e con una meravigliosa sensazione di equilibrio e al tempo stesso di vitalità. Saltai giù dal letto e corsi da mia madre annunciandole con gioia: "Mamma, mi sento bene" [...] "

Il testo prosegue raccontando la storia della ragazza, l'origine tragica della sua depressione e il suo ritorno ad una vita normale dopo il miracolo. Inseriti nell'articolo, compaiono due riquadri che ci informano circa il numero di lacrimazioni della Madonnina di Civitavecchia, con la testimonianza entusiasta di monsignor Grillo, e circa quanto ha dichiarato il professor Umani Ronchi a proposito degli esami di laboratorio effettuati sulla statuetta.

lo penso che chi scrive su una rivista qualsiasi dovrebbe avere un minimo di senso di responsabilità e fare attenzione a quanto dichiara e a quanto sottintende. Il messaggio, che l'articolo di Visto propone, dà per scontato non solo che la Madonnina di Civitavecchia sia foriera di miracoli indiscutibili, ma che persino le foglie dei cespuglio sotto il quale era posta lo siano.

In tal caso, dobbiamo supporre che la Madonnina abbia irradiato il suo potere miracoloso sul cespuglio che la sovrastava e che, successivamente, la foglia di detto vegetale abbia irradiato a sua volta la ragazza che ci ha dormito sopra per tre motti. Posto che questa energia soprannaturale sia così contagiosa è ora lecito sospettare che la ragazza ne abbia ricavato straordinarie facoltà taumaturgiche.

Stando a quanto affermato nell'articolo, inoltre, va messo in evidenza che i poteri miracolosi non avrebbero effetto immediato. ma come una normale cura medica, impiegherebbero

del tempo ad esplicare la loro azione benefica: ci sono infatti volute ben tre notti di esposizione, di contatto con il magico talismano per ottenere la guarigione.

Ed è ancora lecito chiedersi quanti prodigi potrà ancora provocare quella fogliolina, o dobbiamo supporre che essa abbia ormai esaurito la sua carica come una normale pila elettrica?

Queste ultime osservazioni rappresentano solo alcune delle critiche che razionalmente possiamo muovere all'articolo di Annamaria Turi.

Personalmente, sono convinta che la nostra giornalista sappia benissimo che la pratica di nascondere oggetti ai quali si attribuiscono poteri magici nel letto della persona ammalata o presunta tale (sotto il cuscino, nel materasso, tra le lenzuola, tutto va bene), sebbene affondi le sue radici in un passato molto lontano, in alcune realtà conservatrici essa è caduta in un oblio non proprio profondo, un sonno leggero da cui è pronta a riemergere qualora un'informazione di questo tipo la risvegli.

Ma nel suo intimo, Annamaria Turi crede veramente ai poteri straordinari della fogliolina nascosta nel letto o è solo interessata a stupire il lettore con una notizia sensazionale? Se il suo interesse fosse quello di attirare un pubblico sempre più numeroso, meravigliato di fronte a siffatti miracoli, sappia che si sta prendendo gioco delle persone spiritualmente più deboli e sprovvedute, che più spesso sono portate a dare credito a questi scoop.

Anche nell'era dei computer e dei viaggi interplanetari, un articolo come quello in questione potrebbe condurre qualcuno, verosimilmente deluso a causa di problemi relativi al lavoro, all'amore, alla salute, ad un disagio qualsiasi, a convincersi della reale efficacia di pratiche inventate dai nostri avi i quali, non conoscendo un granché su come curare un male anche banale, si affidavano a rimedi magici e simbolici.

Se gli eventi negativi sono qualcosa che accomuna noi, civiltà di fine del secondo millennio e i nostri antenati molto lontani, non è detto che comuni debbano essere anche i metodi per affrontarli... La spinta verso l'irrazionale non è la soluzione per risolvere, in breve tempo e senza fatica, quello che non sempre è risolvibile.

Per concludere, consiglio a chiunque voglia accingersi a divulgare notizie di questo tipo, di accertarsi personalmente dell'efficacia di un qualsiasi talismano nascosto sotto il cuscino e di offrirne prove convincenti, prima di rischiare che altri compromettano la propria salute fisica o mentale, affidandosi a cure la cui efficacia è assolutamente discutibile.

CIelia M. Canna


Le lenti dei Cicap

Cari amici,

nel complimentarmi per l'iniziativa dei sito Internet dedicato al Cicap e della rivista Scienza & Paranormale in linea, desidero chiedervi cortesemente se fosse possibile avere ulteriori spiegazioni su come fare per ricevere le ultime notizie dal Cicap attraverso posta elettronica, poiché il mio inglese scolastico non mi ha permesso di capire bene come fare collegandomi al sito indicato sulla pagina dei Cicap.

Vi ringrazio per la collaborazione e mi permetto di esternare una considerazione maturata nei molti anni che ho trascorso da appassionato astrofilo spesso a contatto con la gente nelle serate di osservazione pubblica: molta gente non ha la più pallida idea di quello che ci circonda in natura e nell'universo quotidianamente finché qualcuno non si prende la briga di infilare loro gli occhiali giusti. Fortunatamente voi costruite per questi occhiali le lenti più trasparenti!

Davide Favaro

Grazie per il bellissimo complimento!

Per ricevere i messaggi della Cicap Hotline è sufficiente inviare al seguente listserver@citinv.it

il messaggio:

SUBSCRIBE CICAP-HOTLINE DAVIDE FAVARO

(gli altri lettori, ovviamente, dovranno digitare a questo punto il loro nome e cognome).


Auto ad idrogeno

Cari amici del Cicap,

voglio innanzitutto esprimervi la mia stirria per le vostre iniziative ma vorrei anche darvi un piccolo suggerimento.

Senza dubbio c'è bisogno di far luce sulle affermazioni di chi diffonde come scientifiche e accertate verità i cosiddetti fenomeni paranormali. E voi fate bene a continuare nella vostra meritevole opera di demistificazione. Però secondo me dovreste un po' allargare gli orizzonti delle vostre indagini anche ad altri fatti.

I mezzi di informazione sono pieni di affermazioni sensazionalistiche che andrebbero verificate. Per esempio, ultimamente Beppe Grillo nei suoi spettacoli parlava diffusamente e con entusiasmo delle auto alimentate ad idrogeno. Ferma restando la mia fiducia nella buona fede di Grillo, non sarebbe utile approfondire un po' l'argomento?

Esistono davvero autornobili che "bruciano" idrogeno e come gas di scarico emettono vapore acqueo? Perché non sono più diffuse allora? Costano troppo? E un pieno di idrogeno quanto costa? C'è forse un "complotto" delle multinazionali del petrolio che tramano affinché tali auto non vengano prodotte in larga scala? Voi cosa ne pensate?

Massimiliano Sforzini

Risponde il dott. Francesco Chiminello:

Sarebbe molto interessante contattare Beppe Grillo per conoscere le fonti da cui ha tratto le sue informazioni, senza le quali è difficile dare risposte esaurienti su un problema che coinvolge aspetti tecnico-scientilìci da un lato ed economico-sociali dall'altro.

Personalmente, vedo alcune difficoltà nella realizzazione di auto a idrogeno. Innanzitutto, il costo in termini di bilancio energetico. Per produrre idrogeno dissociandolo dall'acqua bisogna bruciare prima qualcos'altro che fornisca l'energia necessaria. La produzione di energia tramite combustione è sempre inefficiente, quindi in sintesi estrema si rischia di bruciare un litro di petrolio in meno in città ma due in più in una centrale elettrica o in uno stabilimento chimico.

Un secondo punto è che non basta usare idrogeno come combustibile per avere un motore non inquinante. L'aria contiene in fatti circa il 75% di azoto, quindi se il motore usa una miscela idrogeno-aria è inevitabile produrre nello scarico, oltre al vapore acqueo, anche ossidi di azoto esattamente nella stessa misura di un motore tradizionale. Ossidi di azoto che sono una componente primaria dell'inquinamento urbano e della catena di fenomeni atmosferici che conduce alle piogge acide.

D'altra parte, portarsi dietro un serbatoio di ossigeno oltre a quello di idrogeno aggrava ancor di più il problema. Si tratta di una questione strettamente tecnica su cui non voglio esprimere giudizi avventati, comunque la proposta di un viaggio su un prototipo di auto a idrogeno non mi troverebbe entusiasta.

Riguardo all'esistenza o meno di tali veicoli, sono ritiscito a raccogliere solo vaghe voci di sperimentazioni negli anni 1980: qualsiasi informazione circostanziata sulla questione è benvenuta. In ogni caso, il fatto che non vengono prodotte sembra indicare che siano molto costose o pericolose.