La Maschera di Nostradamus (recensione)

James Randi
Avverbi, 2001
pp.253, ill. L. 26.000

  • In Articoli
  • 10-12-2001
  • di Paolo Cortesi

Arrivato al termine della lettura di questo libro di Randi, mi sono dovuto ripetere che una recensione troppo elogiativa non è credibile, così come non lo è una stroncatura spietata. Perciò, ho cercato con attenzione i punti meno felici, le argomentazioni meno solide, insomma: le parti meno riuscite, per non farmi trascinare dall'entusiasmo. Devo confessare che, nonostante questa attività da advocatus diaboli, il libro di Randi sull'opera profetica di Nostradamus mi sembra (mi continua a sembrare) un ottimo lavoro, ben ideato e ancor meglio realizzato. E' il classico "libro che ci voleva": farà scoprire al lettore medio la vera natura ed il reale valore delle Profezie nostradamiche, e darà allo storico della filosofia rinascimentale molti validi spunti di riflessione. Com'è troppo noto, Nostradamus è il campione dei veggenti del mondo. Non so davvero spiegarmi il perché -o meglio: so spiegarmelo, ma non è questa la sede per parlarne-, ma Nostradamus gode da secoli di una autorità indiscussa. Chi ne parla, dà per scontato che questo mago della Provenza cinquecentesca abbia veramente indovinato tutti gli avvenimenti futuri. E, addirittura con sbigottimento, si elencano tutte le cosiddette verifiche delle sue meravigliose doti profetiche. Nostradamus ha previsto (si dice) tutti i grandi eventi storici, dalla Rivoluzione Francese alla caduta del muro di Berlino, dalle guerre mondiali allo sbarco sulla luna. E chi scrive queste mirabolanti affermazioni snocciola una serie di "prove" che, ad una verifica appena un po' attenta, si dimostrano ben altro. Termini che vengono stravolti secondo svariate esigenze, interpretazioni a dir poco generose e accomodanti, giochi verbali senza alcun criterio, anagrammi forzati, assurdità storiografiche o vera e propria ignoranza, nessuna aderenza al testo originale: questa è in sintesi tutta l'esegesi nostradamica da alcuni secoli. James Randi ha il merito di essere un ricercatore attento ed affidabile, nonché un divulgatore piacevolissimo. Queste due doti rendono il libro un saggio prezioso per chi voglia finalmente conoscere (e non immaginare o fantasticare) Michel de Notredame. Quello che la leggenda vuole sia stato un profeta infallibile, fu invece un mago del Rinascimento neoplatonico, un astrologo fra i tanti contemporanei che Randi rievoca. Ma il volume non si limita ad una biografia del veggente e all'esame razionale della sua opera; vi si trovano anche capitoli sull'astrologia e la medicina cinquecentesche che illuminano la reale attività di Nostradamus nel contesto del suo tempo. Particolarmente gustose sono le parti dedicate alle "interpretazioni" delle profezie; si tratta di un vero viaggio nell'incredibile universo dei "credenti": pecore, come scrive Randi, che pregano di essere tosate e macellate, e che combattono ferocemente per difendere il loro diritto di essere vittime. Triste, ma vero... Randi cita le interpretazioni di Hogue, Ward, Leoni, Laver e de Fontbrune, ma avrebbe potuto raccogliere ancora più materiale, se soltanto avesse avuto la voglia di una full immersion nella assurdità, nell'irrazionale, nel caparbio rifiuto di ogni metodo esegetico appena decente. Del resto, è evidente che le sole profezie che funzionano sono quelle a posteriori: si interpreta il vaticinio aggiustandolo all'evento dopo che esso è accaduto: questo è sempre stato, dal XVI secolo ad oggi, il solo metodo applicato dai nostradamiani: troppo facile e troppo poco! Perché, ad esempio, non si è mai trovato un chiaro senso ad una delle poche quartine che specificano chiaramente nomi di città ed avvenimenti? La III.74 parla esplicitamente di un tempo in cui le città di Napoli, Firenze, Faenza e Imola saranno in grave contrasto fra loro (seront en termes de telle facherie): si tratta di una profezia davvero limpida, perché dice chiaro e tondo quali città saranno in lotta; perché i nostradamiani non l'hanno spiegata? (Ma c'è da scommettere che i bravi credenti risponderanno che si tratta di un evento che deve ancora verificarsi; anche se stento a raffigurarmi la situazione in cui le città romagnole faranno guerra a toscani e campani...) E questo non è che uno fra i tanti esempi possibili. Eppure, fin dalla fine del XVI secolo, Verdier Vauprivas ammoniva: "Nostradamus ha composto dieci centurie di profezie in quartine che non hanno senso, rima né costrutto d'alcun valore". Randi ci spiega quale sia il tortuoso cammino mentale dei nostradamiani: quando si parte dal postulato (emozionale) che si possa prevedere esattamente il futuro, la lucidità di giudizio è chiaramente compromessa, quindi non si cercano più verifiche oggettive, ma conferme. E in mancanza di conferme verosimili e ragionevoli, si passa alle conferme forzate, ai giochi di parole, ai funambolismi che sarebbero divertenti se invece non fossero i sintomi di una lieve forma di follia. Segnalo un solo punto in cui il libro di Randi va corretto: a pag.84 e nella seconda appendice (pag. 239) si ipotizza, molto prudentemente del resto, che non sia mai esistita la prima edizione delle Profezie del 1555. Questo va sicuramente negato, giacché esistono due copie di quel prezioso libriccino conservate nei Fondi Rochegude della Biblioteca d'Albi (Dipartimento del Tarn, Francia) e nella Oesterreichische Nationalbibliothek di Vienna. L'associazione Les Amis di Michel Nostradamus di Lione ne ha pubblicato l'edizione anastatica nel 1984. Ma questi sono dettagli molto secondari. Ciò che conta davvero è che La maschera di Nostradamus è il libro definitivo sull'opera e la figura di Nostradamus; dopo questo studio completo e chiaro sarà veramente inspiegabile e inquietante il culto del veggente provenzale. Paolo Cortesi