Alla ricerca delle fonti di Nostradamus

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  • 13-08-2015
  • di Paolo Cortesi
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La leggenda che da secoli circonda Nostradamus è come una nebbia che lo nasconde ad uno studio razionale e documentato.

Probabilmente, gli studiosi "seri" hanno evitato l'astrologo provenzale perché monopolio di interpreti imbarazzanti, nel timore di compromettersi. Non è un atteggiamento scientifico, ma in fondo sono comprensibili le riserve di chi non vuole farsi accomunare con quella folla di creduloni che ha prodotto nel tempo tanti spropositi.

Tuttavia, nonostante i suoi assurdi esegeti, Nostradamus è un'interessante figura di esoterista rinascimentale che merita uno studio credibile. Sarebbe ingiusto condannarlo ad una fanta-saggistica che lo travisa e lo snatura, cancellando la sua vera opera che -sebbene non abbia alcun dono profetico- è una singolare testimonianza della cultura del tempo.

Ad esempio, mentre si è scritto moltissimo sulle Profezie del mago di Salon, non si è fatta alcuna ricerca delle sue fonti. Per i fedeli di Nostradamus, infatti, egli è stato ispirato direttamente da potenze superiori e dunque non poteva avere fonti culturali, perché non ne aveva bisogno.

Ma consideriamo, finalmente!, Nostradamus uomo fra gli uomini della sua epoca: come ogni autore, anch'egli ha nella sua opera echi, influssi, suggestioni, rimandi alle opere e al pensiero di altri autori.

L'esame testuale delle Profezie ci rivela quello che ci aspetteremmo in ogni altra opera letteraria: anche le quartine oracolari di Nostradamus hanno fonti cui si ispirano.

Una fonte molto importante, tanto importante che alcuni rimandi sono praticamente citazioni letterali, è costituita dall'opera Il libro dei prodigi di Giulio Ossequente nell'edizione di Corrado Licostene.

Giulio Ossequente fu uno scrittore latino della fine del quarto secolo dopo Cristo; egli raccolse, nel Prodigiorum liber, tutti i resoconti di fenomeni strani, inquietanti, miracolosi, straordinari che erano compresi negli antichi annali romani, soprattutto in Tito Livio.

L'opera di Giulio Ossequente ci è pervenuta in parte: essa aveva inizio con i fatti avvenuti dal 248 a.C., mentre i frammenti a noi giunti partono dal 190 a.C. e arrivano all'11 a.C. Corrado Licostene, ovvero Konrad Wolffhart (1518-1561), erudito e teologo tedesco, pubblicò il testo corredandolo di supplementi tratti da altri storici antichi e continuando la serie cronologica di fatti straordinari, aggiungendo quelli che ricavò da cronache contemporanee.

Il libro di Giulio Ossequente e Licostene è un catalogo del meraviglioso: pietre roventi che cadono dal cielo, soli che si moltiplicano, piogge di sangue, di cenere e di latte, mostri umani, bestie che parlano, spade fiammeggianti, più soli e fiaccole in cielo. Oggi abbiamo altri termini per la fragorosa e caotica wunderkammer in cui ci introduce Ossequente: meteore, parelii, antelii e altri fenomeni meteorologici, sismici, vulcanici ed astronomici che tuttora ci affascinano per la loro inesauribile, grandiosa bellezza, ma che non ci atterriscono più come minacce e punizioni divine.

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Alcune Pagine del LIBRO DEI PRODIGI. ©www.resinexplicationesvolantes.com
Per Nostradamus, il libro di Ossequente e Licostene fu una vera miniera di ispirazione; in esso, egli trovava abbondante e magmatico materiale che incanalò, inconsciamente o meno, nelle visioni profetiche che tradusse in quartine di decasillabi, nelle Profezie.

Nostradamus conobbe sicuramente il Prodigiorum liber. Prima che Licostene pubblicasse l'edizione a sua cura (1552), ne furono stampate ben quattordici, la più rinomata delle quali è quella veneziana di Aldo Manuzio, del 1502. Corrado Licostene pubblicò a Basilea, nel 1552, la sua edizione del testo, corredato dai supplementi: Julii Obsequentis Prodigiorum liber, ab Urbe condita usque ad Augustum Caesarem, cuius tantum extabat fragmentum, nunc demum historiarum beneficio per Conradum Lycosthenem Rubeaquensem integritati suae restitutus. Polydori Vergilii Urbinatis de prodigii libri III (...). Basileae, ex officina J. Oporini, 1552.

A Lione (si ricordi che proprio a Lione si trovava il primo editore delle Profezie nostradamiche) Jean de Tournes pubblicò la versione italiana, tradotta da Damiano Maraffi, del De' Prodigii, nel 1554, precedendo di un anno la prima edizione delle centurie profetiche di Nostradamus.

Ma al di là dei riscontri cronologici, sono i confronti testuali a dimostrare che l'astrologo di Salon ha ampiamente conosciuto e utilizzato il libro di Giulio Ossequente con i supplementi di Licostene.

Esaminiamo alcuni casi, i più significativi.

Nelle Profezie, in III.21, leggiamo al primo verso:

Au crustamin par mer Hadriatique; il termine crustamin (con l'iniziale minuscola) ha richiamato a lungo l'attenzione -e le elucubrazioni- degli interpreti.

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Al capitolo 63 dell'opera di Ossequente-Licostene troviamo che «nella regione di Crustumerio (in agro Crustumino), antica città dei Sabini, presso le sorgenti dell'Alia, un enorme sasso cadde dal cielo nel lago di Marte».

Come si vede, il crustamin di Nostradamus è il Crustumino del testo originale latino del Libro dei Prodigi.

Una quartina delle Profezie (I.87) parla di uno sconcertante spettacolo: «due grandi rocce a lungo si faranno guerra». L'immagine è tratta dal libro di Ossequente-Licostene, nel cui capitolo 116 leggiamo: «Due monti corsero uno contro l'altro (duo montes inter sese concurrerunt) e cozzando con grande frastuono, si accesero mentre in mezzo ad essi, tra il fumo si alzò una fiamma verso il cielo; per questo scontro tutte le cascine arsero»; la distruzione per fiamma si ritrova anche nella citata quartina nostradamica: «Ennosigeo fuoco al centro della terra / farà tremare attorno a città nuova».

Un'altra profezia di Nostradamus trae il suo materiale visivo da un passo di Ossequente-Licostene (cap. 103), dove è riportato che, nel consolato di Gaio Mario e Gaio Flavio (102 a.C.) furono viste «armi in cielo combattere a oriente e ad occidente»; e in Nostradamus abbiamo: «Saranno udite in cielo armi combattere» (IV.43)

Ancora un passo del Prodigiorum liber appare in Nostradamus quasi letteralmente; nel capitolo 90, si parla di una terribile invasione di cavallette spinte dal vento e dal mare in Africa (Locustarum ingenta agmina in Africa quae a vento in mare deiectae, fluctibusque eiectae...)

In Nostradamus (III.82) troviamo la stessa scena: «le cavallette terra e mare vento favorevole» (les sauterelles terre & mer vent propice).

Un altro prestito quasi letterale è nella quartina I.19, ove si legge: «Allorché i serpenti verranno a circondare l'altare»; immagine che in Ossequente-Licostene appare due volte: nel capitolo 107: «Dinanzi al tempio di Apollo (...) fu trovato un serpente presso un altare», e nel capitolo 116: «(...) davanti al pretorio vide improvvisamente un serpente da una parte dell'altare».

Nel capitolo 67 di Ossequente-Licostene vi è riportata una invasione di cavallette che ricopre come una nube tutto l'agro Pontino; la quartina IV.48 è quasi una traduzione in versi del fenomeno: «Pianura Ausonia fertile, spaziosa / produrrà tafani sì numerose cavallette / luminosità solare diverrà nuvolosa, / rodere tutto, gran peste venir da essi».

In Ossequente-Licostene abbondano le piogge di sangue, terra e latte; ne troviamo diverse anche nelle Profezie: II.46, III.18, III.19, III.42; in quest'ultima quartina si parla di «pioggia di pietre in Toscana» e anche di un bambino che nascerà «con due denti in gola», che troviamo anche nella II.7 («uno nato con due denti nella gola») e che richiama Ossequente-Licostene (cap.66): »In Ossino nacque una bambina con i denti».

I mostri umani sono frequenti nelle pagine del Prodigiorum liber, e questo non ci stupisce, poiché le nascite di neonati deformi erano anticamente credute segni celesti, messaggi che la divinità inviava agli umani per ammonire o per preannunciare qualcosa di importante.

Anche Nostradamus prevede nascite anormali, ed i suoi mostri - nominati quattordici volte nelle Profezie - spesso hanno caratteristiche uguali a quelli descritti dal Prodigiorum liber: «Squarciato il ventre, nascerà con due teste / e quattro braccia...»; in Ossequente-Licostene (cap. 111): «Una bambina è nata morta con due teste, quattro mani... » (Puella biceps, quadrumana...).

Nostradamus (I.65): «Fanciullo senza mani mai visto sì grande fulmine»; Ossequente-Licostene (cap. 51): «Nel Piceno nacque un bambino senza mani né piedi».

Nostradamus (I.64): «...quando il porco mezzo uomo si vedrà...»; Ossequente-Licostene, al cap. 73: «A Cere un porcellino nacque con mani e piedi umani»; al cap.48: «In Sinuessa nacque un porco col capo di un uomo»; al cap. 37: «Fra i Tarquini nacque un porco con la testa di uomo»; ancora al cap. 46: «In Sinuessa nacque un porco con il capo di uomo».

Al termine di questa breve indagine (una pista per ulteriori ricerche), possiamo concludere che, ad un esame razionale, Nostradamus si conferma ermetista del suo tempo: non un essere sovrumano, ma un autore che, come tutti, assorbiva echi e suggestioni dalle opere che studiava, proprio alla ricerca di quel dono profetico che egli credeva di avere, e di cui ancora oggi troppi gli fanno credito.