Sindone: l'età  della Sapienza

Una nuova proposta per datare chimicamente il lenzuolo di Torino rivela rischi e fondamenti non del tutto scientifici

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  • 02-08-2006
  • di Gian Marco Rinaldi
Nel gennaio 2006 è stata diffusa la notizia di nuovi metodi di datazione che potrebbero permettere di risolvere il (presunto) mistero dell'età della Sindone di Torino. Di che cosa si tratta? Sono davvero stati messi a punto metodi innovativi che migliorano la pur ottima affidabilità del metodo del radiocarbonio?

No, quelli proposti sono tentativi di metodi chimici per datare la cellulosa e appaiono del tutto inadeguati per un reperto come la Sindone. L'assunto su cui si basano è il seguente. La cellulosa (contenuta nei vegetali come il lino del tessuto) si degrada col passare del tempo, cioè subisce alterazioni chimiche (per esempio carbossilazione e metilazione). Cercando di misurare (in vari possibili modi, più o meno indiretti) l'entità delle alterazioni, si risalirebbe all'età del reperto: maggiore è il degrado, maggiore è l'età. Sorvolando sulle difficoltà di quantificare con precisione l'entità delle alterazioni, resta un formidabile ostacolo. Infatti le alterazioni non procedono nel tempo a un ritmo costante e prefissato, ma dipendono da molteplici fattori. Lo stato presente di degradazione della cellulosa di un antico tessuto dipende da svariate circostanze della sua storia, non solo dall'età. Dipende, in origine, dalla specie vegetale, dal processo impiegato per la filatura e la tessitura, dalla possibile applicazione di sbiancanti o tinture. Poi, lungo tutti i secoli della sua vita, dipende dalle condizioni in cui il tessuto è stato conservato: temperatura, umidità, ventilazione, esposizione alla luce, presenza di contaminanti o di enzimi o di microrganismi, natura chimica delle sostanze venute a contatto, particolari trattamenti subìti. Due campioni della stessa età potrebbero presentarsi con un diverso grado di alterazione chimica e quindi con una diversa età apparente. Con il metodo della radiodatazione, per contro, l'isotopo del carbonio decade con un tasso che è noto con precisione e non dipende dalla temperatura né dagli altri fattori indicati. Essendo disponibile un metodo tanto affidabile come quello del radiocarbonio, non c'è motivo di ricorrere ai molto più incerti metodi chimici. Usare simili metodi equivale in un certo senso a stimare l'età di un foglio di carta in base al suo ingiallimento. Un foglio esposto al sole raggiunge in pochi giorni un ingiallimento che per un uguale foglio conservato nel chiuso di un cassetto richiederebbe anni. Due fogli di diversa pasta o fabbricazione ingialliscono diversamente anche se tenuti nelle stesse condizioni.

La Sindone è oggetto di accese controversie e una eventuale nuova datazione dovrebbe essere condotta con metodi il più possibile attendibili e sicuri. Se si facesse una datazione con metodi chimici, qualsiasi risultato potrebbe venire contestato e messo in dubbio.

Stupisce che ad avanzare una proposta così improbabile sia stato un chimico di alto prestigio accademico. Si tratta del professor Luigi Campanella. Ha la cattedra di Chimica dell'Ambiente e dei Beni Culturali presso l'università La Sapienza di Roma, dove in passato è stato anche direttore del Dipartimento di Chimica e preside della Facoltà di Scienze. Sul suo sito internet[1] si legge che è autore di oltre cinquecento pubblicazioni scientifiche e ha partecipato a oltre cinquecento congressi. È presidente del MUSIS (Museo Multipolare della Scienza e dell'Informazione Scientifica). È presidente di una delle Divisioni della Società Chimica Italiana ed è uno dei direttori degli Annali di Chimica pubblicati dalla Società. È membro di accademie, commissioni ufficiali e comitati. Merita quindi che si esamini con un certo dettaglio la sua proposta.

La candidatura


Seguiamo la cronaca delle ore in cui si è diffusa la notizia. Si comincia il 10 gennaio 2006 con una nota apparsa sul quotidiano Il Tempo. Campanella si candida per essere lui a dire la parola fine sulle controversie sull'età della Sindone. Leggiamo: "A ridare speranza ai tifosi dell'autenticità del lenzuolo che si ritiene abbia avvolto il corpo sanguinante di Cristo dopo la crocifissione, infatti, potrebbero essere nuovi metodi di datazione messi a punto nel laboratorio di Chimica de La Sapienza. Tecniche che l'ateneo capitolino, dice Luigi Campanella, ... chiede di poter utilizzare per stabilire esattamente la data del sacro lino. "Ci siamo candidati a studiare la Sindone - dice Campanella - al Vaticano abbiamo proposto l'utilizzo di tre metodi alternativi, già sperimentati e dimostratisi affidabili, con i quali potremmo contribuire a mettere la parola fine alla querelle sulla data d'origine della reliquia". (...) Si tratta di metodi di datazione enzimatici basati sui processi di alterazione che la cellulosa, come le fibre del lino, subisce nel tempo. "Sono metodi da noi sperimentati e confrontati, con ottimi risultati, con quelli tradizionali - continua Campanella - abbiamo provato con campioni di tessuto messi a disposizione da musei russi, su legno e carta invecchiati artificialmente"".

Torneremo sui campioni arrivati fin dalla Russia.

Il giorno seguente, 11 gennaio, nell'aula magna del Rettorato della Sapienza, Campanella teneva una conferenza dal titolo "La datazione dei Beni Culturali a partire dalla questione della Sindone". In un annuncio della conferenza, emesso dall'ufficio stampa dell'università, col titolo "Quanti anni ha la Sindone?", si legge che Campanella "... analizzerà la questione della datazione dei materiali cellulosici, alla luce di sistemi innovativi messi a punto nel [suo] laboratorio ... che potrebbero anche essere utilizzati per fornire nuovi elementi sulla vera età della Sindone. Le datazioni del famoso reperto variano, infatti, da 2000 anni fa, alla collocazione medievale della Sindone..."

Quali siano le "datazioni" che hanno dato un'età di 2000 anni, non ci è dato sapere. Sul sito della facoltà era presente un riassunto della conferenza a firma dello stesso Campanella, [2] che affermava: "La vera età della Sindone di Torino rimane un mistero. Mentre per alcuni tale età potrebbe essere pari a migliaia di anni collocandola nella stessa era di Gesù Cristo che visse 2000 anni fa, altri suggeriscono per la Sindone una nascita medioevale ed entrambe queste tesi si appoggiano, nel momento della formulazione, a risultati di prove scientifiche".

Quindi Campanella pensa che ci siano datazioni a 2000 anni fa che si appoggiano "a risultati di prove scientifiche". La prova più scientifica che io ricordi è quella delle monetine di Ponzio Pilato rimaste impresse sugli occhi. Campanella prosegue dando credito alla tesi di Ray Rogers, quella del rattoppo, attribuendola ai "Laboratori di Los Alamos (California)" che in realtà non hanno niente a che fare (e nemmeno sono in California). Poi continua a stupire quando ribadisce: "Sono stati portati a sostegno delle due tesi molti dati analitici basati su prove diverse e su considerazioni che riguardano anche le condizioni di conservazione e le perturbazioni (soprattutto termiche) subite. Queste analisi hanno impiegato tecniche spettroscopiche e radiometriche".

Speriamo che voglia dirci dove sono i "molti dati analitici basati su prove diverse" per una datazione al primo secolo. Il riassunto della conferenza si conclude con l'annuncio dei nuovi metodi: "Diviene interessante alla luce delle non univoche conclusioni esplorare l'ipotesi di metodi innovativi di datazione. In questo senso sono stati messi a punto nel nostro laboratorio due metodi enzimatici di datazione basati sui processi di alterazione che la cellulosa subisce nel tempo: carbossilazione, metilazione. L'impiego di enzimi capaci di utilizzare i gruppi carbossile e metile prodotti come substrato o come legante può essere trasdotta in un segnale elettrico oppure ottico la cui intensità risulta correlata all'età della cellulosa e quindi del campione che la contiene".

Lo stesso giorno, 11 gennaio, l'agenzia Adnkronos diffondeva un comunicato con un'intervista a Campanella, dal titolo "Sacra Sindone, un nuovo metodo chimico ci dirà quanti anni ha". Nel sottotitolo: "Un incendio potrebbe avere alterato le componenti diagnostiche e quindi falsato la datazione, ora le nuove analisi potranno darci indicazioni preziose sull'età". Viene annunciato: "Messo a punto da un chimico italiano un duplice metodo di analisi che potrà svelare l'età esatta della Sacra Sindone. A realizzare il metodo è stato Luigi Campanella, ordinario di Chimica dell'Ambiente e dei Beni Culturali all'Università La Sapienza di Roma, che, in un'intervista all'Adnkronos, svela i segreti della sua scoperta e spiega come, attraverso le sue innovative analisi chimiche sulla cellulosa del prezioso lenzuolo, sarà possibile arrivare a conoscere l'età del sacro reperto".

Al solito, si fa credere che ci siano esami, rispettabili quanto la radiodatazione, che assegnano il telo all'antichità. Si prosegue con le parole dello stesso Campanella: "La Sacra Sindone - spiega quindi Campanella - è ufficialmente datata al 1300, ma un incendio ne potrebbe avere alterato le componenti diagnostiche che hanno portato a queste datazioni con i metodi tradizionali. Cioè resta l'incertezza sulla vera età".

Quelli che chiama "i metodi tradizionali" sono un solo metodo, il radiocarbonio, che non viene turbato dal calore di un incendio, mentre sarebbero i suoi metodi chimici, essi sì, a risentirne.

La notizia venne subito ripresa, più o meno uguale, da diverse fonti giornalistiche, mentre Il Tempo tornò sull'argomento il 12 gennaio con un'altra nota dal titolo "Dalla chimica il 'segreto' della Sindone", dove Campanella ripeteva che sperava di poter realizzare al più presto l'esperimento sulla Sindone, "fornendo alla Scienza un contributo tutto romano utile di ricerca".
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Campioni della Sindone, avvolti nella stagnola e richiusi in contenitori metallici sigillati prima della radiodatazione al carbonio.


I risultati


Ci si aspetta che, per fare simili promesse, Campanella abbia pubblicato lavori che dimostrano la validità dei suoi nuovi metodi. Ho provato a cercare fra le sue pubblicazioni. Dovendosi trattare di innovazioni, ho cercato fra i lavori pubblicati negli ultimi cinque anni. Ho trovato un solo articolo, del 2005, all'interno del quale, in una breve sezione, vengono presentati risultati per la datazione di tessuti [3]. C'è un accenno a datazioni di tessuti in una presentazione a un congresso del 2002, ma il testo è solo riassuntivo e non fornisce dati [1]. A parte i tessuti, ci sono due articoli con tentativi preliminari sulla datazione del legno e uno che tratta di carta invecchiata artificialmente. È possibile che mi sia sfuggito qualcosa e naturalmente ci possono essere lavori in corso di pubblicazione. Comunque è certo che la datazione della cellulosa non sembra essere fra le priorità di Campanella, a giudicare dalle tantissime sue pubblicazioni su altri disparati argomenti. [2] Parleremo dunque dell'articolo [3]. [4] Non esaminerò i dettagli delle procedure sperimentali e mi limiterò a riportare i risultati così come dichiarati.

Per la maggior parte, l'articolo si occupa di esperimenti con campioni di legno. [5] Per tutti i campioni esaminati, di legno come di stoffa, il metodo si basa sui seguenti assunti. Con l'invecchiamento, sulla cellulosa si producono gruppi carbossilici. Nell'esperimento si impiega un particolare enzima che stimola una reazione chimica a cui partecipano i gruppi carbossilici. La reazione provoca una variazione nella quantità di ossigeno presente (nella misura di poche parti per milione), ed è questa variazione che viene misurata dalla strumentazione. Una maggiore età del campione è correlata con una maggiore presenza di gruppi carbossilici e quindi con una maggiore variazione nell'ossigeno misurato. Questo secondo la teoria, ma in realtà la situazione potrebbe essere più complicata e lo stesso autore, per uno dei campioni di legno, ipotizza che nel corso della sua storia ci sia stato qualche evento che ha distrutto, anziché creare, i gruppi carbossilici, producendo così un ringiovanimento dell'età stimata. [6]

Campanella usa cinque (o forse sette) campioni di tessuti di varie età supposte note (solo tre sono antiche), per costruire una curva di calibrazione. A questo scopo, si prepara un grafico dove per ogni campione si mette un punto con coordinate che sono l'età nota, in orizzontale, e la rilevazione sperimentale, cioè la variazione misurata per l'ossigeno, in verticale. Poi si traccia una curva che interpola i punti e che servirà come riferimento per le datazioni dei campioni di cui si vuole stimare l'età. Per i cinque campioni l'andamento è abbastanza lineare e l'interpolazione viene fatta con una retta (anche se i tre campioni antichi, dal secolo VIII al XVI, hanno in realtà un andamento che non è bene in linea con i due campioni contemporanei). Non vengono forniti dettagli sperimentali, valori numerici o tabelle, a parte il grafico mostrato nella figura 6 dell'articolo. I tratti verticali in corrispondenza di ciascun punto indicano l'incertezza della misurazione (si suppone a una deviazione standard) e gli intervalli sono molto ampi. Rispetto alla retta ottenuta dagli stessi punti, il campione più antico, del secolo VIII, avrebbe una stima dell'età su un intervallo di date di calendario dal 600 al 1350, mentre il più moderno, del 2000, andrebbe dal 1750 al 2500. (Usando due deviazioni standard, per una probabilità del 95 per cento, gli intervalli raddoppierebbero.)

Sulla base di questa calibrazione, si fa un test su un unico reperto per verificare la stima dell'età. Il reperto è la tela di un dipinto del XII secolo. Vengono fatti sette prelievi, alcuni sul bordo dove la tela è chiusa entro una cornice, gli altri nella zona centrale dove la tela è esposta. Le misurazioni danno valori, per la variazione dell'ossigeno, su un intervallo larghissimo, da circa due a circa sette parti per milione. L'autore non fornisce le corrispondenti età. Non è chiaro se le si possa dedurre dal grafico di figura 6 perché non si capisce se le misurazioni siano espresse in unità standardizzate rispetto alla massa del campione e alla durata della reazione. In mancanza di altre indicazioni, ho provato a stimare le età dal grafico. Si ha allora che la data a cui risale la tela va dall'anno 1400, nel passato, per i prelievi dalla zona esposta, fino all'anno 3000, nel lontano futuro, per i prelievi in zona protetta dalla cornice. Se il risultato non è dovuto a errori sconosciuti, si deduce che le condizioni in cui il tessuto è conservato influiscono fortemente sulla stima dell'età. E si noti che qui abbiamo prelievi eseguiti dallo stesso pezzo di stoffa, quindi con condizioni di conservazione identiche, a parte la collocazione dentro o fuori la cornice. Si può immaginare allora quali possono essere le differenze per campioni che hanno avuto una storia completamente diversa.

Campanella si rende conto delle difficoltà e le dichiara in conclusione dell'articolo: "Tuttavia, diversi prevedibili limiti del metodo cominciano a comparire chiaramente: lo stato di conservazione del reperto sembra essere il limite principale e può essere superato, per esempio, almeno in parte, nel caso del legno, prelevando il campione a una certa profondità nel reperto e non dalla superficie; nel caso di reperti di tessuto o carta, però, questo limite sembra molto difficile da superare. Tuttavia, a dire il vero, di quale metodo di datazione si può dire che sia del tutto indipendente dallo stato di conservazione del campione?"

Sull'ultima frase di Campanella va detto che, se nessun metodo è perfetto, può esserci però un metodo migliore di un altro. Nel caso della Sindone, il metodo di elezione è quello del radiocarbonio e non c'è motivo di preferirgli metodi sicuramente inferiori come quelli chimici da lui invocati. [7]

Riassumendo, ho trovato un solo articolo di Campanella dove vengono presentati risultati per la datazione di tessuti. Viene descritto un test su un tessuto che dovrebbe essere del XII secolo ma che dà una datazione fra il 1400 e il 3000 a seconda della posizione del prelievo. Lo stesso autore ammette la precarietà del metodo. Con questi presupposti, Campanella vorrebbe candidarsi per la datazione definitiva della Sindone. Ci resta solo da sperare che abbia risultati migliori in corso di pubblicazione.

I campioni dalla Russia


Campanella non fornisce alcuna informazione sui campioni tessili usati per la calibrazione della sua figura 6, benché proprio su quei campioni venga costruito il riferimento da usare per le successive stime. È misteriosa la provenienza geografica, così come la natura del filato (per esempio lino, cotone, canapa) e il tipo di tessitura. Non è noto se i tessuti siano al naturale o candeggiati o tinti. Non si conosce lo stato apparente di conservazione. Non si sa niente sulla loro storia, per esempio se provengano dall'armadio di una chiesa (quindi probabilmente abbastanza puliti) o da una sepoltura (quindi sicuramente sporchi). Non si sa come sia stata accertata l'età nominale, quella supposta nota ai fini della calibrazione, se sulla base di considerazioni storiche o in seguito a un esame al radiocarbonio. Inoltre Campanella non dice se è stato applicato sui campioni un trattamento di pulizia (che potrebbe alterare la cellulosa).

Campanella ci dice una sola cosa, che non contribuisce a rassicurarci: i campioni gli sono stati forniti da Dmitrij Kuznetsov. Sì, lo stesso Kuznetsov di cui raccontai la storia nel 2002 su Scienza & Paranormale [7]. [8] Campanella si riferisce alla difficoltà di reperire campioni antichi e spiega: "Un inconveniente forse anche maggiore di questo tipo di reperti è la grande difficoltà che si incontra per trovare campioni datati con certezza che possano essere "sacrificati" per costruire curve archeometriche. Per esempio, i reperti tessili usati per costruire la linea retta in fig. 6 ci furono eccezionalmente forniti dal prof. Kuznetsov dell'Università di Mosca".

Qui Campanella appone un rimando alla bibliografia dove c'è un articolo di Kuznetsov del 1996, di cui diremo subito. Il riferimento a questo articolo prova che si tratta proprio del nostro personaggio, altrimenti si resterebbe nel dubbio: il cognome è molto comune in Russia (e non viene indicato il primo nome), e il nostro, che si sappia, non è professore all'Università di Mosca. [9] Nei ringraziamenti finali, si legge: "Gli autori desiderano ringraziare il prof. Kuznetsov dell'Università di Mosca per i campioni di tessuto forniti".

Si rimane perplessi di fronte a un Kuznetsov nel ruolo di dispensatore di antichi reperti. Come ho spiegato in [7], Kuznetsov pubblicò, fra il 1994 e il 2000, articoli in cui descriveva esperimenti condotti su antichi tessuti, ma a quanto sembra non disponeva dei campioni su cui sperimentare e si inventò i risultati di esperimenti che non aveva mai condotto. Se dunque non disponeva di campioni per se stesso, è strano che ne abbia avuti da fornire, sia pure "eccezionalmente", a un italiano per ricerche alle quali non partecipava.

Nell'ipotesi che Kuznetsov abbia solo fatto da intermediario fra Campanella e qualche museo russo che possedeva i campioni, sarebbe opportuno che venisse citato il museo di provenienza. Si vorrebbe anche sapere se l'età presunta di ciascun campione venne dichiarata dai responsabili dei musei o dallo stesso Kuznetsov.

Se invece i campioni, con le relative informazioni, furono forniti direttamente da Kuznetsov e non da un museo o da una istituzione, non rischiamo di essere troppo sospettosi, visti i trascorsi del personaggio, se ci chiediamo quanto ci possiamo fidare di lui. Bisognerebbe escludere l'ipotesi che Kuznetsov abbia preso alcuni pezzi di stoffa un po' vecchi, ne abbia stimato in qualche modo il livello di alterazione della cellulosa e abbia dichiarato per ciascuno una età fittizia più o meno antica in proporzione alla degradazione. È anche possibile invecchiare i campioni artificialmente.

Kuznetsov riabilitato?


In presenza di gravi indizi di frode scientifica, per i quali Kuznetsov non ha mai fornito una spiegazione, sarebbe opportuno, e conforme alla prassi, che i lavori incriminati non venissero più citati in altri articoli come se fossero validi. È stato quindi con sorpresa che ho trovato che Campanella, in (almeno) tre occasioni, cita risultati di Kuznetsov e non ne mette in dubbio la validità. In una presentazione a un congresso a Pisa nel 2002 [1], il testo di Campanella si conclude così: "Più recentemente abbiamo preso in considerazione un altro metodo enzimatico, introdotto da D.A. Kuznetsov e basato sulla reazione di demetilazione di materiale cellulosico, catalizzata dall'enzima (SAMT) s-adenosilmetionina-trasmetilasi, ma da noi modificato nella rivelazione HPLC, diversa da quella utilizzata dall'autore sopra ricordato e nell'impiego di un enzima non purificato. L'applicazione, per il momento limitata solo a reperti tessili, ha fornito risultati in buon accordo con quelli descritti da D.A. Kuznetsov".

Il testo, che è solo un riassunto, non fornisce riferimenti bibliografici, ma l'unico articolo di Kuznetsov in cui usa (cioè dice di usare) il SAMT è quello del 2000 [6] che viene esaminato, nel mio dossier [7], nella sezione "Fantasmi irlandesi" (da p. 54). Kuznetsov afferma di avere condotto gli esperimenti su campioni di antichi tessuti irlandesi. Nel mio resoconto viene portata abbondante evidenza che Kuznetsov non ebbe a disposizione quei campioni. All'epoca del congresso di Pisa, 30 settembre-1 ottobre 2002, il numero 43 di S&P era uscito solo da poco (distribuito entro la prima metà di agosto), ma avevo già informato Campanella sulla sostanza del contenuto. In particolare, già alla fine del 2000 gli avevo riferito in relazione all'articolo sui tessuti irlandesi, che era quello da cui l'inchiesta era partita.

In [3], come abbiamo detto, Campanella cita un articolo di Kuznetsov del 1996 [5]. È uno degli articoli esaminati nel mio dossier nella sezione "I palazzi invisibili" (da p. 37). Nell'articolo Kuznetsov sostiene di avere condotto esperimenti su diversi campioni di antichi tessuti forniti da vari musei a Mosca e altrove. Dalla mia indagine non risulta che abbia mai avuto a disposizione i campioni, per lo meno non tutti.

In un altro articolo del 2005 [4], Campanella ha un rimando allo stesso articolo di Kuznetsov del 1996, posto alla fine della seguente frase: "Tutto si basa sull'assunzione che la cellulosa, come costituente principale della carta, dopo invecchiamento naturale o artificiale è soggetta a processo di complessa degradazione che porta alla formazione di gruppi carbossilici sulla sua molecola".

Quindi a riprova di tale assunzione porta l'evidenza contenuta nell'articolo di Kuznetsov, che evidentemente considera valido.

Se Campanella, che era stato da me informato in anteprima sull'evidenza a carico di Kuznetsov, nonostante tutto cita ancora come validi i lavori incriminati, suppongo di dovere ritenere che considera non probanti i risultati della mia inchiesta. E continua a fidarsi di Kuznetsov. Dato che lo conosce di persona, saprà giudicarlo.[10]

Gian Marco Rinaldi
Scrittore e storico


Note


3) Un elenco delle sue pubblicazioni si trova nel suo sito personale già citato e anche, un po' più aggiornato, in un suo sito presso l'Istituto di Chimica: www.chem.uniroma1.it/dinamico/scheda_doc1.php?userid=campanella In questi cinque anni, Campanella ha pubblicato circa 120 articoli, come dire due al mese, e si tratta per lo più di lavori sperimentali che dovrebbero richiedere un certo tempo. Inoltre è stato supervisore di 94 tesi di laurea. Per non parlare dei congressi nazionali e internazionali. I nomi dei co-autori sono molti, in totale un centinaio, ma si tratta probabilmente quasi sempre di giovani dottorandi, non di ricercatori con esperienza. Attualmente il gruppo dei suoi collaboratori, quale indicato nel sito dell'Istituto, conta sette persone: un altro professore, un ricercatore assegnista, un tecnico e quattro dottorandi.
4) L'articolo è scaricabile dietro registrazione: www3.interscience.wiley.com/cgi-bin/abstract/109932678/ABSTRACT Gli altri autori sono il professor Mauro Tomassetti, l'assegnista Gabriele Favero e le dottorande Federica Chicco e Tania Gatta.
5) Per il legno la situazione è meno problematica rispetto ai tessuti. Prelevando una porzione interna, al di sotto della superficie, si ha un materiale che non è stato esposto alla luce o ad agenti chimici esterni e non ha subìto trattamenti o processi di lavorazione. Eventuali risultati ottenuti col legno non sarebbero automaticamente applicabili ai tessuti. Fra i pochi campioni di legno considerati nell'articolo, ce n'è uno che richiede un commento. Si tratta di un ramo di pino tagliato nove mesi prima. Il risultato della datazione ha dell'incredibile: 8,4 mesi con una incertezza (si suppone a una deviazione standard) di più o meno un mese! Una precisione con un errore di un mese è impensabile per questo tipo di stima. L'autore non spiega come ha ottenuto questo numero. È auspicabile che fornisca i dati grezzi e mostri quali calcoli ha eseguito, altrimenti resta il forte sospetto che abbia sbagliato qualcosa. Si può aggiungere che nella fotografia della sezione del ramo si contano una trentina di anelli, corrispondenti agli anni di crescita. Disponendo di una precisione al livello del mese, si potevano fare diversi prelievi, al centro o alla periferia, per verificare se il tempo di crescita non ha effetto nei riguardi della produzione di gruppi carbossilici.
6) Il reperto è un pezzo di legno che proviene da una nave "dell'inizio del XVIII secolo", come è specificato per ben tre volte. Ma la sua età nominale (quella nota in anticipo) è indicata come 150-200 anni, ciò che non si accorda con una nave dell'inizio del Settecento. Ci sono motivi per identificare questo reperto con un legno che, in un precedente articolo [2], è indicato come proveniente da una nave del 1803-06, cioè dell'inizio del XIX secolo, non del XVIII. (Chi si occupa di datazioni dovrebbe sapere come sono numerati i secoli.) Allora l'età non è di 150-200 anni ma di 200 (come limite inferiore, perché il legno poteva già essere vecchio quando la nave fu costruita, a parte la questione degli anelli). L'età trovata con l'esperimento di datazione è 110 anni, circa la metà (ma l'entità dell'errore non va commisurata all'arco dell'età e cento anni non sono un grosso scarto relativamente alla precisione che ci si può aspettare). L'autore commenta che l'età è stata sottostimata "a causa del cattivo stato di conservazione del campione". A prima vista, ci si aspetterebbe che la cattiva conservazione causi un maggior degrado della cellulosa e quindi un invecchiamento dell'età apparente. Ma Campanella ipotizza che ci sia stato uno "stress termico" (il legno appare annerito) che "può avere parzialmente danneggiato il campione, distruggendo anche parecchi gruppi carbossilici presenti nella cellulosa", e una minore quantità di tali gruppi si traduce, secondo la regola adottata, in un ringiovanimento dell'età stimata. Si vede che le vicende della storia del reperto potrebbero così alterare il risultato della datazione nei due sensi, rendendo più confusa l'interpretazione dei risultati.
7) Questo è tanto più vero perché le tecniche di radiodatazione hanno compiuto ulteriori notevoli progressi negli ultimi anni. Nel 1988, quando fu fatto il prelievo sulla Sindone, era necessario un quadratino di tessuto dell'ordine di grandezza di un centimetro di lato. Oggi basterebbe anche solo un centimetro di lunghezza di un singolo filo, quindi non c'è il timore di danneggiare il lenzuolo con il prelievo.
8) In [7] comparve il resoconto della mia indagine su Kuznetsov. Risultò che c'era pesante evidenza di frode scientifica per una serie di articoli relativi alla datazione di tessuti, in particolare della Sindone, e alla chimica della cellulosa. Kuznetsov era già stato accusato di frode scientifica in relazione a un precedente lavoro in altro campo. Non risulta che abbia mai replicato alle critiche. Quando entrai in corrispondenza con Kuznetsov nel 2000, seppi da lui che conosceva il professor Campanella. Allora mi misi in contatto con Campanella che gentilmente mi fornì alcune informazioni, per esempio relative al laboratorio di Kuznetsov a Mosca che lui aveva visitato. Già a partire dalla fine del 2000, informai Campanella sulle prime risultanze dell'inchiesta e sui gravi indizi di frode scientifica che stavano emergendo. Il nome di Campanella è citato tre volte in [7] (p. 32, p. 41, p. 47), oltre che nei ringraziamenti finali.
9) Quando si dice Università di Mosca, bisogna intendere che ci si riferisca alla grande università di quella città, nota internazionalmente col nome di Moscow State University (MSU). Dubito che Kuznetsov possa essere professore nella MSU. Di certo, fino al 1999 non aveva avuto alcun rapporto con la MSU. In [7], p. 59, ho discusso un suo ambiguo riferimento del 2000, concludendo che forse (ma non c'era conferma) Kuznetsov aveva rapporti con una "università" che non era quella statale ma una cosiddetta "Università di Natalia Nesterova" che era ed è una scuola privata di Mosca, non ha alcuna parentela con la MSU, non ha dipartimenti di chimica né biologia, non svolge attività di ricerca in questi campi. Dopo il 2000, non ho più avuto contatti con Kuznetsov e non ho alcuna informazione sulle sue recenti o attuali posizioni professionali, posto che ne abbia. Dopo quel che è successo, troverei molto strano se nel 2005 Kuznetsov si ritrovasse ad avere una cattedra alla MSU. Naturalmente Campanella può essere meglio di me informato su questo punto, dato che forse è tuttora in contatto con Kuznetsov. Però aggiungerei che non c'è da fidarsi di quello che dice lo stesso Kuznetsov sul suo posto di lavoro (in [7] c'è più di un esempio in proposito). D'altra parte Campanella dice (nella versione inglese del curriculum sul suo sito) di essere stato "visit[ing] scientist", fra gli altri luoghi, in Russia, per la quale indica, come istituzione/i dove è stato ospite, "Moscow University and Museum". (Quale museo? A Mosca ce ne sono a centinaia.) Se quindi è stato alla MSU e se ha ancora contatti, gli sarà facile verificare se là ci sia un professore che corrisponde al nostro uomo.
10) A scanso di equivoci, tengo a precisare che, ovviamente, durante l'inchiesta su Kuznetsov non trovai il benché minimo indizio di una possibile complicità di Campanella nelle presunte frodi scientifiche del russo. Non esistono, che io sappia, pubblicazioni dove i due nomi siano assieme come co-autori. Né mi risulta che il nome di Campanella sia mai stato citato, per esempio nei ringraziamenti, in un articolo di Kuznetsov.


Bibliografia


  • Campanella L., Favero G., Tomassetti M., Vecchio S., "Metodi termoanalitici ed enzimatici per l'analisi e la datazione di reperti cellulosici (lignei, tessili, cartacei)", dal convegno "Il legno nella storia e nell'arte", Pisa, 30 settembre -1 ottobre 2002.
  • Campanella L., Favero G., Rodante F., Tomassetti M., Vecchio S., "Thermogravimetric and kinetic methods to date wood finds. First results", Annali di Chimica, 93, 2003, pp. 897-907.
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  • Campanella L., Battilotti M., Costanza C., "Studies on simulated ageing of paper by photochemical degradation", Annali di Chimica, 95, 2005, pp. 727-740.
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