Il paranormale religioso

La Sindone è autentica

  • In Articoli
  • 16-11-2006
  • di Gian Marco Rinaldi
Mosca. La notizia sembrerebbe davvero incredibile. Vediamo come è stata riportata, per esempio, su La Stampa del 14 settembre 2006. In prima pagina un rimando annuncia: «“La Sindone è autentica”. Firmato KGB». L'articolo[1] in una pagina interna ha il titolo: «“La Sindone è di Gesù”. Parola degli 007 russi». Nel testo si legge: «Gli scienziati hanno condotto un accurato test di indagine criminologica, basata su prove di laboratorio». E ancora: «Hanno passato mesi a invecchiare stoffe di lino in varie situazioni, arrivando alla conclusione che il sudario conservato a Torino ha davvero duemila anni e proviene dalla regione di Gerusalemme». L'articolo continua spiegando che «i criminologi del “Fsb”» hanno ricostruito i dettagli della passione e crocifissione a partire dall'immagine della Sindone. Infine «gli agenti del “Fsb” hanno anche chiarito in via sperimentale il mistero dell'impronta sulla Sindone», cioè hanno riprodotto quello che secondo loro fu il processo di formazione dell'immagine.

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La prima verifica da fare è se la Stampa riporti fedelmente quanto apparso sui giornali russi. Viene citato come fonte il settimanale Zhisn (“Vita”) con un articolo del 13 settembre che si può vedere qui [2] nell'originale oppure qui [3] in traduzione inglese. Le stesse notizie si trovano anche in molti altri articoli apparsi in quei giorni sui giornali in Russia. La Stampa compendia, senza alterarne la sostanza, quanto apparso su Zhisn, ma con una omissione rilevante. Infatti non cita il nome dell'autore della ricerca, riportato invece da tutte le fonti russe, e dice genericamente che gli autori sono «gli esperti dei servizi segreti di Putin», o «i cervelloni del “Fsb”, l'erede russo del “Kgb” sovietico», o ancora, come si è visto sopra, i «criminologi» o gli «agenti del FSB». Si lascia quindi intendere che la ricerca sia stata fatta ufficialmente su iniziativa dei servizi segreti, non su iniziativa personale di qualche dipendente dei servizi stessi. In realtà il lavoro è stato condotto in prima persona (o al più con la collaborazione di un paio di colleghi) da Anatoly V. Fesenko, un ingegnere che si trova nell'insolita doppia veste di sindonologo e di membro dei servizi segreti. Anche così, la notizia appare sorprendente perché Fesenko non occupa una posizione subalterna ma ha un ruolo piuttosto importante nei servizi. Vediamo chi è.
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Fesenko ha una laurea al massimo livello, porta anche il titolo di professore ed è stato insignito di una onorificenza ufficiale per il suo lavoro scientifico. Da parecchi anni è (o almeno è stato fino a tempi molto recenti) il direttore dell'Istituto di Criminalistica di Mosca, che fa capo a una delle divisioni, quella del Servizio scientifico e tecnico, del Servizio di Sicurezza Federale (FSB, con le iniziali delle parole in russo, in parte erede del vecchio KGB). La criminalistica è la disciplina che studia il campo generalmente indicato come polizia scientifica, quindi analizza le tracce lasciate sul luogo di un crimine per cercare di identificarne gli autori. L'istituto di Fesenko si occupa in particolare di antiterrorismo e quindi opera e fornisce i mezzi tecnici per rivelare la presenza di esplosivi, per analizzare i residui di una esplosione, per neutralizzare ordigni inesplosi. Si estende inoltre alla prevenzione di terrorismo chimico o batteriologico. Sperimenta l'uso del poligrafo (macchina della verità) negli interrogatori. Conduce le altre usuali indagini della polizia scientifica, come l'esame del DNA. In una intervista del 2002, Fesenko vantava per esempio fra i suoi successi la lunga indagine per accertare le cause del disastro del sommergibile Kursk nel 2000, e l'indagine sulle cause dell'abbattimento di un aereo di linea sul Mar Nero nel 2001. Per questo incidente, Fesenko e i suoi uomini, esaminando il relitto, dimostrarono che l'aereo era stato abbattuto da un missile di cui identificarono il modello, permettendo così di attribuire la responsabilità a un missile ucraino lanciato per errore.

Per chi ha una competenza professionale come quella di Fesenko, non ci si aspetta certo che possa arrivare a convincersi che la Sindone sia autentica. Invece ha convinzioni che non hanno niente da invidiare a quelle dei più accesi sindonologi. Cominciò a presentare relazioni nei congressi della nascente sindonologia russa verso il 2000, quando era già direttore dell'Istituto del FSB. Nel 2001 riuscì a pubblicare un articolo sindonologico (di cui diremo) sul Bollettino della Accademia delle Scienze russa. Seguì un altro articolo nel 2003. Ora, come si è visto, tutti i giornali russi hanno dato notizia dei risultati complessivi della sua ricerca, per la quale però, al momento, non viene indicata una fonte originale a firma dello stesso Fesenko.

Per quanto se ne sa, Fesenko si è esercitato nelle solite deduzioni che i sindonologi sanno trarre dall'esame delle fotografie della Sindone, relative per esempio alle modalità della passione, crocifissione e morte di Gesù. Ha però anche introdotto due elementi originali. Il primo è la sua spiegazione per rendere conto del risultato medievale della datazione del 1988. Si rifà all'incendio del 1532, come il suo concittadino Dmitry Kuznetsov (vedi S&P 40), ma non incolpa il calore o il fumo bensì l'olio di oliva (o forse di altri semi). Proprio così. Dice che, dopo l'incendio, il telo, affumicato e sporco, dovette essere ripulito dalle suore di Chambéry. Che cosa si usava all'epoca per ripulire un quadro? Appunto lo si strofinava con un tampone imbevuto di olio. Un po' di olio è rimasto sul telo, apportando nuovo carbonio, e ha alterato la datazione.

Nell'articolo citato del 2001, Fesenko calcola quanto olio del 1532 è necessario supporre presente sulla Sindone per spostare la datazione del telo dall'epoca di Cristo al 1300. Dopo avere impostato una equazione, ricavato una formula e fatto i calcoli, trova che sarebbe sufficiente una quantità di olio pari al 7% del peso del lenzuolo. In realtà è ben noto, e si può trovare con un calcolo elementare, che la quantità dovrebbe essere molto maggiore. L'articolo [4]è disponibile in rete e chi vuol divertirsi può leggerlo (con l'aiuto magari di un traduttore automatico). Se esistesse un premio per i più clamorosi errori di calcolo apparsi su riviste scientifiche autorevoli, Fesenko potrebbe candidarsi con questo articolo. Basti considerare che calcola il suo 7% usando una formula che, se applicata per una quantità un po' maggiore di olio, sposterebbe l'esito della datazione in epoca più recente del 1532. Come dire che, aggiungendo un po' di olio del XVI secolo a un lino del I secolo, si ottiene un reperto che analizzato oggi col C14 dà un esito posteriore al XVI secolo! Per esempio, se l'olio fosse il 12%, la datazione darebbe un risultato alla nostra attuale epoca, 2000 e oltre. Aumentando ancora l'olio, si finirebbe nel lontano futuro. L'articolo porta la firma di altri tre autori, oltre a Fesenko. Uno di loro, Y.N. Tilkunov, sembra essere anche lui nel FSB e in posizione di responsabilità, ma non ne sono sicuro. Un terzo autore è A.V. Belyakov, un fisico di cui non conosco la posizione professionale, che è direttore di un centro sindonologico di Mosca. Non ho notizie sul quarto autore. Va aggiunto che l'articolo fu poi oggetto di una netta stroncatura [5] sulla stessa rivista.

Il secondo aspetto originale nei lavori di Fesenko è l'ipotesi sulla formazione dell'immagine, cioè su come il cadavere di Gesù poté stamparsi sul telo. Gesù, ci viene detto, nelle ultime ore prima della morte era affaticato e sudato e sottoposto a un forte stress. Ecco allora che Fesenko e collaboratori hanno trovato un dipendente dell'Istituto che avesse capelli lunghi, barba e baffi, lo hanno fatto stare in palestra per ore di seguito, sottoponendolo a sforzi fisici intensi, poi, tutto sudato ed esausto com'era, gli hanno coperto il volto con un tessuto di lino e lo hanno lasciato lì per alcune altre ore. Infine hanno riscaldato il telo e hanno visto uscire una immagine del volto che, nelle parole di Fesenko, «era molto accurata, quasi una fotografia». Possiamo ammirare tale immagine nell'articolo[2] su Zhisn (e qui a fianco), ed è così brutta che non ci si meraviglia se gli altri giornali si sono guardati dal riprodurla.
Gian Marco Rinaldi

Note