Svelato il segreto di padre Fourcault

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  • 03-06-2026
  • di Sofia Lincos
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Università di Parma, Museo di Storiografia Naturalistica
Per quasi tre secoli, molti hanno cercato di risolvere un enigma: come fece padre Jean Baptiste Fourcault, tassidermista del XVIII secolo, a inserire animali impagliati in ampolle di vetro attraverso fori d'ingresso più piccoli delle loro dimensioni? Un recente studio pubblicato sulla rivista Museologia Scientifica[1] ha risolto il mistero applicando tecniche radiografiche e tomografiche.

Padre Fourcault (1719-1755) nacque in Francia e giunse a Parma nel 1763 come ornitologo del duca Filippo I di Borbone. Negli anni, riuscì a creare una collezione di uccelli impagliati che nel 1766 diede origine al Gabinetto di Ornitologia, confluito poi nell’attuale Museo di Storiografia Naturalistica dell’Università di Parma (MUST).

È qui che sono tuttora conservati alcuni dei suoi preparati: animali chiusi in ampolle di vetro sigillate, ma con imboccature più piccole delle dimensioni degli esemplari stessi. Come fosse possibile, Fourcault non lo rivelò mai a nessuno. Nel becco di una ghiandaia, uno dei reperti più sorprendenti, lasciò persino un piccolo cartiglio: “Confermo che il padre Fourcault mi ha fatto entrare in questo vaso passando dalla sua apertura”.

Un team di ricercatori dell’Università di Parma, guidato da Davide Persico, ha analizzato quattro dei preparati più misteriosi utilizzando radiografie e tomografie computerizzate. Le immagini hanno rivelato una serie di stratagemmi che, combinati insieme, spiegano come Fourcault riuscisse nell’impresa.

Il trucco era semplice: il vero foro delle ampolle era in realtà molto più largo di quello apparente. Fourcault applicava all’imboccatura un colletto di vetro, che riduceva visivamente l’apertura a circa un terzo delle sue dimensioni effettive. Camuffava poi questa giunzione con eleganti cordicelle decorative.

Per quanto riguarda gli animali, le analisi hanno mostrato che il tassidermista conservava soltanto il cranio e la base scheletrica degli arti, creando sagome con un telaio in fil di ferro imbottito con muschio sfagno e stoppa. Questa struttura era comprimibile: intercapedini vuote tra l’imbottitura e la pelle permettevano di ridurre il diametro degli esemplari fino al 60%.

L’ipotesi più accreditata è che Fourcault avvolgesse gli animali in un cono di carta che li comprimeva durante l’inserimento, per sfilarlo quando il preparato era nell’ampolla. Il telaio interno, sagomato a forcella elastica, si riduceva all’ingresso per poi ritornare alla forma originale.

Fourcault completava il tutto con una serie di elementi scenografici. Gli oggetti troppo grandi per passare dal foro – come basamenti in legno e trespoli – erano in realtà costituiti da elementi separati, accuratamente assemblati all'interno dell’ampolla con tecniche simili a quelle usate per le navi in bottiglia. Le giunture erano poi nascoste da strisce di carta e cartigli. Insomma, una serie di semplici, ma suggestive, illusioni: come sottolineano i ricercatori, siamo di fronte all’arguzia tipica del secolo dei Lumi, che combinava il rigore scientifico con il gusto per il teatro e per la meraviglia.

Note

1) Persico D., Amarante M., Giovagnoni A., Volta A., 2025. “La misteriosa collezione tassidermica di padre J.B. Fourcault: svelato il segreto degli animali in bottiglia”, Museologia Scientifica, nuova serie, 19: 33-48. DOI: 10.53246/ANMS0055