Gli studenti chiedono più Newton, Galileo e Leonardo

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  • 08-08-2007
  • a cura di Carla Cigognini
Napoli. Un rapporto presentato il 3 maggio dalla Fondazione IDIS-Città della Scienza diretta da Luigi Amodio lancia un monito e un’informazione: gli studenti provenienti dai ceti sociali svantaggiati apprendono e amano la scienza e la tecnologia più dei loro coetanei dei ceti sociali elevati; ma manca una strategia di educazione scientifica più attenta nei programmi scolastici.
Il Rapporto giunge a conclusione di due anni di intenso lavoro del progetto “So... Science”, realizzato dalla Fondazione IDIS e finanziato dalla Commissione Europea nell’ambito del VI Programma Quadro (Scienza e Società), e raccoglie una serie di interventi che riguardano le attività di comunicazione scientifica e di sperimentazione didattica realizzate in questi anni dalla Fondazione IDIS-Città della Scienza.
Risultati significativi, soprattutto se confrontati con i dati di Eurydice (www.indire.it ), la rete di informazione sull’istruzione in Europa, sull’insegnamento delle scienze nelle scuole, che sottolinea, infatti, la carenza sempre più preoccupante di vocazioni in questo settore.
I curatori del progetto hanno basato la loro ricerca su 600 studenti provenienti dalle 11 scuole coinvolte, situate in Napoli e nei grossi centri della periferia, in quartieri e in comuni dove, oltre alla camorra, dilagano l’evasione scolastica, la microcriminalità, le tossicodipendenze, la disoccupazione.
La maggior parte degli studenti napoletani tra i 10 e 16 anni, provenienti da classi sociali disagiate, condividono un parere positivo su molti aspetti del ruolo della scienza e della tecnologia nella società e hanno raggiunto risultati migliori in termini di abilità descrittiva e rappresentazione dei fenomeni studiati.
«I dati statistici vanno letti sempre con prudenza – ha affermato Mario Campanino che ha curato la pubblicazione – ma occorre sottolineare che questo risultato non può essere considerato semplicemente un caso isolato. La capacità degli studenti, provenienti dai ceti sociali deboli, di approfittare delle occasioni formative in ambito scientifico, è superiore, in particolare in riferimento alle attività educative non formali».
Dal punto di vista dell’elaborazione e della diffusione di una metodologia innovativa per l’insegnamento delle scienze nelle scuole, il Rapporto sottolinea altri dati importanti su cui può aprirsi la discussione fra gli insegnanti, le scuole e chi più in generale si occupa di formazione: quella relativa alla scuola come comunità di sapere e di pratica impostata su di un corretto equilibrio tra insegnamento formale, non formale e informale. «Con questo lavoro di ricerca - sottolinea Silvano Tagliagambe - si vuole offrire al lettore (insegnanti e studenti) uno strumento su cui riflettere in direzione di una più ampia comprensione del modo in cui si strutturano le esigenze, le dinamiche, i processi e i meccanismi del sistema scuola, ancora oggi troppo “isola autoreferenziale” e non in comunicazione con la società».