La radioestesia fallisce un test in doppio cieco

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  • 08-08-2007
  • di Andrea Albini
Chi pratica la radioestesia dice di riuscire a percepire attraverso attrezzi particolari – pendolini, bacchette e strumenti da rabdomante di forme diverse – “vibrazioni” che altrimenti passerebbero inosservate ai cinque sensi. Queste vibrazioni permetterebbero di indovinare la collocazione di corpi o oggetti nascosti, ma anche le condizioni di salute degli individui e altro ancora. Considerando che l’esistenza di queste “vibrazioni” è – e continua a rimanere – sconosciuta alla scienza, lo studio critico della radioestesia (e della correlata rabdomanzia) si è finora concentrato principalmente su due fattori: la natura delle percezioni fisiologiche che derivano dall’uso di pendolini e bacchette e la valutazione del successo delle previsioni attraverso test controllati (vedi Garlaschelli L. e Albini A. 2005, Rabdomazia, Roma: Avverbi).
Per quasi un secolo, la radioestesia ha avuto particolare successo in Francia: basti ricordare il sostegno che le diede il celebre fisico Yves Rocard tra la costernazione di molti suoi colleghi. Il 17 e 18 marzo 2007, cinque componenti dell’associazione scettica Observatoire Zététique si sono recati nella cittadina di Argenton-sur-Creuse per mettere alla prova due radioestesisti utilizzando un severo protocollo di test in doppio cieco concordato con il CASER, un’associazione interessata alla parapsicologia e alla scienza controversa. I dettagli del protocollo sperimentale sono reperibili su www.zetetique.fr/page/doc.php?publication=1&ecritId=39 .
Il presidente di CASER Francis Gatti, dopo essere entrato in possesso di alcuni frammenti di una chiave inglese che – a suo parere – aveva subito un processo “poltergeist” di smaterializzazione e rimaterializzazione in un luogo differente, lo ha fatto esaminare a una serie di radioestesisti. Questi si sono stupiti nel percepire con i loro strumenti una quantità straordinaria di vibrazioni provenienti dai campioni. Gatti ha quindi contattato l’Observatoire Zététique che ha messo a punto un protocollo per verificare se i rabdomanti erano veramente in grado di individuare su dieci frammenti metallici qual era il presunto campione poltergeist. Due radioestesisti si sono presentati all’appuntamento effettuando una serie di sette e trentadue tentativi, rispettivamente con un pendolino e con delle bacchette da rabdomante a forma di L. Il secondo radioestesista ha voluto anche essere messo alla prova su un campione di terra, da lui fornito, prelevato dal luogo di un presunto atterraggio UFO.
I risultati sono stati negativi: per nessuna della serie di prove si sono ottenuti valori statisticamente significativi; al contrario essi sono stati prossimi a quelli che si sarebbero mediamente ottenuti affidandosi al caso. Ancora una volta, dopo il vaglio di un test controllato e rigoroso, è stato confermato il fatto che i rabdomanti-radioestesisti percepiscono correttamente le loro “vibrazioni” solo quando sanno in anticipo di trovarsi di fronte al campione giusto. Nonostante questo, l’atmosfera distesa con cui si sono svolte le prove, e le motivazioni di tutti i protagonisti degli esperimenti, spinti unicamente da un desiderio di conoscenza, hanno contribuito a rendere meno amaro e più accettabile il risultato per i radioestesisti francesi.