Indagine su Rita Cutolo: la donna magnetica

La signora Rita Cutolo è una pranoterapeuta che opera a Pesaro e ha ricevuto negli ultimi tempi una notevole pubblicità su giornali e televisioni (la trasmissione Misteri le ha dedicato ben tre puntate e sul sito internet di tale trasmissione, in una sorta di promozione non richiesta, sono anche riportati tutti i numeri di telefono e gli orari di ricevimento della "guaritrice").

Motivo di tanta attenzione verso la signora deriva non tanto dalle sue capacità terapeutiche, quanto da una singolare abilità dimostrata dalla signora: quella di riuscire a far aderire alle sue mani oggetti come giornali, lattine o bottiglie. Per questo motivo i media l'avevano battezzata "donna calamita".

Recentemente ha cominciato a circolare la storia secondo cui il Cicap avrebbe esaminato la signora e sarebbe rimasto sconcertato dalle sue abilità, incapace di fornire alcuna spiegazione, in particolare, la stessa signora Cutolo avrebbe fatto questo tipo di dichiarazioni in pubblico; ecco, per esempio, cosa si leggeva su Il Resto del Carlino del 26 ottobre 1996:

    Poco tempo fa (Rita Cutolo) è stata convocata al "Cicap", che è il "Comitato italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale". Gli scienziati del Cicap avevano letto che Rita riusciva a tirar su le bottiglie con un magnetismo che non si spiegava "con la scienza". "Mi hanno lavato le mani - racconta lei - con la trielina, mi hanno fatto un sacco di domande. Ma io le bottiglie le ho tirate su lo stesso".

A questo punto, riteniamo sia necessario far luce sul caso della signora Cutolo e sul reale coinvolgimento del Cicap in questa vicenda.

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Il primo rifiuto

Vista l'originalità delle dimostrazioni della signora Cutolo, ben diverse da quelle più facilmente spiegabili dei cosiddetti "magneti umani" già esaminati in passato dal CICAP (vedi: S&P n. 5, anno II, ottobre 1994; Swift, n. 1, voI. 1, 1997: Skeptic, n. 1, vol. 5, 1997), decidemmo, su segnalazione del prof. Corrado Guidi, di contattare la signora (vedi: S&P, n. 7, anno III, luglio 1995). Nel marzo 1995 le scrivemmo dunque una lettera in cui ci dichiaravamo estremamente interessati a poter osservare qualcuna delle sue dimostrazioni in condizioni di controllo. Qualche tempo dopo ci arrivò la risposta della signora Cutolo, in cui ella ci spiegava di non prestare particolare importanza alle sue "doti magnetiche", poiché ormai abituata a esse e, comunque, le considerava secondarie rispetto alla sua reale occupazione di pranoterapeuta. La signora Cutolo quindi declinò l'invito del Cicap con la seguente motivazione: "Non è piacevole venire considerati dei fenomeni da baraccone o delle cavie da laboratorio, perché dietro questi fenomeni c'è sempre un essere umano con tutta la sua vita". Ciò che chiedevamo, tuttavia, era una semplice dimostrazione condotta di fronte ad alcuni esperti; niente di molto dissimile da quanto la signora aveva precedentemente fatto in occasione di convegni sul paranormale o varie trasmissioni televisive.

L'incontro a Bologna

Della signora non avemmo più notizia, finché nell'ottobre del 1995 il dr. Piero Cassoli, decano della parapsicologia in Italia e direttore del Centro studi parapsicologici (CSP) di Bologna, informò gli autori che la signora aveva accettato di dimostrare le sue capacità per una delegazione del CSP e accettava anche la presenza di alcuni componenti del Cicap in veste di osservatori. Questo significava che il Cicap avrebbe potuto osservare la signora mentre dimostrava le sue capacità ma non avrebbe potuto effettuare controlli: a ciò, forse, si sarebbe potuti giungere in un successivo incontro.

Il 22 ottobre 1995, dunque, noi due ci recammo a Bologna dove incontrammo la delegazione del CSP, composta tra gli altri, oltre che da Cassoli e dalla moglie, la signora Brunilde, anche da Ferdinando Bersani, fisico all'Università di Bologna, e da Pierangelo Grazia, anch'egli parapsicologo, direttore del periodico Metapsichica. Poco dopo arrivò la signora Cutolo accompagnata da circa una decina di persone, tra figli, parenti e amici. Ci fu uno scambio di presentazioni e subito notammo qualcosa di insolito nella signora. Il palmo delle sue mani, sul lato più esterno che va dal mignolo al polso, era coperto di uno spessissimo callo di cui non riuscivamo a capire l'origine. Inoltre, uno di noi (Garlaschelli) ebbe la netta impressione, stringendo la mano alla signora, che questa fosse insolitamente "appiccicaticcia".

Prima della dimostrazione della signora, ci fu un incontro privato tra noi del Cicap e i componenti del CSP. Ci fu spiegato che la signora era molto agitata e che era disponibile a dimostrare le sue abilità ma non se la sentiva di sottoporsi a esperimenti o controlli. Benché fossimo arrivati comunque attrezzati per eventuali test - in particolare Garlaschelli si era portato bottigliette di vari solventi (alcool, acetone, cloruro di metilene, esano), un imbuto di vetro e recipienti vuoti per raccogliere i solventi dopo un eventuale ""lavaggio del cervello"" alle mani della signora Cutolo -, accettammo di buon grado queste condizioni. Ci fu invece permesso di riprendere l'intero incontro con una telecamera.

Raggiungemmo dunque la signora Cutolo, i suoi familiari e gli altri colleghi del CSP e ci apprestammo a osservare quanto sarebbe successo. La descrizione che segue si basa sulla trascrizione delle riprese effettuate.

La signora, aiutata da un'amica, ci spiegò che sin da piccola le si attaccavano oggetti alle mani. Il dott. Cassoli ci spiegò che i calli della signora erano dovuti al fatto che ella, prima di ogni seduta pranoterapica, si sfrega fortemente le mani che poi poggia sulla parte malata dei suoi clienti. La signora ci disse che erano ormai vent'anni che aveva preso questa abitudine; inoltre i suoi due figli, presenti all'incontro, da qualche anno avevano preso a fare i pranoterapeuti e anch'essi, seguendo le orme della madre, avevano ormai lo stesso tipo di calli.

A questo punto, la signora Cutolo ci dimostrò conte riusciva, appoggiando una mano aperta su una pagina di un settimanale, a voltarla; tuttavia, la signora ci disse che cominciava a sentirsi un po' nervosa. Chiese dunque uno straccio perché potesse asciugarsi le mani: era infatti necessario, ci spiegò, avere le mani il più pulite possibile.

Si strofinò dunque le mani con uno straccio e provò a tenere con il palmo della mano una bottiglia d'acqua (piena) di vetro capovolta, cui era stata legata un'altra bottiglia di plastica (piena anch'essa). La bottiglia aderiva alla mano e non cadeva, Il dott. Grazia chiese se lo stesso funzionava con la bottiglia di plastica. La signora disse che non lo sapeva, che funzionava meglio il vetro, comunque provò, ma non riuscì a tenerla più di qualche istante. Si scusò dicendo che aveva avuto da poco un lutto in famiglia e non si sentiva serena. Ci preoccupammo di rassicurarla, che non si trattava di un esame, ma eravamo semplicemente curiosi.

Nel frattempo, dato anche l'alto numero di persone presenti nella sala, le domande si accavallavano e la signora faceva fatica a seguire tutti. Da una dimostrazione si passava rapidamente all'altra: prima ci mostrò come teneva aderente alla mano una Iattina vuota, quindi un paio di forbici; la lattina piena però non rimaneva attaccata. Tutte le volte, comunque, si serviva della mano sinistra. Con la destra non funzionava, ci spiegò. Le chiedemmo se riuscisse a tenere con la sinistra anche uno straccio: no, il fenomeno funzionava solo con superfici lisce. La signora ci disse che non era tranquilla e spesso chiedeva a un'amica di rispondere in vece sua alle domande. Si decise a questo punto di fare una pausa.

Durante la pausa la signora Cutolo disse che era stata messa in guardia nei confronti di uno di noi (Polidoro), ma adesso che lo aveva conosciuto gli sembrava una persona per bene. Quando la signora sembrò essersi rilassata, una decina di minuti dopo, riprendemmo la sessione.

Garlaschelli aveva portato un pezzo di plexiglass trasparente di circa 25 x l5 cm. e chiese se la signora voleva provare a reggere questo oggetto. La signora provò ma il plexiglass cadeva quasi subito, forse perché la superficie era perfettamente piatta, a differenza di bottiglie, fogli di carta, Iattine, ecc... La trasparenza del plexiglas permise comunque di osservare che vi erano diverse zone di contatto oggetto-mano, separate tra loro e che non producevano un macroscopico "effetto ventosa".

Un'altra piccola prova da noi suggerita, e cioè che la signora si cospargesse le mani con del borotalco, fu accettata, anche se con diverse riserve. La signora si sentiva stanca e ci ripeté che non le interessava questo tipo di dimostrazioni. Gli oggetti, però, non rimanevano più attaccati. Le mani, ci spiegò ancora la signora, dovevano essere pulite e "asciutte". Inoltre, disse: "quando mi trovo davanti uno scettico non riesco più a far niente: mi è già capitato".

La signora venne quindi accompagnata a lavarsi le mani; quindi, al suo rientro, provò con una bottiglia. Il dott. Cassoli le chiese se poteva tenere la bottiglia senza piegare la mano intorno alla sua superficie: la signora Cutolo provò ma la bottiglia scivolava. Cassoli le chiese di provare con il flacone (di plastica rugosa) del borotalco: ma anche questo non rimaneva attaccato. La signora ripeté che non si sentiva a suo agio, e ogni volta che una dimostrazione non riusciva come previsto diceva a Garlaschelli: "perché non ci prova lei!"

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deciso di chiudere l'incontro e fu chiesto alla signora se sarebbe stato possibile fissare un nuovo incontro. La signora Cutolo ci invitò a recarci nel suo studio per parlare con i suoi pazienti, ma il prof. Bersani le spiegò che non erano le sue doti di pranoterapeuta il fenomeno che interessava per il momento. Adesso eravamo interessati alla sua capacità di attrarre oggetti e su questa sola volevamo concentrarci.

In quel periodo stava per partire il IV Congresso del Cicap, così chiedemmo se si sarebbe potuto fissare un nuovo incontro dopo tale appuntamento. Il dott. Cassoli ci disse di prendere contatto con lui e ci saremmo nuovamente incontrati a Bologna.

Osservazioni

Tale incontro, dunque, ci servì per osservare di persona la signora Cutolo all'opera. Riassumendo, questi sono i fenomeni che osservammo:

    1) sollevamento di una e poi due bottiglie con la mano leggermente arcuata sulla superficie di una di esse (quella di vetro);

2) impossibilità di ripetere la stessa prova con la bottiglia di plastica;

    3) impossibilità di sollevare una bottiglia di vetro con la mano completamente distesa;

4) sollevamento di una lattina vuota;

5) sollevamento di un paio di forbici;

6) impossibilità di sollevare una lattina piena;

    7) impossibilità di sollevare qualunque oggetto dopo avere sfregato la mano con il borotalco;

8) difficoltà a tenere aderente una lastra liscia di plexiglass;

    9) impossibilità di sollevare un flaconcino di borotalco di plastica dalla superficie rugosa;

10) impossibilità di sollevare uno straccio dalla superficie rugosa.

A questo punto erano possibili varie spiegazioni per il fenomeno. Tutti quanti, comunque, CICAP e parapsicologi, fummo d'accordo sul fatto che si trattava di qualcosa di fisico, che non aveva niente di paranormale. Poteva trattarsi semplicemente di un normale fenomeno di adesione, simile a quello per cui se si mettono a contatto due superfici di vetro perfettamente pulite diventa poi quasi impossibile staccarle. Oppure, la capacità aderente della pelle poteva essere intensificata nella signora per qualche motivo particolare. Garlaschelli aveva notato una particolare "appiccicosità" nelle mani della signora. Ciò poteva essere dovuto, per esempio, a una presenza superiore alla norma di zuccheri nel suo sudore; oppure all'applicazione sulle mani di sostanze chimiche capaci di favorire l'adesione di vari oggetti (tali prodotti sono normalmente venduti nei cataloghi di giochi di prestigio). Per scartare quest'ultima ipotesi, e potere valutare più tranquillamente le altre, sarebbe stato necessario effettuare qualche semplice esame sulla superficie cutanea della signora Cutolo. Si sarebbe per esempio potuto sottoporre le mani della signora Cutolo a una visita presso la Clinica Dermatologica del Policlinico S. Matteo di Pavia, che era stata contattata; oppure, come detto, eseguire lavaggi con vari solventi e determinare con adatti metodi analitici se in essi restassero tracce di sostanze atte a spiegare il fenomeno, magari provenienti da secrezioni cutanee anomale, o dalla cheratolisi delle callosità, eccetera.

Purtroppo però, nonostante le nostre insistenze, il dott. Cassoli ci comunicò la non disponibilità della signora Cutolo a sottoporsi ad altri test.

Conclusioni

Come si vede, dunque, i fatti sono un po' diversi da quelli spesso rappresentati da alcuni sostenitori dell'ipotesi paranormale. I sottoscritti si dimostrarono molto interessati all'insolito fenomeno, ma mai lo considerarono paranormale (come del resto non lo considerarono tale nemmeno i parapsicologi che la osservarono). Inoltre, non accadde mai che le mani della signora fossero lavate "con la trielina" dai componenti del CICAP.

Ancora oggi rimaniamo nel dubbio di quale sia la spiegazione più valida per il fenomeno della signora, ma ciò non significa che tale fenomeno sia inspiegabile: si tratta semplicemente di capire qual è, di quelle ipotizzate, la spiegazione giusta. Per capirlo, però, sarebbe indispensabile incontrare nuovamente la signora e chiederle di sottoporsi ai semplici controlli sopra indicati. Ci auguriamo che ciò possa avvenire, prima o poi, altrimenti si sarebbe persa un'occasione buona per fare un piccolo passo avanti nel progresso della conoscenza.

Massimo Polidoro

Indagini CICAP

Luigi Garlaschelli

Sperimentazioni CICAP