Ancora sulla Sindone e sul caso Kuznetsov

... e gli altri dubbi dei nostri lettori

Vorrei formulare alcune osservazioni critiche all'articolo di G.M. Rinaldi "Scotta ancora il caso Kuznetsov" del n. 74 di S&P. Mi riservo invece la possibilità di commentare l'articolo su Manoppello in un numero successivo. Dal momento che lo spazio riservato alle lettere è limitato, non sono in grado di mettere in luce come vorrei con grafici e riferimenti bibliografici alcuni concetti importanti, ma sono disponibile per eventuali chiarimenti.
Mi sento indirettamente chiamato in causa in quanto il sottotitolo dell'articolo riporta "Continua l'imbarazzato silenzio dei sindonologi..." e nello stesso numero di S&P a pag. 68 viene riportato "Fanti è un sindonologo di spicco...". Chiarisco subito che non mi sento in alcun modo imbarazzato e anzi mi piacerebbe approfondire l'argomento riguardante l'errata datazione del 1988.
Non mi risulta che lo "scienziato russo" abbia dichiarato che il solo incendio del 1532 d.C. possa essere la causa di un ringiovanimento della Sindone di circa 1300 anni e lui stesso ha chiamato in causa altri fenomeni quali ad esempio il biofrazionamento isotopico nella pianta del lino per fare risalire al I secolo d.C. il risultato del 1988. Il fatto che le condizioni ambientali relative a un incendio possano causare una carbossilazione capace di influire anche nella percentuale di C14 è stato dimostrato indipendentemente da studiosi quali M. Moroni e J. Jackson, anche se il corrispondente ringiovanimento può essere di un ordine di grandezza più piccolo della variazione di età ipotizzata per il campione radiodatato nel 1988.
Concluderei quindi che l'incendio di Chambéry del 1532 può avere generato condizioni ambientali contrarie alle ipotesi fondamentali del metodo della radiodatazione (non devono esistere contaminazioni del campione analizzato; tutto il C14 misurato deve appartenere all'essere vivente sotto esame) e che quindi, anche se gli effetti possono essere limitati, tali condizioni ambientali possono fare dubitare sulla completa attendibilità dei risultati ottenuti.
Ritornando alla datazione del campione di Sindone del 1988, diversi studiosi, quali ad esempio W. Meacham, manifestarono ragionevoli obiezioni all'esecuzione del test perché non è scientificamente corretto misurare ciò che non si conosce senza poi tenerne conto. Si sa che i fattori ambientali possono contaminare anche pesantemente il campione (ad esempio M. Moroni ha datato a 20 mila anni nel futuro un tessuto di lino). D'altra parte è noto che l'immagine corporea della Sindone non è ancor oggi riproducibile nella sua completezza (questa dichiarazione si basa sulle attuali conoscenze, ma sono disponibile a studiare eventuali nuove ipotetiche riproduzioni), di conseguenza non si conosce se e quale fattore ambientate possa avere interagito contaminando il tessuto.
Ad esempio il fisico di Harvard T. Phillips evidenziò su Nature che, se la Sindone è il lenzuolo di Gesù, essa potrebbe essere stata irradiata di neutroni che a loro volta potrebbero avere alterato la percentuale di C14. F. Tipler propone il cosiddetto fenomeno "sphaleron mechanism" (o "electroweak baryogenesis") che consiste nell'annichilimento dei barioni costituenti l'Uomo della Sindone per spiegare la formazione dell'immagine corporea; un tale fenomeno interferirebbe con il C14.
In ogni caso il risultato pubblicato su Nature nel 1989 contiene dati statistici errati, come è dimostrato da vari studiosi quali A. Upinsky, B. Walsh, E. Brunati, G. Ballabio e R. Van Haelst il quale ha rifatto i calcoli con i dati pubblicati su Nature e conclude: «I risultati delle misurazioni radiocarboniche presso Arizona, Oxford e Zurigo producono una data calibrata di 1280-1300 d.C. con solo un livello di significatività dell'1,2%. Questi risultati pertanto forniscono l'evidenza conclusiva che i tre campioni usati dai laboratori NON sono omogenei nel C14».
E. Brunati ha messo in discussione la serietà di Nature perché la data assegnata dal laboratorio di Tucson di 646±31 anni dovrebbe essere di 646±17, ma il valore 646 fu ottenuto inserendo nella formula il valore 17 e non 31.
B. Walsh e G. Ballabio misero in evidenza che il campione analizzato dai laboratori non è omogeneo e quindi non rappresentativo della Sindone; per spiegare questo bisogna ipotizzare un inquinamento forse causato da un rammendo. Anche A. Adler concluse che il campione analizzato è diverso dalla Sindone, dopo avere eseguito un'analisi spettrometrica su fili sindonici provenienti dalla zona del prelievo del C14.
Il chimico R. Rogers ha studiato un campione proveniente dalla stessa zona e ha evidenziato la presenza di uno strato gommoso che non è tipico delle fibrille sindoniche. Egli scrive inoltre: «Stime preliminari delle costanti cinetiche per la perdita di vanillina a partire dalla lignina indicano un'età molto più antica per la stoffa di quella dell'analisi radiocarbonica. L'area di campionamento del radiocarbonio è rivestita. con gomma. giallo-marrone. . I risultati della spettrometria della pirolisi di massa relativi all'area del campione, accoppiati a osservazioni al microscopico e a osservazioni microchimiche provano che il campione del radiocarbonio non era parte della stoffa originale della Sindone di Torino. La data radiocarbonica così non fu valida per determinare la vera età della Sindone».
Da queste informazioni risulta evidente che il caso Kuznetsov "si è raffreddato" da diverso tempo e che un sindonologo serio invece di "essere imbarazzato" per questo, dovrebbe preoccuparsi di studi più interessanti e importanti quali ad esempio il problema della spiegazione dell'immagine corporea. Se si eseguirà in futuro una radiodatazione seria della Sindone con il metodo del C14, prima di tutto la Scienza dovrà spiegare se e quali fattori ambientali possano avere interagito con il tessuto di lino anche durante l'ipotetica radiazione che formò l'immagine.

Prof. Giulio Fanti
Università di Padova
www.dim.unipd.it/fanti


Risponde Gian Marco Rinaldi:
La lettera del professor Fanti dovrebbe essere a commento di una mia nota che riguardava un argomento circoscritto, cioè il modo in cui i sindonologi italiani hanno fornito (o nascosto) al loro pubblico le notizie sul caso Kuznetsov. Fanti evita di toccare l'argomento e invece elenca alcune delle motivazioni che nel corso degli anni, dal 1988, i sindonologi hanno usato per rifiutare il risultato della datazione radiocarbonica. Sarebbe impossibile analizzare in poco spazio ciascuna delle varie tesi. Mi limiterò a brevi commenti.
Fanti dice che Kuznetsov non si è occupato solo della simulazione d'incendio, ma «ha chiamato in causa altri fenomeni quali ad esempio il biofrazionamento isotopico nella pianta del lino». Certo, Kuznetsov invocava in modo confuso diversi fattori, fra i quali un "biofrazionamento", e pubblicò i (presunti) risultati di esperimenti di vario tipo. E infatti la mia inchiesta non fu limitata al fattore incendio e riguardò l'insieme completo dei lavori di Kuznetsov in questo campo. Esaminai tutti gli articoli di Kuznetsov apparsi nella letteratura scientifica e concernenti i tessuti e la cellulosa. Non trovai nient'altro che resoconti fasulli di sperimentazioni mai condotte. Aggiungo che non è chiaro a che cosa Kuznetsov si riferisse parlando di biofrazionamento, ma non si trattava di ciò che comunemente si intende con questo termine in relazione alla datazione col C14.
Fanti scrive: «Si sa che i fattori ambientali possono contaminare anche pesantemente il campione (ad esempio M. Moroni ha datato a 20 mila anni nel futuro un tessuto di lino)». Mi permetto di dubitare che un "fattore ambientale", quale comunemente inteso, possa produrre quell'effetto. Per un simile spostamento di data, la concentrazione di C14 dovrebbe essere circa dodici volte più grande rispetto alla concentrazione nel carbonio "moderno" (lo standard riferito al 1950). Nessun inquinamento potrebbe arrivare a tanto. Suppongo allora che in quell'occasione Mario Moroni, come ha fatto altre volte, avesse irradiato il campione di tessuto con un fascio di neutroni. Moroni ha talvolta trovato nei suoi campioni, dopo irraggiamento con neutroni, una concentrazione anche molto più alta, addirittura centinaia di volte in più rispetto al carbonio moderno. Di certo si può così produrre nuovo isotopo 14, ma per disporre di un fascio di neutroni bisogna andare in un laboratorio di fisica nucleare dotato delle apposite e non modeste attrezzature.
Fanti si riferisce a una breve lettera che il fisico Thomas Phillips inviò nel 1989 alla rivista Nature (allora era un giovane ricercatore presso la Harvard, poi passò alla Duke University dove si trova tuttora). Scrive che secondo Phillips la Sindone «potrebbe essere stata irradiata di neutroni che a loro volta potrebbero avere alterato la percentuale di C14». Nessun dubbio sulla seconda metà della frase: i neutroni possono produrre C14. Ma da dove venivano quei neutroni? All'epoca della nascita della Sindone, sia che fosse il I o il XIV secolo, non c'erano le macchine usate da Moroni per irradiare i suoi campioni di tessuto. Mi sembra di capire che Fanti ritenga che quei neutroni avessero un'origine nientemeno che divina e miracolosa, essendo stati prodotti dal disintegrarsi del corpo di Cristo nella resurrezione. Chi si arma della possibilità di offrire una spiegazione invocando un miracolo, certamente può spiegare qualsiasi cosa. Phillips non si limitava ad avanzare l'ipotesi ma proponeva anche possibili verifiche. Diceva infatti che una radiazione di neutroni, oltre al C14, avrebbe anche prodotto altri nuovi isotopi, per esempio il cloro 36 che ha vita lunghissima e quindi sarebbe ancora presente sul telo. Nessuno ha pensato di procedere a una simile verifica. Inoltre faceva altre previsioni su una diversa concentrazione di C14 nelle varie zone del telo.
Comunque è meglio appoggiarsi a un miracolo piuttosto che alle elucubrazioni di Frank Tipler su come i miracoli si spiegano con la fisica. Se i sindonologi sono ridotti ad appigliarsi a Tipler, si trovano davvero senza risorse. Va poi detto che Tipler (se non ha cambiato idea ultimamente) non ritiene che quello "sphaleron" abbia causato una variazione nel C14. Invece pensa che l'errore nella datazione sia dovuto alla vecchia storia dell'inquinamento della patina biologica, con la possibile aggiunta della più recente tesi dei rammendi. Tipler si chiede come mai gli inquinamenti siano in quantità tale da produrre proprio una data, circa il 1300, in accordo con la data della comparsa della Sindone nella storia. Risponde che questo è un altro miracolo, ovvero è stata la volontà divina, con un suo scopo preciso (non chiedetemi quale), a mettere proprio quella giusta quantità di inquinante.
Quanto all'analisi statistica dei dati nell'articolo di Nature, è vero che non veniva presentata in modo abbastanza dettagliato e poteva dare adito a qualche contestazione su questioni formali e di dettaglio, ma alcuni sindonologi ne hanno fatto un pretesto per mettere in dubbio la sostanza del risultato, e questo non è giustificato. I calcoli statistici servivano per assegnare un intervallo di fiducia complessivo a partire dai singoli valori delle numerose misurazioni effettuate in ciascuno dei tre laboratori, ma ancor prima di cominciare i calcoli era evidente, anche solo da un'occhiata alle misurazioni, che la Sindone risale al basso Medioevo e non all'epoca di Cristo. Rifacendo i calcoli in modo diverso, si potrebbe forse trovare un intervallo di fiducia un po' più largo ma ciò non avrebbe conseguenze sostanziali. Nature concludeva dichiarando un intervallo, al 95%, compreso fra le date 1262 e 1312 (trascuriamo un secondo intervallo, posteriore alla comparsa della Sindone a Lirey, dovuto a un'anomalia nell'andamento del contenuto di C14 nell'atmosfera durante quel secolo). Se si fosse trovato, poniamo, un intervallo fra il 1250 e il 1330, non sarebbe cambiata la sostanza del risultato. Fanti, citando Remi van Haelst, mette in dubbio che gli esiti dei vari laboratori fossero compatibili fra di loro, ma una valutazione in proposito si serve di parametri che possono essere assunti in modo più o meno restrittivo.
Fanti si riferisce a Ernesto Brunati che «ha messo in discussione la serietà di Nature». In effetti Brunati ha accusato gli autori del resoconto di avere intenzionalmente alterato un dato numerico relativo ai risultati del laboratorio di Tucson. Questa è un'accusa grave e noi ci dissociamo perché non è provata. Brunati usa, per i suoi calcoli di controllo, un metodo che non è quello adottato da Tucson. Anche per gli altri tre tessuti di confronto che furono allora datati, oltre che per la Sindone, il calcolo di Brunati dà valori diversi rispetto a quelli dichiarati da Tucson. Ciò dovrebbe bastare per far capire a Brunati che il suo metodo non è lo stesso di Tucson, ma lui ha accusato gli autori di avere alterato i dati anche per gli altri tre campioni. Dobbiamo tuttavia notare che queste polemiche si sarebbero evitate se il resoconto di Nature avesse fornito maggiori dettagli sulle procedure seguite.

Sul rammendo o rattoppo e sulle tesi di Ray Rogers, S&P ha già pubblicato una nota sul n. 59 e un articolo sul n. 62.

L'acqua di Lourdes... non bagna!


Salve a voi tutti, scrivo questa mail perché sono veramente stanco di arenarmi sullo stesso argomento ogni volta che la discussione si sposta sui vari miracoli della religione cattolica. Immancabilmente dopo estenuanti dibattiti, non privi del loro fascino, si finisce allegramente con la solita storia. l'acqua di Lourdes che non bagna! Avrete sicuramente sentito di questa storia in cui si narra di fantomatiche persone che si immergono in questa vasca piena di acqua per poi uscirne assolutamente asciutte. Premesso che tutte le volte che se ne parla non c'è mai la possibilità di avere un racconto di prima mano ma sempre i soliti "ho sentito, mi hanno raccontato, eccetera", mi chiedevo se voi del CICAP vi siete mai occupati del fenomeno e di conseguenza poteste aiutarmi a dirimere questa diatriba così da arenarci, finalmente, su qualche altro argomento.

Nicola Spina


Risponde Enrico Speranza:

Si tratta, a tutti gli effetti, di una "diceria" senza alcun fondamento. Lo si può affermare con una certa sicurezza sulla base di quelle che a me sembrano due buone ragioni. La prima risiede in una caratteristica di questa diceria: il classico meccanismo "l'amico di un amico" che la rende analoga alla cosiddette "leggende contemporanee" (più conosciute come "leggende metropolitane"). Anche in quei racconti, infatti, non è mai possibile arrivare, come lei dice anche nella sua lettera, a una fonte certa, ma si continua in una sequenza infinita di amici, parenti e "cugini" (come ricorda una famosa canzone sul tema). La seconda ragione invece si fonda in diverse testimonianze che ho raccolto e che presentano la questione del bagno a Lourdes in modo completamente diverso. Ho avuto infatti la fortuna, nell'agosto del 2000, di visitare diversi santuari mariani tra cui appunto anche quello di Lourdes. Pur essendo un credente cattolico la mia intenzione era di sperimentare in prima persona questa esperienza di cui avevo sentito parlare, ma sulla quale nessuno sapeva darmi delle informazioni certe. Ho però rinunciato quando mi sono trovato di fronte un'enorme fila di pellegrini. Fortunatamente gli amici che mi accompagnavano si erano già immersi nell'acqua di Lourdes in un precedente pellegrinaggio e quando ho detto loro che ero interessato a verificare la storia dell'acqua che non bagna mi hanno detto che, proprio in base alla loro esperienza, si sentivano di poter smentire del tutto la diceria. Un amico in particolare mi ha descritto il suo "bagno" in dettaglio avanzando un'ipotesi che potrebbe spiegare il sorgere della storia. Il pellegrino, dopo una lunga attesa, viene avvolto in ampi asciugamani di tela (per motivi di pudore e igienici). Arrivato il tuo turno due robusti inservienti, dopo averti levato l'asciugamano, ti immergono nell'acqua verticalmente fino allo sterno. Dopo 10-15 secondi di immersione si è di nuovo ricoperti dal telo per asciugarsi. E molto probabile che la sensazione di essere già asciutti sia dovuta a un "errore interpretativo". La veloce immersione, il telo, l'evaporazione e la temperatura esterna possono contribuire a dare la sensazione di essere asciutti quasi istantaneamente. Bisogna notare anche che le vasche sono alimentate con acqua della fonte, fatta scorrere e poi scaricata per motivi igienici. È questo un fattore che abbassa molto la temperatura dell'acqua rispetto a quella del corpo umano, aumentandone probabilmente l'evaporazione. In ogni caso, va notato anche che molti di quelli con cui ho parlato mi hanno detto di essersi sentiti bagnati e non hanno assolutamente riferito nulla di "miracoloso". Per concludere credo sia interessante valutare dal punto di vista psicologico e sociologico il "bisogno di miracoli" che sembra caratterizzare il pensiero di alcuni. Il nostro desiderio di toccare con mano ciò che travalica e conduce al mistero è un bisogno umano che deve essere compreso, ma che allo stesso tempo deve essere analizzato per correggere eventuali "errori interpretativi". Personalmente, ritengo che una Fede matura non abbia alcun bisogno di miracoli di questo tipo.

Uno strano "medaglione"


Scrivo per porre alla vostra attenzione un'immagine. La foto è stata fatta da una macchina digitale il 13 agosto a Sharm. Non riesco a capire cosa sia quella sorta di "medaglione" che appare tra me e il mio amico: non mi pare né un riflesso né un'"anomalia" della macchina stessa. Immediatamente dopo lo scatto ho provato a fare altre foto dalla medesima posizione ma senza trovare alcuna traccia del "medaglione". Specifico che dietro a noi non c'era nulla (eravamo al quinto piano di un hotel direttamente sul mare) se non le stelle (non c'era nemmeno la luna).

Stefano Cani


Risponde Marcello Garbagnati:
A quanto pare Sharm è proprio il posto ideale per incontrare i "medaglioni" come quello da lei fotografati, personalmente ne ho incontrati una miriade facendo foto subacquee. Si tratta di "difetti" fotografici dovuti a limiti tecnologici dell'accoppiata flash/ottica della macchina fotografica in presenza di pulviscolo o umidità. Dalla sua fotografia non ho potuto estrarre i dati exif per verificare il modello e le impostazioni di scatto, in ogni caso le posso dire che questo tipo di aberrazione è molto comune sulle macchine fotografiche compatte con zoom e flash integrato. Addirittura su alcuni manuali tecnici è riportato tra i difetti per i quali non è necessario mandare in assistenza la macchina. Viene semplicemente consigliato di ripetere la fotografia. Per informazioni più accurate le segnalo l'articolo sul tema uscito su S&P n. 66.

Fede e ragione


Gentile direttore, la "nostra" rivista sta languendo. Ormai da tempo gli articoli sono sempre più o meno gli stessi, con buona volontà ma poco coraggio. Il CICAP ormai non ha più ragione di trastullarsi "indagando" curiosità da illetterati, quando la vera partita si gioca su ben altre sponde: sulla scia del Free Inquiry dovrebbe affrontare il vero nodo che oppone scienza e superstizione e affrontare anche da noi, prendendo spunto dagli ultimi saggi di Dennett, Dawkins, Harris. ( che vendono bene anche qui) il rapporto tra fede e ragione che tanto infiamma gli USA. Lo so che da noi è difficile, il Vaticano incombe e ci si può giocare la carriera, ma se nessuno comincia. Odifreddi potrebbe forse dare una mano, e nella sua scia Jervis, la Hack e altri, per parlare solo dei più noti. Sono sicura che in molti fremono, e stanno solo aspettando che qualcuno inizi a esporsi. Non lo può fare il "nostro" giornale? Non lo possiamo fare "noi"? Occorre raccogliere le forze e scegliere bene i collaboratori, buoni tecnici ma soprattutto colti, in grado di difendersi dagli attacchi da qualsiasi parte giungano, e per favore, non troppo autoreferenziali. Gli Ego troppo espansi non sono adatti a questo tipo di dibattito. Questa è solo una proposta, non una critica. Il campo è (ancora) libero, ma non so per quanto. Il dibattito dagli USA si sta spostando. Per favore non lasciamolo a Remo Bodei o Emanuele Severino (o magari a Socci!). Un'abbonata della prima ora,

Maria Cristina Marcucci


Risponde Lorenzo Montali:

Cara Cristina, proprio perché è "un'abbonata della prima ora" sa sicuramente molto bene che le questioni da lei poste sono state discusse tantissime volte nei vent'anni seguiti alla fondazione del CICAP. Nonostante questo, periodicamente si ripresentano e questa è una delle ragioni che giustificano il fatto che io provi ad argomentare in risposta alle sue osservazioni. L'altra ragione è il fatto che in questi vent'anni qualcosa di importante è successo anche "dalle nostre parti", in particolare perché lo CSICOP, il Comitato statunitense a cui il CICAP è affiliato come tutte le organizzazioni scettiche nel mondo, e al cui aiuto dobbiamo la nostra stessa nascita, ha deciso di ri-orientare la propria azione, al punto che la parola paranormale è scomparsa dalla sigla del Comitato. Come spiega molto chiaramente Massimo Polidoro a pagina 82 di questo stesso numero di S&P, questa scelta è stata motivata in primis dall'idea che la parola paranormale nel nome del Comitato desse un immagine eccessivamente riduttiva dell'azione dello CSICOP. Il quale in effetti, sin dalla sua fondazione, si è occupato anche di molti altri fenomeni, che possiamo far rientrare nella categoria, ampia ma non chiaramente definita, delle pseudoscienze. Bisogna riconoscere anche che l'interesse per l'analisi scettica delle affermazioni sul paranormale, oltre che dalla loro ingiustificata diffusione sui media e nell'opinione pubblica, si fondava sull'idea che questo era un modo per promuovere il metodo scientifico e la riflessione critica sui processi di costruzione delle conoscenze e delle credenze. Insomma i nostri "cugini" statunitensi hanno pensato che era ormai necessario spostare l'attenzione dal paranormale, che rimane comunque un loro preciso e specifico focus di interesse, al ben più ampio ventaglio di questioni controverse per risolvere le quali il metodo scientifico può fornire soluzioni razionali e equilibrate. La recente ottima copertina dedicata dalla rivista del comitato, lo Skeptical Inquirer, al dibattito scientifico sul cambiamento climatico mi sembra rispecchi bene questa nuova direzione. La prima parte della sua lettera mi pare auspichi un percorso analogo anche per il nostro CICAP. Non escludo che la cosa possa avvenire in futuro, anche se personalmente non lo auspico e provo a dire brevemente perché. In primo luogo perché la scelta dello CSICOP si è fondata anche sulla constatazione che la credibilità del paranormale sui media e nella società è molto minore di un tempo, anche grazie all'azione del Comitato stesso. Non ho gli elementi per valutare il contesto statunitense, ma per quanto riguarda quello italiano non mi sentirei di sostenere una simile posizione. Da noi nessun quotidiano ha mai accettato di inserire nella pagina degli oroscopi la notazione che ora compare in molti giornali statunitensi avvertendo i lettori che l'oroscopo non ha alcun fondamento scientifico ma dovrebbe essere letto solo per divertimento. Da noi il Parlamento periodicamente discute se destinare quote significative della spesa sanitaria nazionale per rimborsare l'acquisto di prodotti omeopatici o di terapie antroposofiche, qualsiasi cosa questo significhi. Da noi maghi e veggenti vari imperversano sulle tv nazionali per reclamizzare i loro inesistenti e truffaldini poteri, spesso con l'aiuto di testimonal celebri. Da noi statue piangenti e Madonne sanguinanti sono parte integrante di una "cultura del miracolo" che trova ampio spazio sui media e che sembra essere trasversale agli schieramenti culturali e ideologici. Sono solo alcuni tra tanti possibili esempi, ma credo diano il quadro di una situazione nella quale quelle che chiama "le curiosità da illetterati" trovano in realtà ascolto e sostegno in ampi settori della società e anche di quelle che possiamo considerare per livello di istruzione, di reddito e di potere, le sue classi dirigenti. Qui sta il senso, credo ancora importante, della nostra azione. Quanto al tema della religione, come lei ben sa la rivista americana a cui si riferisce, il Free Inquiry, non è mai stata una rivista dello CSICOP, anche se molti dei suoi collaboratori sostengono o lavorano anche per il Comitato americano. E la ragione è molto semplice, ovvero che si tratta di due ambiti differenti. In Italia la battaglia culturale che lei reclama è condotta, in maniera tenace e competente, da un'associazione come l'Unione atei e agnostici razionalisti italiani. Molti soci CICAP, che si ritrovano nelle posizioni che lei esprime, sono infatti anche soci UAAR, senza che questo ovviamente implichi che l'adesione ad una delle due associazioni significhi il riconoscersi nell'altra. Proprio perché si tratta di ambiti differenti. Ma, mi creda, non è la paura del Vaticano a spingermi a scrivere così. Penso invece che occuparsi, come abbiamo fatto e come continueremo a fare, di Intelligent design o di paranormale religioso dimostri proprio che non è la paura ad orientare la nostra azione, ma invece il desiderio di contribuire, con tutti i nostri limiti di cui siamo ben consapevoli, alla costruzione e alla diffusione della cultura scientifica nel nostro Paese. Per continuare a farlo abbiamo bisogno anche del suo aiuto e della sua collaborazione, non ci faccia mancare il suo sostegno!