Ancora sulla Sindone

Un lettore pensa che la datazione al radiocarbonio sia sbagliata. E poi Medjugorie e una critica alla stampa nazionale

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Santa Croce in Gerusalemme (Roma): copia della Sindone.
Ho visto, a pagina 71 del numero 76 della vostra rivista, che voi non ritenete di poter condividere le critiche che io muovo al modo col quale è stata fatta la datazione radiocarbonica della Sindone. Ho l'impressione, però, che non vi siate resi conto dei motivi che mi hanno indotto ad assumere quella posizione. Sono dell'avviso, innanzitutto, che quel che hanno datato non fosse un campione prelevato dalla Sindone, per cui il risultato da loro ottenuto non riguardasse quella tela. Il rapporto ufficiale della datazione pubblicato su Nature precisa che quell'analisi è stata effettuata su un campione di 150 mg di tela avente forma di rettangolo di 7x1 cm circa. Esistono però anche delle fotografie della Sindone che mostrano come la stessa fosse rimasta, dopo il prelievo di quel campione. Fotografie che consentono però di rendersi anche conto delle dimensioni del pezzo asportato. Che risulta avesse sempre un peso di 150 mg anche se era un rettangolo di circa 4x1,7 cm.
C'è da chiedersi pertanto da dove venisse quel campione di 7x1 cm che avevano datato e che aveva dato la Sindone come tela medievale.
Secondo punto. Asserite che il sottoscritto abbia accusato gli autori del rapporto ufficiale di aver intenzionalmente alterato un dato numerico relativo ai risultati del laboratorio di Tucson. Le cose non stanno proprio così. Il rapporto su Nature fornisce sia i risultati ottenuti da ognuno dei tre laboratori che hanno fatto la datazione, che le rispettive tolleranze. E tutto risulta perfettamente regolare. Quando però di quei dati si forniscono le medie, la situazione cambia. Mentre quella dei tre risultati è corretta, non lo è affatto quella delle tolleranze. Invece di essere pari a più o meno 17 anni diventa più o meno 31 anni. Par trattarsi di un banale errore di conteggio, che ha però notevoli conseguenze e che è curioso che mai nessuno, ad onta delle mie lettere, abbia tentato di spiegare o tantomeno di correggere.
Ernesto Brunati


Risponde Gian Marco Rinaldi:

Sul sito di Collegamento pro Sindone (www.shroud.it), si possono leggere due articoli dell'ingegner Brunati, del 2005 e 2006, che dovrebbero essere i suoi più recenti sull'argomento. Brunati muove gravi accuse verso gli autori della datazione della Sindone del 1988, configurando uno scenario che riassumiamo come segue. I responsabili dei tre laboratori (Arizona, Oxford, Zurigo), assieme all'esponente del British Museum che coordinava i lavori, ordirono una congiura e pianificarono la sostituzione del campione della Sindone con un campione preso da un tessuto medievale. Era inizialmente previsto che sarebbe stato prelevato dalla Sindone un campione delle dimensioni di 1 per 7 cm, da dividere poi in tre parti, e quindi i congiurati prepararono un strisciolina di quelle misure dal tessuto medievale. Ma il giorno del prelievo successe un imprevisto e fu tagliato un frammento di dimensioni diverse. Fu ugualmente dichiarato, nei comunicati e nelle pubblicazioni, che il prelievo era stato di 1 per 7 cm, forse per evitare che il personale dei laboratori si accorgesse della sostituzione. I laboratori procedettero a datare i frammenti, che non erano quelli della Sindone ma del tessuto medievale impiegato per lo scambio. Ma questo tessuto risultò un po' troppo giovane rispetto alla data, circa il 1350, della comparsa della Sindone a Lirey. Se ne accorsero quando videro i risultati dei primi due laboratori che conclusero il lavoro, Arizona e Zurigo. (In realtà quei risultati, nell'insieme, si collocavano prima del 1350 e non creavano problemi, se si teneva conto di una anomalia nell'andamento della concentrazione di C14 nell'atmosfera durante quel secolo.) Per non correre il rischio di concludere con una data posteriore alla comparsa della Sindone nella storia, falsarono il risultato del terzo laboratorio, Oxford, spostando un po' indietro la data. In questo modo, però, l'analisi statistica faticava a mettere d'accordo i risultati dei tre laboratori. Allora alterarono un dato numerico per il margine di errore, quello di Arizona, portandolo da 17 a 31 anni, rendendo così accettabile, sia pure al limite, l'analisi statistica. Per non creare sospetti, alterarono anche il corrispondente valore numerico per gli altri tre campioni di Arizona, quelli per gli altri tre tessuti, oltre alla Sindone, che venivano impiegati nell'esperimento (ci riferiamo, per il margine di errore, alla "deviazione standard" di una certa distribuzione che in pratica stima l'entità del possibile errore nel risultato).
Che dire di fronte a una simile trama da romanzo? Notiamo solo che gli altri sindonologi, salvo rare eccezioni, si astengono dall'avanzare accuse tanto pesanti. Nei suoi articoli, Brunati diceva esplicitamente che l'alterazione del dato numerico, da 17 a 31, era stata intenzionale. Ora, in questa lettera, sembra avere un atteggiamento più prudente e parla anche di un possibile errore involontario. D'altra parte, continua a ritenere che il campione che fu datato non provenisse dalla Sindone, formulando così un'accusa, quella di sostituzione del campione, che è ben più grave rispetto all'alterazione di un numero nell'analisi statistica.
Va anche detto che in effetti ci furono, nella vicenda della datazione, elementi tali da suscitare qualche perplessità, anche se certo non tali da giustificare lo scenario proposto da Brunati. È vero che all'epoca del prelievo ci fu una incredibile confusione nei dati che furono forniti per le dimensioni del campione, ma la responsabilità non va cercata presso i laboratori e comunque non c'erano indizi di una sostituzione del campione.
È anche vero che nel resoconto pubblicato su Nature non viene spiegato come sia stato trovato quel valore dei 31 anni per la stima del margine di errore, ma ciò non viene esplicitato per nessuno dei dodici risultati dei tre laboratori con i campioni dei quattro tessuti. Per gli altri due laboratori, si può constatare che quasi sempre i valori dichiarati, per quel dato numerico, si possono calcolare con un certo metodo a partire da dati parziali pubblicati nell'articolo nella Tabella 1. Brunati applica lo stesso calcolo per Arizona e trova un numero diverso, quel 17 al posto del 31. Questo significa solo che in quel laboratorio è stato usato un altro percorso, e infatti il calcolo di Brunati dà un risultato diverso, sempre inferiore, anche per i valori forniti da Arizona per i campioni degli altri tre tessuti.

Una differenza di procedura rispetto agli altri due laboratori si trova specificata su Nature. Per Arizona i dati di Tabella 1 non tengono ancora conto dell'incertezza nella correzione per il biofrazionamento, che invece è già inclusa per gli altri due laboratori. Però non sembrerebbe che questo fattore, da solo, abbia molta influenza. Non sappiamo se siano intervenuti altri fattori. Comunque il valore di 31, fornito da Arizona, non appare troppo grande se confrontato con i valori degli altri due laboratori per il campione della Sindone, che sono 24 e 30 anni.
Tuttavia c'è un aspetto che ci porta a spendere anche una parola in favore di Brunati e di qualche altro sindonologo che ha mosso critiche analoghe per quel dato numerico. Le polemiche su quel 31 vanno avanti da molto tempo. Non risulta, almeno per quanto appare nella letteratura sindonologica, che il laboratorio di Arizona sia mai intervenuto con una dichiarazione per fornire maggiori dettagli e far chiarezza sulla questione. È allora intuibile che possano sorgere sospetti, non dico sulla possibilità che ci siano state irregolarità gravi, ma anche solo che sia stata seguita una procedura un po' stiracchiata nell'analisi statistica.
Forse nei calcoli si sono usati valori un po' stretti per i margini di errore dichiarati, valori cioè che non tengono conto di tutte le possibili cause di errore. Piccoli errori sistematici sono ipotizzabili, e non sarebbero gravi, per qualcuna delle dodici misurazioni effettuate su altrettanti frammenti del tessuto della Sindone. Come Robert Hedges, del laboratorio di Oxford, ha scritto in seguito (Approfondimento Sindone, 1, 1997), gli errori sono forse stati sottostimati di 5 o 10 anni. Ampliando un po' gli intervalli, si risolverebbero eventuali problemi di incompatibilità statistica fra i diversi singoli risultati ottenuti o fra i tre laboratori.
L'effetto finale sarebbe solo di allargare un po' l'intervallo di fiducia, cioè la forbice entro cui collocare l'età della Sindone, e questo non avrebbe alcuna conseguenza sulla sostanza del risultato. Va ricordato che le dodici misurazioni effettuate, in totale, dai tre laboratori sui frammenti del lino della Sindone, rientrano nell'arco fra la seconda metà del Duecento e la prima metà del Trecento (trascurando apparenti date posteriori al 1350 che sono spiegabili, come si è detto, per una insolita variazione nel contenuto di C14 nell'atmosfera durante quel periodo). Partendo da tali dati, nessuna rielaborazione statistica (se non nei sogni dei sindonologi) potrebbe collocare la data di nascita del tessuto della Sindone al primo secolo dell'era cristiana.