Non tutte le frodi vengono per nuocere

Se le frodi scientifiche in genere hanno una valenza negativa e ostacolano sicuramente il progresso delle conoscenze, talvolta esse possono essere organizzate a fin di bene. Un caso particolarmente significativo è quello della cosiddetta beffa di Sokal.
Nel 1996 il fisico Alan Sokal scrisse un articolo che venne inviato alla rivista di studi culturali Social Text. L'articolo venne accettato dalla rivista e pubblicato nel numero della primavera-estate 1996, e aveva il seguente titolo "Transgressing the Boundaries. Toward a transformative Hermeneutics of Quantum Gravity"[1] (Trasgredire le frontiere. Verso un'ermeneutica trasformativa della gravità quantistica). Nell'articolo, alcuni risultati della fisica e della matematica venivano utilizzati per giungere a conclusioni di carattere sociologico e filosofico, in piena sintonia con il pensiero postmoderno. La rivista, di ispirazione postmoderna, pubblicò di buon grado l'articolo di Sokal, credendo di trovare in lui un alleato delle proprie concezioni culturali, appartenente alla controparte, cioè alla stessa comunità scientifica. Peccato che l'intero articolo e le tesi in esso contenute fossero semplicemente una burla. Come lo stesso Sokal confessò in un intervento su un'altra rivista[2], il suo articolo era volutamente zeppo di strafalcioni scientifici e di gratuite estrapolazioni pseudofilosofiche di alcuni risultati della scienza moderna.
A titolo di esempio, riportiamo il seguente brano: «Così come le femministe "liberal" si accontentano spesso di richieste minimali quali l'uguaglianza legale e sociale per le donne e la libera scelta, similmente i matematici "liberal" (e anche alcuni socialisti) si accontentano spesso di lavorare nel quadro egemonico di Zermelo-Fraenkel (che, riflettendo le sue origini "liberal" del diciannovesimo secolo, incorpora già l'assioma di uguaglianza), con l'unica aggiunta dell'assioma della scelta. Ma questo quadro risulta grossolanamente insufficiente per una matematica liberatoria, come dimostrato già dal tempo di Cohen (1966)».
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Alan Sokal dimostrò che era possibile pubblicare un articolo pieno di errori su una rivista se la tesi dell'articolo corrispondeva alla linea editoriale della rivista stessa.
Chi conosce la matematica sa che l'assioma di uguaglianza e l'assioma della scelta non hanno nulla a che vedere con le questioni legali, sociali o la libera determinazione delle donne. Il matematico Franco Brezzi[3] ha costruito altri esempi per dare un'idea dell'assurdità del brano sopra riportato e di altri che compaiono nell'articolo di Sokal. Brezzi, ad esempio, scrive: «Newton e Leibniz, e in parte Evangelista Torricelli prima di loro, avevano anticipato molte delle teorie sulla corretta alimentazione e sui rischi nell'eccessivo uso di farina bianca, con la loro famosa Teoria degli Integrali».
Ovviamente tutti sanno che gli integrali di Newton, Leibniz e Torricelli non hanno nulla a che fare con il pane integrale. Brezzi sottolinea che ritenere che ci siano collegamenti tra i concetti matematici di assioma di uguaglianza e assioma della scelta e le questioni politico-sociali, sarebbe come confondere gli integrali matematici con i prodotti alimentari contenenti crusca.
Oltre alle assurdità appositamente create, Sokal riportava nel suo scritto numerose citazioni di intellettuali postmoderni, la cui insensatezza scientifica era addirittura superiore a quella volutamente costruita dall'autore. Il fatto che la rivista abbia pubblicato l'articolo senza accorgersi assolutamente della sua insensatezza getta sicuramente dubbi sulla sua serietà, ma soprattutto la dice lunga sulla profonda ignoranza scientifica di quegli intellettuali che spesso citano a sproposito i risultati scientifici per sostenere le proprie tesi socio-filosofiche e per criticare la stessa validità del sapere scientifico[4].

1) Sokal A.D., "Transgressing the Boundaries. Toward a transformative Hermeneutics of Quantum Gravity", Social Text, primavera-estate 1996, pp. 217-52.
2) Sokal A.D., "A Physicist Experiment with Cultural Studies", Lingua Franca, maggio-giugno 1996, pp. 62-64.
3) Brezzi F. (2007), "La vita grama delle scienze dure", in La ricerca tradita. Analisi di una crisi e prospettive di rilancio (a cura di T. Maccacaro), Milano: Garzanti.
4) Sull'argomento si veda anche: Weinberg S., "La scienza beffarda", La Rivista dei Libri, novembre 1996 (pp. 24-27) e Thuiller P., "L'inganno di Alan Sokal", Le Scienze n. 349, Milano 1997 (pp.98-100).