Il progetto Alpha

Ecco come un progetto di ricerca nato per dimostrare l'esistenza dei poteri paranormali finì per dimostrare la fragilità della parapsicologia

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  • 28-10-2010
  • di Giuliana Galati
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James Randi
Nel 1979 Peter R. Phillips, direttore del laboratorio di parapsicologia McDonnell di St. Louis, nel Missouri, lanciò un appello per trovare giovani che possedessero poteri paranormali. Voleva studiare in particolar modo la piegatura psicocinetica dei metalli. Erano quelli, infatti, i tempi in cui Uri Geller godeva di una discreta fama e spopolavano i "mini-geller", ragazzini che sembravano possedere gli stessi poteri del famoso sensitivo. Tra le 300 persone che risposero all'appello furono scelti due ragazzi di 17 e 18 anni: Michael Edwards e Steve Shaw. Il primo era un immigrato inglese impiegato in un ospedale di Washington, il secondo uno studente di Marion, nell'Iowa.

Prima che gli esperimenti con i due sedicenti sensitivi iniziassero, l'illusionista James Randi inviò a Phillips una lista di undici semplici consigli per aiutarlo a riconoscere eventuali imbrogli da parte dei soggetti. Ad esempio, si consigliava di non permettere di cambiare il protocollo di un esperimento in corso, né di accettare richieste bizzarre che potessero consentire l'uso di trucchi. Infine, Randi chiedeva che fosse sempre presente un prestigiatore, dando la propria disponibilità per assistere, a sue spese, ai test. Ma Phillips, fisico con alle spalle un decennio di studi in parapsicologia, ignorò i consigli, non accettò la consulenza di Randi e si disse sicuro di non poter essere imbrogliato.

Gli esperimenti con i due giovani, cui venne attribuito l'appellativo di "soggetti Alpha", rivelarono fin da subito le loro doti sorprendenti, entusiasmando i ricercatori. I ragazzi raccontarono di aver subito, durante l'infanzia, forti scosse elettriche in seguito alle quali avevano scoperto di possedere poteri paranormali, consolidando le credenze già diffuse sull'origine di questo tipo di poteri.

Mike e Steve furono sottoposti a diversi test per tre anni, nel corso dei quali Phillips e i suoi collaboratori si convinsero di essere di fronte a "soggetti parapsicologicamente dotati". I media e le riviste di parapsicologia dedicarono ampio spazio ai due "psicocineti", descrivendo con toni entusiasti le loro prodezze paranormali.

Ma chi erano veramente Mike e Steve? Nessuno si preoccupò di indagare sul loro passato o, se lo fece, non prestò attenzione a un importante "dettaglio": entrambi erano prestigiatori dilettanti e Mike era addirittura conosciuto come tale nel suo paese. Ai due ragazzi era stato chiesto di fingersi sensitivi proprio da James Randi, col quale erano costantemente in contatto e dal quale ricevevano preziosi consigli su come impressionare i parapsicologi e aggirare le condizioni di controllo. Lo scopo della messa in scena era quello di dimostrare che gli scienziati, come chiunque non abbia approfondito lo studio delle tecniche di illusionismo, possono essere imbrogliati facilmente perché non fa parte del loro mestiere scoprire i trucchi. Sarebbe come pretendere che un premio Nobel, andando a vedere uno spettacolo di Silvan, riuscisse a carpirne tutti i segreti.

Gli accordi tra Randi e i ragazzi erano chiari: se qualcuno avesse chiesto loro se facevano uso di trucchi avrebbero risposto: "Sì, e siamo stati mandati qui da James Randi". Tuttavia gli sperimentatori dimostrarono cieca fiducia nei confronti dei due giovani e perciò non fecero mai tale domanda.

Vale la pena, a questo punto, raccontare alcuni degli esperimenti che, costituivano la prova inconfutabile delle facoltà paranormali dei soggetti, per dimostrare come fosse facile aggirare i controlli e ottenere incredibili successi.

In una prima serie di esperimenti si indagò il fenomeno della telepatia. Al soggetto veniva consegnata una busta sigillata contenente una fotografia. Egli veniva quindi lasciato solo con la busta, che doveva poi essere riconsegnata integra allo sperimentatore, il quale aveva il compito di verificare che la busta non fosse stata manomessa. Il soggetto doveva infine ritrovare la fotografia giusta in mezzo ad altre. I ragazzi non ebbero difficoltà a rimuovere i punti metallici con cui erano chiuse le buste, a sbirciare il contenuto e rimettere a posto i punti nei fori originali senza che nessuno se ne accorgesse. Per non destare sospetti sull'esistenza di un trucco, sbagliarono di proposito alcune risposte, in modo da non ottenere un punteggio del 100%. In un'occasione capitò però che Michael perse i punti metallici e decise, per non far scoprire l'inganno, di aprire lui stesso la busta alla fine dell'esperimento. La violazione del protocollo sperimentale fu accettata.

In un'altra serie di esperimenti Steve e Mike ebbero a che fare con dei fusibili elettrici, le cui proprietà dovevano essere alterate grazie ai poteri. Anche in questo caso fu possibile per loro manipolare il materiale dell'esperimento, addirittura sostituendo i fusibili. Inoltre, scoprirono che, per come erano stati costruiti i dispositivi, era sufficiente far pressione su un'estremità del fusibile nel suo contenitore o toccarlo brevemente affinché gli strumenti registrassero risultati inattesi, che vennero interpretati dai ricercatori come un effetto paranormale.

A volte ai ragazzi veniva permesso di portare a casa gli oggetti che avrebbero dovuto modificare con i loro poteri. Fu il caso di alcune scatole di plastica trasparente, sigillate, contenenti vari oggetti. Il loro compito era di influenzare tali oggetti in modo paranormale. I sigilli delle scatole consistevano in piccoli fori nella scatola e nel coperchio attraverso i quali passava un sottile filo metallico il cui nodo era a sua volta sigillato con della cera sulla quale era impresso un emblema. Far saltare il sigillo era piuttosto facile, ma in alcuni casi fu necessario rifonderlo per rimetterlo. I sigilli, con grande meraviglia dei ragazzi e di Randi, erano facilmente reperibili nei negozi: «per meno di un dollaro - scrisse Randi - ci si poteva prender gioco della sicurezza di un progetto da mezzo milione di dollari!»

I ricercatori del laboratorio non furono gli unici testimoni degli inspiegabili poteri dei soggetti Alpha. Un giorno a Steve fu data una cinepresa e gli fu chiesto di fare alcune riprese al direttore del NIRE (National Institute for Rehabilitation Engineering). Quando la pellicola fu sviluppata si notò che sui fotogrammi erano impressi dei vortici amorfi, che furono interpretati nella maniera più varia: in uno sembrava di scorgere un UFO, in un altro un ritratto di Gesù, altri sembravano celare il tronco di una donna, un bambino che stava per nascere o visi che si muovevano. Ma Steve, lungi dal possedere poteri paranormali di alcun tipo, aveva solamente sputato sulla lente!

Anche Mike, quanto ad ingegno, se la cavava brillantemente. In un'occasione, il professor Otto H. Schmitt dell'Università del Minnesota consegnò ai ragazzi dei piccoli orologi digitali, chiedendo loro di alterarli in modo paranormale. Mike, durante il pranzo, mise l'orologio nel panino e quest'ultimo nel forno a microonde: ovviamente l'orologio impazzì e sul visore a cristalli liquidi comparvero simboli senza senso. Schmitt, considerando questo un meraviglioso esempio di forza paranormale, diffuse un comunicato stampa gridando al "miracolo".

In seguito ad alcune voci messe in giro da Randi stesso sui soggetti Alpha, l'atteggiamento dei ricercatori del laboratorio mutò radicalmente e i ragazzi si accorsero che essi avevano finalmente messo in pratica i consigli suggeriti da Randi, rendendo impossibile aggirare i controlli e imbrogliare. Il progetto Alpha stava giungendo alla sua conclusione. Il 23 gennaio 1983, Randi convocò una conferenza stampa nella quale rivelò che i due sensitivi studiati al laboratorio parapsicologico di St. Louis erano due prestigiatori dilettanti: li aveva mandati lui stesso chiedendo loro di fingersi sensitivi.

Qualcuno accusò Randi di avere riportato la parapsicologia indietro di cento anni. Qualcun altro, pur di non ammettere di essere stato ingannato, dichiarò: «Come fanno questi ragazzi a sapere di non disporre di poteri paranormali?», un perfetto esempio di quella che si potrebbe definire "sindrome del credente". La maggior parte dei parapsicologi, tuttavia, considerò il progetto Alpha «lodevole» e «importante per l'igiene della parapsicologia», qualcosa di cui «c'era bisogno da tempo».

Il progetto Alpha aveva raggiunto l'obiettivo: dimostrare ai parapsicologi che, a causa delle loro idee preconcette e della loro mancanza di esperienza nell'arte dell'illusionismo, possono essere facilmente ingannati.

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