Repetita juvant

Un vecchio consiglio degli insegnanti viene confermato da recenti ricerche

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©Papeisdeparedes.com
Quando ero studente delle scuole medie, sia inferiori che superiori, alcuni insegnanti consigliavano spesso di ripetere, possibilmente a voce alta, quanto si era appena studiato. L’esercizio serviva a memorizzare meglio la lezione e, al tempo stesso, a migliorare la propria esposizione verbale. Seguii il consiglio dei miei insegnanti e devo dire che lo trovai efficace. Ripetere quanto avevo appena studiato divenne per me un’abitudine che conservai anche all’università. Non necessariamente la ripetizione di quanto studiato avveniva a voce alta (anche perché non sempre chi mi era vicino era disposto ad ascoltare le mie litanie): imparai così ad attuare ripetizioni mentali per gli argomenti più discorsivi e scritte nel caso di argomenti formali, quali ad esempio una dimostrazione di matematica o di altre discipline scientifiche. Devo confessare che ancora oggi non ho perso questa abitudine: quando devo tenere ad esempio una conferenza, magari particolarmente impegnativa, ripeto spesso mentalmente quanto devo esporre e talvolta, quando viaggio da solo in auto per raggiungere il luogo della conferenza, lo faccio pure a voce alta (immagino cosa penseranno gli altri automobilisti che mi vedono parlare da solo: per fortuna oggi i telefoni vivavoce possono giustificare il soliloquio, che potrebbe altrimenti essere male interpretato in termini di salute mentale). Come docente, infine, consiglio sempre anch’io ai miei studenti lo stesso tipo di esercizio. Soprattutto quando, dopo una interrogazione non andata troppo bene, il povero studente cerca di convincermi (molte volte dicendo la verità) di aver studiato tanto. Cercando di analizzare insieme le cause dello scarso successo, scopro così che lo studente si è limitato a leggere più volte l’argomento della lezione, ma non ha mai provato a ripeterlo. Lui si è in tal modo illuso di aver raggiunto un buon livello di apprendimento, ma si sarebbe facilmente reso conto del contrario se avesse provato a ripetere quanto studiato.

Se fino a qualche mese fa qualcuno mi avesse chiesto se avevo argomentazioni concrete a favore dell’efficacia del metodo di studio, che ho acquisito dai miei vecchi insegnanti e che io stesso cerco di tramandare ai miei studenti, avrei avuto un po’ di imbarazzo e mi sarei limitato a dire di averne verificato l’efficacia a livello personale, rendendomi conto che questa era una giustificazione non proprio convincente. È stato quindi con grande piacere che sono venuto a conoscenza della pubblicazione di una lavoro di ricerca, avvenuto lo scorso mese di gennaio sulla prestigiosa rivista Science.

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Tabella che riporta i risultati di uno degli esperimenti condotti. I grafici A e B mostrano rispettivamente i risultati ottenuti in un test a risposte brevi per un testo contenente una sequenza di concetti (ad es. le proprietà dei diversi tessuti muscolari) e per un testo contenente una sequenza ordinata di eventi (ad es. i processi coinvolti nella digestione). I grafici C e D mostrano analoghi risultati in un test che richiede la costruzione di una mappa concettuale (e che valuta pertanto la capacità di stabilire connessioni e inferenze tra i concetti appresi). I grafici E e H mostrano infine le aspettative degli studenti che credono, evidentemente, nella maggiore efficacia dello studio mediante mappe concettuali rispetto allo studio mediante ripetizione. Credenza smentita dai risultati della ricerca.
Si tratta di questo: Jeffrey D. Karpicke e Janell R. Blunt, “Retrieval practice produces more learning than elaborative studying with concept mapping”, Science, Vol. 331 No. 6015, 21 gennaio 2011 (l’articolo integrale può essere scaricato in versione pdf a questo link: http://www.laspau.harvard.edu/idia/library/Retrietival_Practice.pdf ).

La ricerca è stata finanziata dalla Divisione della National Science Foundation per l’istruzione universitaria.

Gli autori sono due psicologi che lavorano al Dipartimento di Scienze Psicologiche della Purdue University, West Lafayette, USA e, come afferma il titolo del loro lavoro, sono giunti alla conclusione che “La pratica della ripetizione produce maggior apprendimento che studiare in modo più elaborato mediante mappe concettuali”.

Nel loro studio i due ricercatori hanno coinvolto 120 studenti del college ai quali è stato fornito un testo scientifico da studiare. A metà degli studenti i due ricercatori hanno chiesto di costruire una mappa concettuale e all'altra metà invece è stato richiesto di scrivere, non necessariamente in un ordine particolare, tutto quello che ricordavano di ciò che avevano letto. Dopo la fase di studio si è quindi proceduto a valutare i risultati. In tempi brevi, cioè immediatamente dopo la lettura del testo, i due metodi sono risultati essere ugualmente efficaci. Dopo una settimana però gli studenti che avevano ripetuto la lezione non solo ricordavano di più quanto avevano studiato, ma erano anche maggiormente in grado di collegare i concetti nuovi con altri precedentemente acquisiti.

Uno degli autori, Karpicke, ha affermato: «Nella ricerca precedente, abbiamo stabilito che la pratica della ripetizione è un potente mezzo per migliorare l'apprendimento. Ora abbiamo messo la pratica della ripetizione alla prova, confrontandone l'efficacia con un metodo di studio più elaborato, in particolare lo studio mediante la creazione di mappe concettuali». Tale metodo richiede agli studenti di costruire un diagramma di flusso che mostra le relazioni tra le idee, i concetti o le caratteristiche dei vari argomenti. La pratica delle mappe concettuali è ampiamente consigliata per l'apprendimento di concetti nelle discipline scientifiche come la biologia, la chimica o la fisica.

Come dicevamo, entrambi i gruppi di studenti oggetto di studio sono stati in grado di ricordare circa la stessa quantità di informazioni in tempi bervi. Dopo una settimana, invece, il gruppo che aveva studiato praticando la ripetizione ha mostrato un miglioramento del 50% rispetto al gruppo che aveva studiato con la realizzazione di mappe concettuali. Gli studenti che avevano praticato la ripetizione non solo ricordavano meglio e in maggiore quantità i contenuti specifici di ciò che avevano studiato, ma rispondevano meglio anche a quelle domande che chiedevano loro di tracciare connessioni e inferenze tra i vari concetti, che non erano esplicitamente indicate nel materiale di studio che era stato loro fornito. E tutto questo contrariamente a quanto gli stessi studenti si aspettavano. Come ha dichiarato Karpicke: «Gli studenti non sempre sanno quale metodo produrrà il miglior apprendimento […] Può essere sorprendente rendersi conto che esiste una discrepanza tra quello che gli studenti pensano sia il metodo migliore per imparare bene e quello che invece è realmente il migliore. Noi, come educatori, abbiamo bisogno di tenere questo bene in mente per creare strumenti di apprendimento e valutare le varie pratiche educative».

Nel loro studio, naturalmente, i due autori non vogliono disprezzare i vari metodi di studio più elaborati che solitamente vengono consigliati agli studenti, ma, come ha affermato ancora Karpicke: «La nostra sfida è ora quella di trovare il modo più efficace e fattibile per usare la tecnica della ripetizione come attività di apprendimento. Ma sappiamo ormai che essa è davvero un potente strumento per migliorare l'apprendimento concettuale della scienza».

Sono considerazioni che evidentemente i docenti di un tempo avevano ben presenti e che anche i docenti di oggi, spesso indottrinati loro malgrado da certi pedagogismi alla moda, farebbero bene a non ignorare.