Disservizio pubblico

La puntata del 30 maggio scorso di Servizio pubblico, la trasmissione di Michele Santoro, era dedicata al tema delle prevedibilità dei terremoti, con l'intervento in studio di Giampaolo Giuliani. Vediamo perché ha rappresentato un caso prototipico di pessima divulgazione scientifica in televisione

La puntata del 30 maggio scorso di Servizio pubblico, la trasmissione di Michele Santoro, rappresenta un caso prototipico di pessima divulgazione scientifica in televisione. Intendiamoci: i cattivi programmi tv su temi legati alle pseudoscienze o ai presunti misteri nel nostro Paese non mancano.
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Michele Santoro

Servizio pubblico, però, è un programma nel quale spesso abbiamo visto l’Italia migliore, quella più appassionata e più capace di esercitare un vero spirito critico. Per questo la delusione per il modo in cui è stata trattata la questione della prevedibilità dei terremoti, con l’intervento in studio di Giampaolo Giuliani, è ancora maggiore. Giuliani è un tecnico in pensione che ha lavorato in diversi centri di ricerca italiani e che, come ha fatto in trasmissione, sostiene di poter "prevedere i terremoti con un preavviso di 6-24 ore" basandosi sulla rilevazioni di emissioni di un gas, il Radon. Qui non entreremo nella questione della validità delle affermazioni di Giuliani, rimandiamo alla lettura del numero 84 di Scienza & Paranormale, la cui copertina spiegava dettagliatamente perché nessuno scienziato sostenga la possibilità di prevedere, se non in senso probabilistico, i terremoti. Quel che interessa qui è la costruzione mediatica della questione.
L’esordio è di Santoro: "Voglio chiederle una cosa molto semplice: perché lei ce l’ha tanto con gli scienziati ufficiali e perché gli scienziati ufficiali ce l’hanno tanto con lei?". La qualificazione "scienziati ufficiali" costruisce una rappresentazione degli scienziati come coloro che sono portatori della verità ufficiale, una verità che si sa essere spesso artefatta, e l’incipit presenta la questione come una contrapposizione tra persone: in gioco ci sono rancori personali, non un conflitto sul piano delle idee o delle prove.
Santoro non si ferma per lasciar parlare Giuliani, come sarebbe logico dopo aver posto una domanda, e mostra così la natura retorica del quesito: serviva a inquadrare il tema in una certa prospettiva, non a ottenere una risposta. Il conduttore inizia invece un lungo discorso introdotto dalla frase: "Io non riesco a capire, ormai viviamo in un Paese dove è difficile far parlare le persone con gli altri".
Per giustificare questa tesi spiega che "quelli che detengono il potere hanno una difficoltà a parlare con gli altri... Mettiamo il caso che lei (la telecamera inquadra Giuliani NdR) dica un sacco di fesserie, per me uno scienziato che parla con lei può sfruttare l’occasione per spiegarci cose che non abbiamo capito. Invece questo non succede, Monti con me non ci parla, non ci vuole parlare perché è difficile parlare con me, eppure parlo italiano..., la Fornero con noi non parla... Perché non vogliono parlare con noi? Perché non vogliono parlare con lei questi scienziati? Cosa ha lei?" "La rogna" risponde Giuliani, "La rogna" ripete soddisfatto Santoro.
Il pubblico applaude.
In questo modo Santoro ribadisce e perfeziona la sua rappresentazione degli scienziati ufficiali introdotta con la prima domanda: essi sono nel gruppo di "quelli che detengono il potere", come i componenti del governo. La verità ufficiale di cui sono portatori risponde a logiche e finalità di potere, un potere personale e di gruppo, che cercano di difendere evitando il confronto con Giuliani. Allo stesso tempo, Santoro presenta un’equiparazione tra sé e Giuliani, girando così su di lui il capitale di fiducia e simpatia di cui gode presso il suo pubblico. Entrambi sono nel gruppo di coloro che non hanno il potere e non accettano le versioni ufficiali. La risposta di Giuliani soddisfa pienamente il quadro così tratteggiato: non aggiunge nulla ma si limita a confermare che Santoro ha ragione con una metafora, quella della rogna, che ridicolizza il giudizio negativo verso le sue tesi da parte degli scienziati ufficiali.
L’applauso che segue a questa affermazione di Giuliani mostra che l’operazione di Santoro è riuscita: prima ancora che dica qualcosa, il pubblico già tributa la sua simpatia a Giuliani.
A questo punto Giuliani riprende la parola e spiega "Io non ce l’ho con gli scienziati e loro mi devono lasciare in pace perché da 12 anni io porto avanti una ricerca che salva le vite umane... più di 350 persone il 6 aprile 2009". Il nuovo intervento serve a dipingere se stesso come un perseguitato - qualcuno che chiede solo di essere lasciato in pace - e fornisce al pubblico due dati molto suggestivi per valutare le sue ricerche: durano da tanto tempo, quindi lui non è uno che improvvisa, e hanno un’utilità grandissima e indubitabile, dimostrata dai numeri delle vite salvate. Qui il conduttore potrebbe intervenire, anche approfittando di una pausa nel discorso di Giuliani, per obiettare che Giuliani aveva previsto un terremoto a Sulmona che poi non si era verificato o per ricordare che la comunità scientifica non è d’accordo con le sue tesi, ma non lo fa, lasciando così che nel pubblico si formi l’idea che i dati forniti da Giuliani siano incontrovertibili.
Giuliani prosegue parlando di uno degli strumenti che usa per le sue ricerche: "Gli americani mi hanno chiesto di posizionarlo in California e monitorare la faglia di Sant Andrea nell’eventualità che dovesse arrivare il Big One (il grande terremoto NdR)" e Santoro lo interrompe dicendo: "Gli americani sono come me, loro dicono puta caso che questo ciarlatano ha trovato una cosa, magari è una sciocchezza però andiamo a vedere e sperimentiamola, io è quello che dico, sperimentiamo". L’espressione "gli americani" è assolutamente generica e in questo senso impropria, ma serve sia per dare un avallo internazionale alle tesi di Giuliani, sia per accreditare l’idea che la polemica nei suoi confronti sia legata ad una qualche caratteristica tipicamente italiana e non alla mancanza di prove significative. A sua volta Santoro usa un argomento apparentemente contraddittorio: sostiene la necessità di nuove sperimentazioni nonostante gli americani le stiano già facendo, stando a quel che gli ha appena detto Giuliani (il quale peraltro aveva parlato di ricerche che durano da 12 anni). Per quanto contraddittorio l’argomento è necessario, altrimenti resterebbe inspiegato perché le tesi di Giuliani non siano condivise dalla comunità scientifica.
Quando riprende a parlare Giuliani spiega: "Questa ricerca l’ho fatta a mie spese mettendo sotto torchio la mia famiglia e i miei figli che oggi ce l’hanno con me... di giorno li mandavo a lavorare fuori e la sera li faceva lavorare a casa e una parte di quello che guadagnavano lo buttavamo nella ricerca perché dicevo: se quello che abbiamo scoperto è vero, ci permetterà di salvare delle vite umane che è la cosa più importante."
In questo modo Giuliani si presenta sottolineando il proprio assoluto disinteresse: non sono i soldi a spingerlo, ma un’idealità, la possibilità di salvare vite umane, un concetto che aveva già introdotto e che ripeterà altre due volte. Allo stesso tempo si rappresenta secondo il mito dello scienziato romantico, che nel piccolo della propria casa, lavorando con pochi strumenti e quasi in solitudine, realizza scoperte fondamentali.
Dopo vari scambi Santoro introduce un’obiezione: "Lei sa che la comunità scientifica italiana sostiene che prevedere i terremoti è assolutamente impossibile?" Giuliani lo interrompe dicendo "Ma solo quella italiana... io sono stanco di fare polemica con gli scienziati italiani che non conoscono la ricerca e non la capiscono". Lo scambio mostra come sia stato proprio Santoro a costruire la via d’uscita all’obiezione che lui stesso aveva presentato, utilizzando l’aggettivo italiana, che qui non ha senso dal momento che questo è un giudizio condiviso nella comunità scientifica mondiale. Giuliani usa quella scappatoia e contrappone una presunta incompetenza degli scienziati italiani alla competenza degli americani cui si era riferito prima.
Prosegue precisando che anche in Italia ci sono bravi scienziati che fanno ricerca sui precursori sismici ma "non lo possono dire e rendere pubblico" Santoro gli chiede "Perché?" e Giuliani spiega "Glielo dico in due parole, quello che è stato detto a me nel 2004: Giuliani lei non si rende conto del grave danno che fa all’Italia con la sua scoperta perché non ha idea del PIL che muove una catastrofe come un terremoto, quando pochi funerali non costano niente".
Applausi del pubblico.
In questo modo il quadro si completa e il senso di quel potere cui ci si era riferiti all’inizio si chiarisce: a differenza di Giuliani, ricercatore disinteressato e teso a salvare le vite umane, gli scienziati ufficiali italiani pensano solo al denaro, anche se questo significa la morte di tante vite umane.
E questo sarebbe un Servizio pubblico?