Editoriale - Le catastrofi hanno memoria?

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  • 24-10-2026
  • di Piero Bianucci
Giustamente applichiamo il metodo scientifico e i risultati ottenuti dalla scienza per smascherare le affermazioni pseudoscientifiche. Ma come validare una previsione scientifica quando è fondata su dati estrapolati da informazioni carenti e non si sa quanto carenti?

A Tunguska, in Siberia, nel 1908 esplose un meteoroide di 30-40 metri di diametro. Eventi simili si ripetono in media ogni 600 anni, ed è un dato suggerito da osservazioni oggettive, benché limitate. Gli astronomi hanno censito il 90 per cento degli asteroidi con dimensioni intorno al chilometro: si stima che un oggetto del genere colpisca la Terra ogni 500-700 mila anni. Più incerto è che ogni 10-20 milioni di anni avvenga l’impatto con un asteroide largo quattro chilometri e che mezzo miliardo di anni sia il tempo/scala per oggetti di 15 chilometri.

Quanto a terremoti ed eruzioni vulcaniche, ci si regola sulla distanza nel tempo del più grave evento registrato. Una catastrofe come quella del 79 d. C. a Pompei potrebbe avere un tempo di ritorno di 3-4 mila anni. Per il terremoto avvenuto a Messina nel 1908 i sismologi parlano di 1000-1500 anni (dato interessante per chi progetta ponti). Ragionamenti analoghi si possono fare per le grandi alluvioni, i crolli del mercato azionario, le pandemie, l’estrazione di una determinata cinquina al gioco del Lotto.

Di solito la fisica statistica per gli eventi rari adotta il modello di Arrhenius-Kramers, fondato su due presupposti universali: 1) la distribuzione dei tempi per raggiungere un evento raro è esponenziale e indipendente dalle condizioni iniziali, il che implica che non esiste correlazione tra eventi rari successivi; 2) il tempo medio di attesa aumenta esponenzialmente con la dimensione della barriera energetica da superare. L’avvertimento classico che si dà ai sistemisti del Lotto «I numeri non hanno memoria» è una manifestazione del primo presupposto, mentre il secondo presupposto suggerisce, ovviamente, che una cinquina è più rara di un terno.

Ma fino a che punto ci si può fidare? La natura sarà ben informata sui nostri presupposti universali? Uno studio pubblicato dalla rivista Physics il 10 agosto 2026 solleva qualche dubbio. I matematici Apurba Biswas e Thomas Guérin dell’Università di Bordeaux hanno fornito la prima teoria completamente analitica degli eventi rari. Il loro lavoro quantifica come la memoria a lungo termine in un processo stocastico induca correlazioni tra eventi rari successivi e allontani i tempi di attesa dalla loro presunta distribuzione esponenziale. Secondo Nicolas Levernier, CNRS e Università di Marsiglia, «questa analisi di eventi rari successivi avrà sicuramente conseguenze dirette per la valutazione del rischio nelle scienze climatiche, nella sismologia e nella finanza». Ma il gioco del Lotto è più pericoloso dei terremoti, e persino dei consulenti finanziari.