La leggenda della mummificazione

La signora ha una simpatica faccia da ragazza. Si presenta al Dipartimento di Fisica di Pavia, nello studio del Prof. Piazzoli, vicepresidente del CICAP, e ci racconta di possedere capacità pranoterapeutiche di vario tipo. Imponendo le mani, ella sa guarire, herpes, artrosi, ulcere, influenze. I tumori progrediscono più lentamente. E venuta qui fin da Bologna affinché il CICAP possa studiarla e spiegarle l'origine di queste sue meravigliose doti, come esempio concreto delle quali ci mostra un uovo mummificato.

Dopo averlo rotto su un piattino, racconta la signora, ha tenuto le sue mani sopra l'uovo, a circa 10 centimetri, per una decina di minuti. Ed ecco il risultato: l'albume è secco e trasparente come celluloide, il tuorlo duro come gomma. Non vi è traccia di muffa, puzza di marcio, decomposizione. Siamo debitamente interessati ed estraiamo i nostri formulari.

Ha tentato con altre sostanze (carne, verdura..?) (No). Quanto tempo dopo il trattamento l'uovo si mummifica? (5 o 6 giorni). Da quanto tempo è stato "trattato" quell'uovo ? (Una settimana) Per quanto tempo resterà in quello stato? (Mesi). Quante volte ha ripetuto questi esperimenti (4 o 5.) Ha mai provato a "trattare" uova sotto vetro? (Mai). Ha mai provato a rompere uova e vedere che cosa succede se NON vengono "pranate"? (No, mai!). Ha mai provato a rompere una dozzina di uova in altrettanti piattini, "trattarne" solo un paio e poi fare un confronto con le altre? (No, mai!)

Proponiamo allora proprio quest'ultima prova come semplice test informale. La signora accetta, ma afferma che la stanza ove ci troviamo è ormai "satura delle sue vibrazioni" e si mummificherebbe qualunque cosa. Decidiamo di utilizzare un'altra stanza, nella quale la pranoterapeuta non è mai entrata, di eseguire il "trattamento" su due uova scelte a caso tra le dodici che avevamo portato, di numerarle e poi di lasciarle tutte per 5 giorni le une accanto alle altre, per mantenerle nelle stesse condizioni di umidità e temperatura. Sembra che nemmeno questo sia possibile, perché la vicinanza con i "trattati" potrebbe influenzare i "controlli". Risolviamo il problema trovando due stanze adiacenti, giudicate nelle stesse condizioni climatiche. In una stanza la signora rompe due uova e vi impone le mani per 10 minuti. Nella stanza accanto, il professor Piazzoli rompe le altre 10 e non fa altro. Numeriamo i piattini e aspettiamo cinque giorni. Alcuni professori del Dipartimento sono poi invitati a valutare se vi siano differenze tra le 12 uova. Non ve ne sono: sorprendentemente, sono tutte seccate nello stesso modo. Nessuna di esse puzza, nessuna è marcita od ammuffita. La signora, informata del risultato (nel frattempo, fidandosi di noi, è tornata a casa) si dichiara sorpresa ma felice: "Ma allora è una meravigliosa capacità che abbiamo tutti noi ! Potremmo farci molto bene gli uni con gli altri...!" Le spieghiamo che secondo noi si tratta invece di un processo di rinsecchimento del tutto naturale, ma lei non sembra convinta: "Eppure il prof. Lapi (noto esperto di pranoterapia, nda) mi ha assicurato che ho dei poteri: il mio elettroencefalgramma è ricco di onde "similalfa"..."

Siamo consapevoli che un test simile, per avere maggior valore, avrebbe dovuto essere condotto in modo formalmente più rigoroso, utilizzando centinaia di uova, procedimenti in doppio cieco ineccepibili, protocolli firmati, test registrati, analisi matematiche e statistiche raffinate. Ma siamo altrettanto convinti che il risultato sarebbe stato il medesimo: le affermazioni di capacità paranormali non sarebbero state verificate, perché si tratta di un fenomeno naturale, anche se a prima vista inatteso.

Un fenomeno naturale


Effettivamente siamo abituati a pensare che del materiale organico si deteriori facilmente. Pensiamo che carne e verdure si debbano conservare necessariamente in frigorifero o in freezer. Le mummie egizie ci sorprendono per il loro stato di conservazione, che siamo indotti a ritenere frutto di tecniche misteriose e segrete. Ma la mummificazione non è altro che una disidratazione, una perdita di acqua dai tessuti, un rinsecchimento. In particolari condizioni di temperatura elevata, bassa umidità e ventilazione, organismi morti, anche di notevoli dimensioni, possono disidratarsi abbastanza velocemente e mummificarsi spontaneamente senza che avvenga decomposizione.

Il fenomeno si verifica spesso in animali che muoiono in zone desertiche, ma talvolta anche in corpi sepolti in cimiteri con terre particolari, o defunti posti in sarcofaghi o cripte dotate di particolari microclimi. In Italia vi sono esempi famosi: le catacombe del convento dei Cappuccini a Palermo, il cimitero delle mummie a Urbania (Pesaro), la cappella di S. Michele a Venzone (Udine), ecc. Ma anche la conservazione delle mummie egizie, sicuramente facilitata dalla preventiva eviscerazione e da veri trattamenti di imbalsamazione, è attribuibile in gran parte al clima caldo e secco di quelle zone.[1]

Per tornare ad esperienze ed esempi più comuni, è chiaro che oltre ai fattori già citati di temperatura ed umidità dell'ambiente, ne vanno considerati altri, come il rapporto peso/superficie, la percentuale di acqua ed altre caratteristiche merceologiche del campione, per cui alcuni prodotti si mummificano più facilmente di altri. Capita, a volte, di trovare, in qualche angolo dimenticato della casa, vecchi limoni completamente secchi, leggeri come cartone. Li si può produrre anche intenzionalmente, se si trova un posto caldo e secco. E naturalmente si dovrebbe ricordare tutta l'antica arte di conservare alimenti secchi: frutta, funghi, carne...

Talvolta disidratazioni del tutto naturali sono spacciate per straordinarie anche senza l'intervento di pranoterapeuti; in tal caso di solito se ne attribuisce il merito nientemeno che all'intervento divino. Un esempio minimo, che sfiora le antiche credenze contadine (le rose di S. Rita, la rugiada della notte di S. Giovanni..) è che i pesci pescati nel lago di Gera la notte dell'Ascensione si mummificherebbero in modo prodigioso.[2] Abbiamo avuto per le mani uno di questi famosi pesci, proveniente da un ristorante della zona, che li espone come stranezze. Un ittiologo dell'Università di Pavia ci ha confermato trattarsi di una piccola scardola (circa 15 cm.), e ci ha detto che anche per i pesci è possibile che si verifichino fenomeni di rinsecchimento spontaneo.

L'incorruttibilità dei corpi umani


Peraltro tutta una branca del paranormale (o della misteriologia più o meno seria) si occupa dell'incorruttibilità dei corpi umani. Si tratta in genere di corpi di santi o sante ritrovati in uno stato di conservazione sorprendente moltissimo tempo dopo la sepoltura.[3]

Tra gli altri: S. Rita da Cascia, S. Chiara d'Assisi, S. Caterina da Siena, S. Bernardino da Siena. Nei vari casi di cui si ha notizia, comunque, pare che i corpi fossero semplicemente mummificati, e spesso anche piuttosto mal conservati, nonostante le leggende contrarie. È da notare che vari personaggi famosi (per santità o altri meriti più mondani) spesso però non sono stati sepolti nel terreno, che come è noto favorisce i processi putrefattivi, ma in urne, sarcofagi, o speciali tombe. Bisognerebbe anche poter escludere che in questi casi siano stati eseguiti sui corpi trattamenti non documentati a base di balsami o prodotti conservanti, od operazioni quali l'eviscerazione, eccetera. In ogni caso, poiché è ormai ben noto che avvengono mummificazioni spontanee ed inattese anche per corpi di emeriti farabutti, non sembra necessario, almeno in questo caso, invocare alcun operato miracoloso di Dio.

Pranoterapeuti-mummificatori


I pranoterapeuti nostrani sembrano ignorare tutte le precedenti considerazioni. Come possono arrivare a pensare di possedere la capacità paranormale di indurre la mummificazione? Essi sono convinti che le loro mani emettano qualcosa di diverso da quelle delle persone "normali": radiazioni (un tipo a scelta) e/o particelle (purché il loro nome finisca in -oni: fotoni, protoni, elettroni...). Inoltre, sempre secondo loro, tale energia "bioradiante" verrebbe spesso percepita dai loro pazienti come sensazione di calore all'imposizione delle mani. Dunque forse, confusamente ed inconsciamente associando i concetti di calore e di emissione a quello di effetti fisiologici macroscopici, essi arrivano ad affermare di poter mummificare reperti organici. A dispetto di ogni evidenza ottenibile anche grazie a controlli minimi, essi continuano a sostenere la realtà di questa leggenda... e a fallire nella pratica. Si veda il racconto di un test simile a quello nostro con le uova, eseguito in Italia da James Randi con un certo Prof. Giuseppe Festa, che si diceva in grado di mummificare carne tritata. Tutti i campioni, trattati e no, erano marciti in ugual misura.[4]

Ultimo in ordine di tempo, il famoso pranoterapeuta bergamasco Luciano Muti. Dopo aver accettato un controllo da parte del Cicap, la prima sua presunta capacità a dover essere verificata sarebbe stata proprio quella di mummificare fettine di fegato. Posto davanti ad una bozza di protocollo per una sperimentazione in "cieco" che desse garanzie di precisione e sicurezza, (vedi articolo a pag. 24) la sua Associazione ha addotto ogni tipo di scuse per evitare il test. Forse ci sbagliamo: i pranoterapeuti ormai hanno capito benissimo come stanno le cose, e per questo scappano quando si fa vivo il Cicap...

Luigi Garlaschelli,
Chimico all'Università di Pavia; fa parte del gruppo sperimentazioni del Cicap

Bibliografia


1) Grilletto, Renato - La magnifica vita delle mummie, Sugarco 1987
2) Scienza & Paranormale. Anno I n 4, p. 61.
3) Nickell, Joe - Looking for a Miracle - Prometheus Book, 1993, pp.85- 93
4) Randi, James - Flim-Flam!, Prometheus Book, 1987