La velocità  della luce è costante o no?

Sul numero 418 dell'8 agosto 2002 della rivista Nature è stato pubblicato l'articolo "Cosmology: Black holes constrain varying constants". Autori della ricerca sono tre ricercatori dell'Università di Sydney, tra cui spicca il noto fisico e divulgatore scientifico Paul C. W. Davies, autore di opere divulgative tradotte in oltre 20 lingue (ricordiamo: Universi possibili, L'universo che fugge, Dio e la nuova fisica, La superforza, La mente di Dio, Il cosmo intelligente, ecc). Per spiegare alcune inattese proprietà delle emissioni luminose di un lontano quasar, Davies e collaboratori hanno ipotizzato che le caratteristiche della materia del quasar osservato siano leggermente, ma significativamente, diverse da quelle che noi oggi conosciamo. In particolare hanno dedotto che una grandezza chiamata costante di struttura fine (che misura la forza dell'interazione elettromagnetica tra fotoni ed elettroni) sarebbe lentamente aumentata nel corso del tempo. Tale grandezza dipende da due costanti fisiche: la velocità della luce nel vuoto e la carica dell'elettrone. Poiché ipotizzare una variazione del valore della carica dell'elettrone creerebbe non poche difficoltà teoriche (tra cui una violazione del secondo principio della termodinamica), Davies e collaboratori hanno preferito ipotizzare che la velocità della luce abbia subito, nel corso del tempo, una lenta diminuzione. Anche questa ipotesi, dal punto di vista teorico, rappresenta un vero e proprio terremoto: la velocità della luce nel vuoto, secondo la teoria della relatività di Einstein, rappresenta infatti una costante immutabile. Non sorprende quindi che la comunità scientifica abbia reagito con molto scetticismo. Uno dei maggiori fisici teorici italiani, Remo Ruffini, ha dichiarato: "Il dubitare oggi della validità delle teorie di Einstein, sia della relatività speciale sia della relatività generale, è altrettanto, se non più assurdo, di dubitare che l'uso dell'elettricità e degli idrocarburi abbiano influenzato lo sviluppo della nostra società. Contrasterebbe con una impressionante evidenza sperimentale!". Dal canto suo Davies, pur non nascondendo egli stesso sorpresa per le conclusioni che il suo studio ha generato, ha replicato alle critiche affermando: "Ma d'altronde la scienza è sempre stata basata sul capovolgimento di idee consolidate".

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