Castel del Monte

Raffaele Licinio<br>Edizione Dal Sud, 2001<br>pp.2000 L.30.000

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  • 11-03-2002
  • di Edoardo Altomare

C'è da tempo attorno a Castel del Monte una gran folla. Un pullulare di sacerdoti delle scienze del mistero, cultori di ufo-reliquie, archeoastronomi e numerologi da strapazzo; e di giornalisti preoccupati - secondo un consolidato luogo comune - di riempire di falsi misteri le pagine estive di riviste e quotidiani. Tutti impegnati ad alimentare una sequela di assurde credenze sull'ottagono federiciano - come quella secondo cui l'edificio sarebbe stato costruito per ospitare e custodire il Santo Graal - che poco hanno a che fare con la realtà storica. Checché ne dicano i seguaci del filone esoterico, che sottolineano lo "splendido isolamento" e la (presunta) totale assenza di difese di Castel del Monte, gli storici e gli studiosi di professione puntano infatti a recuperarne l'originaria identità di castello medievale. Una struttura di straordinaria bellezza, di monumentale imponenza e di fascinosa presenza, ma pur sempre un castello. Inserito a pieno titolo in un organico "sistema" castellare realizzato da Federico II e progettato a fini militari, politici e per così dire "di propaganda". È la tesi, supportata da solide fonti documentarie, che Raffaele Licinio - professore di Storia medievale nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Bari - espone nel libro "Castel del Monte e il sistema castellare nella Puglia di Federico II": appena uscito per i tipi di Edizioni dal Sud contiene saggi di Maria Afronio, Massimiliano Ambruoso, Antonio Diviccaro, oltre che dello stesso Licinio. Il quale, oltre che storico di mestiere - di quelli, tanto per intenderci, abituati agli strumenti dell'indagine scientifica - è un fine polemista. E nel libro addita con chiarezza i limiti delle mirabolanti invenzioni sul Graal, sugli allineamenti con la cattedrale di Chartres e con Gerusalemme e sulla tomba del faraone Cheope.

"Castel del Monte non è pieno di misteri o di enigmi da svelare - afferma - ma di problemi storici e questioni aperte su cui ridiscutere". Magari con le armi "desuete" (sic) della ricerca storica seria e non con quelle della divulgazione magico-esoterica. Non a caso la rivista "Medioevo" (De Agostini-Rizzoli), nel numero di luglio 2001 attualmente in edicola, raccomanda caldamente il sito web: www.storiamedievale1.cjb.net curato dal polo universitario barese, con la supervisione di Raffaele Licinio: un sito di approfondimento della cultura medievale che assicura un'informazione storica doc e contribuisce ad abbattere una serie di luoghi comuni e di corbellerie sul Medioevo. Proprio come quelle riguardanti Castel del Monte. "Quel castello sorge lì e non altrove - spiega Licinio - perché deve completare le maglie di un sistema che serve a controllare il territorio". Un maniero che va dunque considerato nell'ambito dei rapporti comunicazionali con i principali castelli della zona: Barletta, Canosa, Trani, ma anche Andria, Ruvo, Corato, Terlizzi, Bari, Gravina, il Garagnone. "Un grande personaggio politico come Federico II conosce perfettamente l'importanza del controllo, anche militare, del territorio. Non si tratta infatti soltanto di un processo di costruzione di castelli, ma di modifica dello sviluppo di un territorio: delle colture, dei trasporti, dei commerci, della politica, della demografia". E poi c'è la valenza spettacolare di un monumento che è ostentazione di potenza: "Il castrum di Santa Maria del Monte serve a Federico - aggiunge lo storico - come rafforzamento della simbologia del potere: che con Castel del Monte diventa talmente esplicita da rappresentare in pietra la corona ottagonale degli svevi, ossia il simbolo della casa imperiale". Ottagonale come la corona di Ottone il grande, che fu cinta da Federico II; o come la pianta della Cappella Palatina di Aquisgrana (capitale dell'impero di Carlo Magno), nota a Federico II in quanto vi fu incoronato re dei Romani il 25 luglio del 1215; o come il grande lampadario di rame dorato - con otto sportellini ed altrettante torri - fatto costruire da Federico I Barbarossa e che pende dal soffitto della cappella. Una figura, quella dell'ottagono, evidentemente assai familiare e vicina agli svevi: e a Federico in modo particolare.

L'asso nella manica dei cultori delle teorie esoteriche resta la condizione di "solitudine" territoriale dell'ottagono in pietra di Castel del Monte, insieme con la tesi che vuole il maniero del tutto privo di elementi di difesa. Due stereotipi che Licinio rifiuta: "L'isolamento - osserva - si rivela un grande bluff. Il castello è sulla via che collega Andria a Gravina, in un paesaggio vivo, frequentato, dinamico. Non bisogna farsi ingannare dalla distorsione prospettica, un fenomeno ben noto agli storici: registrando un dato attuale, si cede alla tentazione di proiettarlo meccanicamente all'indietro, nel passato. Neppure risponde al vero il ritornello che Castel del Monte non avesse difese: non mancano certo, ad esempio, chiare testimonianze dell'esistenza di una cinta muraria".

E se poi, come Licinio è propenso a credere, si accettasse l'idea che Federico II abbia potuto scegliere per il suo castello la collina murgiana perché lì - o nelle immediate vicinanze - esisteva una precedente fortificazione di età normanna, per completare la maglia di un sistema castellare indebolito in quel punto dal degrado di quella struttura? Verrebbero meno le basi della matrice esoterica, del simbolismo magico, dei richiami al Santo Graal e alla piramide di Giza. Che ne sarebbe dei tanti "ricercatori di misteri", rimasti in agguato per anni come i soldati giapponesi in isole sperdute del Pacifico? "Qualcuno dovrà pure informarli - risponde ironico Licinio - che la guerra è finita da un pezzo; e che Castel del Monte è, semplicemente e per fortuna, solo un magnifico castello medievale".