Divertimenti fisici (recensione)

La storia di un mago nel XVIII secolo<br>Joseph Pinetti<br>(a cura di Laura Forti)<br>Stampa Alternativa, 2001<br>pp. 206, € 9.30

Una deliziosa sorpresa! Non trovo altro modo per descrivere questo gustosissimo volumetto di Stampa Alternativa. Giuseppe Pinetti, o meglio "Joseph Pinetti de Merci de Willedal", come amava definirsi, fu il più astuto e brillante prestigiatore del Settecento. Una sorta di Cagliostro "onesto", per quanto potessero essere onesti al tempo gli illusionisti che, non ancora elevatisi al rango di artisti d'alta classe (come saranno dal secolo successivo riconosciuti), mescolavano giochi di prestigio alla vendita di balsami miracolosi.

Pinetti, nato nel 1750 a Orbetello, in provincia di Grosseto, inizia a esibirsi giovanissimo a Roma per viaggiare poi fino a Parigi, la Capitale dei Lumi, in cerca di fama e di successo. Qui, Pinetti coglie subito il gusto del tempo per la scoperta scientifica e, prontamente, si presenta al pubblico come physicien e profésseur de mathematiques. È l'ultimo dei ciarlatani e il primo degli "illusionisti scientifici" e le sue esibizioni fanno immediatamente sensazione. Vestito elegantemente, e con un eloquio che è un gramelot di italiano, francese, inglese e altre lingue, porta in teatro i suoi giochi che, a suo dire, non sono volgari trucchi ma risultato di lunghe ricerche nei campi della fisica e della chimica. Nel suo repertorio comparivano numerosi giochi chimici, alcune abili manipolazioni, diversi ingegnosi automi e il primo esempio di lettura del pensiero, che Pinetti presentava in coppia con la moglie.

La curatrice del volume, Laura Forti, regista e drammaturga della compagnia teatrale "Centrale dell'Arte" di Firenze, ha fatto un lavoro ammirevole (e avrebbe come minimo meritato di vedere il suo nome in copertina). In una prefazione di una sessantina di pagine, che da sola merita il prezzo del libro, racconta la vita di Pinetti, così come risulta dalle poche e rare fonti disponibili, che l'autrice si è comunque preoccupata di reperire tutte. Segue la traduzione degli Amusemens physiques, un libretto contenente 33 giochi di prestigio, molti datati e impraticabili, ma tutti descritti in maniera divertente e alcuni tutt'ora usati dai prestigiatori. Si va da classici come "cambiare colore a una rosa" o "come indovinare una carta pensata da qualcuno" a stranezze tipo "come far muggire, quasi fosse in vita, una testa di vitello cotta e servita in tavola" e "come rendere orridi i volti del pubblico". Numerosi sono i giochi matematici e quelli chimici e non mancano divertenti gag come questa "scommessa singolare e divertente, con la quale sarete sempre sicuri di vincere":

Vi rivolgerete a qualcuno della Compagnia, dicendogli: "Signore o Signora avete un orologio, un anello, un astuccio, o qualche altro gioiello?" Comincerete con l'esaminare l'oggetto che vi sarà consegnato, per stimarne il valore... (quindi) proporrete una scommessa di un luigi dicendo alla persona: "scommetto un luigi che voi non direte tre volte 'il mio orologio'". Quando l'orologio sarà sulla tavola, e la scommessa sarà stata accettata, chiederete alla persona, mostrandogli l'orologio: "cos'è questo qua?" Questi non mancherà di dire: "è il mio orologio". Gli mostrerete ancora un altro oggetto e farete la stessa domanda; supponete che sia una penna, un foglio o un altro oggetto qualsiasi: se la persona nomina l'oggetto presentato, avrà perduto, se al contrario, stando in guardia, risponde "il mio orologio" gli si dirà: "Signore (o Signora) vedo bene che ho perduto, perché se dite ancora una volta "il mio orologio" voi avrete vinto; ma se perdo, che cosa mi regalerete? La persona, sempre sul chi vive, risponderà "il mio orologio": allora voi, facendo riferimento alla sue parole, vi prenderete l'orologio e gli lascerete la posta.

Il libro fu pubblicato da Pinetti nel 1784, da un lato per cercare di accreditarsi come letterato e dall'altro per rispondere alle accuse di tale Henri Decremps. Costui, infatti, si era lanciato in un'assurda battaglia per impedire a Pinetti di esibirsi in Francia, accusandolo immeritatamente di essere un imbroglione. Pubblicò un famoso libro, La Magie blanche dévoilée, in cui svelava i trucchi di Pinetti e, in seguito all'uscita degli Amusemens che, in buona sostanza, rendevano inutili le sue rivelazioni, ne pubblicò altri tre ancora più dettagliati.

Tutto ciò non fermò il successo di Pinetti, che conobbe nuova gloria prima in Inghilterra, poi di nuovo a Roma, dove dimenticati i trascorsi di artista di strada tornò come illusionista supremo, quindi a Berlino e infine in Russia, dove morì nel 1800 in circostanze non chiarissime. Un componimento satirico, uscito in Inghilterra nel 1786, avrebbe potuto figurare come simbolico epitaffio: "Povero Pinetti, steso nella sua bara, scopre che la morte non è un prestigiatore, e che non si lascia mai scappare un uccello, una volta che lo ha chiuso nella sua scatola".

Laura Forti, dunque, racconta la vita di Pinetti, traduce per la prima volta in italiano gli Amusemens physiques, pubblica alcune interessanti affiches (manifesti) usate da Pinetti per pubblicizzare i suoi spettacoli e include in appendice anche alcuni stralci dei primi due libri di Decremps. Cos'altro può chiedere un appassionato di illusionismo?

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