L'arte della Magia

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Che cos’è la magia, intesa come sinonimo di prestidigitazione, se non una sfida a tutto ciò che rappresenta la logica e la razionalità?
Da molti anni nel mio sito www.silvanmagic.com si legge questa frase: «Quando l’impossibile diventa possibile, sconvolgere la realtà è il mio mestiere».
È azzardato fare una affermazione esagerata come questa?
È possibile creare l’impossibile o è l’illusionista che manipola il possibile per creare l’impossibile?
Il Prestigiatore esegue degli effetti illusionistici ricorrendo a dei trucchi. Secondo l’illuminato parere di qualche ricercatore scientifico, assistere a questi effetti alimenta processi cognitivi che sfiorano il trascendente.
Studi recenti condotti da esimi neuroscienziati dell’Università di Durham in Inghilterra e al Barrow Neurological Institute di Phoenix negli USA, e pubblicati da riviste scientifiche attendibili, sostengono che «alcune cellule identificate in alcune aree dell’emisfero sinistro del nostro cervello si attivano solo assistendo agli effetti illusionistici del prestigiatore e in futuro potrebbero essere opportunamente stimolate per guarire l’Alzheimer. Non lo sappiamo ancora perché la ricerca è solo agli inizi e la nostra strada è molto lunga».
Ipotesi straordinaria che auspico incontri il successo che merita, anche se viene spontaneo citare Gustave Flaubert che scriveva: «Mi stupisco non di coloro che cercano di spiegare l’incomprensibile, ma di coloro che credono di aver trovato la spiegazione» e ricordare anche la risposta del famoso autore e regista cinematografico Ingmar Bergman quando, a un giornalista che gli chiedeva quale fosse il significato profondo dei suoi film, disse: «Lo ignoro, ma certamente i critici ne troveranno parecchi».
È certamente consolante per il prestigiatore, che opera attraverso un’arte che apparentemente viola le fondamentali leggi fisiche, essere oggetto e motivo di studio da parte delle neuroscienze, impegnate soprattutto a esplorare i processi legati alle interessanti visioni della pareidolia o le illusioni ottiche e cognitive, come quella di sostituire, per un inganno visivo, le sei carte raffiguranti due re, due regine e due fanti inventata da Richard Wiseman dell’Università dell’Hertfordshire.
Comunque, a me piace parlare di quello che so e non di ciò che considero meri indizi o semplici ipotesi.
In base alle mie conoscenze, in questo articolo cercherò di esaminare la mente ingannatrice del prestigiatore nello svolgimento delle sue funzioni: intendo mostrare come essa riesce a ingannare lo spettatore o come fa ad architettare un trucco, spiegando alla fine perché il trucco funziona.
Se un avvocato, durante una pausa del suo lavoro tagliasse una donna e la dividesse in due o tre parti, produrrebbe raccapriccio e orrore e verrebbe subito incriminato.
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Se invece è un illusionista che, accompagnato da un brano musicale suggestivo e avvolto dalle soffuse luci di un palcoscenico, taglia a fettine la sua partner, ecco subito derivarne meraviglia e stupore! La sua arte, infatti, gli consente di creare l’impossibile.
“Ma che cos’è l’inganno prestidigitatorio?” si chiederà il lettore.
Si basa sulla fallibilità dei sensi o è semplicemente una distorsione della realtà provocata dal prestigiatore?
Come requisito fondamentale il mago deve essere dotato di capacità psicologiche e sofisticate abilità cognitive, per riuscire a far credere il falso o, semplicemente, per non far sapere il vero.
L’invenzione, la creatività e l’immaginazione sono componenti essenziali del suo modo di essere, che si esprime con un repertorio di trucchi ingegnosi capaci di far colpo in modo efficace su un pubblico cosmopolita.
Ma non si tratta solo di trucchi: occorrono studio e applicazione costanti. Ore e ore di esercizi quotidiani ai quali il prestigiatore specializzato nella manipolazione deve sottoporsi per tenere allenata la destrezza delle dita.
È possibile per un illusionista creare la materia viva dal nulla?
Molti anni fa ideai un gioco abbastanza semplice. Arrotolavo una banconota, formando con essa un tubicino che poi capovolgevo, facendo uscire un pesciolino rosso che cadeva guizzando nel sottostante bicchiere colmo d’acqua. Versavo il contenuto all’interno delle pagine di un giornale che, una volta aperto, risultava asciutto. Ritrovavo il liquido e il pesciolino vivo all’interno di una grande lampadina da 200 watt precedentemente accesa. Ebbene, questo gioco sconvolse alcuni autorevoli ricercatori scientifici durante un loro congresso a Milano.
È possibile che nel Terzo Millennio esistano persone che credano ancora alla magia?
Nel maggio 2009, durante un congresso di cardiochirurghi tenutosi a Taormina, un luminare di fama mondiale, dopo aver assistito al mio spettacolo durante il quale “staccavo” la testa dal collo della mia deliziosa assistente, rimase talmente colpito che alla fine del mio spettacolo, nonostante mi fossi esibito in una dimensione teatrale, mi chiese se si trattava di ipnosi collettiva: «Riesce a ipnotizzare tutto il pubblico?»
Non bisogna dimenticare che in passato anche eminenti scienziati come il Premio Nobel Richet e l’antropologo Lombroso credettero fermamente alle apparizioni di ectoplasmi durante le sedute medianiche condotte dalla medium Eusapia Paladino.
La verità è che il prestigiatore acquisisce una “laurea” per mistificare onestamente, dopo anni di esperienza e di studi storici nel settore. Il nome stesso, di derivazione latina, lo dice: praesto e digitus. In sintesi, “sveltezza di mano”.
È bene sapere anche che l’illusionista non ripete mai lo stesso gioco davanti allo stesso pubblico, e neppure lo stesso giorno, al fine di evitare di farsi cogliere in flagrante mentre esegue il trucco. Inoltre non annuncia mai l’effetto magico che intende eseguire, se non in casi particolari. Nel campo della prestidigitazione l’elemento sorpresa è infatti di enorme rilevanza.
Un esempio: la mia assistente entra in scena portando un enorme vaso di fiori rossi e mi prega di cambiarne la tipologia. L’accontento e interagendo con gli spettatori chiedo loro di indicarmi il colore che preferiscono. Dopo aver ottenuto risposte ridicole: nero, verde, giallo a pallini, eccetera (il pubblico ama pensare che l’illusionista possa sbagliare, lo fa sentire psicologicamente superiore) dichiaro che conterò fino a tre, dopodiché i fiori verranno trasformati. Non faccio in tempo a pronunciare due, che il vaso con i fiori è sparito! L’inganno in questa situazione è duplice e il pubblico, colto di sorpresa da un fatto del tutto imprevisto e che si allontana molto dal risultato atteso, si stupisce e applaude più forte.
Quando durante i miei spettacoli televisivi e teatrali faccio levitare a mezz’aria una splendida ragazza e ne faccio apparire un’altra dal nulla; quando indovino quanti soldi uno spettatore ha in tasca; quando faccio sparire un anello prestato e lo ritrovo all’interno di un uovo intonso e crudo, scelto tra una cinquantina di uova deposte in una cesta… tutto ciò appare al pubblico come vera magia.
In realtà esiste un nesso tra causa ed effetto: un trucco, patrimonio esclusivo del prestigiatore, che deve necessariamente rimanere segreto.
Tutto questo, in una parola è illusionismo, che fa leva su meccanismi non solo fisici o meccanici, ma anche psicologici.
Le basi che costituiscono l’ossatura portante di quest’arte si trovano, in piccola quantità, in documenti vecchi di secoli. Ne ha lasciato memoria scritta Erone di Alessandria cent’anni avanti Cristo, ma già 2500 anni prima il faraone egizio Cheope amava assistere alle esibizioni di prestigiatori dell’epoca. La Bibbia parla di maghi egiziani che imitavano i miracoli di Mosè e di Aronne, come quello del bastone che gettato ai piedi del Faraone si tramutò in serpente (ne ho dato ampia descrizione in una mia opera letteraria, Arte Magica, Rusconi editore).
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Noi non vediamo attraverso i nostri occhi... Perlomeno, non proprio.
Noi vediamo quello che la nostra mente viene indotta a credere, poiché l’illusionista utilizza la tecnica della misdirection per sviare la nostra attenzione verso la parte opposta a quella in cui si svolge effettivamente il trucco e ricorre al depistaggio verbale per modificare la realtà dei fatti, facendo ricordare le cose in maniera diversa da come in realtà sono avvenute...
Si tratta di fattori e meccanismi psicologici ignoti ai più, che il prestigiatore conosce perfettamente e che adopera per controllare la mente dello spettatore, aiutandosi anche con la gestualità delle mani e il linguaggio del corpo.
Per fare questo non è necessaria un’intelligenza straordinaria, quanto piuttosto una credibilità persuasiva nella presentazione dei giochi che a me piace definire “psico-magia”, o forse “filo-magia”, ossia una filosofia di comportamenti fondamentali per chi esplica questa professione.
Un grande prestigiatore francese dell’Ottocento, Robert-Houdin, affermava che un prestigiatore non è altro che un attore che recita la parte del prestigiatore. Pur rispettando il pensiero di questo illustre rappresentante della nostra arte, molto umilmente, mi sia consentito di non condividerlo. Ne ho visti migliaia e ritengo che i Grandi Illusionisti non recitino. Si comportano, anzi, secondo la loro naturale predisposizione artistica, la loro personalità, il talento e l’abilità psicologica che consente loro di intuire che cosa essi rappresentino agli occhi del profano, il quale si aspetta non l’inganno, ma il prodigio.
Quando è in scena, il mentalista (prestigiatore specializzato in una delle molte branche della prestidigitazione rivolta agli esperimenti di percezione extrasensoriale) per eseguire esperimenti relativi alla telepatia, alla premonizione, alla psicocinesi – percezioni che si raggiungerebbero al di fuori dei nostri cinque sensi – dovrà convincersi di essere e dovrà comportarsi come una persona realmente dotata di facoltà paranormali. Assumerà quindi un atteggiamento ingannevole, indispensabile per convincere gli altri: un atteggiamento sicuro ed espressivo, che privilegi la teatralità piuttosto che la credibilità, la quale sarà assicurata quando l’esperimento sarà stato terminato con successo.
Nel pre-esperimento ricorrerà spesso alla citazione di studi scientifici già effettuati in quel campo e non svelerà mai al pubblico che l’esperimento che intende effettuare è frutto di trucco poiché depaupererebbe la sua performance togliendo efficacia e credibilità all’esperimento stesso.
Beninteso, fuori scena e in sede critica non si sottrarrà per onestà professionale ad affermare che è ricorso a trucchi e a sottigliezze psicologiche fuorvianti per raggiungere il suo scopo.
Personalmente ho sempre sostenuto pubblicamente il valore della razionalità come antidoto contro gli inganni dell’occulto e la credenza nel paranormale propugnati da individui poco raccomandabili che, nel nome della Magia tout court, ingannano e raggirano con frode migliaia di persone che credono nel paranormale.
L’illusionista non deve gabbare nessuno. Deve solo compiere l’impossibile con lo scopo di stupire e intrattenere...
Nel 1995, davanti a un’elegante e folta platea, durante un mio spettacolo nella Rocca di San Leo, presentai un esperimento che ebbe molta risonanza. Si trattava della “premonizione di Cagliostro”: mi proponevo di indovinare i titoli di prima pagina dei più importanti quotidiani nazionali prima della loro uscita nelle edicole. Fu una predizione di cui parlò tutta l’Italia.
Ventiquattro giorni prima dell’evento avevo inserito dentro una busta sigillata i titoli che sarebbero apparsi nelle prime pagine dei sette più importanti quotidiani d’Italia, una predizione dettatami dal sedicente mago all’interno della cella in cui egli era stato sepolto vivo. La busta, seguendo un rigido protocollo, fu consegnata dal sottoscritto e da una nota giornalista del TG1 a un illustre notaio, con preghiera di custodirla e aprirla davanti al Sindaco, al Direttore della Rocca e alle autorità locali la sera della mia esibizione, il 26 agosto, data nella quale ricorreva il bicentenario della morte di Cagliostro.
La previsione risultò esatta. Sento ancora nelle orecchie l’ovazione del pubblico, convinto di essere stato testimone di un vero “miracolo”.
L’evento fu trasmesso in diretta dai vari telegiornali della Rai e di Mediaset ed ebbe ampio risalto presso tutta la stampa italiana.
Giuseppe Balsamo conte di Cagliostro mi aveva davvero dettato la premonizione?
If this be magic, let it be an art!
(William Shakespeare)

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