L'illusionismo di Rol

Osservazioni di un prestigiatore sulla tecnica

  • In Articoli
  • 26-03-2003
  • di Mariano Tomatis

Cento anni fa nasceva a Torino Gustavo Adolfo Rol, un uomo in grado di far vivere alle persone che lo frequentavano esperienze dall'apparente natura parapsicologica. Come scriveva il suo biografo Renzo Allegri, "le sue esibizioni sembravano violare in modo sconcertante le leggi fisiche", e lui stesso affermava di appoggiare le sue azioni a mezzi paranormali. Ma si trattava di autentici fenomeni paranormali? Se la risposta fosse stata positiva, ne sarebbero stati entusiasti sia gli scienziati che i parapsicologi, che - come scrive Piero Cassoli - di Rol avrebbero avuto "bisogno per giustificare anni, decadi, secoli di ricerca".

Nonostante i suoi sostenitori continuino a negare con forza la possibilità che dietro gli esperimenti di Rol ci fossero tecniche da prestigiatore, i resoconti che da oltre cinquant'anni vengono offerti a proposito delle sue "esibizioni" e dei suoi atteggiamenti sono coerenti con una sola ipotesi: quella per cui Rol fosse un (eccellente) illusionista.

A queste conclusioni sono giunti moltissimi prestigiatori che hanno riconosciuto nelle tecniche, nello stile e negli oggetti utilizzati da Rol, materiale da loro ampiamente sfruttato durante gli spettacoli di magia: basti citare Silvan, Massimo Polidoro, Vanni Bossi, Massimo Manca, Marco Aimone, Pino Rolle, Victor Balli, Gianni Pasqua e Marco Pusterla.

Rifiuto di controlli scientifici

Per verificare se i fenomeni prodotti da Rol fossero davvero paranormali, sarebbe stato sufficiente che lui li mostrasse ad una équipe di "tecnici" in grado di distinguere tra processi normali e processi paranormali. Ma egli rifiutò fino alla morte questo confronto: preferiva riservare le sue dimostrazioni agli amici più fidati, evitando qualsiasi contatto con chi avrebbe potuto dare un parere negativo.

Eppure parapsicologi e scienziati erano ansiosi di poter assistere a un autentico fenomeno paranormale da lui prodotto; già nel 1966 il parapsicologo Nicola Riccardi auspicava, sulle pagine di Metapsichica, "un'amichevole indagine psicologica e psicanalitica" di Rol, invito che venne rivolto a Rol più e più volte negli anni successivi.

Ma a quali controlli avrebbe potuto essere sottoposto Gustavo Rol? Molti suoi sostenitori affermano che sarebbe stato profondamente irrispettoso ridurlo a una "cavia". In realtà si sarebbe trattato di procedure del tutto rispettose della sua personalità. Fu Piero Cassoli ad avanzare la proposta più dettagliata, semplice a realizzarsi se solo Rol vi si fosse sottoposto "con la spontaneità e la collaborazione che dovrebbero richiedersi da chi avesse una certa disposizione positiva nei riguardi della scienza, e fosse convinto e sicuro sulla effettività delle proprie capacità": 1) Rol avrebbe dovuto dichiarare che cosa si proponeva di far accadere e di far vedere; 2) Egli avrebbe dovuto consentire una ripresa video da varie posizioni contemporaneamente; 3) Egli avrebbe dovuto accettare di non toccare il mazzo di carte su cui si sarebbe svolto l'esperimento; 4) Egli avrebbe dovuto lavorare con mazzi di carte nuovi e forniti dagli sperimentatori.

Come ci si sarebbe potuti aspettare da un prestigiatore, Gustavo Rol rifiutò le condizioni proposte da Cassoli, al punto che il parapsicologo Massimo Inardi fu costretto a scrivere, su un'enciclopedia del paranormale: "Chi assiste agli esperimenti di Rol è chiamato a un atto di fede, perché egli non sopporta controllo alcuno, né atteggiamenti di critica o di sfiducia".

La dottrina di Rol

Uno degli elementi che ha contribuito a complicare lo scenario di

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Rol con un quadro "materializzato"

Gustavo Rol è certamente la sua dottrina filosofica, che spesso ha fatto spostare l'attenzione da un piano puramente scientifico ad un altro ricco di connotazioni religiose. Egli amava definirsi "la grondaia che convoglia l'acqua che cade sul tetto", e auspicava che venisse analizzata l'acqua e le ragioni per cui l'acqua cade piuttosto che la grondaia. Lo spostamento dell'attenzione dalla destrezza del prestigiatore all'effetto magico è un elemento tipico nella letteratura magica: il celebre prestigiatore e teorico dell'arte magica Aldo Colombini ha fatto dello slogan "Non è il metodo che conta ma l'effetto" uno dei capisaldi di tutto lo studio della prestidigitazione.

Pur fondando gran parte della sua fama sulle sue presunte facoltà, ben sapendo che le sue esibizioni "truccate" erano il suo tallone d'Achille, Rol chiedeva ai suoi ammiratori di spostare l'attenzione dai suoi esperimenti al significato filosofico di questi, affermando: "Gradirei che uno scritto su di me contemplasse ben poco di quelli che sono gli "esperimenti" che avvengono con me, ma intrattenesse il lettore sulla ragione, sul modo e sul significato che questi fenomeni producono in una realtà assolutamente etica".

È evidente, però, che il laico si trova in grosse difficoltà ad intravvedere un "significato" negli esperimenti di Rol, fossero un gioco con le carte, la materializzazione di un oggetto o di un dipinto di Ravier. Poco dopo la sua morte, Emilio Servadio si chiese su Il Giornale dei Misteri perché un uomo apparentemente illuminato dalla divinità avesse speso "tanto del suo tempo, e delle sue energie in una continua produzione di futilità: poiché altro non sono, spiritualmente parlando, se non futili [...] le "meraviglie" delle carte semoventi, o degli acquerelli "auto-dipinti", che hanno sbalordito per tanti anni i fans di Gustavo Rol".

Le testimonianze

Nel 1901 il prestigiatore Frank W. Thomas scriveva sulle pagine della rivista Magic: "Le esagerazioni cui indulgono molte onestissime persone nel raccontare i giochi cui hanno assistito è motivo di grandissimo divertimento per i prestigiatori. Se un giudice potesse avere l'esperienza di un prestigiatore, perderebbe tutta la sua fiducia nel valore della testimonianza umana". Le testimonianze che vengono offerte a proposito delle imprese "straordinarie" di Gustavo Rol sono innumerevoli. Dal momento che non è più possibile sottoporre Rol ad alcuna indagine scientifica (né, come abbiamo visto, vi si sarebbe mai prestato), tali testimonianze sono l'unico oggetto d'indagine che ci è oggi concesso.

Pur esibendosi in memorabili prodigi, infatti, Rol non ha mai realizzato un fenomeno paranormale che lasciasse una prova inconfutabile del suo avvenimento; non ha mai prodotto, ovvero, alcun "oggetto paranormale permanente": dei suoi esperimenti rimangono soltanto lettere, carte da gioco e piccoli oggetti che, però, non hanno nulla di paranormale "in sé".

Analizzando le testimonianze che vengono offerte sulle sue esibizioni, si riconoscono innumerevoli elementi coerenti con l'ipotesi che fosse un illusionista:

- Rol faceva affermazioni credibili e mai esagerate. Per evitare di far sorgere troppi dubbi negli osservatori, spesso i falsi sensitivi fanno affermazioni che, seppur paranormali, possono essere considerate vere da chi è disposto ad accettarle. Rol, ad esempio, affermava di non poter ripetere più e più volte lo stesso esperimento: "Non posso rifarlo, io non sono Dio che può ripetere all'infinito". Definiva, inoltre, "possibilità" e non "facoltà" i suoi poteri, e alla domanda: "Può servirsi come vuole dei fenomeni manifestatisi attraverso di lei?" rispondeva "No, nel modo più assoluto". Maria Luisa Giordano affermava che i suoi fenomeni non potevano accadere sotto il suo pieno controllo: "Se lo potessi fare a comando, sarei Dio in terra".

- Rol affermava che i suoi poteri provenivano da una fonte esterna. Rol si definiva espressamente una "grondaia" attraverso la quale Dio si manifestava: un'ottima tecnica per rifuggire i controlli che avrebbero dovuto riguardare, invece, il significato dei suoi "giochi" o la loro causa ultima, Dio stesso.

- Rol diceva di non conoscere in anticipo l'esito dei suoi esperimenti. Quando un falso sensitivo dichiara di non sapere se i suoi esperimenti avranno un esito positivo e annuncia in precedenza che potrebbe non verificarsi nulla, questo fatto induce gli spettatori a guardarlo con occhio indulgente e ispira in loro un inconscio desiderio che egli ce la faccia. In un'atmosfera del genere, qualunque pubblico si sentirebbe motivato a collaborare con lui - anche inconsapevolmente - magari allentando i controlli o abbassando la guardia di fronte all'uso di eventuali trucchi.

- Rol stesso si stupiva dei fenomeni che avvenivano. Questo è uno dei metodi migliori per conferire autenticità alle falsi dimostrazioni paranormali. Se all'inizio di un esperimento il sensitivo afferma di non essere sicuro dell'esito della prova - anche perché la fonte dei poteri è esterna - e alla fine tutto va a buon termine, la reazione che si attende il pubblico è che egli si entusiasmi per il risultato ottenuto. Disse una volta al giornalista Luigi Bazzoli: "Il bello è che a provarne contentezza sono prima di tutti io stesso".

- Rol faceva affermazioni che la gente desiderava fossero vere. Le affermazioni straordinarie sono ritenute vere con molta più facilità se soddisfano dei bisogni emotivi. Quando Rol metteva qualcuno in comunicazione con i morti o mostrava fenomeni che in apparenza dimostravano l'esistenza del trascendente, sapeva di venire incontro alle attese di chi vi assisteva. Scrive Maria Luisa Giordano, a proposito degli esperimenti di Rol: "Partecipare a questi eventi mi ha trasformato, mi ha permesso di raggiungere un nuovo equilibrio, mi ha insegnato a vivere la mia vita con maggiore consapevolezza, mi ha dato la certezza che non tutto si esaurisce in questo mondo, cancellando quel senso di solitudine e vuoto che sempre si affaccia alla mente dell'uomo con il trascorrere degli anni".

- Rol non prendeva una lira. È per molti la prova definitiva della genuinità dei suoi poteri. È diffusa tra molti sostenitori del paranormale la credenza che una persona scelga di diventare un falso sensitivo perché alla ricerca di denaro o fama. Non si considera alcuna altra motivazione possibile alla base di questo inganno. Nella realtà era vero che Rol non prendesse una lira per i suoi esperimenti o per il suo appoggio morale: spesso, infatti, i suoi conoscenti dimostravano la loro gratitudine nei suoi confronti donandogli oggetti di antiquariato di valore inestimabile, dei quali - in effetti - la sua splendida casa non poteva dirsi sprovvista. A questo va aggiunta una considerazione di Massimo Polidoro: "non è necessario essere degli psicologi per capire che per molte persone, una volta soddisfatti i bisogni primari (fisiologici, di sicurezza, di amore, di appartenenza...), diventano dominanti altre esigenze: i bisogni di stima e di autorealizzazione, per esempio. Probabilmente, per Rol era importante avere questo tipo di riconoscimento per sentirsi realizzato; niente di male, solo nessuno può pretendere che le sue affermazioni siano accettate da tutti acriticamente".

- Rol era molto umile. La credibilità di Rol si fondava in gran parte sull'umiltà che gli veniva riconosciuta da molti, virtù che generalmente induce un'immediata e spontanea fiducia. Ripeteva spesso "Sono un uomo assolutamente comune [...] identico a tutti, nei difetti e nelle debolezze. Ho continuamente bisogno del mio prossimo, dell'aiuto e dell'indulgenza che gli altri cercano in me". La simpatia ispirata da questo atteggiamento era disarmante; d'altronde gli artisti dell'inganno, i prestigiatori, sanno bene che per ottenere successo "si devono collocare in una posizione di apparente inferiorità rispetto al pubblico. Non c'è niente, infatti, che assicuri il disarmo dell'avversario quanto l'adottare una posizione di inferiorità".

- Rol non voleva essere chiamato "mago". Sfruttando un'efficace strategia dei falsi sensitivi, Rol rifiutava definizioni di alcun tipo, specie quelle che lo avrebbero fatto confondere con un prestigiatore: "Ho sempre protestato di non essere un sensitivo, un veggente, un medium, taumaturgo o altro del genere", "Io non sono un "mago"", "I miei non sono "poteri", sono "possibilità"".

- Rol controllava e censurava i resoconti che si davano dei suoi esperimenti. La cura della terminologia usata per definirlo si estendeva alle descrizioni fornite sugli esperimenti da lui presentati. Tendeva a tenersi lontano dai giornalisti e con i pochi ai quali rilasciava interviste prendeva tutta una serie di precauzioni: scrive Renzo Allegri che Rol gli "disse che l'argomento era molto delicato e che perciò desiderava leggere in anticipo gli articoli che avrei pubblicato per impedire che, sia pure senza mia colpa, le sue parole fossero fraintese". Una tale cura della propria immagine fa sospettare il timore che dai resoconti sui suoi esperimenti potessero trasparire trucchi o sotterfugi.

- Rol affermava di non sapere in anticipo quale fenomeno si sarebbe realizzato. Non annunciare l'effetto prima che questo sia avvenuto è la prima regola dei prestigiatori: serve a fare in modo che i testimoni non sappiano dove rivolgere la propria attenzione.

- Rol non ripeteva mai due volte lo stesso effetto, o lo faceva cambiando procedura. Sono due regole utilizzate dai prestigiatori: servono a complemento della regola precedente.

- Rol diceva di poter agire solo spontaneamente. "Si potrebbe quasi dire che quando si vuole, nulla si ottiene". Così esprimendosi, Gustavo Rol definiva esplicitamente i suoi poteri "non controllabili": in questo modo poteva eludere qualsiasi verifica scientifica che avrebbe richiesto, invece, situazioni ripetibili a partire dalle stesse condizioni.

- Rol moltiplicava gli oggetti in gioco e creava situazioni caotiche. Le situazioni caotiche sono più difficili da seguire con attenzione e ricordare con precisione. Quella di utilizzare tanti oggetti tra i quali sceglierne uno con cui eseguire i fenomeni è una precisa tecnica dei falsi sensitivi; Rol faceva piegare tanti fogli, ma solo su uno di questi materializzava dipinti e scritte. Egli, inoltre, utilizzava centinaia di carte da gioco, che faceva scegliere e manipolare con metodi molto complicati, che gli stessi parapsicologi affermano fossero difficili da ricordare.

- Rol imponeva le proprie condizioni agli esperimenti. Rol gestiva, in effetti, spazi e tempi delle sue dimostrazioni, e si esibiva in luoghi sotto il suo controllo completo e in momenti mai prevedibili; aveva inoltre il pieno controllo delle posizioni degli spettatori, delle condizioni di luminosità e di quanto avveniva sul suo tavolo: come scriveva Riccardi, "Il Rol sul lavoro è un diabolico dittatore perché in ogni istante è padrone di tutti i dettagli".

- Rol instaurava rapporti gerarchici verticali con i suoi ospiti. Una delle tecniche più efficaci per far sì che il pubblico acconsenta a concedere una gran libertà di movimenti a un sedicente sensitivo è, per costui, quella di instaurare con gli spettatori un rapporto gerarchico verticale, all'interno del quale le condizioni di lavoro possano essere imposte sfruttando la forza persuasiva dell'autorità. Maria Luisa Giordano scrive, a proposito di Rol: "Cercavo sempre di assecondarlo, a volte però ero costretta a far valere la mia personalità per non farmi soffocare dalla sua, fortissima anche nelle piccole cose".

- Rol poteva disporre a suo piacimento le posizioni dei suoi ospiti. Si tratta di un privilegio che un prestigiatore pagherebbe oro: potrebbe, infatti, far sedere in posizioni svantaggiate gli spettatori nei quali si scorge un'intenzione di disturbare o che mostrano eccessiva incredulità - cosa che avvenne ad esempio con Tullio Regge ("Mi esiliò infatti all'estremità opposta del lungo tavolo su cui si svolgevano [...] quelli che lui chiamava "esperimenti""). È comunque una preoccupazione tipica per un prestigiatore prendersi cura delle linee e degli angoli della visuale, in modo da nascondere le proprie mosse segrete alla vista del pubblico. Si tratta del cosiddetto "principio dell'angolo" che definisce i limiti di visibilità e invisibilità entro i quali l'illusionista può agire.

- Rol riprendeva duramente chi proponeva controlli durante gli esperimenti. La sua forte personalità gli permetteva di zittire spettatori troppo curiosi e impedire loro controlli troppo stretti; a una signora che aveva chiesto "Si può vedere?" immediatamente ha gridato: "No, impossibile, stia zitta, tranquilla!".

- Rol spegneva le luci per gli esperimenti più difficili. Leggendo i resoconti degli esperimenti di Rol, un prestigiatore individua una sospetta proporzionalità tra la difficoltà degli stessi e l'oscurità presente nelle stanze dove avvenivano. Le testimonianze in proposito sono innumerevoli.

- Rol distruggeva il materiale utilizzato. Secondo Remo Lugli "la tendenza di Gustavo Rol a conclusione degli esperimenti importanti - scritture dirette, dipinti, viaggi - era di distruggere quello che era arrivato. Bisognava insistere a lungo per tentare di salvarli, ma spesso non ci riuscivamo, tutt'al più, se era un testo scritto, consentiva che si copiasse o si incidesse sul registratore".

In genere, la distruzione di un oggetto alla fine di un gioco di prestigio è un indice significativo del fatto che si tratti di qualcosa che, analizzato dopo lo spettacolo, potrebbe far risalire a qualche trucco nel quale tale oggetto è coinvolto. In quest'ottica non stupisce il fatto che Rol distruggesse in moltissime occasioni il materiale utilizzato durante gli esperimenti: è esattamente quanto ci saremmo aspettati da un prestigiatore che deve nascondere i suoi trucchi.

- Rol si rifiutava di esibirsi di fronte ai prestigiatori. Il rifiuto di mostrare i suoi fenomeni di fronte alle uniche persone che avrebbero potuto giudicarne l'autenticità depone fortemente a sfavore della buona fede di Gustavo Rol.

- Rol creava l'illusione che le scelte dei suoi ospiti fossero libere. Gustavo Rol era molto abile a dare l'impressione che i suoi esperimenti fossero improvvisati. Affermavano alcuni testimoni: "gli esperimenti non erano mai preordinati e ancora una volta erano i presenti a suggerire il modo in cui essi dovevano svolgersi, il che esclude ogni idea che si trattasse di cosa meno che genuina". Eppure l'impressione che colse altri ospiti di Rol fu opposta. Secondo Cassoli, "la "scelta dell'argomento" di cui si tratterà in quella seduta avviene dopo un estenuante conversare in cui Rol può condurre piano piano i presenti inducendoli a credere di essere loro a scegliere quell'argomento che lui ha invece precedentemente preparato". Anche Lugli ebbe questa impressione: "Era soprattutto Rol che impostava la conversazione affrontando un tema o filosofico o di attualità". Tullio Regge aggiunge che, durante gli esperimenti cui partecipò, Rol "in molti casi usò in modo ovvio le "forzature" dei prestigiatori". Il principio citato da Regge è molto sfruttato dai prestigiatori ed è uno dei più importanti dell'arte magica; esistono interi trattati ad esso dedicato.

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Ingresso del palazzo a Torino in cui viveva Rol

- Rol utilizzava in modo esteso le tecniche di misdirection. Una delle tecniche illusionistiche il cui uso da parte di Rol è più evidente è quella della misdirection per "abbagliamento", che consiste nel mascherare un certo stimolo sospetto con un'altro molto più grande ma meno sospetto. Durante l'esecuzione di esperimenti di rilievo, con apporti di scritture o di disegni, pregava i presenti di sfregare le mani tutti insieme in modo da provocare un fruscìo. Oppure, sempre per creare quel tipo di rumore, faceva agitare dei fogli di carta tenendoli all'altezza della testa. La tecnica che un prestigiatore utilizzerebbe per produrre "apporti di scritture o di disegni" coinvolge una serie di manipolazioni che è difficile eseguire nel silenzio più assoluto, in quanto potrebbe produrre qualche fruscìo sospetto. Se, però, si potesse mascherare quel fruscìo con qualche rumore, allora la tecnica passerebbe del tutto inosservata. In teatro, i prestigiatori utilizzano la musica (e anche Rol ne faceva uso, a volte, durante i suoi esperimenti). Rol utilizzava, come si è visto, un metodo molto più semplice: chiedeva ai presenti di sfregare tra di loro i fogli non coinvolti nell'esperimento; in questo modo, il suono di qualsiasi manipolazione sarebbe stato mascherato in modo perfetto. Si può notare, inoltre, che tale sfregamento doveva avvenire proprio all'altezza della testa: ben vicino, dunque, alle orecchie da ingannare!

- Rol riduceva a piccole dimensioni i fogli utilizzati. Poiché è possibile sospettare che durante gli esperimenti di materializzazione di scritte e di dipinti Rol sostituisse i fogli bianchi con altri già preparati, per confermare il sospetto un prestigiatore può cercare nelle sue esibizioni gli elementi che faciliterebbero tale scambio. Uno, ad esempio, sarebbe quello di piegare i fogli fino a dimensioni molto piccole, in modo da poterli manipolare con più facilità; così avveniva durante gli esperimenti di Rol, che faceva piegare i fogli fino a ridurli a piccoli rettangoli.

- Rol utilizzava le carte da gioco. Rol utilizzava, per produrre effetti straordinari, le carte da gioco; in quest'abitudine non si discostava per nulla dai prestigiatori, che considerano la cartomagia uno dei rami della prestigiazione più piacevoli e attraenti.

- Rol leggeva sempre la prima riga in alto delle pagine durante i book test. Uno degli esperimenti che più viene citato a proposito di Rol consisteva nel leggere a distanza la prima riga di una pagina scelta a caso in un libro chiuso. La stragrande maggioranza dei book test che si trovano sui manuali per prestigiatori permettono di leggere a distanza soltanto le prime righe di una (o più) pagine di un libro. Non è strano che Gustavo Rol leggesse sempre, in ogni occasione, soltanto le prime righe in alto dei libri che utilizzava?

- Rol non andava in trance. L'assenza di trance è un elemento facile da leggere come la necessità di mantenere un controllo vigile su tutta l'esecuzione degli esperimenti, in modo da poter gestire in ogni momento i vari accorgimenti necessari alla realizzazione del gioco di prestigio.

Conclusioni

Chi era Rol? Un'analisi lucida e realista ci spinge a riconoscere in lui un artista dell'illusione, in grado di far trascorrere serate di mistero e magia al suo pubblico, veicolando su queste emozioni una personale teoria filosofico-religiosa che affondava le sue radici nell'antroposofia. Parafrasando un'affermazione del prestigiatore torinese Alexander a proposito di Uri Geller, ammetto di provare "simpatia per l'individuo. È, intendiamoci, lo stesso tipo di simpatia che si può provare per Arsenio Lupin che è un ladro, ma ruba bene! Ecco, come uomo di spettacolo a me è simpatico".

E non posso non leggere in questa sua poesia un'ammissione implicita alla sua vera natura:

Hai ragione

sono un uomo qualunque.

[...]

Non un Dio

ma un semplice uomo,

ma Tu non ricordarglielo.

Cesserebbe di essere l'Eroe

che Tu avevi esaltato

e diverrebbe

un uomo qualunque.

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Mariano Tomatis

Prestigiatore, Componente

del Gruppo Piemonte del CICAP.

Al momento di andare in stampa con questo S&P Mariano Tomatis ha terminato la stesura di ROL: Realtà O Leggenda? (Edizioni Avverbi), un libro che, al momento in cui leggerete queste pagine, sarà stato probabilmente già stampato e potrete quindi richiedere al CICAP all'indirizzo: www.cicap.org/prometeo