La leggenda del rene rubato

La più pericolosa tra le fantasie metropolitane

E' probabilmente una delle più inquietanti leggende metropolitane, una delle più credute e raccontate, anche se non necessariamente delle più credibili: l'abbiamo sentita tutti e ci sono cascati anche molti giornalisti in tutto il mondo. Vediamo di cosa si tratta:

"Un mio amico mi ha raccontato che un tizio che lui conosce è andato una sera in discoteca con degli amici. Il tipo fa amicizia con una bionda molto appariscente, e dice agli amici di tornare pure a casa senza di lui. La mattina dopo i genitori, non vedendolo tornare a casa, telefonano agli amici che gli raccontano l'accaduto. Alla fine, viene ritrovato svenuto sulla sua auto, parcheggiata davanti ad un ospedale: i medici che gli prestano i primi soccorsi scoprono che gli è stato espiantato un rene."

Se la storia vi è familiare, non siete i soli! In Italia ha cominciato a diffondersi in questa forma all'inizio del 1994, a quanto pare iniziando nel Piemonte occidentale, quando era già qualche anno che ne circolavano versioni leggermente diverse (il "furto" avveniva generalmente durante una vacanza negli Stati Uniti o in un paese esotico). Spesso è aggiunto il dettaglio secondo cui non è stata sporta alcuna denuncia (ad esempio perché il giovane non ricorda il nome della ragazza!) per giustificare la mancata comparsa della notizia sui giornali.

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La storia è molto diffusa anche negli Stati Uniti; il folklorista J. H. Brunvand riporta come si sia diffusa in maniera quasi esplosiva nel marzo-aprile del 1991, spesso riportata acriticamente da giornali e trasmissioni radiofoniche, supportandone la diffusione.

Recentemente, almeno negli Stati Uniti, ha assunto la forma di un messaggio di posta elettronica diffuso come una catena di Sant'Antonio. Raccontando il fatto e riportando anche alcune testimonianze "autentiche", il messaggio, intitolato "Non è uno scherzo", mette in guardia contro il supposto pericolo. Il finale di questa versione è leggermente diverso:

"Cari amici, vi scrivo per mettervi in guardia contro una nuova catena di crimini, che prende di mira i commessi viaggiatori [...]

Il crimine ha inizio quando un commesso viaggiatore si reca al bar dell'albergo per bere qualcosa alla fine di una giornata di lavoro. Una donna lo avvicina mentre siede da solo al banco, e gli offre un drink. L'ultima cosa che il viaggiatore ricorda, prima di risvegliarsi nella vasca da bagno della sua stanza, immerso nel ghiaccio fino al collo, è di bere quel drink.

C'è un biglietto attaccato col nastro adesivo sul muro che gli dice di non muoversi e chiamare il 911 (Il 911 è l'equivalente americano del 113). Un telefono è posto a questo scopo su un tavolino vicino alla vasca. Il commesso viaggiatore chiama il 911 che è abituato a questo particolare crimine. L'operatore del 911 dà istruzioni al commesso viaggiatore di toccarsi la schiena, molto lentamente e con grande attenzione, e verificare se c'è un tubo di gomma che sporge dalla parte bassa della schiena. Il commesso viaggiatore trova il tubo e risponde "Sì." L'operatore del 911 risponde di rimanere immobile, e che un'ambulanza è già in arrivo. L'operatore sa che entrambi i reni del commesso viaggiatore sono stati sottratti. [...]"

Nonostante il linguaggio curioso (con molte caratteristiche della lingua parlata e non scritta, come i periodi molto brevi e la frequente ripetizione del soggetto) e la prosa non proprio scorrevole, che ho cercato di riprodurre nella traduzione, la storia è ovviamente, nella sostanza, la stessa. Una ulteriore curiosità: nella traduzione ho supposto che il viaggiatore fosse un uomo e l'adescatrice una donna. Nel testo originale in inglese, l'uso del politically-correct genere neutro e del termine person rendono possibile ogni interpretazione.

Il racconto ha molte caratteristiche delle leggende urbane:

  • è accaduto all'"amico di un amico", che è però un personaggio evanescente (se per caso si rintraccia, viene fuori che anche lui ha solo riportato un racconto, però il fatto è accaduto all'amico di un suo amico e giura che è vero);
  • è raccontato frequentemente, tanto da credere che il fatto avvenga in continuazione;
  • contiene alcuni "motivi ricorrenti" caratteristici del folklore, ad esempio "la lussuria punita" del giovane che avvicina la bella sconosciuta;
  • contiene spesso affermazioni incredibili, come la causa (ridicola) della mancata denuncia;
  • in molte versioni, dettagli precisi (come il nome della discoteca, o il citare voci autorevoli come la polizia) ma completamente inventati forniscono un'aria di credibilità alla storia.

Tuttavia, rimane inquietante. Chi ci garantisce che, come spesso si dice, dietro la leggenda non si nasconda un fondo di verità?

Nel periodo di massima diffusione della leggenda nel nord Italia, molti giornali hanno riportato dichiarazioni di rappresentanti delle forze dell'ordine che negavano di aver mai ricevuto denuncia per simili fatti. Non solo non è probabilmente mai successo: è anche quasi impossibile che avvenga, per ragioni pratiche.

L'UNOS, United Network for Organ Sharing, è un ente che si occupa, per conto del governo degli Stati Uniti, del coordinamento tra ospedali per la gestione degli organi disponibili, mantenendo un database di pazienti in attesa di trapianto. I dirigenti dell'ente, preoccupati per la pubblicità negativa fatta dalla storia all'attività di chi si occupa di trapianti, nell'aprile del 1994 hanno emanato un comunicato in cui si dichiara, tra l'altro:

"Un mercato nero di organi espiantati non potrebbe in nessun caso esistere negli Stati Uniti, poiché l'espianto di un organo è un'operazione chirurgica complessa che può essere eseguita con successo solo all'interno di un'istituzione medica qualificata ed accreditata. Una vasta rete di personale esperto deve lavorare in coordinamento per valutare gli organi prima dell'espianto per stabilire la loro idoneità, trovare contenitori adatti, eseguire l'intervento chirurgico e conservare gli organi. Organi ottenuti in strutture di fortuna o segrete non potrebbero in alcun caso sopravvivere.

Per ragioni scientifiche e mediche connesse con l'idoneità dell'organo e la probabilità di successo del suo trapianto, la causa della morte del donatore deve essere nota ai medici che effettuano il trapianto; organi ottenuti da fonti ignote o incerte sarebbero rifiutati."


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Un'illustrazione di Alexander Tomlinson/Fortean Times
Non solo non esiste prova che simili fatti siano mai accaduti, autorevoli pareri indichino come sia estremamente improbabile un trapianto illegale, per lo meno in Italia, ma il furto di un organo nelle circostanze raccontate è perfettamente inutile dal punto di vista di un possibile trapianto. Come si può, sottraendo un rene a caso, essere certi della sua compatibilità con l'organismo del ricevente? Se ne rubano molti fino a che non se ne trova uno che vada bene? Non è possibile creare una "banca" di organi rubati, perché un organo da trapiantare si conserva solo per un tempo molto breve.

Si può dunque stare ragionevolmente tranquilli: la bella adescatrice della discoteca al massimo potrà mirare al portafoglio.

Esiste tuttavia un'altra voce (una voce, appunto, e non una leggenda, cioè generalmente riportata non in forma narrativa) che circola insistentemente, strettamente imparentata con questa, e forse ancora più raccapricciante.

Si dice che esista una vera e propria industria che si occupa di rapire bambini (o di farli adottare in paesi industrializzati) al solo scopo di prelevarne gli organi per trapiantarli a ricchi occidentali. Spesso la voce fa riferimento a paesi latinoamericani, come Colombia, Guatemala o Honduras, o alle Filippine, ma si è diffusa anche in Italia (specialmente in meridione), dove addirittura è una misteriosa ambulanza nera che rapirebbe i bambini, così come sarebbe un furgone nero "gestito" da studenti in medicina di pochi scrupoli a rapire le persone nella Romania del confuso periodo che seguì la caduda del regime di Ceausescu.

Fatti del genere, se realmente accaduti, sarebbero di enorme gravità. È perciò comprensibile come numerose autorità internazionali, la stampa e la televisione si siano occupate spesso della cosa. Il caso è esploso anche in Italia nel settembre del 1994. L'allora Ministro per la Famiglia Antonio Guidi dichiarò, davanti alla Commissione Affari Sociali della Camera di non poter escludere che un simile traffico esistesse in Italia, anche se fece "marcia indietro" in successive dichiarazioni alla stampa, affermando di riferirsi semplicemente alle adozioni illegali. Il Ministro della Sanità Raffaele Costa, tuttavia, affermò pochi giorni dopo come un'attività segreta e illegale di trapianti in Italia sarebbe stata "impossibile da nascondere" e fosse "inconcepibile". Gli organi di informazione, in Italia ma soprattutto in Germania, diedero grande eco alla faccenda, riportando le dichiarazioni dei ministri con errori e distorsioni talvolta incredibili fino a che, un po' alla volta, non si sgonfiò grazie anche a numerose smentite ufficiali. Un esperto in "disinformazione" dell'United States Information Agency, Todd Leventhal, si è occupato a lungo della questione, ed ha presentato le sue conclusioni in un rapporto di quaranta pagine alle Nazioni Unite; lo sviluppo e la diffusione della notizia, in Italia e altrove, è esaminato molto più in dettaglio nel rapporto, il cui testo è disponibile sul Web.

A parte la perdita di tempo da parte di autorità internazionali per indagare su un fatto inesistente, perché dovrebbe essere così importante smentire tali voci? Qualche esempio, raccolto da Leventhal nel rapporto citato, può essere sufficiente. Ulteriori informazioni possono essere reperite nello studio che l'antropologa francese Vèronique Campion-Vincent ha dedicato all'argomento.

Nel maggio 1991 il governo turco ha annunciato la sospensione delle adozioni internazionali a causa della diceria; altre nazioni, come Honduras e Guatemala, hanno preso simili provvedimenti (alcuni sono stati probabilmente revocati successivamente)

In Colombia, le donazioni di cornee sono crollate del 90 per cento in seguito alla trasmissione, nel novembre 1993, di un programma televisivo francese che dava credito alle voci (infondate) sul furto di tali organi. La lista di attesa per il trapianto delle cornee in Colombia è così passata da 250 a quasi novecento pazienti.

Nel marzo 1994, in Guatemala, una turista americana è stata linciata dalla folla perché accusata di aver tentato di rapire un bambino indio (accusa dimostratasi poi completamente infondata). Sono stati riportati almeno altri due analoghi tentativi di linciaggio, fortunatamente risoltisi senza gravi conseguenze per le vittime (ma, in un caso, la folla ha distrutto una stazione di polizia).

Nella regione brasiliana di Pernambuco, nella prima metà del 1994 sono state perfezionate solo 36 adozioni, contro le 300 nello stesso periodo dell'anno precedente.

Una voce la cui diffusione ha quindi conseguenze drammatiche, in termini di bambini che potrebbero trovare una famiglia e rimangono in mezzo a una strada, di persone che muoiono in attesa di un trapianto o che non possono riacquistare la vista perché mancano i donatori. Va osservato tuttavia che ben altro problema è il dramma di chi, nell'Europa Orientale o in paesi del terzo mondo, mette in vendita i propri organi (almeno quelli che possono essere espiantati senza uccidere il donatore, come i reni) per disperazione. In Italia, così come nel resto d'Europa, tale pratica è, ovviamente, vietata; leggi molto strette regolano anche la donazione di tali organi, appunto per prevenire commerci ed abusi.

La voce ha continuato a circolare a lungo, forse anche (almeno secondo gli Americani) deliberatamente alimentata dai servizi di informazione Sovietici; il Parlamento Europeo, che pure un anno prima aveva dichiarato le voci infondate, ha emesso il 15 settembre 1987 una risoluzione di condanna di tale traffico, che ha provocato risposte indignate da parte degli organi ufficiali americani, ma dando comunque credibilità a tali dicerie.

Leventhal ha raccolto in un altro documento pareri di numerosi enti, americani ed internazionali, che hanno indagato sulla faccenda. L'FBI, una commissione della Comunità Europea, la Fédération Internationale des Droits de l'Homme, il già citato UNOS, i Dipartimenti della Giustizia e della Sanità statunitensi, il governo del Guatemala, i rappresentanti americani all'Interpol ed altri ancora hanno tutti dichiarato di non aver trovato alcuna prova o traccia della reale esistenza di un traffico di organi o di bambini da usare come donatori. A tutto questo va aggiunta la già riportata considerazione di come trapianti segreti o illegali siano impossibili sul piano pratico.

Tutto lascia quindi supporre che quella del traffico internazionale di organi sia un'altra voce incontrollata ma patentemente falsa, della stessa natura delle leggende metropolitane. Che sono affascinanti, sì, ma possono anche essere molto pericolose.

Bibliografia

  • Bonato, Laura, 1998. Trapianti, sesso, angosce: leggende metropolitane in Italia. Roma: Meltemi.
  • Brunvand, Jan Harold, 1993. The Baby Train and Other Lusty Urban Legends. New York: Norton. Pp. 149-154.
  • Campion-Vincent, Véronique, 1989. La légende des vols d'organes. Paris: Les belles Lettres.
  • Leventhal, Todd, 1991. Baby Parts' Disinformation Spreads Worldwide, United States Information Agency tracking number 183528
  • Leventhal, Todd, 1994. The Child Organ Trafficking Rumor: a Modern "Urban Legend", U. S. Information Agency tracking number 37459
  • Radford, Benjamin, 1999. "Bitter Harvest. The organ-snatching urban legends", Skeptical Inquirer 23(3):34-39.
  • Raymond, Janice C, 1989. "Children for organ export?", Reproductive and Genetic Engineering 2(3):237-245.
  • Bermani,Cesare, 1991. "Rapimenti per sottrarre gli organi", in Il bambino è servito. Leggende metropolitane in Italia. Bari: Dedalo, pp. 270.
  • Scheper-Hughes Nancy, 1996. "Theft of life: the globalization of organ stealing rumours", Anthropology Today 12(3):3.
  • Scheper-Hughes, Nancy, 2000. "The Global Traffic in Human Organs", Current Anthropology 41(2):191.
  • Stilo, Giuseppe, Toselli, Paolo, 1991."Gli acchiappabambini e l'ambulanza nera", Tutte Storie 1:9-11.
  • Toselli, Paolo, 1991a, "Bambini: carne da trapianto!", Tutte Storie 2:1-5.
  • Toselli, Paolo, 1991b, "Bambini rapiti e traffico d'organi", Tutte Storie 3:2-6.
  • Toselli, Paolo, 1994a, "Il rene sottratto non solo leggende", Tutte Storie 8:6-11.


Stefano Bagnasco Fisico, INFN Università di Torino CICAP Piemonte