L'arte "falsa" di Keating

Storia di un creatore di antichi capolavori...

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  • 26-07-2005
  • di Sergio de Santis

L'11 settembre 1984 Christie's ha messo all'asta 204 tele del pittore Tom Keating, deceduto qualche mese prima. Secondo le stime degli esperti della casa i quadri avrebbero dovuto essere "battuti" attorno alle 200 sterline l'uno. La prima sorpresa è arrivata quando oltre mille persone si sono presentate nella sede di South Kensington e hanno letteralmente preso d'assalto i cataloghi da 5 sterline l'uno, stampati per illustrare i dipinti disponibili: e la sopresa è aumentata ancora quando le offerte hanno superato da dieci a venticinque volte le stime, con un incredibile saldo di fine giornata vicino alle 275.000 sterline.

Ma chi era Tom Keating? Semplicemente un falsario, specialista in Van Gogh e Monet? O no?

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Tre originali di Tom Keating alla maniera di Sisley (prima), Renoir (centrale) e Van Gogh (ultima).

Keating nasce nel quartiere londinese di Forest Hill nel 1917 da padre imbianchino e madre donna delle pulizie. Dopo aver frequentato una scuola serale di disegno e di pittura commerciale, combatte in marina durante la Seconda guerra mondiale, viene smobilitato per invalidità e frequenta il Goldsmith College grazie a una borsa di studio statale senza però riuscire a ottenere il diploma artistico di fine corso.

I suoi primi quadri non dispiacciono ai mercanti d'arte che però li acquistano per poche sterline salvo rivenderli a dieci volte tanto e Tom infurentito decide di imboccare un'altra carriera, quella del falsario di opere d'arte. Un po' per denaro - confesserà più tardi - un po' per rabbia, e un po' per burlarsi degli spocchiosi "esperti" incapaci di apprezzarne il talento al suo giusto valore.

Così per un quarto di secolo, a partire dalla metà degli anni cinquanta, Keating produce circa 2.500 falsi, dimostrando straordinaria tecnica e grande versatilità, visto che i "maestri del colore" da lui clonati spaziano da Van Gogh a Rembrandt, da Goya a Constable, da Turner a Monet, da Gainsborough a Renoir.

La resa dei conti giunge nel 1976 quando l'esperto d'arte di The Times scende in campo per accusarlo di frode artistica. La risposta di Keating è un'affollata conferenza stampa in cui confessa le sue falsificazioni, cercando di gabellarle come una forma di protesta contro lo sfruttamento dei pittori da parte dei galleristi. Ma questa mossa non è sufficente a evitargli un'incriminazione formale alla quale nel 1979 seguirà un processo in piena regola dinnanzi alla Corte criminale dell'Old Bailey, con la sua amante-complice Jane Kelly e un compiacente antiquario quali coimputati. Il processo dura cinque settimane, ma si conclude con una bolla di sapone. Jane Kelly viene condannata a un anno e mezzo di prigione, ma con la condizionale: e qualche mese più tardi farà una gloriosa rentrée con il nuovo nome esotico di Jeanne Maurice e un nuovo compagno al braccio. L'antiquario è trattato anche meglio: solo sei mesi di prigione, ma sempre con la condizionale. Keating, infine, riesce addirittura a ottenere la sospensione del processo per motivi di salute. Il processo non sarà mai ripreso, mentre la salute del falsario invece rifiorirà tanto da consentirgli di iniziare una nuova carriera - questa volta legale - come ospite abituale alla TV e ricercato autore di quadri à la manière de... per collezionisti di bocca buona.

Un primo assaggio della sua crescente popolarità giunge nel dicembre del 1983 quando Christie's decide di mettere all'asta centocinquanta suoi "falsi d'autore", ricavandone 75.000 sterline. Non una cifra astronomica, ma già tale da indurre l'avveduta casa d'aste a ritentare il colpo l'anno successivo, sfruttando il clamore suscitato dalla morte del più famoso falsario inglese del XX secolo, avvenuta nel febbraio del 1984.

Per saggiare il terreno Christie's decide di organizzare anzitutto una stuzzicante esposizione nella stessa casa di campagna dove Keating aveva trascorso i suoi ultimi anni e vista l'affluenza si convince della possibilità di andare avanti, ritoccando un po' le stime e presentando l'asta come clou della riapertura autunnale della sua filiale di South Kensington.

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Un video in cui Keating dimostra come dipingevano i maestri del passato.

Quando l'11 settembre Christie's apre i battenti, la sala d'aste si rivela subito insufficiente ad accogliere la folla dei partecipanti, tanto che si renderà necessaria l'installazione di un monitor in una sala vicina. Ma ciò che soprattutto spiazza tutti quanti è sia il livello delle offerte (che giungono a 16.000 sterline per un quadro "alla maniera..." di Van Gogh e altrettanto per un falso Monet) sia l'interesse dimostrato anche nei confronti di un autoritratto dello stesso Keating con pennello e tavolozza che inaspettatamente viene acquistato per 7.500 sterline (cioè 25 volte la stima originaria).

Truffatore o hoaxer? La circostanza che sembra far propendere verso la seconda qualifica è la cura con cui Keating ha costellato i suoi falsi di indizi destinati a mettere sull'avviso i destinatari della sua produzione ("se solo avessero avuto occhi per vedere", come è stato scritto): come la sua firma microscopica apposta su molti dipinti, a volta seguita dalla parola fake (cioè falso), oppure addirittura da qualche altra four-letter word come gli inglesi usano chiamare le parolacce. Mentre altre volte il suo humour si è manifestato attraverso l'inserimento nel quadro di miniature con il ritratto dello stesso pittore che veniva falsificato.

Ma il trionfo più clamoroso di Keating come master-hoaxer è stato probabilmente rappresentato dalla vendita a un collezionista impreparato di ben nove dipinti a firma Sexton Blake: pittore inesistente ma popolare "eroe di carta" degli anni trenta modellato sul super-poliziotto americano Nick Carter.

Con una piccola coda postuma che certamente avrebbe divertito Tom: cioè l'acquisto nel 1992 di un falso à la manière di Tom Keating che una successiva expertise ha dimostrato in seguito essere nientemeno che un falso "falso Keating".

Sergio De Santis
Giornalista e direttore della collana "StoricaMente" per la casa editrice Avverbi.