Si puo' credere a un testimone?

La testimonianza e le trappole della memoria<br>di Giuliana Mazzoni<br>Societa' editrice il Mulino, contemporanea, 2003<br>pp.221, &euro; 12.80

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  • 26-07-2005
  • di Matteo Granziero

È la prima volta che leggo un libro da recensire del quale sono pienamente soddisfatto. Le ragioni sono molteplici.

Come prima cosa la chiarezza dell'esposizione. L'autrice riesce in una sfida non facile: rendere alla portata di tutti alcuni concetti altamente specifici della psicologia senza trattarli in maniera troppo libera e imprecisa.

In secondo luogo la ricchezza di riferimenti bibliografici per una verifica da parte dei più scettici e per un eventuale approfondimento.

Infine gli argomenti trattati: il ricordo e i meccanismi che stanno alla base di esso.

L'autrice non ha alcuna pretesa di sviscerare questi ultimi fin nei minimi particolari ma intende dare un'idea rigorosa dei principi che li regolano per fare il passo successivo: spiegare le implicazioni che può avere l'utilizzo di tecniche errate per il recupero dei ricordi. Implicazioni che possono dare sviluppi drammatici in caso di testimonianze processuali.

L'autrice è da diversi anni professoressa di psicologia in diversi atenei italiani e d'oltreoceano. È stata autrice di diverse pubblicazioni di psicologia giuridica e sulle testimonianze in casi di abuso sessuale.

La copertina dell'unica edizione italiana (Società editrice Il Mulino) allude chiaramente a extraterrestri ma di essi o UFO si parla ben poco, un piccolo spunto per passare ai casi di abuso sessuale. Ritengo che la ragione sia pratica e scientifica: mentre le affermazioni riguardanti i primi sono eterna causa di lotta tra scettici e non, sulla rigorosità della loro raccolta; per quanto riguarda gli abusi sessuali questi evolvono in processi e testimonianze documentate, registrate, trascritte. In poche parole si può accedere agli atti dei processi e verificare se le testimonianze siano state ottenute nel modo corretto o meno.

Cosa si intende per modo corretto? Usare tecniche che favoriscano il ricordo ma soprattutto che non ne introducano di falsi attraverso le domande fuorvianti. Il mezzo per ottenere ciò è l'Intervista Cognitiva.

Una domanda fuorviante è in sostanza una domanda che suggerisca già la risposta. Riporto un esempio del libro: "Il GIP domanda alla bambina: "Quando la mamma se ne andava di casa tu restavi sola con il babbo, il babbo ti toccava il sederino?" senza che la bambina abbia mai parlato di situazioni simili in fasi precedenti del colloquio". La cosa è particolarmente grave visto che i bambini sono estremamente influenzabili dagli adulti ai quali attribuiscono un alone di autorità causando nella maggior parte dei casi simili all'esempio una risposta affermativa anche in casi contrari. Si sbaglia se si pensa che siano solo i bambini a farsi influenzare da chi pone le domande; gli adulti stessi sono suscettibili alle domande fuorvianti. Se a queste si aggiunge un forte pregiudizio dell'intervistatore si riesce a costruire dal nulla una testimonianza e un ricordo nella mente del testimone totalmente nuovo e diverso dalla realtà.

L'autrice è molto atte nta a citare in ogni importante informazione le fonti bibliografiche e, nell'ultima parte del libro, anche processi realmente avvenuti dei quali, però, non cita elementi che possano servire a identificare i protagonisti per questioni di privacy.

Possono essere costruiti dal nulla anche i ricordi collettivi cioè ricordi comuni di piccoli gruppi di persone fino a tutta la società: ecco nascere le legende metropolitane. Senza, però, addentrarsi in queste la Mazzoni parla di casi di dimensioni più ridotte ma con sviluppi drammatici. Infatti da incubi di bambini che faticano a dormire, attraverso pregiudizi di assistenti sociali, si innesca una catena di domande fuorvianti al gruppo di ipotetici partecipanti a messe nere. Si "scoprono" macabri rituali e si creano un falsi ricordi nella mente della maggior parte delle persone sufficiente a travolgere anche chi non si è lasciato influenzare.

Alla base di ciò ci sono interviste mal condotte da persone con formazione non adatta ai ruoli che si trovano a ricoprire; infatti oltre alle domande fuorvianti essi esprimono opinioni, riferiscono i contenuti delle interviste degli altri appartenenti al gruppo, e molto altro.

Spesso titoli accademici inducono idee di rispetto e autorità ma se non vi è una particolare preparazione nelle interviste cognitive anche grandi luminari possono fallire.

Purtroppo l'Italia non ha una grande tradizione nel campo delle psicologia giuridica la quale solo ora sta muovendo i primi passi dentro le nostre aule di tribunale. Già da tempo in Gran Bretagna sono ammesse solo testimonianze ottenute con intervista cognitiva e integralmente registrate.

Per la cronaca il libro è citato nel sito del CUN come una delle pubblicazioni che danno la base per le indagini.