Medium, spia o...? Il caso di Helen Duncan

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Helen Duncan. ©Ashmolean Museum, University of Oxford
Il 25 novembre 1941, alle 16.25, la nave da guerra della Royal Navy britannica HMS Barham venne colpita da tre siluri tedeschi mentre navigava al largo dell’Egitto, inseguendo un convoglio italiano. La nave iniziò ad affondare, ma a un certo punto dal deposito delle munizioni partì una enorme esplosione[1]: più di due terzi del suo equipaggio, circa 860 persone, morì.

La Royal Navy fu subito avvertita dell’accaduto, ma in breve tempo fu chiaro che l’Alto Comando Tedesco, al contrario, non ne era al corrente: per sviare l’inseguimento, infatti, gli italo-tedeschi avevano creato una cortina di fumo, che aveva nascosto loro l’affondamento della Barham.

La notizia della perdita della nave ammiraglia avrebbe peggiorato il malumore dei soldati e dei cittadini inglesi in un momento cruciale: la seconda guerra mondiale è in corso da ormai due anni, Londra è sotto i bombardamenti e le potenze dell’Asse sembrano essere in vantaggio.

Così l’Ammiragliato decise di non divulgare la notizia. È qui che entra in gioco la protagonista di questo articolo: Helen Duncan, medium anche (erroneamente) nota come l’ultima persona a essere condannata per stregoneria.

I lettori più affezionati di questa rubrica forse si ricorderanno di lei dall’articolo del n. 34[2]: è infatti passata alla storia per la sua produzione di ectoplasmi da record, lunghi svariati metri e del peso di alcuni chili (uno di questi, conservato a Cambridge, ne pesa addirittura 4!).

Preoccupati dall’assenza di notizie, i genitori di uno dei marinai della Barham pensarono di rivolgersi a lei per sapere cosa ne fosse stato del figlio. Durante la seduta spiritica, attraverso la medium, il ragazzo ormai defunto raccontò della sua tragica fine e dell’esplosione della nave, che non era ancora stata rivelata. Le notizie ufficiali, infatti, arrivarono all’Alto Comando Tedesco solo il 9 gennaio del 1942 e la stampa inglese pubblicò la notizia il 27 gennaio.

Le affermazioni fatte dalla medium mentre era in trance, però, non passarono inosservate e la Royal Navy iniziò a tenere d’occhio la Duncan. Se Helen era in grado di procurarsi informazioni riservate, le sue dichiarazioni potevano diventare un pericolo per lo Stato. Non si poteva escludere nemmeno che fosse una spia a favore dei tedeschi! E poi come aveva fatto a conoscere così tanti dettagli sulla Barham?

Per due anni non ci sono notizie rilevanti sulla Duncan. Ma il 14 gennaio 1944 due tenenti si infiltrarono tra i partecipanti di una sua seduta spiritica a Portsmouth, la misero in difficoltà e smascherarono facilmente i suoi imbrogli. Helen aveva prodotto un ectoplasma bianco da dietro una tenda, sostenendo che fosse la zia defunta di uno dei due tenenti. Poi si era messa in contatto con lo spirito della sorella del secondo. Ma il primo non aveva zie defunte, la sorella del secondo era ancora viva, e l’ectoplasma assomigliava più a una garza che a una formazione misteriosa. Qualche giorno dopo, degli agenti sotto copertura la arrestarono nel bel mezzo di un’altra seduta.

Inizialmente fu accusata di essere una medium fraudolenta secondo il Vagrancy Act del 1824, ma la condanna, secondo quella legge, poteva essere al più una multa. Si passò allora a una legge più severa: il Witchcraft Act del 1735, che prevedeva come pena massima un anno di reclusione. Al processo i capi di imputazione erano ben sette: due per aver contravvenuto al Witchcraft Act, due per aver ottenuto denaro con falsi pretesti e tre per danno pubblico (un reato di diritto comune). Fu condannata quindi a nove mesi in prigione.

Il processo alla medium, già famosa, ebbe ampia risonanza sui giornali, dove subito la pesantezza delle accuse fu ricollegata anche alle sue rivelazioni sulla nave Barham.
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©Wikipedia

Bisogna però fare una precisazione sul Witchcraft Act usato per condannare Helen Duncan. Spesso si sente parlare di lei come “l’ultima strega” o, per lo meno, l’ultima vittima della caccia alle streghe e del Witchcraft Act. In realtà la legge del 1735 non condannava più chi veniva accusato di praticare vera stregoneria, ma chi millantava di avere poteri di questo tipo. L’equivoco deriva dal fatto che il primo “Witchcraft Act” era stato approvato dal Parlamento inglese nel 1542 e definiva la stregoneria un crimine punito con l’esecuzione capitale. Questa legge fu abrogata e ripristinata varie volte. Gli ultimi processi si svolsero nel 1717. Si contano circa 500 condanne, con circa una donna ogni cinque giustiziata.

La legge del 1735, invece, pur mantenendo lo stesso nome, aveva lo scopo opposto: negare l’esistenza di poteri magici e condannare chi sosteneva di possedere ogni genere di stregoneria, magia, incantamento, evocazione, chi affermava di predire il futuro, e tutte le pratiche del genere «con le quali le persone ignoranti vengono spesso ingannate e defraudate».

Ma perché passarono quasi due anni prima di prendere provvedimenti contro la Duncan? Probabilmente qualcuno riteneva che la medium potesse entrare in possesso e rivelare dettagli sull’organizzazione del D-Day, il 6 giugno 1944, ovvero lo sbarco in Normandia, attraverso il quale gli alleati volevano aprire un secondo fronte in Europa per raggiungere la Germania nazista. Questo spiegherebbe come mai il Witchcraft Act sia stato invocato nuovamente dopo più di un secolo e applicato in modo così severo solo nei suoi confronti, in un periodo in cui lo spiritismo era di gran moda e di medium ce n’erano tanti.

In realtà è probabile che Helen Duncan non fosse affatto una spia e che avesse ricevuto le informazioni in modo fortuito. È vero che la distruzione della Barham era stata tenuta nascosta, ma dopo alcune settimane il War Office aveva deciso di inviare una lettera ai familiari dei soldati morti durante l’esplosione per metterli al corrente di quanto successo, raccomandando però la massima riservatezza e sottolineando che la notizia non doveva giungere al nemico. Ma, si sa, i segreti sono difficili da mantenere. Anche immaginando di parlarne solo ai parenti più stretti si può ipotizzare che ne fossero a conoscenza, in media, almeno dieci o venti persone per ognuno dei soldati deceduti, più i familiari di coloro che non erano deceduti, a cui bisogna aggiungere l’equipaggio della nave Valiant, da cui un cameraman della Pathé News, società che produceva documentari, aveva ripreso l’accaduto. Insomma, volendo fare una stima molto al ribasso, c’erano almeno 20000 persone a conoscenza dell’accaduto. È plausibile dunque pensare che la Duncan avesse saputo la notizia da qualche conoscente o dai familiari di qualche altro soldato, che potevano essersi rivolti a lei raccontandole le circostanze della morte di colui che volevano contattare attraverso di lei.

Come detto precedentemente, Helen Duncan viene spesso citata come l’ultima persona condannata per stregoneria dal Witchcraft Act. Questo, però, non sembra essere vero: i documenti dimostrano che l’ultima fu Jane Rebecca Yorke, nel luglio del 1944.

Yorke però aveva 72 anni quando fu condannata e non fu imprigionata: se la cavò con una multa di 5 sterline, equivalenti a quasi 2000 euro attuali, e la promessa che non avrebbe più tenuto sedute spiritiche.

La legge fu abolita da Churchill nel 1951. Helen però fu nuovamente arrestata nel 1956, sempre durante una seduta spiritica. Questa volta non finì in carcere, ma morì poco tempo dopo. Alcuni dei suoi clienti sostennero che la sua morte fosse dovuta proprio all’interruzione del suo stato di trance da parte della polizia, ma in realtà morì a casa sua per l’aggravarsi di problemi di salute già esistenti.

A distanza di tanti anni, i suoi discendenti (e non solo) continuano a creare petizioni[3][4] per chiedere al Primo Ministro inglese di perdonare Helen Duncan, ma queste, finora, sono state sempre rigettate, così come la richiesta di intitolarle una via[5]. Anche il suo busto in bronzo, destinato alla sua città natale in Scozia, Callander, è rimasto chiuso presso lo Stirling Smith Art Gallery and Museum.

Note