Foto spiritiche e fotografi imbroglioni

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  • 19-11-2013
  • di Giuliana Galati
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©johnheat.com
La fotografia spiritica mira a catturare immagini di fantasmi e altre entità spirituali. Oggi, grazie alla fotografia digitale e ai software per l’editing delle immagini, è facile creare fotografie spiritiche, ma possiamo immaginare quanto il fenomeno sia stato impressionante quando iniziò a diffondersi a metà del 1800.

Il primo a cimentarsi in questa impresa fu William Mumler già nel 1856, non molti anni dopo la nascita della fotografia stessa, che già di per sé era stata inizialmente considerata una vera e propria “magia”.

Mumler, per sbaglio, utilizzò due volte la stessa lastra, cosicché, dopo lo sviluppo, notò che nella foto, oltre se stesso, si poteva vedere il suo defunto cugino. Lo strano risultato ottenuto gli fece subito balenare in mente la possibilità di un guadagno e perciò, con l’aiuto della moglie, che già faceva la medium, intraprese la carriera di “fotografo spiritico”. Nelle foto che scattava alle persone che si rivolgevano a lui comparivano anche le immagini dei loro cari defunti o di altri fantasmi.

La tecnica per ottenere tale incredibile risultato non era complessa: nella maggior parte dei casi venivano scattate delle foto con persone travestite da fantasmi, adoperando un brevissimo tempo di esposizione. Sulla stessa lastra veniva poi scattata la fotografia del cliente. L’effetto finale era una foto con il soggetto nitido e un fantasma alle sue spalle più chiaro, in trasparenza, proprio come se fosse “fatto d’aria”. Per far sì che la gente riconoscesse in tali figure i propri cari defunti, spesso un amico del fotografo intratteneva i clienti per conoscere le loro storie prima dello scatto, in modo da scegliere il fantasma più adatto.

Tra le foto più famose prodotte da Mumler vengono sempre mostrate quella della vedova del presidente Lincoln, Mary Todd Lincoln, con il fantasma del marito Abraham e la foto di Master Herrod, un medium, con tre spiriti guida.

La truffa di Mumler fu scoperta quando alcune persone iniziarono a riconoscere, tra gli spiriti, residenti di Boston che erano ancora in vita. Egli fu portato in tribunale, ma assolto per mancanza di prove. Molte furono le personalità importanti che testimoniarono la sua innocenza, come per esempio la vedova Lincoln. Nonostante ciò, egli morì in povertà.

Mumler non fu l’unico a lucrare su questo tipo di fotografie e furono inventati diversi modi per produrle. Altri metodi diffusi erano, per esempio, l’uso di sagome di cartone disposte attorno al soggetto e la stampa su una sola carta di più lastre. Un altro ingegnoso trucco consisteva nel porre il cliente con le spalle rivolte verso un telo colorato, che era leggero e semitrasparente. Durante lo scatto, un collaboratore del medium, nascosto dietro il telo, proiettava su di esso, senza essere visto dal cliente, l’immagine di uno spirito. Questa tecnica veniva utilizzata nei casi in cui la lastra fotografica era portata dal cliente e quindi non poteva essere già stata debolmente impressa in precedenza.

In Europa, nei primi del 1900, un fotografo di spicco fu il britannico William Hope, il quale fondò un gruppo spiritualista chiamato Crewe Circle.

Hope, per dimostrare di non compiere frodi, chiedeva ai propri clienti di fornire le lastre da usare e permetteva loro di esaminare la macchina fotografica. I clienti inserivano loro stessi la lastra all’interno dell’apparecchio e la rimuovevano dopo lo scatto, seguendo Hope nella camera oscura per lo sviluppo.

Il 4 febbraio 1922 il parapsicologo Harry Price, della Society for Psychical Research (SPR), insieme ad alcuni ricercatori e prestigiatori, effettuò dei test su di lui per conto del British College of Psychic Science.

Price consegnò a Hope una confezione di lastre che erano state da lui segretamente marchiate incidendo con raggi X il marchio della Imperial Dry Plate Co. Ltd. Tale logo sarebbe stato trasferito su qualsiasi immagine impressa sulle stesse. Quando le foto di Hope furono sviluppate, nessuna di queste mostrava il logo impresso da Price: era la prova evidente che Hope aveva sostituito le lastre con altre lastre già preparate in precedenza per creare le false immagini degli spiriti. I risultati di questo test furono pubblicati dalla Society for Psychical Research in un fascicolo intitolato Cold Light on Spiritualistic “Phenomena” – An Experiment with the Crewe Circle.

La carriera di Price non fu interrotta dalla scoperta della sua frode. Tra i suoi estimatori vi era anche Sir Arthur Conan Doyle, il quale, possedendo una foto fatta a Hope che lo ritraeva con un fantasma che assomigliava alla sorella defunta, si rifiutò di accettare che egli fosse un truffatore. Scrisse persino un libro in favore della fotografia spiritica, intitolato The Case for Spirit Photography, nel quale rispondeva alle accuse di frode fatte da Price, cercando di persuaderlo a cambiare la sua opinione.

Addirittura iniziò a diffondersi, tra i seguaci di Hope, l’idea che ci fosse un complotto contro Hope.

Doyle si rivolse al suo amico Harry Houdini, cantando le lodi del fotografo. Quando Houdini cercò di incontrare Hope, però, non fu ricevuto. Chiese perciò a un amico prestigiatore, Alexander Stewart, di farsi fotografare al posto suo, in modo da osservare il fotografo all’opera. Stewart confermò che la lastra che lui stesso aveva caricato nella macchina fotografica era stata sostituita.

Conan Doyle rimaneva, tuttavia, convinto della genuinità del fenomeno e giustificava l’assenza del marchio nell’esperimento di Price dicendo che alcuni esperimenti avevano dimostrato che i segni impressi con raggi X scomparivano dopo un’esposizione di venti secondi. Se ciò fosse stato vero, sarebbe stato necessario ritrattare le conclusioni pubblicate, in attesa di nuovi test. Price fece alcuni esperimenti per verificare l’eventuale scomparsa dei segni a raggi X, ma dopo alcuni risultati incerti riuscì a dimostrare che essi non scomparivano nemmeno dopo un’esposizione prolungata. A questo punto Doyle, pur di mantenere le sue convinzioni, accusò Price e i suoi collaboratori di aver voluto incastrare Hope e di non avergli consegnato veramente le lastre segnate: «The Hope case is more intricate than any Holmes case I ever invented» («Il caso Hope è più intricato di tutti i casi di Holmes che abbia mai inventato»), commentò in una lettera a Houdini. Doyle si era convinto di ciò perché una delle lastre, non sviluppata, era stata rimandata per posta, in modo anonimo, alla SPR. Questo, secondo Doyle, era sospetto in quanto né Hope, né gli altri membri del Crew Circle erano a conoscenza del test e del fatto che le lastre fossero state marcate. Perciò, secondo lui, il responsabile era uno dei “cospiratori”, e poiché era impossibile distinguere, prima dello sviluppo, le lastre segnate da quelle normali, non era possibile che la lastra fosse stata presa dalla camera oscura. Per questa ragione Doyle sosteneva che le lastre segnate non fossero mai state consegnate. A queste accuse, Price ribatté dicendo che doveva era stato Hope a inviare la lastra anonimamente, essendo esse ancora in suo possesso.

Conan Doyle fu costretto ad ammettere che era possibile ottenere foto spiritiche tramite trucchi quando, nel 1921, il prestigiatore Marriott, rispondendo alla sfida lanciata da un giornalista, le riprodusse e spiegò come fosse possibile ottenerle. Di fronte all’evidenza, Doyle dichiarò: «Marriott ha chiaramente provato che un prestigiatore esperto può, sotto lo stretto controllo di tre paia di occhi critici, porre una falsa immagine sopra una lastra. Dobbiamo ammetterlo senza riserve».