I vantaggi imprevisti di sbagli grandi e piccoli

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Storie di errori memorabili
di Piero Martin
Laterza, Bari, 2024
pp. 200, euro 18,00


«Gli errori sono necessari, utili come il pane, spesso anche belli: per esempio la torre di Pisa».

Il libro di Martin si chiude con questa citazione dal Libro degli errori di Gianni Rodari, e questo non è certo uno spoiler: la riflessione sull’errore nella scienza è un vero e proprio filone. Come raccontava Pietro Greco in un suo libretto del 2019, con la rivoluzione scientifica si è passati dall’identificazione dell’errore con il male alla constatazione che nella scienza l’errore non solo è inevitabile, ma è una parte indispensabile del processo ed è quindi, letteralmente, un bene.

Inserirsi in questo filone senza ripetere cose già scritte molte volte non è banale, ma Martin ci riesce scovando nella storia della scienza esempi nuovi da affiancare a veri e propri classici (ne vedremo un paio di esempi più avanti) e divagazioni di vario genere. Come deve essere in un buon libro di divulgazione, poi, ogni episodio è l’occasione per allargare lo sguardo e raccontare come funziona la scienza.

Tra il prologo e l’epilogo gli esempi sono raccolti in sette capitoli, ognuno dedicato a una categoria. Si comincia con la categoria dell’errore dei Grandi (con la G maiuscola). Il rigore sbagliato di Cabrini ai mondiali del 1982 introduce la celebre lezione di Fermi in occasione del premio Nobel, in cui l’interpretazione dei risultati delle ricerche che gli fruttarono il premio è sbagliata: quello che aveva osservato non erano gli elementi transuranici Ausonio ed Esperio, ma i residui della fissione nucleare provocata dai neutroni, una scoperta che avrà conseguenze ben più importanti.

Nel secondo capitolo, «il diavolo sta nei dettagli»: una spinta non indifferente alla leggenda dei marziani derivò infatti dalla traduzione dei “canali” osservati da Schiaparelli su Marte come canals (artificiali) invece dei channels (naturali), mentre fu una confusione tra unità di misure metriche decimali e anglosassoni che provocò lo schianto del Mars Climate Orbiter nel 1999. Poi vengono gli errori grazie ai quali si trova qualcosa che non si stava cercando (che non sono errori veri e propri, ma pazienza, perché sono interessanti pure loro): l’accostamento qui è tra la scoperta del Viagra da parte dei ricercatori della Pfizer e quella della radiazione elettromagnetica di fondo da parte di Arno Penzias e Robert Wilson. Per gli errori dettati dalla fretta l’esempio che viene subito in mente a Martin, che è un fisico, è quello dei neutrini più veloci della luce annunciati (e poi ritrattati) dall’esperimento OPERA nel 2011. Gli «errori dei superbi» del sesto capitolo sono quelli in cui a sbagliare non è uno scienziato, ma una comunità scientifica che non accetta i suoi risultati: e scopriamo che se negli anni Trenta i comandi militari italiani avessero dato retta a Ugo Tiberio, l’Italia avrebbe forse avuto il radar prima degli Inglesi, e chissà se questo avrebbe cambiato le sorti della Seconda guerra mondiale.

L’ultimo capitolo è dedicato agli errori «vorrei ma non posso», dovuti alla difficoltà di accettare una rivoluzione scientifica che va contro il paradigma corrente o, in altri casi, le convinzioni religiose.

Questi singoli esempi tratti dai vari capitoli non rendono giustizia alla ricchezza del libro, che è una specie di giostra di pietre miliari nella storia della scienza, episodi curiosi, divagazioni storiche e letterarie, esempi famosi e altri molto meno noti, con un tono scanzonato e qualche accostamento inatteso che rendono appetibile il libro anche a un pubblico più giovane pur non essendo pensato esplicitamente, credo, come un libro per ragazzi. Ed ecco un’ulteriore caratteristica degli errori nella scienza: permettono di capire e raccontare come la conoscenza scientifica si costruisce e sono, come dice Rodari, necessari, utili e qualche volta anche belli.
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