Preciso subito che la seduta non si è svolta in condizioni di controllo; al contrario, la sensitiva, prima di incontrarmi, avrebbe potuto abbondantemente documentarsi su di me. Tuttavia, non ho pianificato e vissuto l’esperienza come puro esercizio di debunking, ma piuttosto come un piccolo saggio etnografico (pur con alcuni limiti, di cui dirò). Ero curioso di osservare la procedura e ascoltare l’esito della lettura, ma anche di intervistare la donna riguardo alla sua attività. Il contatto con la sensitiva mi è stato fornito da una insegnante di arabo e guida turistica, persona socievole e con una buona rete di conoscenze. La sessione si è svolta presso la casa di una parente di quest’ultima, dove la sensitiva, mi è stato detto, si sarebbe sentita più a suo agio che non presso il mio appartamento.
Il prezzo pattuito per il consulto e l’intervista è stato di 4000 lire egiziane, circa 70 euro. Ahmed, l’amico egiziano che mi accompagnava come osservatore supplementare e fotografo, mi ha spiegato che la somma equivale al salario mensile di un egiziano con un impiego di medio livello nel turismo. La richiesta, dunque, non era particolarmente ragionevole, anche se suppongo che la sensitiva, oltre a considerare il fatto che ero straniero, pensasse che per me l’intervista avrebbe comportato un profitto, cosa che non mi sono premurato di smentire. Sapevo inoltre che, adeguandomi alle usanze locali, avrei potuto tirare sul prezzo, ma ho lasciato perdere.
Ci siamo presentati in anticipo al luogo dell’appuntamento, in un quartiere popolare di Luxor, di sera. Le strade erano ancora animatissime; la città cominciava appena a tirare il fiato dopo l’ennesima giornata in cui la temperatura aveva oltrepassato i 45 gradi. La sensitiva non era ancora arrivata, ma la nostra ospite, tra una chiacchiera di circostanza e l’altra, ha cominciato a preparare il caffè, che in Egitto è denso e scuro, e si ottiene facendo bollire il caffè macinato in un pentolino, senza poi filtrarlo.
L’aspetto della sensitiva mi ha sorpreso. Non avevo chiesto all’intermediaria di descrivermela, ma immaginavo un’anziana vestita di nero. Ci avevo azzeccato solo per il colore dell’abito. Ecco infatti varcare la soglia una donna giovane, dai bei lineamenti, abbigliata in modo tradizionalmente “modesto” (ossia velata e con un’ampia veste), ma anche molto curata quanto a trucco e bigiotteria.
Dopo le presentazioni abbiamo ripetuto le condizioni della nostra interazione: la incontravo non solo per il consulto ma anche per intervistarla. Avrei registrato tutto il colloquio e Ahmed avrebbe scattato delle fotografie, ma senza mai inquadrarne il viso.
Quando dalla cucina è arrivato il caffè, ecco una seconda sorpresa, questa volta davvero sconcertante, e anche un po’ grottesca. La donna ha avuto un moto di stupore e ha precisato: «Io non lavoro con i fondi del caffè, ma solo con il rosario». La misbaha, o sibha, il rosario dei musulmani, come si può vedere nelle fotografie, come struttura non è troppo diverso da quello cattolico, eccetto ovviamente che non include una croce, e di solito si sgrana recitando delle formule per glorificare Dio. Ho velocemente ricontattato l’intermediaria, che è rimasta al telefono con la sensitiva per un po’, evidentemente esortandola a offrirmi il servizio che mi aspettavo.
Come spiegare l’equivoco, visto che ero stato chiaro e insistente sul tipo di divinazione che desideravo? Malinteso o malizia? Non saprei. Tuttavia, come si può immaginare, la confusione ha spazzato via qualunque sentore di romanticismo, peraltro già assai tenue, visto che mi apprestavo alla seduta con curiosità, ma anche con scetticismo. Tanto più che ho avuto l’impressione che il colloquio telefonico servisse a fornire, al volo, informazioni sul sottoscritto, caso mai la sensitiva non ne avesse ancora raccolte o avesse bisogno di conferme.
La donna ha chiesto e ricevuto il pagamento concordato, e finalmente la lettura è iniziata. Eravamo seduti in salotto, su un divanetto, davanti a un tavolino. Dalla strada arrivavano i rumori del traffico e le grida dei bambini che giocavano a pallone. Il mazzetto di banconote, che la sensitiva ha avuto la delicatezza di non contare davanti a me, è rimasto di fianco a lei, in vista, per tutto il tempo. Del pari è stata così gentile da non rispondere a un paio di chiamate sul suo cellulare. Ahmed e la persona che ci ospitava mi hanno assistito anche come interpreti, visto che me la cavo con il dialetto del Marocco (il paese in cui vivo e lavoro), ma molto meno con quello egiziano. La sensitiva ha domandato se fossi interessato a una lettura del mio carattere, tuttavia le ho chiesto di parlare soprattutto della mia vita lavorativa, ma anche di parenti e salute.
La lettura dei fondi del caffè è seguita subito dopo, e anzi, viste le sovrapposizioni tra le affermazioni fatte in questa fase e quelle della fase precedente, si può dire sia stata tutt’uno con la lettura del rosario. Come i lettori avranno intuito, ho capito che la sensitiva, di fatto, stava improvvisando per accontentarmi, ma ho pensato che insistere con le domande non sarebbe stato utile. La donna probabilmente non avrebbe ammesso di non avere mai letto i fondi del caffè oppure avrebbe potuto sostenere che si stava ispirando a pratiche a cui, in ogni caso, aveva assistito. E comunque, mi sono detto che se il tutto si basava su doti paranormali, in fondo, cambiava molto se questa era la sua prima lettura o se ne aveva tante alle spalle?
Ho dunque bevuto il caffè, la sensitiva ha lasciato sgocciolare il liquido rimanente in un piattino, infine si è messa a scrutare e “leggere” le figure (o forse le parole) che vedeva nella tazza. Si noti che, a parte un paio di riferimenti (come «un pesce», «una sedia al mare») non si è curata di spiegarmi con esattezza cosa vedesse o leggesse, e tanto meno in quali punti, ma ha semplicemente pronunciato le sue frasi mentre guardava la tazza. Annoto anche che, se è vero che per pareidolia è possibile “vedere” qualcosa nei fondi del caffè, mi sfugge che cosa si possa scorgere nei grani del rosario.
Ecco che cosa mi ha detto su di me e sul mio futuro in base alla lettura del rosario (in questa sezione, come nella seguente, ho sfrondato alcune affermazioni-domande di cui ho già parlato e alcune ripetizioni).
Spesso ho delle interviste come quella con lei, nel contesto di una ricerca scientifica per cui mi muovo di paese in paese e di luogo in luogo. Comprerò un’altra casa. (Questi due concetti sono stati ribaditi in seguito, aggiungendo che avrei traslocato entro tre mesi). Ho molti soldi che mi consentiranno di fare qualcosa di grande (anche il concetto per cui ho, o guadagnerò, molti soldi, è stato ribadito in seguito, tanto spesso che a un certo punto, spiritosamente, le ho detto che gliene avrei spediti un po’). Andrò dal medico per un controllo (altro concetto poi ripetuto, aggiungendo però che sto bene). Avrò problemi con un vecchio amico, forse per questioni di affari. Lavorerò come freelance. Devo prendere delle decisioni, ho molti dubbi, e penso troppo. Ho problemi psicologici (la donna che ci ospitava, forse imbarazzata, ha cercato di “rattoppare” questo punto, sostenendo che forse la sensitiva si riferiva all’oggetto dei miei studi). Succederà qualcosa alla mia famiglia che ci porterà a riunirci. Stipulerò un contratto con un uomo. Ci sarà un cambiamento nella mia vita ma rimarrò in Marocco. Ho un’amica con problemi psicologici e la farò piangere. Ci sarà una rivista o un libro, e un piccolo ma alquanto redditizio progetto. C’è una donna, mia sorella o mia madre, che ha molti problemi. Nella mia vita non c’è l’amore (e comunque la sensitiva ha insistito di vedere, a questo proposito, «un amico, non un’amica»). Rimarrò molto tempo in Marocco ma poi mi trasferirò molte volte. Avrò due case, una in Marocco e una altrove, forse a Parigi o comunque in Francia. Qualcuno mi chiede una grande somma di denaro che non so se dargli o meno. Ci sono molte lacrime. Presto ci sarà una morte (ma non la mia).
Quanto segue invece è quello che ho ascoltato sulla base della lettura dei fondi del caffè.
Il mio lavoro va bene, ma a un certo punto ci sarà una pausa. Parlerò da un palco, con il microfono. Avrò un piccolo problema con qualcuno per una questione di denaro. Due miei sogni si avvereranno, «se Dio vuole». Una persona che conosco da tempo mi chiederà aiuto. Ho subito una piccola operazione chirurgica, ma va tutto bene. Possiederò molti soldi in differenti valute. Mi congederò da qualcuno. Dio mi darà qualcosa di buono (questo perché, a detta della sensitiva, nei fondi del caffè vedeva un pesce). Vivo in un luogo di montagna. Mi rattristerò per la bugia di qualcuno. Professionalmente, lascerò qualcosa alle spalle e procederò verso il futuro, ma rimanendo in Marocco. Sono molto diverso da mio padre, che è un uomo abbiente e molto serio. Ho un’amica intima con cui però non ho una relazione d’amore. Conosco un Mustafa, o un Ahmed, o un Muhammad, o uno Youssef. Ho un amico in Giappone. Ci sarà un viaggio in Asia (si noti che prima le avevo detto che ho un amico di nome Youssef che vive in Corea; avevo domandato se nel mio futuro ci fosse la Cina, dove collaboro con un’università; e infine avevo proprio chiesto se sarei andato in Asia). Nel caffè si vedeva una sedia presso il mare, segno forse di trasloco in località marittima. Mi piacciono gli animali. Nelle relazioni temo di essere lasciato e quando amo, amo molto.
Al consulto è seguita l’intervista. Rispondendo alla domanda se avesse imparato la divinazione, e da chi, la donna ha sostenuto che non si fosse trattato di apprendimento, ma di un dono che aveva scoperto di possedere. La divinazione con il rosario è più potente di quella con il caffè, ha precisato. Sia questa spiegazione, sia, come già detto, l’esperienza per come l’ho vissuta, sono state ambigue riguardo a cosa vedesse effettivamente la sensitiva. Non solo non si sforzava di condividere la visione con me, ma non è nemmeno risultato chiaro se vedesse immagini, parole, o entrambe, e in quale misura. Ha tuttavia precisato che vede “tutto”, e che quello che vede nel futuro lo vede con chiarezza, e non può essere modificato dagli interessati, per quanto eventualmente si sforzino.
Ha vantato di avere una numerosa clientela araba, soprattutto non egiziana, tra cui persone degli Emirati Arabi Uniti, dell’Arabia Saudita, e del Kuwait, e ha sostenuto di avere effettuato letture per attori egiziani (a questo proposito, ha fatto riferimenti precisi, ma a persone a me sconosciute). I suoi clienti, ha spiegato, sono ricchi, poveri, uomini, donne… Lavora anche online, l’importante è vedere la persona a cui si rivolge. Svolge questa attività da 14 anni e non si fa pubblicità, ma i suoi servizi sono conosciuti attraverso il passaparola.
Ho già detto della funzione religiosa del rosario. Durante la seduta, inoltre, la sensitiva aveva fatto riferimento a Dio, anche con le tipiche espressioni inshallah (“Se Dio vuole”) e mashallah (“Questo Dio ha voluto”, frase di senso positivo). Le ho allora chiesto, con il massimo tatto possibile, se la divinazione fosse compatibile con l’Islam.
Conciliare Islam e divinazione sembrerebbe difficile, poiché nel Corano si legge che la conoscenza dell’“invisibile” è prerogativa di Dio (27:65). Inoltre, secondo gli hadith (atti e detti del Profeta, da cui i musulmani ricavano importanti prescrizioni), il Profeta stesso ebbe parole di biasimo per gli indovini e per chi si fosse avvalso dei loro servizi, asserendo che si trattasse di pratiche contrarie all’Islam. La donna non si è scomposta e ha spiegato che non ci sono problemi: lei non si fa pagare per raccontare bugie, ha sottolineato, tutto quello che vede è dato da Dio, e le sue pratiche sono sempre finalizzate ad aiutare le persone.
Le ho poi domandato dei jinn, o geni, creature menzionate nel Corano, che hanno un ruolo prominente nel folklore islamico ma anche nelle pratiche pseudomediche contemporanee. Si crede infatti tuttora che i jinn malvagi siano in grado di possedere le persone, causando malattie, ma anche che possano essere scacciati attraverso la recitazione del Corano, in modo da ristabilire la salute. La donna ha sostenuto di essere in grado di vederli, e che hanno l’aspetto di persone o animali, belli o brutti, a seconda della natura benevola o malevola. Tuttavia, ha aggiunto, non le è dato vedere la forma originaria in cui furono creati da Dio.
L’ho infine interrogata sulla delicata questione della salute dei clienti, chiedendole se si limitasse a “vedere” problemi di salute o se li risolvesse anche. Ha risposto che, se vede un problema di salute causato da uno spirito maligno che qualcuno sta manipolando per danneggiare qualcun altro, lei può intromettersi e rimuovere lo spirito in questione, facendo sì che il malato guarisca. Se invece la malattia è mandata da Dio, lei può vederla ma non c’è nulla da fare.
Non posso dire che, nel complesso e di primo acchito, il consulto mi abbia profondamente impressionato. E mi ritrovo ancora più freddo avendo riascoltato ed esaminato le affermazioni della sensitiva. Ho già parlato delle affermazioni ambigue quanto alla loro collocazione nel presente o nel futuro, delle affermazioni-domande, e di come la sensitiva lasciasse cadere l’argomento quando si rivelavano poco azzeccate. Anche al netto del fatto che la donna, prima di vedermi, avrebbe potuto reperire informazioni su di me, molte affermazioni apparentemente corrette sul mio passato o sul presente non sono state altro che frasi indovinate quasi a colpo sicuro perché sufficientemente generiche. Per esempio, uno straniero che può permettersi di sborsare 4000 lire egiziane per una divinazione è relativamente abbiente, almeno per i canoni locali. Un uomo della mia età ha avuto tutto il tempo di subire un’operazione chirurgica (specie se “piccola”, il che potrebbe includere gli interventi dentistici), e di osservare non meglio precisati “problemi psicologici” in amici o parenti. E così via.
Altre affermazioni erano forse basate su osservazioni e congetture un filo più specifiche, ma pur sempre scontate. È inevitabile che, interagendo con molti musulmani, come chi vive in Marocco, si conoscano o un Mustafa o un Ahmed (l’amico stesso che mi accompagnava si chiamava appunto Ahmed, e si era presentato), per tacere di “Muhammad”, forse il nome maschile più diffuso del pianeta e di certo nel mondo musulmano. Altre affermazioni ancora, riferite al passato o al presente, erano praticamente tautologiche o relative a fatti inevitabili della vita. Come è possibile spostarsi, se non, appunto, “di luogo in luogo”? Chi non ha, se non una sorella, una madre? Chi può dire che non ha mai assistito alla dipartita di qualcuno tra amici e famigliari, o non se l’aspetta, prima o poi?
Almeno un’affermazione azzeccata sul presente, poi, sarebbe stata facilmente rettificabile a fronte di una smentita netta. Si dà effettivamente il caso che non ci fosse una donna nella mia vita (nel senso di una persona con cui avessi una relazione), ma, se ci fosse stata, la sensitiva avrebbe potuto sostenere che si trattasse di una “presenza-assenza”, per esempio: «lei dice di amarti ma in realtà pensa a un altro». Analoghe osservazioni valgono per affermazioni sul futuro come quella sul viaggio in Asia. Ora, si dà il caso che in ottobre mi sia recato in Corea, viaggio di cui la donna non poteva essere al corrente. Ma se, a oggi, non avessi ancora viaggiato fino al lontano Oriente, l’affermazione risulterebbe comunque ancora “aperta” (al pari di altre: non ho stipulato alcun contratto, dell’appartamento a Parigi non c’è traccia, e a quanto ne so, nessuna amica ha ancora pianto per causa mia). Se poi stessi scrivendo queste considerazioni in punto di morte o in condizioni di invalidità estrema che mi precludessero di viaggiare per il resto dei miei giorni, si potrebbe sempre dire che il viaggio in Asia è metaforico, perché qualcuno in Asia mi pensa, quindi qualcosa di mio, in fin dei conti, è giunto fin là, o simili. Per inciso, in Corea ho parlato da un palco usando un microfono: ma non è niente di straordinario per chi, come me, partecipa spesso a convegni, e comunque la sensitiva non aveva legato questa affermazione al viaggio in Asia. Infine, almeno un’affermazione è stata completamente smentita dai fatti intercorsi: tre mesi dopo l’incontro non ho affatto traslocato (fatte salve, ancora una volta, letture metaforiche).
L’esercizio di analisi potrebbe continuare, soffermandosi su altre frasi e sul modo in cui la sensitiva le ha formulate, ma non voglio risultare tedioso. Credo che chi legge si sia ormai fatto un’idea. Mi preme tuttavia sottolineare un altro aspetto dell’esperienza, che mi ha colpito: la sproporzione tra il cumulo delle affermazioni proferite dalla donna, e i miei ricordi nell’immediatezza dell’accaduto. Subito dopo essere rientrato a casa dalla seduta, infatti, avevo registrato su WhatsApp una “cronaca” di un quarto d’ora, per parenti e amici curiosi. L’ho riascoltata mesi dopo, per scrivere l’articolo, prima di ascoltare la registrazione dell’intera seduta. Raffrontando il mio racconto “a caldo” e l’effettivo svolgimento del consulto ho notato che, nel giro di un’ora o due, le affermazioni di cui trattenevo un ricordo netto erano in numero significativamente minore rispetto a quelle effettivamente ascoltate durante la divinazione. Vero è che me ne ricordavo sia di (apparentemente) azzeccate sia di non azzeccate (o comunque poco convincenti), ma il paragone mi ha fatto toccare con mano il lavoro di selezione operato dalla memoria. Sospetto che questo tipo di meccanismo, specie in chi si sia accostato a un’esperienza del genere con entusiasmo o speranza, o comunque senza grande senso critico, possa contribuire a creare un’impressione di accuratezza, inducendo cioè a dimenticare le affermazioni più generiche e quelle sbagliate.
Nulla di nuovo, dunque, sotto il sole agostano di Luxor. Aggiungo che, se la divinazione, nelle sue numerose forme, è un fenomeno globale, vecchio forse quanto l’umanità, per farsi un’idea completa dell’esperienza che ho raccontato è anche opportuno tenere presenti la situazione socioeconomica generale, e la condizione femminile in particolare, dell’Egitto di oggi. Una persona può credere, più o meno con sincerità, di possedere doti paranormali, ma bisogna anche tener conto che possono esistere incentivi economici e psicologici a credere a tali doti e a dedicarsi al loro esercizio o vendita. Tali incentivi possono essere molto forti, per una persona che, senza l’esercizio o vendita in questione, sarebbe relegata a un ruolo socioeconomico marginale. Ovviamente su questo occorrerebbe svolgere un lavoro etnografico più esteso e approfondito, interagendo con più sensitive (e sensitivi), ascoltando, analizzando e paragonando le loro storie. Immagino peraltro che un “censimento” di queste persone e attività sia impossibile.
In realtà la donna, alla domanda se conducesse simili sessioni giornalmente e per lavoro, ha risposto “magari”, ma ha aggiunto di essere attiva come “terapeuta spirituale” o life coach. Ho avuto il sentore che anche quest’ultima attività avesse a che fare con il paranormale, o che potesse esservi coinvolta una qualche forma di pseudoscienza. A quel punto, tuttavia, era trascorsa più di un’ora, avevo avuto la mia divinazione, anzi due, e si era in casa d’altri, così ho deciso di non incalzare oltre la sensitiva e terapeuta spirituale. Forse l’etnografia ci ha perso un po’, ma il tatto ci ha guadagnato.
(Un ringraziamento speciale a Ahmed Zain Elabdeen Elamir per l’assistenza e la consulenza)