Echi perduti

di Joe R. Lansdale<br>Fanucci Editore, 2006<br>pp. 416, E 17,50

Joe R. Lansdale è un romanziere americano di successo, con oltre venti romanzi e duecento racconti alle spalle. In Italia è stato scoperto nel 1988 e, da allora, diverse case editrici hanno iniziato a tradurlo (qualcuno direbbe a "spremerlo") anche da noi. Quando in questa rubrica parliamo di romanzi, lo facciamo, in genere, perché trattano di argomenti di sicuro interesse per i lettori di Scienza & Paranormale. Ed è così anche questa volta.
Gli "echi perduti" del titolo, infatti, sono visioni del passato, flash paranormali che affliggono il protagonista del romanzo, Harold Wilkes. Dopo essere stato colpito da una parotite all'età di sei anni, il povero Harry scopre di possedere un dono di cui avrebbe fatto volentieri a meno: riesce a "sentire" eventi del passato e a provare le emozioni a essi legate (e in genere si tratta di violenze, delitti e sangue). Come se non bastasse, al termine di ogni "crisi", Harry esce stravolto come dopo un attacco epilettico. Non stupisce, dunque, che il giovane, nel tempo, cerchi di affogare il suo segreto nell'alcol. Finché una sua vecchia fiamma, entrata in polizia, gli chiederà di usare il suo dono per risolvere il mistero dello strano suicidio del padre. Un bel thriller, scritto nello stile spesso crudo e ironico di Lansdale, abilmente tradotto da Seba Pezzani, che tratta del paranormale in chiave realistica. Come succedeva nel magistrale La zona morta di Stephen King o nel film di Irvin Kershner Gli occhi di Laura Mars, persone normali scoprono di possedere facoltà paranormali e vivono avventure straordinarie. Quando vengono raccontati in modo del tutto convincente, come nel caso di Lansdale, i poteri paranormali non possono che sembrare realistici. E, almeno nella finzione, è un piacere abbandonarsi all'illusione che qualcuno possa captare gli echi perduti del passato.