Il cuore salino dell'Antartide: come nascono le Blood Falls

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  • 24-10-2026
  • di Sofia Lincos
Il cuore salino dell'Antartide: come nascono le Blood Falls
Nel 1911, i membri della celebre spedizione antartica Scott si imbatterono in uno spettacolo insolito: una cascata rosso acceso che sgorgava dal ghiacciaio Taylor, nelle McMurdo Dry Valleys. Il fenomeno, ribattezzato Blood Falls (cascate di sangue), è oggi tra i più studiati dell’Antartide. L’origine della colorazione è nota da anni: si tratta di una salamoia ipersalina ricca di ferro, rimasta intrappolata sotto il ghiacciaio milioni di anni fa, che risale in superficie attraverso canali subglaciali. A contatto con l’ossigeno dell’aria il ferro si ossida rapidamente, conferendo all’acqua la tipica tonalità rossastra. Quello che invece è rimasto a lungo poco chiaro è la meccanica precisa degli “eventi di scarico”: come e quando l’acqua salina riesce a farsi strada attraverso il ghiaccio.

Uno studio pubblicato a inizio 2026 su Antarctic Science da un team statunitense guidato da Peter T. Doran[1] offre nuovi elementi al riguardo, grazie a una coincidenza fortunata. Nel settembre 2018, tre sistemi di monitoraggio indipendenti attivi in zona per altri studi hanno registrato all’unisono lo stesso evento di scarico: un GPS installato sulla superficie del ghiacciaio Taylor, una fotocamera a scatto periodico e una serie di termistori (resistori il cui valore di resistenza varia con la temperatura) immersi nel lago Bonney, antistante il ghiacciaio.

I risultati mostrano che tra il 10 settembre e il 22 ottobre 2018 la superficie del ghiacciaio si è abbassata di circa 15 millimetri, un’anomalia rispetto alla graduale risalita documentata nei tre anni di monitoraggio. Nello stesso periodo la velocità di scorrimento del ghiacciaio è diminuita quasi del 10%. Le immagini della fotocamera mostrano che il 10 settembre erano comparsi i primi segnali di scarico alle Blood Falls, con nuove fuoriuscite visibili ogni giorno dal 19 settembre e scarichi intermittenti fino a metà ottobre. I termistori avevano rilevato nello stesso periodo anomalie termiche negative fino a -1,5 °C a una profondità di circa 18 metri, la quota esatta alla quale la salamoia si mescola con l’acqua lacustre.

Secondo i ricercatori, lo scarico salino riduce la pressione dell’acqua al di sotto del ghiacciaio, il che porta la superficie a cedere un po’ verso il basso e il ghiaccio a scorrere più lentamente, perché il “cuscino” d’acqua ridotto provoca maggiore attrito con il substrato roccioso. I dati GPS suggeriscono inoltre che prima dell’evento la superficie stesse salendo più velocemente del solito, segno di un accumulo di pressione che alla fine ha trovato sfogo.

Le implicazioni vanno oltre la meccanica glaciale. L’iniezione episodica di acqua salata fredda nel lago perturba la stratificazione termica delle acque, un equilibrio fragile in un ambiente come quello delle Dry Valleys, nel quale gli ecosistemi microbici dipendono dalla stabilità chimica e termica. Alterazioni anche modeste possono ridistribuire nutrienti e influenzare le comunità biologiche. Un monitoraggio più sistematico permetterebbe di studiare meglio questi scarichi e valutare se la loro frequenza stia variando nel tempo in risposta ai cambiamenti climatici.

Note

1) Doran, P.T. et al., “Glacier surface lowering and subglacial outflow coincide with Blood Falls discharge in the McMurdo Dry Valleys”, Antarctic Science, 2026. DOI: 10.1017/S0954102025100527