Le tecnologie di intelligenza artificiale, e in particolare i Large Language Model, aprono immense nuove prospettive per la ricerca scientifica. Le aprono però in tutte le direzioni: prospettive di sviluppo, ma anche nuove opportunità per cercare scorciatoie o per aggirare il sistema.
Ne abbiamo parlato più volte: paper mill – letteralmente “fabbriche di articoli” – che usano l’IA per produrre decine di articoli scientifici farlocchi da vendere a ricercatori con pochi scrupoli, altri ricercatori che per pigrizia fanno scrivere da un LLM intere sezioni di articoli (in un memorabile caso, persino l’illustrazione di un ratto con un pene spropositato[1]), o ancora, come abbiamo visto nel numero scorso, riferimenti bibliografici “allucinati” inseriti senza controllare. Nel gergo dell’intelligenza artificiale le “allucinazioni” sono i risultati apparentemente plausibili ma clamorosamente sbagl…
Ne abbiamo parlato più volte: paper mill – letteralmente “fabbriche di articoli” – che usano l’IA per produrre decine di articoli scientifici farlocchi da vendere a ricercatori con pochi scrupoli, altri ricercatori che per pigrizia fanno scrivere da un LLM intere sezioni di articoli (in un memorabile caso, persino l’illustrazione di un ratto con un pene spropositato[1]), o ancora, come abbiamo visto nel numero scorso, riferimenti bibliografici “allucinati” inseriti senza controllare. Nel gergo dell’intelligenza artificiale le “allucinazioni” sono i risultati apparentemente plausibili ma clamorosamente sbagl…
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