Come ti stritolo la verità

In Rete circola un appello contro le terribili punizioni che in Iran verrebbero riservate ai piccoli ladri, ma se si prova a indagare un po', si può scoprire che la realtà è molto diversa da come appare...

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  • 05-07-2007
  • di Paolo Attivissimo
Circola da fine febbraio 2006 un appello che afferma di illustrare con fotografie raccapriccianti la punizione inflitta in Iran a un bambino colpevole di aver rubato del pane: la rottura del braccio, eseguita di fronte a un folto pubblico, con tanto di presentatore dotato di microfono. La punizione viene inflitta schiacciando il braccino sotto la ruota di un'auto.

Il testo bilingue dell'appello, maccheronico sia in italiano che in inglese, è variabile ma è grosso modo questo: "Mi giunge questo appello, contro i fondamentalismi. Le immagini sono agghiaccianti, e sono in sequenza: dopo la prima potete anche immaginare le altre e quindi non visionarle. Contro uno stato che vuole l'atomica e consente che accadano queste cose le Nazioni Unite dovrebbero imporre immediatamente un embargo totale.

Guardate le foto che seguono: CHE ORRORE!!! Dicono che sono per dare l'esempio. Vivono ancora nell'età della pietra? Abbiate fiducia in noi... dicono!!!!! Useremo l'uranio per scopi pacifici... dicono!!!!!!!! Se permetteremo loro di possedere l'uranio vedremo se lasceranno un solo occidentale vivo!!!!!!!!!!!!!

Questo bambino ha rubato del pane al mercato di Teheran ed è stato condannato sul luogo alla rottura del braccio da parte di un'auto in applicazione della legge vigente da quando Khomeini ha preso il potere! Grazie a questa legge questo bambino perderà per sempre l'uso del braccio e della mano. Se questo bambino fosse stato un po' più grande, la sua mano sarebbe stata tagliata via e il moncherino cauterizzato nell'olio bollente!".

L'appello è accompagnato da una sequenza fotografica che sembra non lasciare dubbi: drammatici scatti che mostrano il bambino mentre subisce la terribile punizione (qui a lato).

Tuttavia, osservando bene le foto, si comincia a notare una serie di particolari strani. Come mai il braccio del bambino viene appoggiato su una coperta prima di farlo stritolare dalla ruota? Sembra una cortesia decisamente anomala, se si vuole dare una punizione esemplare. E come mai il bambino si sdraia col braccio teso bell'e pronto, senza opporre resistenza?

Un altro particolare interessante è che le foto contengono un'indicazione precisa della loro provenienza: la dicitura "Photos by Siamak Yari for Peykeiran". In una compare anche un indirizzo e-mail: Mazen_the_great@hotmail.com.

Digitando "Siamak Yari for Peykeiran" su Google si scopre molto facilmente la vera origine e la vera natura della sequenza fotografica: si tratta infatti di uno spettacolo di paese, non di una punizione.

Google infatti trova la sequenza di parole presso il sito Littlegreenfootballs.com, che ha inizialmente mostrato le foto ritenendole testimonianza di una punizione secondo la shari'a, ma ha poi pubblicato una rettifica dopo aver ricevuto chiarimenti dal sito iraniano Peykeiran.com: "Salve! Sembra che lei non abbia letto il testo che accompagnava le immagini. In Iran ci sono coloro che si guadagnano il pane mediante spettacoli di strada traduzione di "Maareke giry" come "spettacoli di strada" è confermata da un commento sul sito che ha pubblicato la smentita . Nel nostro caso, uno di questi artisti di strada aveva pagato un bambino per fare questo spettacolo inumano. Legga il testo che accompagnava le foto. Arrivederci".

In altre parole, l'uomo con il microfono fa il presentatore, il ragazzino è suo socio (più o meno volontario), e l'auto è probabilmente truccata contrappesandola in modo da non gravare sul braccio ma darne soltanto l'impressione: un effetto dimostrato usando addirittura un Tir in uno spettacolo televisivo dei noti prestigiatori statunitensi Penn & Teller. Un paio di smorfie del ragazzino e la "magia" è fatta, inducendo gli spettatori increduli a dare un obolo all'esibizione.

La vicenda è raccontata dal sito Snopes.com, che pubblica anche una foto che di solito manca alla sequenza mostrata nell'appello che circola: il ragazzino che si rialza, con un'espressione che certo non sprizza gioia (forse fa parte del copione, per rendere più drammatica l'esibizione), ma non sembra quella di chi ha appena subito la rottura del braccio. Braccio che il bambino solleva senza difficoltà.

Va chiarito, a scanso di equivoci, che la foto qui a lato mostra il braccio destro, mentre la ruota passa sopra quello sinistro.

Sempre secondo Snopes.com, la sequenza fotografica circola in Rete almeno dal 2004 a corredo di appelli che la ambientano in vari paesi arabi e/o musulmani.

Le foto originali sono state a lungo reperibili su Peykeiran.com. Sul medesimo sito c'era anche un'ottava foto, che però era semplicemente un ingrandimento della settima.

Questa è insomma una delle più classiche forme di bufala, basata sul pregiudizio e sull'impatto emotivo di foto estrapolate dal loro vero contesto. È particolarmente efficace e convincente perché fa leva sulla naturale indignazione nei confronti della violenza sui bambini e sulla diffidenza verso una cultura diversa e purtroppo tristemente nota per le punizioni efferate riservate a chi esprime opinioni contrarie a quella ufficiale e anche ai minori, che vengono messi a morte perché omosessuali.

Certo usare un bambino per uno spettacolo in questo modo è una forma di sfruttamento minorile piuttosto pesante, ma un conto è far lavorare un minore (come avviene nei circhi, per esempio, o nel mondo del cinema), un altro è spezzargli il braccio come asserisce l'appello.

C'è chi potrà obiettare che l'appello è comunque meritevole, perché porta all'attenzione di tanti un problema reale, sia pure basandosi su foto fasulle. Ma è sempre rischioso usare immagini false per buoni propositi: se viene scoperto che si tratta di falsi, la tesi che si vorrebbe sostenere ne viene sminuita e infangata.

Oltretutto non c'è bisogno di ricorrere al falso per illustrare la drammaticità delle condizioni di vita in alcuni paesi: basta consultare gli archivi di Amnesty International oppure di Human Rights Watch.

Paolo Attivissimo
Scrittore informatico,
responsabile del
Servizio Antibufala.
Testo tratto da
www.attivissimo.net