Charles Berlitz: una breve biografia

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  • 17-07-2007
  • di Roberto Labanti
Charles Berlitz, al secolo Charles L. Frambach, nacque il 22 novembre 1913[1] a New York City in una famiglia della medio-alta borghesia. Il padre Charles Louis, era, infatti, il figlio minore dell'industriale della carta Henry Augustus Frambach, mentre la madre, Millicent Daisy, era la figlia minore di Maximilian Delphinius Berlitz, un immigrato tedesco (il cui vero nome era forse David Berlitzheimer[2]) divenuto ricco grazie alla fondazione delle Berlitz School of Languages nel 1878 a Providence (Rhode Island). Fin da giovane utilizzò però la forma Charles Frambach-Berlitz per conservare il cognome dell'avo materno che non aveva avuto figli maschi. Nel 1938, poi, mutò legalmente il nome in Charles Frambach Berlitz. Nel 1932 si iscrisse allo Yale College della Yale University, una delle più importanti università statunitensi, conseguendo brillantemente nel giugno del 1936 il Bachelors of Arts[3] in letteratura francese e spagnola[4].
Nel frattempo, già dal 1934 aveva cominciato a lavorare nell'azienda fondata dal nonno materno come educatore, e intorno al 1939 divenne responsabile della sede di Boston. A partire dal 1940 fu arruolato nell' U.S. Army Reserve, destinato principalmente a compiti di intelligence. Non sono però noti i contorni esatti delle attività svolte durante il servizio militare. Secondo quanto riportato, in maniera aneddotica, da Karl Pflock che lo ha appreso da una propria fonte, Berlitz, durante il secondo conflitto mondiale, sarebbe stato attivo in Argentina e Brasile, dove avrebbe tenuto sotto controllo diversi esponenti filo-nazisti locali. Come può capitare in questi casi, secondo quanto raccontato dallo stesso Berlitz a questa fonte, i rapporti intrattenuti con tali personaggi, per poter svolgere la missione affidatagli, avrebbero provocato "l'interesse" nei suoi confronti da parte dei colleghi dell' Office of Strategic Services, il servizio di intelligence statunitense dell'epoca, i quali si erano convinti di trovarsi di fronte ad un filo-nazista (!). Dopo la fine del conflitto Berlitz si sarebbe invece occupato, in Europa, di formare gli istruttori dell'esercito insegnando loro il metodo d'apprendimento linguistico sviluppato dal nonno[5]. Nei primi anni Cinquanta, dopo la Guerra di Corea, si congedò dal servizio col grado di tenente colonnello. Nel frattempo, nel 1950, aveva sposato Valerie Anne Seary, incontrata in Australia. Oltre a volumi su temi linguistici, a partire dal 1969 Berlitz iniziò a pubblicare volumi su presunte anomalie storiche e geografiche: se i primi due volumi, The Mistery of Atlantis (1969) e Mysteries from Forgotten Worlds (1970) dedicati a presunte civiltà scomparse non diventarono bestseller, così non sarà invece per il terzo e più famoso The Bermuda Triangle (1974) che, a dispetto delle critiche, venderà in lingua originale e in traduzione milioni di copie, riprendendo e sviluppando un tema, quello del presunto e supposto "Triangolo delle Bermuda", introdotto nella letteratura sui misteri a partire dal 1950 da autori come, fra gli altri, E.V.W. Jones, Vincent Gaddis (cui va, presumibilmente, l'onore della creazione del termine) e Ivan T. Sanderson[6]. Negli anni successivi, fino al 1990, pubblicherà, da solo o con altri autori, un'altra decina di titoli spaziando da misteri ufologici (The Roswell Incident, 1980, con William Moore, che parte da ricerche compiute negli anni precedenti dagli ufologi Moore e Stanton Friedman e pubblicizzerà quello che fino ad allora era un evento veramente minore della casistica ufologica e che oggi è forse il caso più famoso) a presunti e improbabili esperimenti militari (The Philadelphia Experiment, 1979, sempre con W. Moore), spesso tradotti all'estero[7].
Ritiratosi con la moglie in Florida a partire dagli anni Ottanta, Charles F. Berlitz è scomparso l'11 dicembre 2003[8] in un ospedale di Tamarac poco distante dalla sua abitazione di Fort Lauderdale[9]. È probabile però che gli "eventi" e le "vicende" che ha contribuito a creare e sviluppare rimarranno con noi ancora per diverso tempo, a dispetto di ogni decostruzione e ricostruzione critica. Purtroppo, almeno dal punto di vista dei ricercatori critici.

Roberto Labanti

Note


1) Questa è la data che, salvo omonimie, risulta dal Social Security Death Index; altre fonti hanno "20 novembre" e/o "1914".
2) Rose E. (2002), "The New Berlitz Story". Disponibile online su www.emrosebooks.com/berlitz.htm
3) "Candidates for Degrees at Yale", The New York Times, 16 gennaio 1936, p. 30.
4) Miller M. (1982), "The Word on Language From Charles Berlitz", Boston Globe, 1 luglio 1982, p. 1.
5) Pflock K. (2004), "Charles Berlitz, Disinformation Agent?", Saucer Smear (51) 3, 15 marzo 2004.
6) Coleman L. (2003), "Charles Berlitz and the Bermuda Triangle". Disponibile su www.lorencoleman.com/bermuda_triangle.html
7) In italiano sono apparsi, almeno, Bermuda: il triangolo maledetto (1976), Il mistero dell'Atlantide (1976), I misteri dei mondi perduti (1977), Senza traccia (1978), Esperimento Filadelfia (1979), Accadde a Roswell (1982), 1999: L'anno dell'Apocalisse (1982), Il triangolo del drago (1990), la maggior parte dei quali presso la casa editrice milanese Sperling&Kupfer.
8) Anche in questo caso si riporta la data che risulta dal Social Security Death Index; i necrologi pubblicati su diversi quotidiani alla fine di dicembre 2003 datano il decesso al 18 dicembre.
9) Bernstein A. (2003), "Linguist Charles Berlitz Dies; Wrote Books on Paranormal", The Washington Post, 31 dicembre 2003, p. B.06; Kirk Hagen L. (2004), "Strange Fish. The Scientification of Charles F. Berlitz, 1913-2003", Skeptic (11) 1, pp. 12-17.