Acque maledette

  • In Articoli
  • 23-07-2012
  • di Giuliana Galati
Navi partite e mai arrivate, equipaggi dispersi e mai ritrovati. I fatti parlano chiaro: sono dozzine le imbarcazioni perdute, decine gli aerei precipitati e centinaia gli uomini scomparsi nel tratto di mare denominato il Triangolo delle Bermuda.
Il Triangolo delle Bermuda comprende un'area di circa 1.100.000 km2 nell'Oceano Atlantico settentrionale, racchiusa tra i seguenti vertici: a Nord il punto più a sud della costa dell'arcipelago delle Bermude; a Sud il punto più occidentale dell'isola di Porto Rico; a Ovest il punto più a Sud della penisola della Florida.
Il primo a notare qualcosa di strano in quel tratto di mare sembra sia stato Cristoforo Colombo, nel 1492: strane luci, lampi improvvisi, alterazioni degli strumenti di bordo e delle bussole. Sul giornale di bordo si racconta di «qualcosa di simile a una palla di fuoco che circondava la nave ammiraglia».
A partire dalla seconda metà del 1700, la lista di vascelli scomparsi in quell'area senza motivazione, in condizioni climatiche eccellenti e in assenza di pericoli noti appare lunghissima. Di seguito saranno citati solo alcuni casi a titolo di esempio.
Tra il 1781 e il 1812 sono quattro i vascelli americani svaniti nel nulla, senza motivazione. Solo uno di essi sarà ritrovato, nel 1840, col carico apparentemente in ordine, ma senza alcun segno dell'equipaggio.
Nel 1880 scompare l'Atlanta, con a bordo 300 cadetti, numerosi ufficiali e al comando un alto graduato, esperto di mare; nel 1884 la Miramon viene inghiottita dalle acque; nel 1902 viene ritrovato un altro vascello fantasma, in ottime condizioni, ma privo di equipaggio.
Il triangolo maledetto non risparmia neanche gli aerei che transitano al suo interno.
È l'alba del 28 dicembre 1948 e un DC3 proveniente da Puerto Rico sta per atterrare all'aeroporto di Miami. Il cielo è limpido e si intravedono già le luci della città, quando all'improvviso ogni comunicazione radio si interrompe. Vane le ricerche dei soccorritori, partiti immediatamente: del DC3 e del suo equipaggio non c'è più traccia. Stessa sorte per altri due aerei di linea: in entrambi i casi i voli di ricognizione sono immediati, ma le ricerche non portano a ritrovare il luogo del supposto ammaraggio, né i relitti degli aerei.
Questi due episodi fanno sì che si ricominci a parlare di un altro misterioso incidente, avvenuto tre anni prima, il 5 dicembre 1945: è questo l'evento a cui si fa risalire, generalmente, la nascita della leggenda. Si tratta della scomparsa, definita misteriosa dagli stessi rapporti ufficiali, di cinque velivoli della Marina militare statunitense che, partiti dalla base di Fort Lauderdale in Florida, sorvolavano la zona. Si trattava di un volo di addestramento, semplice routine, su aerei modello Avenger, con alla guida della squadriglia un esperto istruttore di provata abilità e notevole sangue freddo. Il tempo era sereno, senza perturbazioni, ma all'improvviso il comandante lancia un SOS: tutti gli apparecchi sono allo sbando, incapaci di stabilire la loro posizione e direzione. Poi le comunicazioni cessano. Due idrovolanti della Marina partono in missione di soccorso, ma le ricerche sono vane. Dopo qualche ora il maltempo costringe gli idrovolanti a tornare alla base. Solo uno farà effettivamente ritorno.
Inizia così la ricerca di episodi simili avvenuti nella stessa zona, nel tentativo di individuare un'unica causa per tutti i naufragi e le sparizioni. Nonostante la lunga lista, di questo mistero non si sentì parlare, fino a quando, negli anni settanta, lo scrittore Vincent Gaddis inserì alcuni episodi nel suo libro Orizzonti invisibili, che venne pubblicato in Italia col titolo Il triangolo maledetto e altri misteri del mare. Il libro ebbe discreto successo e fece sì che il mistero del Triangolo delle Bermuda cominciasse ad avere valenza mediatica: molta gente iniziò a convincersi dell'esistenza di una forza sconosciuta capace di far sparire aerei, navi e persone, catapultandoli fuori dal Triangolo, in una specie di limbo non meglio definito. Ma il vero autore della leggenda è Charles Berlitz, che nel 1975 pubblicò un bestseller in cui unì il mito di Atlantide al Triangolo delle Bermuda. Nel libro, Berlitz espone la sua stravagante teoria: navi e aerei sono stati inghiottiti da un gigantesco cristallo solare, una potente fonte di energia della perduta Atlantide, in grado di influire sugli strumenti di bordo e generare le sparizioni altrimenti inspiegabili. Il libro ebbe larghissima diffusione e venne tradotto in venti lingue. Visto il successo ottenuto da Berlitz, nel giro di pochi mesi altri sedicenti scrittori iniziarono a formulare nuove ipotesi altrettanto fantasiose, riportando, nei loro libri, la lista di disastri trovata in altri libri, senza minimamente verificare la veridicità di date, luoghi e fatti: così l'elenco di misteri si infittì grazie all'aggiunta di casi talvolta inventati di sana pianta: antichi vascelli, moderne navi da carico, aerei militari e persino sottomarini.
Le ipotesi formulate vanno dal paranormale alla stregoneria, passando attraverso alterazioni temporali, buchi neri nell'oceano, campi gravitazionali inversi, apparecchiature ultrasoniche di origine marziana, armi segrete messe a punto dall'esercito e sperimentate clandestinamente.
Prima di elaborare teorie inverosimili, sarebbe meglio, però, verificare se gli episodi siano davvero avvenuti nelle modalità e nei luoghi raccontati, e se il numero di incidenti sia davvero inspiegabilmente più alto della norma, e, nel caso lo fosse, se non sia possibile trovare una spiegazione dovuta alle caratteristiche della zona: si sa, infatti, che le acque delle Bermuda sono particolarmente infide.
Se si segnano su una mappa i luoghi degli incidenti riportati da Berlitz e dagli altri autori, escludendo ovviamente quegli episodi che non hanno mai avuto luogo e i vascelli fantasma, si nota che in realtà ben pochi di questi si sono verificati all'interno del Triangolo.
La Coast Guard statunitense ha effettuato un'indagine in merito e nel suo rapporto decreta che il numero di incidenti verificatisi rientra nelle casistiche: l'incidenza degli episodi occorsi non è da considerarsi allarmante, se rapportata al numero di navi e aerei che transitano sulla zona. Per quanto riguarda la mancanza di relitti, il rapporto spiega che la zona di mare compresa all'interno del Triangolo è particolarmente profonda, attraversata da vorticose correnti, in grado di disperdere velocemente i relitti o trascinarli in fosse profonde migliaia di metri. Di qui l'impossibilità di ritrovare i resti di navi o velivoli anche a distanza di poche ore dalla scomparsa.
Quando si esaminano uno per uno gli incidenti realmente accaduti all'interno del Triangolo, questi appaiono meno misteriosi di quel che sembrava. Per una trattazione approfondita si rimanda in particolar modo al libro di Larry Kusche: The Bermuda Triangle Mystery. Solved! Si scopre così che quello a cui avevano assistito Cristoforo Colombo e i suoi marinai era semplicemente l'apparizione di una meteora luminosa, dato che, nelle stesse fonti citate da Berlitz, si parla di una "grande lingua di fuoco" che un marinaio ha visto cadere in mare, e non di una palla di fuoco che aveva circondato la nave ammiraglia!
Riguardo all'inquietante sparizione dei cinque Avenger nel 1954 bisogna considerare che si trattava di un volo di addestramento e l'unico pilota esperto si era trasferito nella zona da poco e non ne era perciò pratico. Dopo un banale guasto alla strumentazione di bordo, il comandante decise di non trasferire le comunicazioni sul canale di emergenza nel timore che qualcuno degli aspiranti piloti non fosse in grado di trovare la nuova frequenza e non riuscì così a ricevere le informazioni della Torre di Controllo che gli avrebbero salvato la vita. L'ordine di restare sempre in formazione e la assoluta fedeltà al protocollo impedì agli allievi di rendersi conto dell'errore e invertire la rotta autonomamente. Furono costretti a un ammaraggio di fortuna nel mezzo di una burrasca, ma i velivoli affondarono in meno di un minuto.
Al momento della verifica dei fatti, quindi, occorre rassegnarsi (o tirare un sospiro di sollievo) davanti all'evidenza che non esiste alcun mistero legato al Triangolo delle Bermuda, ma solo una leggenda costruita per puro interesse economico.