Hai un infarto? Tossisci che ti passa

Una pericolosa catena pretende di insegnare a riconoscere un attacco cardiaco e a intervenire per salvarsi

  • In Articoli
  • 24-02-2008
  • di Paolo Attivissimo
Le prime segnalazioni della versione italiana di quest’appello sono arrivate al Servizio Antibufala ai primi di novembre 2003.
Si tratta di una presentazione PowerPoint, circolante in varie lingue (ne vedete qui accanto un’immagine della versione portoghese), il cui testo integrale è riportato qui sotto ma la cui sostanza è questa: esisterebbe un metodo molto semplice per salvarsi in caso di infarto. Nei pochi secondi di lucidità che restano dopo che il cuore ha cessato di battere, basterebbe un violento colpo di tosse per riavviare il muscolo cardiaco. Il consiglio verrebbe nientemeno che da un articolo pubblicato "sul n. 240 del Journal of General Hospital Rochester". Ecco il testo della versione italiana della presentazione, refusi originali compresi:
«Poniamo il caso che siano le 18,30 di un normale giorno lavorativo. Sei in macchina e te ne stai tornando a casa dopo una lunga giornata di lavoro. Tra le altre cose hai anche avuto una lunga discussione col tuo capo.
Sei veramente incazzato nero e più ci pensi più t’incazzi
All’improvviso, senti un dolore fortissimo al petto e che, attraverso il braccio, arriva fino al collo. Non riesci più a muoverti, sei bloccato. Ti trovi ad una decina di km dall’ospedale più vicino, la tangenziale è bloccata, è l’ora di punta. Non puoi arrivarci.
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La versione in portoghese della presentazione che diffonde la catena sull'infarto.

Che fare???
Ti ricordi di aver fatto, tempo fa, un corso di primo soccorso ma nessuno ti ha spiegato cosa fare nel caso in cui la vittima sei tu!!!
Come riuscire a sopravvivere ad un attacco cardiaco se sei da solo?
Senza assistenza, la persona il cui cuore smette di battere, ha comunque dieci secondi di tempo di lucidità prima di svenire.
Cosa fare quindi?
Risposta:
Non farti prendere dal panico ma inizia a tossire con forza più volte. Fai un profondo respiro prima di tossire e tossisci prolungatamente come se avessi del catarro da espellere dal petto
Ripeti la sequenza inspirare/tossire fino a che il cuore ricominci a battere.
L’inspirazione profonda porta ossigeno ai polmoni e la tosse contrae il cuore dandogli la "spinta" per riprendere a battere e portare così nuovamente il sangue in circolo
In questo modo il cuore comincia a riprendere il ritmo normale e comunque si ha il tempo per chiamare i soccorsi (118)
Articolo publicato sul n. 240 del Journal of General Hospital Rochester
Divulga questa mail a quante più persone possibili e perdi, al limite, 5 min del tuo tempo per tradurla in un’altra lingua.
Pensa a quante vite si potranno salvare grazie a questa mail».


Perché è una bufala, e anche pericolosa


L’infarto non porta necessariamente all’arresto cardiaco. La tecnica suggerita dall’appello, invece di aiutare, può essere PERICOLOSA se usata in caso di infarto senza arresto cardiaco.
La cosa migliore da fare, se avvertite i sintomi di un infarto, è stare fermi e calmi, chiamare o far chiamare i soccorsi al telefono e, se non siete intolleranti all’acido acetilsalicilico, masticare una o più aspirine o altro prodotto simile contenente quest’acido (secondo il dosaggio), per evitare che si formi un trombo (coagulo di sangue) che sarebbe probabilmente fatale. La tecnica della tosse è smentita proprio dalla fonte citata in forma storpiata nell’appello, ossia il Rochester General Hospital, il cui sito internet ha dovuto predisporre un’apposita pagina web che traduco e riassumo qui:
« consiglia una procedura per sopravvivere a un attacco di cuore, nella quale alla vittima viene suggerito di tossire ripetutamente a intervalli regolari fino all’arrivo dei soccorsi. La fonte di quest’informazione è attribuita al ViaHealth Rochester General Hospital. [...] Non abbiamo trovato alcuna traccia di articoli, anche soltanto vagamente attinenti all’argomento, prodotti dal Rochester General Hospital negli ultimi 20 anni. Inoltre le informazioni mediche citate non sono riscontrabili nella letteratura medica corrente e non sono in alcun modo approvate dal personale medico dell’ospedale. Sia The Mended Hearts Inc., un’associazione di sostegno ai pazienti cardiolesi, sia la American Heart Association hanno dichiarato che queste informazioni non vanno inoltrate né vanno usate da nessuno.
Per favore aiutateci a combattere la proliferazione di questa disinformazione. Vi chiediamo di inviare questo messaggio a chiunque vi invii l’appello e di chiedere loro di fare altrettanto».

A questa smentita si aggiungono quella dell’enciclopedico Snopes.com[1], quella di Hoax-slayer.com[2] e quella della Trend Micro, società specializzata in sicurezza informatica[3].
C’è anche una smentita in italiano, pubblicata da Comunicati.net [4], che ringrazia
«il dr. David Coletta che ci ha segnalato che sul notiziario FirenzeMedica-SIMEF n. 171 abbiamo pubblicato una notizia che, nonostante paresse venire da fonte ufficiale, sembra invece falsa. Ci dice il dr. Coletta che la fonte citata (Journal of General Hospital Rochester n. 240) non esiste nell’archivio Medline e Medscape e che esistono solo pubblicazioni in spagnolo su siti non medici brasiliani e una ripresa da un sito web italiano anch’esso non medico. Di seguito la posizione del General Hospital Rochester, in cui chiedono di aiutarli a interrompere questa assurda disinformazione».

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La pagina web con la smentita del Rochester General Hospital.

Questa smentita è seguita dalla comunicazione del Rochester General Hospital già tradotta sopra. Anche l’American Heart Association prende le distanze dal suggerimento offerto dall’appello in questa pagina: http://216.185.112.5/presenter.jhtml?identifier=4535 e lo stesso fa il Resuscitation Council UK in questa nota (www.resus.org.uk/pages/coughCPR.htm ), che include riferimenti a pubblicazioni mediche sull’uso corretto della tecnica maldestramente descritta dall’appello.

Origini e datazione


Ma come è nata questa bufala? Snopes.com e Trend Micro ne attribuiscono l’origine a una newsletter dell’associazione statunitense Mended Hearts, dedicata al sostegno ai cardiolesi, del giugno del 1999. L’associazione Mended Hearts successivamente ritrattò il consiglio, pubblicando una pagina di smentita, da cui cito questa spiegazione:
«... tossire non previene un attacco cardiaco. Un e-mail diffusosi in tutto il mondo come una malattia contagiosa alcuni anni fa asseriva che chiunque avvertisse i sintomi di un attacco cardiaco mentre era solo doveva tossire "ripetutamente e molto vigorosamente, ripetendo un respiro ogni due secondi. fino all’arrivo dei soccorsi (o alla ripresa di un battito normale)».

È falso, dice la American Heart Association. «È allo stesso livello della magia vudù, per quel che mi riguarda» dice il dottor Cary Fishbein, cardiologo presso il Dayton Heart Center. La tecnica basata sulla tosse nota come "cough CPR" è stata utilizzata negli ospedali dai medici per gestire battiti cardiaci irregolari improvvisi in pazienti monitorati, durante interventi con catetere cardiaco. In questo caso, un paziente reattivo che manifesta un improvviso battito irregolare potrebbe mantenere la circolazione del sangue al cervello e restare cosciente per alcuni secondi se tossisce forte sotto la guida di un medico.
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La bufala avrebbe preso il via proprio su una rivista statunitense dedicata ai cardiolesi.

In altre parole, l’appello ha preso una tecnica realmente esistente, la "cough CPR", che si applica in ospedale e in condizioni controllate, e ha proposto di applicarla completamente fuori contesto, ossia quando si è soli e senza alcuna guida esperta: una scelta potenzialmente dannosa, come spiega Snopes.com: «Se sapeste esattamente quello che state facendo, questa procedura potrebbe aiutare a salvarvi la vita. Se però la tentaste nel momento sbagliato (perché avete valutato erroneamente il tipo di evento cardiaco che state subendo) o la eseguiste nel modo sbagliato, potreste peggiorare le cose. La procedura non è nuova: è in circolazione da anni ed è stata usata con successo in alcuni casi isolati di emergenza, in cui le vittime si sono rese conto che stavano per svenire e incappare in un arresto cardiaco completo (il loro cuore stava per fermarsi) e sapevano esattamente come tossire in modo da mantenere in circolazione una quantità di sangue arricchito di ossigeno sufficiente a impedire la perdita di coscienza, oppure erano sotto il diretto controllo di personale medico che aveva riconosciuto i sintomi della crisi e dava loro istruzioni precise su come tossire.
Anche se le persone affette riuscissero ad accorgersi di star subendo un evento cardiaco del tipo in cui la procedura sarebbe utile, senza un addestramento specifico per azzeccare il ritmo giusto il loro tossire potrebbe trasformare un leggero attacco cardiaco in una crisi letale».
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La tecnica basata sulla tosse se viene utilizzata al di fuori di un controllo ospedaliero può rivelarsi dannosa.

Effettivamente, prosegue Snopes.com, la procedura potrebbe essere insegnata ai pazienti a rischio di attacco cardiaco: se ne è parlato a settembre 2003, a proposito di un medico polacco, Tadeusz Petelenz di Katowice, che lo sta facendo, a suo dire con successo.
Tuttavia Snopes.com nota che i suoi risultati non sono stati confermati da fonte indipendente e alcuni cardiologi avanzano dubbi sulla metodologia adottata. Una copia di questa notizia, datata 31 ottobre 2003, è disponibile presso Msn.com (http://msnbc.msn.com/id/3077018 ). In ogni caso, come nota ancora Snopes.com:
«anche se i medici possono forse insegnare questa procedura, non la si può imparare certo da un e-mail, perlomeno non in modo adeguatamente sicuro... credere che un e-mail possa sostituire un addestramento medico sarebbe come credere che studiarsi un manuale di istruzioni sia tutto quel che serve per saltare in macchina e guidare in autostrada».


Cosa fare davvero in caso d’infarto


Secondo i medici, la cosa migliore da fare se si sospettano i sintomi di un infarto è non rischiare di ammazzarsi usando la procedura descritta nell’appello-bufala, ma chiamare soccorso e masticare una o più aspirine (secondo il dosaggio) o qualsiasi prodotto simile contenente acido acetilsalicilico. L’aspirina, essendo un antiaggregante piastrinico, può impedire l’ingrossarsi di eventuali coaguli di sangue.
L’aspirina va masticata per facilitare la sua dispersione e assimilazione nello stomaco, che richiede da 15 a 20 minuti, per cui occorre somministrarla il più presto possibile, non appena compaiono i sintomi.
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Scultura di fronte al Museum of Fine Arts di Montreal.

Secondo un professionista sanitario che mi ha contattato, la dose consigliata di acido acetilsalicilico (contenuto nell’aspirina) per la profilassi e il trattamento dell’infarto acuto del miocardio è al massimo 330 mg al giorno, e questa dose è abbondantemente raggiunta con una sola aspirina da 500 mg.
Siccome esistono aspirine con vari dosaggi, non è prudente raccomandare «mastica un’aspirina» e basta: il numero preciso di aspirine da masticare dipende dal contenuto di acido acetilsalicilico contenuto in ciascuna compressa, indicato chiaramente sulla confezione. Fate i conti del caso, insomma; o meglio ancora, consultate un medico invece di affidare il vostro cuore, o quello dei vostri cari, a una storia sentita su Internet.
Un altro professionista segnala inoltre che
«l’aspirina della Bayer è la più conosciuta, ma molte altre esistono sul mercato. L’Aspegic, per esempio, ha gli stessi effetti e in forma liquida viene usata dai soccorritori nelle emergenze appunto in caso di arresto cardiaco».
Prima di adottare questo metodo, comunque, è indispensabile verificare che la persona che deve assumere l’aspirina non sia intollerante verso l’acido acetilsalicilico.
Lo so, è un approccio molto meno spettacolare che salvarsi la vita con un colpo di tosse da fachiro indiano, ma assai più affidabile. Questa è una caratteristica tipica delle bufale ed è un buon criterio per valutare la plausibilità di un appello: la promessa di soluzioni semplici e spettacolari, ben diverse dalle soluzioni reali ed efficaci, che di solito sono assai sofisticate e prosaiche.

Paolo Attivissimo
Scrittore e informatico,
responsabile del
Servizio Antibufala.
Testo tratto da www.attivissimo.net