Omeopatia: novità dall’Inghilterra (e non solo)

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  • 27-10-2010
  • di Giorgio Dobrilla
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Nel gennaio di quest'anno in Inghilterra un'organizzazione scettica ha organizzato una manifestazione contro la vendita di prodotti omeopatici dimostrando che, anche se assunti in dosi massicce, non provocano alcun effetto. ©savocado/Flickr

Grazie soprattutto al consenso della Casa Reale inglese, l'omeopatia è stata accolta favorevolmente in passato in Inghilterra nonostante il netto e reiterato parere negativo della British Medical Association, contraria in particolare alla "copertura" di spese per cure omeopatiche da parte del Servizio Nazionale.

Nel 2007, la rivista Lancet pubblicava un articolo dal titolo molto esplicito "Sale la pressione nel Regno Unito contro l'omeopatia", che si soffermava in particolare sulle Linee Guida del National Institute for Clinical Excellence (NICE). Il NICE è un organismo indipendente, incaricato di stabilire ciò che è utile per la prevenzione e per il trattamento delle malattie nel Regno Unito. In base ai dati analizzati, il NICE concludeva che le terapie omeopatiche non erano raccomandabili per nessuna malattia. David Colquhoun, professore al London University College, rilevava inoltre con forza che se il NICE applicasse per le medicine non convenzionali gli stessi rigidi criteri di giudizio usati per quelle convenzionali "quasi tutte le cure alternative sarebbero immediatamente rimosse dal Servizio Sanitario Nazionale".

Critiche recentissime ancor più energiche si possono rinvenire in un rapporto del Comitato Parlamentare di Scienza e Tecnologia dal titolo "Evidence Check 2: Homeopathy"[1], relativo ad un'ennesima verifica dell'efficacia dell'omeopatia. La conclusione del documento è lapidaria: "Le Agenzie che regolamentano la vendita di prodotti medici e per la salute non dovrebbe permettere che i prodotti omeopatici in commercio vantino benefici clinici in assenza di prove di efficacia. Poiché i preparati omeopatici non sono medicine, essi non dovrebbero più a lungo essere autorizzati dalle Agenzie incaricate". Per sottolineare la contraddizione tra la non-evidenza di efficacia specifica dell'omeopatia e le decisioni politiche di manica larga nei confronti alle cure omeopatiche, il Comitato aggiunge: "Mentre da un lato il governo riconosce che non c'è evidenza che l'effetto dell'omeopatia sia superiore a quello di un placebo (grazie al quale un paziente si sente transitoriamente meglio quando ha fiducia nel trattamento), dall'altro non intende comunque cambiare o rivedere la propria politica riguardante i fondi del Servizio Nazionale riservati ai preparati omeopatici." Date le ampie prove già disponibili circa la natura di placebo dell'omeopatia, il Comitato ritiene che non siano giustificabili ulteriori studi e sperimentazioni per dimostrarne l'efficacia. Lo stesso Comitato denuncia che i politici britannici accettano quale valida prove di efficacia dell'omeopatia il favore di cui gode presso una minoranza della popolazione, invece che, come avviene per tutti i farmaci, i risultati di studi clinici controllati basati su criteri validati internazionalmente. Phil Willis, Presidente del Comitato, conclude: "È un precedente increscioso per il Dipartimento della Salute quello di ritenere che l'esistenza di una comunità che crede nell'omeopatia sia "una prova" sufficiente a continuare a spendere denaro pubblico per essa".

Che i politici rincorrano il consenso elettorale piuttosto che dare ascolto alla comunità scientifica, non è certo un fenomeno solo inglese. All'Ospedale di Merano, pochi mesi fa si è attivato un Servizio di Medicina Complementare per pazienti oncologici, nonostante la contrarietà dell'Ordine dei Medici e dell'80% dei medici di lingua sia italiana che tedesca, consultati mediante questionario ad hoc. Il responsabile del Servizio, nominato tra l'altro senza concorso, si avvarrà della collaborazione di otto colleghi, tutti come lui digiuni di sperimentazioni cliniche controllate, problema notoriamente di grande complessità. Sono stati quindi coinvolti alcuni biostatistici dell'Università di Berlino, che nell'arco di due anni dovrebbero determinare se la qualità della vita dei pazienti migliora con le cure non convenzionali Se il giudizio sarà positivo, il servizio tratterà anche altre malattie quali la sclerosi multipla e l'artrite reumatoide e sarà probabilmente realizzato anche in altre sedi.

Le raccomandazioni a non sprecare denaro pubblico per sperimentazioni già fatte in tutto il mondo vengono dunque disattese, in attesa del "verdetto di Merano". C'è il lecito sospetto, però, che un giudizio positivo sia già stato deciso a priori.

Aggiornamento: Si chiudono i rubinetti per l'omeopatia inglese, su OggiScienza

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