La fabbrica dei sogni... o delle leggende?

  • In Articoli
  • 19-11-2010
  • di Fabio Caironi
Un mondo fatto della “materia di cui sono fatti i sogni”, per dirla con le parole pronunciate da Humphrey Bogart nel film Il mistero del falco. È Hollywood, la patria d’elezione del cinema, il luogo dove si concentrano i Divini. Le stelle del cinema sono amate, ammirate, oppure odiate ed invidiate. E su questi sentimenti fanno leva le leggende urbane sul cinema, nate a decine fin dagli albori dell’industria del cinema. Un lungo elenco di storie che riguardano i film e i divi, con le loro manie e le loro perversioni. Tra star che non sono morte, messaggi subliminali, equivoci e pregiudizi, c’è solo l’imbarazzo della scelta. Del resto sono decine i film che attingono al colorato mondo delle leggende urbane. Pellicole costruite interamente su una leggenda, come Mississippi Adventure di Walter Hill, che racconta una versione riveduta della leggenda di Robert Johnson che ha venduto l’anima al Diavolo. Oppure film come The Ring o The Mothman Prophecies che attingono a leggende dell’orrore. Infine, anche se è tv e non cinema, ne I Simpson le leggende urbane sono molteplici ed anche molto divertenti, per come vengono trattate e talvolta parodiate.

Morti che vivono, e vivi che muoiono


Se guardiamo alla diffusione delle leggende sul tema, sembra che a molte persone faccia piacere sentire raccontare che un divo scomparso è in realtà ancora vivo, mentre molte altre trovano interessanti le storie che raccontano che una star, viva e vegeta, è defunta. Alcune tra le leggende di maggior successo raccontano infatti che alcune star, James Dean su tutti, o tra gli italiani Moana Pozzi per esempio, non siano morte, ma abbiamo semplicemente simulato la propria dipartita. Per spiegare l’appeal di questi racconti, ci si può allora riferire alla difficoltà di accettare la scomparsa di personaggi che hanno esercitato un ruolo potente nell’immaginario cinematografico e al cui valore simbolico non si vuole rinunciare. All’opposto, per comprendere cosa possa motivare le persone che propagano la (finta) notizia della morte di un divo, si può pensare a una sorta di invidia e morbosa soddisfazione, anche se ovviamente si tratta di ipotesi che andrebbero verificate. In ogni caso, l’ultimo attore “scomparso”, in ordine di tempo, è Russell Crowe: anche la stampa italiana ha pubblicato la smentita della voce di un incidente mortale sul set, localizzato nelle Alpi austriache. Prima di lui, a “morire” furono, tra gli altri, Jeff Goldblum, Will Ferrell, Johnny Depp e Tom Cruise, più volte e in modi diversi.

image
©Wikicommons

Stranezze divine


Di alcuni divi, oltre alle opere cinematografiche, restano vive le voci e le leggende sul loro conto. Sulla splendida Marilyn Monroe, oltre alle varie tesi sulla sua morte (incidente? suicidio? omicidio ordinato dai Kennedy o dalla mafia?), si dice che avesse sei dita dei piedi, oppure che sia stata il modello per Trilli, la fatina del Peter Pan disneyano. Interessanti anche le leggende sulle malefatte di Clark Gable: si racconta che il divo investì ed uccise un passante, ma costrinse un innocente ad andare in prigione al posto suo. Ecco poi una singolare leggenda che riguarda non un vero proprio divo, ma un creatore di star: Walt Disney. Il padre di Topolino sarebbe stato ibernato e, quindi, prima o poi tornerà tra noi. Più che una promessa, messa così sembra quasi una minaccia. Talvolta, la realtà supera per appeal anche le leggende. È il caso di Sylvester Stallone, di cui si racconta che prima di sfondare con Rocky per poi di consolidare la sua fama con un altro celebre personaggio come Rambo, girò, per quattro soldi, un filmetto porno soft. Questa vicenda viene raccontata con le modalità della leggenda (“un amico di un mio amico ha visto quel film...). Per quanto strana, però la vicenda è effettivamente avvenuta e qualche spezzone del filmato è reperibile persino su Youtube!

Lo stesso vale per un’altra storia “troppo bella per essere vera”, ma che invece è davvero accaduta: riguarda Jack Nicholson, e la scoperta delle sue origini. Un giorno del 1974, un giornalista lo chiamò chiedendogli di confermare che quella che credeva essere sua sorella maggiore, in realtà era sua madre. Nicholson chiamò la sua famiglia, e scoprì la verità: sua madre lo ebbe molto giovane e allora, per evitare quello che nella profonda provincia americana in cui i Nicholson vivevano sarebbe stato uno scandalo troppo grave, la famiglia fece finta che Jack fosse un fratellino arrivato con molto ritardo.

Facciamo un passo indietro. Chi diffonde le leggende?

Chiunque di noi può diventare, coscientemente o no, un propagatore di queste storie, anche perché spesso è difficile individuare la natura leggendaria di certi racconti.

In un libro recente, intitolato Voci, gossip e false dicerie, Cass R. Sunstein, professore di diritto alla Harvard Law School, identifica quattro prototipi del diffusore delle dicerie e delle leggende urbane. Si parte dai propagatori per puro interesse personale, cioè chi diffonde una voce a fini, ad esempio, di marketing. Fanno parte di questa categoria gli smaliziati esperti di marketing, che veicolano una diceria per portare qualche spettatore in più nelle sale. Si passa ai propagatori per interesse personale in senso generale, che lo fanno per attirare l’attenzione su di sé. Sono per esempio quelle persone che affermano di essere in contatto con un divo scomparso da tempo per poter avere una storia davvero interessante da raccontare nella propria cerchia di amici e rendersi così celebre e interessante.

Diversa è invece la categoria dei propagatori altruistici, che, nelle loro intenzioni, promuovono il bene pubblico denunciando una condotta “riprovevole”. Le persone che diffondono leggende che parlano di un divo drogato o sessualmente troppo esuberante, lo fanno spesso perché questi comportamenti sono in contrasto con la loro morale. Infine, ci sono i propagatori maligni. Ovvero, coloro che sembrano provare un piacere autentico nel diffamare il prossimo. Viste le voci che circolano, questi ultimi sembrerebbero davvero tanti, ma siccome stiamo pur sempre parlando di un mondo, quello del cinema, nel quale la finzione regna sovrana a tutti i livelli, allora è anche facile che la fantasia degli spettatori si scateni e prenda la strada delle leggende.