L’arte e la sua riproducibilità: ulteriori paradossi dei cerchi

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©3.b.blogspot.com
Fin da quando ero ragazzino il fenomeno UFO mi ha sempre incuriosito e fin dall’inizio della mia attività all’interno del CICAP, intorno al 1997, ho cominciato a occuparmi di cerchi nel grano.
Questo fenomeno in particolare mi ha affascinato per la sua enorme complessità, che risulta emergere da un’apparente semplicità.

È semplice appiattire un’area circolare in un campo di grano, ma come mai il fenomeno è cresciuto e si è trasformato in maniera così significativa a partire dalle prime forme semplici apparse nei campi inglesi nei primi anni ottanta? Come mai questo fenomeno sembra toccare delle corde molto profonde dell’animo umano? È veramente possibile realizzare in una notte delle formazioni che si estendono per centinaia di metri? Quanto erano (e sono) credibili gli articoli scientifici pubblicati sull’argomento?

E così, diciamo ufficialmente nel 1999, ho iniziato il mio percorso di indagine e ricerca per dare delle risposte a queste domande.
Questo incredibile viaggio mi ha consentito di esplorare il fenomeno da tutti i punti di vista: dalle prime ricerche condotte per controllare la veridicità di miti cristallizzati intorno ai cerchi, allo studio della letteratura che ha portato alla scrittura di un articolo scientifico pubblicato su una rivista referata, per approdare infine al circlemaking.

Chi ha letto il precedente numero di Query conosce la storia del cerchio di Poirino 2011 e delle motivazioni che mi hanno spinto a progettarlo per condurre quell’esperimento. Da autore conclamato di un cerchio ormai famoso in tutto il mondo, consentitemi dunque di evidenziare una peculiarità intrinseca a qualsiasi performance artistica: è impossibile riprodurla esattamente nei minimi dettagli.
Questo vale ovviamente se i nuovi esecutori sono persone diverse rispetto a quelli originari, ma paradossalmente è vero anche se a dover rifare l’opera dovessero essere coloro che l’hanno realizzata la prima volta.
Ciò avviene in tutti i campi artistici. Pensiamo al campo musicale: un celebre assolo di un grande chitarrista non potrà mai essere riprodotto esattamente identico all’originale, eppure questo non crea dubbi sul fatto che l’esecuzione di partenza sia stata prodotta da un essere umano.

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Francesco Grassi
Nel caso dei cerchi si innesca un paradosso ulteriore; non essendo noti gli autori originari delle formazioni, ciò lascia un ampio margine di speculazione nel caso in cui qualcuno volesse ricreare una formazione del passato per dimostrare che anche i cerchi più complessi sono opere umane.

E se dunque io, basandomi sui miei stessi stessi disegni, dovessi rifare Poirino 2011 insieme agli stessi circlemaker che hanno collaborato con me, sicuramente non riuscirei a riprodurre quella formazione nei minimi dettagli e con le stesse caratteristiche o errori commessi nel passato.
Vorrebbe forse dire che il cerchio di Poirino 2011 non è stato realizzato da uomini?

C’è chi ritiene impossibile il fatto che io sia l’autore di quella formazione e così, le inevitabili differenze fra la prima opera e l’eventuale replica, le interpreterebbe come evidenze del fatto che io abbia millantato la paternità della stessa. Per uscire dal cerchio, per essere cioè sicuri al 100% dell’origine umana di una particolare formazione, l’unico modo che ognuno di noi ha è: creare il cerchio da sé.

Per approfondire questi e altri ragionamenti circolari scrivetemi e fate una visita al mio sito internet: www.francescograssi.com