I magneti umani sconfitti dal borotalco

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  • 22-09-2014
  • di Giuliana Galati
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Liew Tho Lin - ©Kanald.ro
Risalgono all'inizio degli anni '90 i primi casi di “magneti umani”, persone il cui corpo sembrava poter attrarre oggetti metallici come fossero calamite. Numerosi giornali pubblicarono foto di questi individui con monete, posate, ma anche ferri da stiro e padelle attaccati sulla pelle. Tra le spiegazioni si leggeva che il fenomeno era dovuto a una non meglio precisata “bioattrazione”, dovuta allo “stato psicoemotivo” del soggetto.

Il bizzarro fenomeno continua a tornare in auge a distanza di anni e in varie parti del mondo: tra le “calamite umane” più famose si possono citare l'italiana Rita Cutolo, il rumeno Aurel Raileanu, Liew Thow Lin in Malesia, il serbo Miroslav Mandic e persino diversi bambini: il croato Ivan Stoiljkovic, di 6 anni, Paulo David Amorin, di 11 anni, del Brasile, Bogdan di 7.

Tutti hanno avuto il loro quarto d'ora di notorietà grazie a qualche trasmissione televisiva o rivista. Nel 2010, per esempio, diventò famoso Miroslaw Magolà grazie alla trasmissione “Stan Lee's Superhumans”, condotta dal fumettista americano Stan Lee, amante del genere supereroistico, il quale nel suo programma cercava persone dotate di capacità fisiche o mentali fuori dal comune.

Verificare che questa inusuale adesione fosse dovuta effettivamente a fenomeni magnetici non era poi così difficile e in effetti qualche dubbio poteva già sorgere vedendo che alcuni soggetti riuscivano ad attaccare sul proprio corpo anche oggetti non metallici. Tra i primi a indagare il fenomeno, negli anni '90, ci fu l'illusionista e investigatore del paranormale James Randi, che con una semplice bussola dimostrò che queste persone non generavano alcun campo magnetico. Il magnetismo, dunque, non poteva essere la causa del fenomeno. La spiegazione risiedeva, invece, in una particolare adesività naturale della pelle, aiutata a volte da una modesta inclinazione delle parti del corpo su cui gli oggetti venivano adagiati. Forza di attrito dunque, non magnetismo!

Una volta, durante una trasmissione televisiva, Massimo Polidoro invitò un sedicente “uomo magnetico” a inclinarsi in avanti: gli oggetti adagiati sul suo torace caddero immediatamente per terra. In quell'occasione l'“uomo magnetico” si giustificò affermando che l'inclinazione faceva diminuire la sua “forza psichica”.

In Italia il caso più famoso è senz'altro quello di Rita Cutolo, che sul suo attuale sito web (http://www.ritacutolo.it/ ) si definisce «una scheggia dal cielo» e sostiene di poter guarire la gente con l'imposizione delle mani da quando ha guarito se stessa da una cisti al seno.

Tra le abilità di Rita vi era quella di riuscire a far aderire alle sue mani oggetti come giornali, lattine o bottiglie. Risulta lampante, però, che giornali, bottiglie e lattine non sono oggetti metallici e quindi il magnetismo c'entra ben poco con le sue facoltà...

Alla richiesta, nel 1995, da parte del CICAP, di poter assistere alle sue dimostrazioni in condizioni di controllo, ella rispose che non dava particolare importanza alle sue "doti magnetiche", essendo ormai abituata a esse e ritenendole secondarie rispetto alla sua reale occupazione di pranoterapeuta. Tra le motivazioni addotte aggiunse anche: «non è piacevole venire considerati dei fenomeni da baraccone o delle cavie da laboratorio, perché dietro questi fenomeni c'è sempre un essere umano con tutta la sua vita».

Tuttavia, qualche mese dopo accettò di dimostrare le sue facoltà di fronte a una delegazione del Centro studi parapsicologici (CSP) di Bologna e acconsentì anche alla presenza di alcuni componenti del CICAP in veste di osservatori.

Durante l'incontro, la signora Cutolo dimostrò di riuscire a voltare una pagina di un settimanale appoggiandovi la mano aperta, tenne con il palmo della mano una bottiglia di vetro capovolta (piena) d'acqua, cui era stata legata un'altra bottiglia di plastica, anch'essa piena. Provò lo stesso esperimento con entrambe le bottiglie in plastica, ma queste dopo qualche istante caddero. Riuscì anche a sostenere una lattina vuota, ma non una piena. La signora spiegò che il fenomeno di aderenza funzionava solo con le superfici lisce e ogni tanto si strofinava le mani con uno straccio in modo da pulirle.

Luigi Garlaschelli, presente alla dimostrazione insieme a Massimo Polidoro, convinse la signora a fare una prova cospargendosi le mani con del borotalco. In questo caso, però, gli oggetti non rimanevano più attaccati, ma la ragione, spiegò la signora, era che le mani dovevano essere pulite e asciutte. A questo si aggiungeva un'altra motivazione che ai lettori di questa rubrica non giungerà nuova: «quando mi trovo davanti uno scettico non riesco più a far niente: mi è già capitato».

Il dott. Cassoli, direttore del CSP, le chiese se poteva tenere una bottiglia senza piegare la mano intorno alla sua superficie, ma i tentativi da parte della signora Cutolo furono vani: la bottiglia scivolava.

Alla fine della giornata sia gli esponenti del CICAP che i parapsicologi presenti furono concordi sul ritenere che la spiegazione del fenomeno fosse prettamente fisica e non avesse nulla di paranormale. Tra le ipotesi, fu suggerito che si trattasse di un fenomeno di adesione simile a quello per cui se si mettono a contatto due superfici di vetro perfettamente pulite diventa poi quasi impossibile staccarle, oppure che la capacità aderente della sua pelle fosse intensificata per qualche motivo particolare. Garlaschelli aveva infatti notato una particolare “appiccicosità” nelle mani della donna, che poteva essere dovuta, per esempio, a una presenza superiore alla norma di zuccheri nel suo sudore, oppure all'applicazione sulle mani di sostanze chimiche in grado di favorire l'adesione di vari oggetti. Per capire meglio quale ipotesi potesse essere quella più corretta sarebbe stato sufficiente effettuare semplici esami sulla superficie cutanea della signora o lavarle le mani con vari solventi e determinare con adatti metodi analitici se in essi restassero tracce di sostanze atte a spiegare il fenomeno, magari provenienti da secrezioni cutanee anomale o dalla cheratolisi delle callosità, ecc. Ma la signora Cutolo si disse non più disponibile a sottoporsi a ulteriori test.

Nel 2007, attraverso il tabloid inglese Sun, diventa celebre Aurel Raileanu, originario di Bucarest, che riusciva ad attaccarsi al petto persino un televisore del peso di 22 chili circa. Aurel venne sottoposto ad alcuni test a Londra, condotti da Russell Cowburn dell'Imperial College, esperto di magnetismo. In quell'occasione il professor Cowburn dichiarò: «per tenere attaccati questi cucchiaini al petto, come fa Aurel, la forza magnetica necessaria dovrebbe essere da cento a mille volte più potente di quella terrestre». Il magnetometro, però, non rivelò nessun campo magnetico, per cui il professor Cowburn giunse alla conclusione che le capacità di Aurel derivassero da qualcosa di chimico che si trovava probabilmente sulla sua pelle. La risposta definitiva fu data da Christopher French, professore di psicologia dell'Università di Londra, tra i più famosi scettici europei, il quale provò a cospargere il corpo di Aurel di borotalco. Gli oggetti scivolarono subito via. La sua conclusione fu dunque che le sue capacità fossero dovute a una sovrapproduzione di sebo, che rendeva la sua pelle molto appiccicosa e aggiunse: «più che Uomo Magnetico, dovremmo chiamarlo Mister Carta Moschicida!». Aurel dichiarò che secondo lui queste scoperte non facevano «che aggiungere altro mistero», e annunciò che avrebbe usato i suoi “poteri” per guarire i malati.

Tra i più recenti “uomini magnetici” vi è il georgiano Etibar Elchyev, entrato nel Guinness dei Primati per essere riuscito ad attaccare attorno al suo collo e al suo petto ben 50 cucchiai di metallo. La sua storia è stata raccontata dal Daily Telegraph, che lo annovera negli annali dei «fenomeni elettromagnetici più curiosi».

Il magnetismo ha da sempre esercitato un notevole fascino, ma continua a essere utilizzato impropriamente come spiegazione irrazionale per fenomeni bizzarri che nulla hanno a che fare con esso.