Il serpente che si morde la coda

Perché i serpenti si mordono la coda? Esistono alcune osservazioni documentate di serpenti intenti a fare l'ouroboros, ma non stanno cercando di rappresentare la ciclicità della vita, quanto di esprimere uno stato di stress che li rende miserabili. Questo succede, per quel che ne sappiamo, solo ai serpenti tenuti in cattività

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  • 03-01-2016
  • di Lisa Signorile
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L'ouroboros, il serpente che si morde la coda, è un simbolo mistico presente in moltissime culture come quella indiana, egiziana, greca, nordica, sud americana. Negli Stati Uniti e in Canada c’è il leggendario hoop snake, un serpente che prende in bocca la coda e rotola come una ruota alla ricerca di prede, con avvistamenti saltuari tuttora segnalati della misteriosa creatura, soprattutto in Minnesota, Wisconsin e British Columbia. In Giappone, lo Tsuchinoko è un leggendario serpente descritto più o meno come una vipera, grasso, largo al centro, lungo 50-80 cm, velenoso, parlante, e bugiardo. All’occasione, come lo hoop snake, prende la coda in bocca e rotola via. L’immagine del serpente che si morde la coda è così diffusa che secondo Carl Jung è un archetipo della architettura mentale e della psiche di Homo sapiens, e simboleggia di solito la ciclicità o l’eternità, o anche l’integrità del tutto, o l’unità primordiale. È anche un noto simbolo alchemico, uno dei più antichi, legato alla pietra filosofale. In altre parole, l’ouroboros secerne metafisica da tutte le squame.

Tutto sommato i serpenti, quelli veri, non si mordono la coda, quindi sicuramente l’immagine deve essere nata dalla psiche dell’uomo come costrutto simbolico interiore. O no? Il fatto è che quando gli egiziani, o gli hindu, o gli alchimisti, disegnavano gli ouroboroi l’uomo non si sentiva un’entità distaccata dalla natura, ci viveva nel mezzo molto più di quanto facessero Carl Jung e gli psicanalisti delle scuole moderne. Negli Stati Uniti e Giappone, dove molte persone vivono tuttora più a contatto con l’ambiente naturale, l’ouroboros ha un significato mistico molto meno marcato ed è più una bizzarria che un simbolo di eternità.

E infatti, gli ouroboroi esistono, e nessuno esclude che l’osservazione di un vero serpente che si sta mordendo la coda non abbia così colpito i primi filosofi/naturalisti da ispirarne l’icona, dotandola solo successivamente di significato simbolico e astratto. Questo spiegherebbe anche la diffusione del simbolo su scala mondiale, e forse addirittura eliminerebbe la necessità dell’archetipo psichico, a dispetto di Kekulè che sosteneva che la struttura ad anello del benzene gli fu ispirata dal sogno di un ouroboros, in tempi lontani dall’alchimia.

Ma perché I serpenti si mordono la coda? Esistono alcune osservazioni documentate di serpenti intenti a fare l’ouroboros, ma non stanno cercando di rappresentare la ciclicità della vita, quanto di esprimere uno stato di stress che li rende miserabili. Questo succede, per quel che ne sappiamo, solo ai serpenti tenuti in cattività. Essendo animali a sangue freddo, se la teca si riscalda troppo, loro non riescono a disperdere il calore e anche la loro temperatura interna sale. Questo provoca due cose: uno stato di grande confusione e disorientamento e una grande fame, per cui azzannano la prima cosa che si muove davanti a loro, di solito la coda, poiché vengono tenuti da soli e senza cibo.

I denti dei serpenti sono orientati all’indietro perché ingoiano le prede intere e vive, e la struttura dei denti impedisce alla preda di scappare indietreggiando. Questo vuol dire che se un serpente prende in bocca la propria coda tutto quel che potrà fare è continuare a ingoiarsi sino ad autodigerirsi, morendo ovviamente nel farlo: non sono programmati per far fuoriuscire quel che gli è entrato in bocca.

Raffreddare l’ambiente spegnendo le lampade e bagnando il serpente aiuta, se si interviene nelle fasi iniziali. In uno dei pochi casi documentati, e l’unico a lieto fine, riguardante un colubride del genere Lampropeltis, è stato necessario l’intervento del veterinario.

Un video su YouTube mostra un serpentello intento ad autodigerirsi in un negozio di animali, dopo il disperato tentativo di immergersi nella ciotola dell’acqua per raffreddarsi.

Chi ha filmato ha preferito star lì a guardare la strana scena piuttosto che intervenire per salvare l’animale, probabilmente perché non capiva cosa stava succedendo, come forse succedeva agli antichi egiziani e greci che poi, perplessi, disegnavano i mistici (e sfortunati) ouroboros.

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Oggetti rituali collegati all’Ouroboros ©Ljotunnr, Deviantart
A loro discolpa, sono cose che accadono anche ai naturalisti. Il caso documentato più recente di ouroboros (nella letteratura scientifica non ci sono articoli peer reviewed sul fenomeno, per cui bisogna fare riferimento a bollettini, a letteratura non sempre di qualità come le tesi di laurea, o ai social network per trovare casi), riguarda un’aspide, Vipera aspis hugyi: la sfortunata creatura si è autodigerita quest’anno (2015) al museo di Calimera, a Lecce, dove si trova anche l’Osservatorio Faunistico Provinciale. Era stata trovata ad agosto presso una duna sabbiosa tra il mare e una pineta, 6 km a sud di Gallipoli, e miracolosamente non era stata uccisa dai turisti al mare. È stata pietosamente rimossa prima che le accadesse il peggio, con l’intenzione di riportarla nello stesso luogo a settembre, quando meno turisti affollano le spiagge. Ma, dopo cinque giorni di permanenza in una piccola teca del museo, un mattino invece di una vipera è stato trovato un simbolo archetipale di ciclicità e infinito: la vipera aveva divorato il proprio corpo per circa un quarto, forse per via della temperatura troppo alta raggiunta nella teca, ed era morta. Il simbolo dell’eternità che perpetua se stesso nel tempo.