Detto da noi: l'ECSO

Intervista a Paola De Gobbi

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Paola De Gobbi (fotografia di Roberta Baria).
Esce oggi il settimo numero della rubrica "Detto da noi", dedicata a far conoscere le attività della nostra associazione e le persone che le portano avanti (qui l'elenco completo delle interviste).

Oggi facciamo due chiacchiere con la responsabile dei rapporti con l'ECSO , Paola De Gobbi.
Paola De Gobbi, da sempre patologicamente curiosa e interessata alla scoperta del mondo, si è trovata fin da piccola imbrigliata tra le seduzioni del mistero e il rigore e la meraviglia della scienza, arrivando a scoprire l’importanza di sviluppare senso critico per destreggiarsi un po’ in tutti gli aspetti della vita. Attualmente caporedattore e curatrice dei contenuti di sito e social della rivista Coelum Astronomia , della quale ha gestito nel tempo una varietà di incarichi, ha fatto gavetta in parte proprio nel CICAP. Presente fin dalla fondazione del Gruppo Veneto, alla quale ha contribuito, ha seguito per il CICAP un po’ tutti i ruoli operativi, dall’amministrazione e segreteria, alla redazione e produzione delle riviste Scienza & Paranormale e Magia , all’organizzazione di eventi (congressi, corso per indagatori di misteri, conferenze, ecc.), ai contatti con soci, gruppi locali e associazioni. Socio effettivo dal 2004, ora fa parte della Commissione Patrocini e rappresenta il CICAP nel direttivo dell’ECSO , il Consiglio europeo delle organizzazioni scettiche. Ci tiene a sottolineare l’assenza di pubblicazioni o titoli accademici, non in quanto merito ma a testimonianza che chiunque, con la giusta dose di iniziativa e interesse, può essere di grande aiuto alla crescita di un’associazione come il CICAP, anche da dietro le quinte.


Quando sei diventata responsabile dei rapporti con l'ECSO? Ci vuoi ricordare di che cosa si tratta e quali sono i suoi obiettivi?

L’ECSO , il Consiglio Europeo delle Organizzazioni Scettiche, nacque nel 1994, con lo scopo di vigilare ed effettuare indagini nel campo delle affermazioni delle pseudoscienze e del paranormale, impegnandosi a rendere pubblici i risultati, perché potessero essere divulgati al pubblico (vi ricorda qualcosa?). Per ottenere questo obiettivo era necessario unire le forze delle singole associazioni scettiche e degli individui sparsi nei vari paesi e fornire un punto di incontro per chiunque portasse avanti la promozione del pensiero critico e razionale in Europa.
Non è sempre stato facile. In passato, le “distanze” tra i vari paesi erano molto più ampie... oggi, grazie alla maggior diffusione delle tecnologie di comunicazione a basso costo, dal web ai social, la condivisione di notizie è aumentata e ha facilitato la collaborazione tra i vari paesi, raccogliendo anche le giovani generazioni. Approfittando di questa nuova linfa, durante l’ultimo congresso del 2017 a Breslavia (Wrocław), in Polonia, è stata rinnovata l’intera organizzazione, già in trasformazione da qualche anno, predisponendo un nuovo consiglio di amministrazione “allargato”, che comporterà una modifica dell’attuale statuto per coinvolgere più rappresentanti possibili dei vari paesi membri.
Il consiglio di amministrazione è attualmente formato dalla giovanissima presidente Claire Klingenberg (Sisyfos, Repubblica Ceca), da due dei soci storici e fondatori dell'ECSO, Tim Trachet (SKEPP, Belgio) come vice presidente e Amardeo Sarma (GWUP, Germania) come tesoriere, e dai due consiglieri, io per il CICAP e Pontus Böckman per la VPF svedese. Sono poi coinvolti nelle discussioni del direttivo come "membri associati" Catherine de Jong (VtdK, Olanda), Michael Heap (ASKE, Inghilterra), András Gábor Pintér (SzT, Ungheria) e Leon Korteweg (DVG, Olanda).

Ci sono differenze sostanziali nel lavoro dei gruppi scettici tra una nazione e l'altra?

Guarda, di tipi di organizzazione ce ne sono tanti quanti sono i gruppi scettici stessi... Si passa da gruppi ben organizzati come il CICAP, con una lunga storia alle spalle e una serie di grosse attività in corso, a gruppi molto piccoli o addirittura composti da singole persone, ma a volte con una grossa influenza sul pubblico, come accade in Romania, dove un singolo ragazzo, appoggiato da un gruppo di amici, è diventato “testimonial” per il governo stesso nell’informazione sui vaccini, e sta cercando ora di fondare una associazione scettica vera e propria.
Di sicuro il CICAP è una delle associazioni più numerose e meglio organizzate dal punto di vista della struttura di volontari e soci attivi. Però la differenza che mi ha colpito di più non è tanto quella organizzativa, quanto il diverso modo di intendere il ruolo di un'associazione scettica.
Noi siamo nati sulla falsariga dello CSICOP americano (oggi CSI). Abbiamo sviluppato un modo di agire inclusivo e con un campo d’azione ben delimitato, basato su quello che viene chiamato "scetticismo scientifico".
Non ci occupiamo dell’aspetto religioso (se non dal punto di vista dei fenomeni verificabili) o di politica (se non offrendo all’interno dei nostri campi di azione uno strumento utile per le scelte). Ci differenziamo, quindi, dall'UAAR che ha un'azione di attivismo proprio riguardo i temi della laicità e dei diritti civili, pur rifacendosi anch’essa alla promozione del pensiero critico e razionale.
All'estero questa distinzione non è sempre netta, anzi. E se qui in Italia ci sembrano due modi di affrontare il problema ben distinti, e a volte incompatibili, in molte realtà l’unione dei due obiettivi viene considerata quasi necessaria… questo è forse l’aspetto più complesso (perché spesso crea distanze anche all’interno dei gruppi europei stessi) ma anche il più interessante...

Che cos'ha di diverso il CICAP dalle altre organizzazioni scettiche europee? C'è qualcosa che possiamo imparare dagli altri o che loro possono imparare da noi?

Oltre al tipo di organizzazione e struttura vera e propria, come dicevo, ciò che ci differenzia di più dalla maggior parte delle associazioni a livello europeo è proprio l’impostazione inclusiva e di dialogo, mentre molti gruppi europei sono più movimenti di denuncia.
Forse da questo punto di vista, mentre noi abbiamo un po’ perso di vista la caratteristica di attivismo “scettico”, dando più spazio alla divulgazione scientifica, all’estero alcuni gruppi probabilmente faticano a raccogliere nuovi soci attivi attorno al nucleo di attivisti, proprio per l’atteggiamento più aggressivo e conflittuale, che noi abbiamo imparato a mitigare…
Anche per questo motivo, dal punto di vista operativo, una delle difficoltà che affrontiamo come ECSO è proprio la condivisione di un'unica iniziativa che ci caratterizzi a livello europeo.
All'estero si usa il "suicidio omeopatico". Si chiamano i giornalisti e si annuncia un’azione drammatica in cui un gruppo di persone decide di suicidarsi “in diretta” ingurgitando pillole di rimedi omeopatici, ovviamente dimostrando che nulla succede perché nulla contengono se non zucchero... questa azione richiama l'attenzione dei media, tanto da essere riproposta, in alcuni paesi, ogni anno.
In Italia questa iniziativa non si sposa così bene con lo spirito del CICAP... è una cosa più folcloristica, quasi una goliardata, che però tocca sensibilità diverse allontanando proprio quelle persone che invece vogliamo raggiungere. Fatta una volta, non ha più funzionato, anzi è diventata controproducente, dando spazio e appigli alle critiche, motivo per cui non è più stata replicata.
La nostra Giornata Anti Superstizione, al contrario, che qui piace perché diverte, coinvolge e incuriosisce anche chi qualche superstizione ce l'ha, all'estero sembra più una… sciocchezza, non un’iniziativa efficace da trasformare in evento globale (ma forse gli stranieri non sono superstiziosi quanto noi italiani).
Ci sono però idee sicuramente più universali... già abbiamo importato e funziona molto bene il format della Razionale Alcolica, la nostra versione dello "Skeptics in the Pub " inglese. Stiamo cercando poi di far funzionare Chiedi le Prove , che nasce dal gruppo "Ask For Evidence " sempre inglese, e che nel Regno Unito ha un grosso seguito.
Un’altra cosa interessante, e che in qualche modo inauguriamo proprio nella prima giornata del CICAP Fest di quest’anno, durante il Workshop formativo “Indagatori di misteri”, è lo “skeptic camp”, una via di mezzo tra i nostri corsi formativi per i nuovi gruppi locali e il corso investigatori annuale. Dedicato a chi è interessato a diventare più attivo, anche solo nella sua sfera personale. Non perdetelo!
Che cosa possiamo offrire noi? È alta l’attenzione su come facciamo ad avere così tanti volontari motivati e attivi e su come siamo riusciti a raggiungere tanti obiettivi concreti (che trovate ad esempio illustrati nella campagna 5xmille di quest'anno). Che si parli di comunicazione, di gruppi tematici o di organizzazione, esperienza da questo punto di vista ne abbiamo, e sarà quello che condivideremo.

Che cosa ti ha insegnato questa attività?

Se non si è intuito, mi ha fatto ritrovare un po' di… "orgoglio scettico". Sono rimasta colpita dal forte impegno sociale e dall’entusiasmo che si respira all'estero. Sono sempre stata un po’ mediatrice (bastian contrario direbbe qualcuno), quindi cerco sempre di mettermi nei panni dell’altro, soprattutto quando si tratta di valutare un atteggiamento per i più controverso.
Per noi è diventata quasi ovvia la necessità di limare tutti quegli angoli che ci contrapponevano a coloro con cui invece vogliamo dialogare, e quindi usiamo la divulgazione scientifica per veicolare il nostro messaggio, ma abbiamo anche eliminato un po’ per volta la parola “scettico”, che in italiano “suona sempre male”. Per altre associazioni europee dove, come dicevamo, è più sentita la denuncia, la parola scettico viene usata con orgoglio, e l’attivismo si manifesta spesso in azioni di scontro, che invece in Italia oggi tendiamo a condannare.
Forse però non c’è una regola universale... sembrerebbe facile individuare nel nostro “successo” proprio il nostro tipo di comunicazione non aggressiva, ma ci abbiamo messo 30 anni ad arrivare a quello che siamo oggi, e in parte grazie a quello che eravamo in passato.
Il contesto, in tempi e situazioni diverse, richiede azioni diverse e me lo stavo un po’ dimenticando. Riflettendoci poi, forse sono semplicemente modi che si sono evoluti in tempi differenti in base alle emergenze e alle risposte della società, o magari sono differenti fasi di una stessa evoluzione… è quello che mi piacerebbe arrivare a comprendere bene.

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Il consiglio di amministrazione dell'ECSO riunito a Breslavia nel 2017. Dietro: de Jong, De Gobbi, Böckman, Sarma, Pintér. Davanti: Heap, Trachet, Klingenberg, Korteweg. Fonte: Wikimedia Commons.

Che obiettivi avete per il futuro?

Rivitalizzare la collaborazione e formare una rete di aiuti e sostegno concreto, anche e soprattutto dove ci sia più difficoltà. Collaborare con culture diverse aiuta a comprendere meglio le sfaccettature di un problema e quindi ci impegneremo a trovare soluzioni condivisibili da tutti.
In concreto è prevista la realizzazione di un database di format, scritti, volantini da tradurre e adattare per il proprio paese e le proprie iniziative, e un team di esperti da tutta Europa per coprire l’insieme dei temi che riguardano scienza e pseudoscienza.
Nei desiderata c’è poi quello di accedere a fondi e progetti messi in campo dalla Comunità Europea, ma servono tempo, competenze e risorse economiche… un po’ un cane che si morde la coda. Chiunque volesse proporsi o dare una mano è ben accetto.

Hai un messaggio da mandare ai soci del CICAP?

Ho in cantiere, anche se ancora non è del tutto definito, qualcosa per portare in Italia un po’ di Europa scettica, perché principalmente per il problema della lingua siamo tagliati fuori da quello che succede negli altri paesi, dove in particolare i più giovani si spostano facilmente seguendo eventi organizzati in varie località, ma sempre tenuti in lingua inglese. Stiamo già provando a immaginare e organizzare una task force che porti avanti più iniziative da e per l'Europa. Ne sentirete parlare presto.
Nel frattempo, superate l'ostacolo della lingua. Frequentate le pagine dell'ECSO, e date un... orecchio anche al podcast scettico europeo, ovviamente in inglese, “The ESP ”. Scoprirete che anche se apparteniamo a tante culture diverse possiamo avere un obiettivo comune e collaborare per raggiungerlo, in questo campo come in altri.