Dal sogno alla realtà: il lungo viaggio verso la Luna

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L’astro dei poeti e degli scienziati

blockquote “O graziosa luna, io mi rammento / Che, or volge l’anno, sovra questo colle / Io venia pien d’angoscia a rimirarti: / E tu pendevi allor su quella selva / Siccome or fai, che tutta la rischiari”./blockquote

Con questi versi Giacomo Lepoardi dava l’avvio a uno dei suoi Canti più celebri, Alla Luna (1820). Ma, come ha scritto Italo Calvino nelle Lezioni Americane, «la contemplazione del cielo notturno che ispirerà a Leopardi i suoi versi più belli non era solo un motivo lirico; quando parlava della Luna Leopardi sapeva esattamente di cosa parlava». Il poeta di Recanati, infatti, conosceva perfettamente non solo la scienza del suo tempo, ma anche la storia della scienza. Già all’età di quindici anni Leopardi, precisa sempre Calvino, era in grado di scrivere «una storia dell’astronomia di straordinaria erudizione».

A partire dalle scoperte effettuate con il cannocchiale da Galileo Galilei e diffuse attraverso il Sidereus Nuncius, nel 1610, il rapporto tra scienza e immaginazione è sempre stato assai stretto e foriero di molteplici influenze in entrambe le direzioni. Uno degli autori più amati da Galileo fu Ludovico Ariosto, il cui Orlando Furioso (1532) rappresentò per lui un poema fonte di costante ispirazione. E l’emozione che ancora oggi si prova nel leggere le parole di Galileo (qui nella traduzione dal latino di Maria Timpanaro Cardini) ci fanno capire di trovarci di fronte non solo allo sguardo di uno scienziato, ma anche all’animo di un poeta: «Bellissima cosa e oltremodo attraente è il poter rimirare il corpo lunare, da noi remoto per quasi sessanta semidiametri terrestri, così da vicino, come se distasse di due soltanto dette misure; sicché il suo diametro apparisca quasi trenta volta maggiore, la superficie quasi novecento, il volume poi approssimativamente ventisettemila volte più grande di quando sia veduto ad occhio; e quindi, con la certezza che è data dall’esperienza sensibile, si possa apprendere non essere affatto la Luna rivestita di superficie liscia e levigata, ma scabra e ineguale, e allo stesso modo della faccia della Terra, presentarsi coperta in ogni parte di grandi prominenze, di profonde valli e di anfratti». Non sorprende dunque che Leopardi considerasse Galileo (il quale si ispirava anche a Petrarca) non solo uno scienziato, ma uno dei massimi scrittori italiani, capace di rendere letterariamente, attraverso una mirabile sintesi di lingua e di stile, fondamentali temi filosofici e scientifici.

Le scoperte galileiane ebbero un enorme impatto sulla letteratura, dando vita a una incredibile serie di romanzi, racconti e componimenti, nei quali la fantasia di poeti e scrittori si sbizzarrì nell’inventare strabilianti soluzioni per il volo spaziale: dallo scatenarsi di improvvise tempeste, in grado di trasportare cose e persone sul nostro satellite, alla fabbricazione di improbabili marchingegni; dall’impiego di meravigliosi animali fantastici, alla coltivazione di pianticelle di fagioli capaci di raggiungere incredibili altezze. Una volta giunti sulla Luna ci si rendeva conto, in genere, che l’astro d’argento era popolato da una moltitudine di creature, spesso pensanti. Tutto ciò fino ad arrivare a Jules Verne, sempre attento alla plausibilità scientifica delle sue storie e giustamente considerato tra i fondatori di un nuovo genere letterario, la fantascienza. Negli anni ’60 dell’Ottocento, infatti, le osservazioni astronomiche della superficie lunare lasciavano poche speranze alla possibilità di trovare forme di vita sul nostro satellite. E così i tre uomini a bordo del proiettile sparato dal cannone Columbiad verso la Luna, protagonisti del celeberrimo De la Terre à la Lune (Dalla Terra alla Luna), del 1865, e del suo seguito, Autour de la Lune (Intorno alla Luna), del 1869, non ne osservarono alcuna.

Fine dell’immaginazione? Fine dei sogni? Come abbiamo provato a raccontare nel nostro Stregati dalla Luna. Il sogno del volo spaziale da Jules Verne all’Apollo 11, le cose non sono andate in questo modo, anzi. Perché proprio grazie alla lettura dei romanzi di Jules Verne, alcuni giovani ragazzi saranno irresistibilmente attratti dal mondo della scienza, iniziando a coltivare l’idea di poter davvero trovare il modo di portare l’uomo sulla Luna, e diventando, qualche anno dopo, i pionieri della missilistica: il russo Konstantin Ėduardovič Ciolkovskij, l’americano Robert Goddard e il tedesco Hermann Oberth. Ma mentre Goddard, dopo essere stato il primo a lanciare un razzo verso il cielo ad Auburn, nel Massachusetts, vicino al campus della Clark University (il 16 marzo 1926), viene relegato a continuare i suoi studi solitari presso una cittadina del Nuovo Messico, a Roswell (sì, proprio lì), Oberth e Ciolkovskij hanno la possibilità di crearsi degli allievi, due dei quali saranno i responsabili saranno i responsabili dei futuri programmi spaziali americani e sovietici: Wernher von Braun e Sergej Korolëv. Tuttavia, la strada che condurrà von Braun alla costruzione del Saturn 5 è ancora lunga e, soprattutto, terribile. Sì, perché con l’avvento del Nazismo von Braun non se ne andrà come faranno molti suoi giovani colleghi (uno su tutti lo straordinario Willy Ley), ma inizierà a lavorare in una base segreta sull’isola di Usedom, nel Mar Baltico, presso la località di Peenemünde, alla costruzione di una micidiale arma di morte e distruzione, il razzo V-2, con il quale Hitler bombarderà Londra e molte altre località inglesi e continentali.

Il 2 maggio 1945 von Braun si consegna alla 44a divisione di fanteria della settima armata dell’esercito degli Stati Uniti. Dopo non molti anni è già sulle pagine di tutti i principali giornali e settimanali americani, fino addirittura a collaborare con Walt Disney alla realizzazione di alcune trasmissioni televisive volte a diffondere nel pubblico l’amore per lo spazio e i segreti del cosmo. Anche i più bei sogni, si sa, a volte sono preceduti da orribili incubi: la storia ci insegna anche questo.
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Toccare la Luna


«Scegliamo di andare sulla Luna entro questo decennio, e poi altre cose, non perché siano facili ma perché sono difficili». Con queste parole, il 12 settembre del 1962, presso la Rice University, di Houston, il Presidente Kennedy sposta gli obiettivi della corsa allo spazio verso una nuova frontiera rendendoli ancora più ambiziosi. Lo fa pesando bene ogni singola parola: «si sceglie di andare sulla Luna» in quella che è destinata a essere l’impresa collettiva più grande della storia. Gli Stati Uniti accettano questa sfida con all’attivo solo pochi minuti di volo spaziale, ma la scadenza fissata può essere tale da permettere alle industrie e alla scienza di recuperare quel divario che vedeva nell’Unione Sovietica il Paese che fino a quel momento aveva conquistato tutti i primati spaziali.

La space race poneva le sue radici nella missilistica, in particolare tedesca, e con la fine della Seconda Guerra Mondiale è ormai chiaro che la tecnologia che avrebbe permesso all’uomo di esplorare il cosmo era quella che era stata utilizzata per i razzi balistici. Con la conclusione del conflitto mondiale, Stati Uniti e Unione Sovietica si spartiscono i pezzi, le risorse e il capitale umano impiegato nella realizzazione dei V-2. Questo vedrà le figure di Wernher von Braun e di Sergej Korolëv schierate su fronti opposti in quella Guerra Fredda che avrebbe rischiato di portare il conflitto politico anche verso il cielo. Mentre von Braun riuscirà in breve tempo a riabilitare la sua immagine negli Stati Uniti, lo scomodo passato di Korolëv (che era stato a lungo prigioniero politico durante il periodo del terrore stalinista), porterà il governo sovietico a non divulgare il suo coinvolgimento nel programma spaziale fino alla morte, avvenuta nel 1966. Solo allora, l’uomo che il Time aveva consacrato nella sua copertina del 1958 come Missileman, e che dalla base militare di Peenemünde era arrivato alla NASA, dove ormai aveva ultimato il suo capolavoro, il Saturn 5, venne a conoscenza dell’identità del “collega” che lavorava per la concorrenza e che fino a quel momento aveva dimostrato di essere sempre un passo davanti a lui.

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Il 4 ottobre del 1957 il lancio di Sputnik 1, il primo satellite artificiale, è un successo e il suo beep continuo, ascoltabile via radio per oltre venti giorni, cambierà per sempre il modo di guardare allo spazio. Quella sfera metallica di poco più di mezzo metro di diametro, la così detta “luna rossa sovietica”, accelererà e accentuerà la competizione tra le due superpotenze. Le cagnoline Laika (il cui vero nome era Kudrjavka), Belka e Strelka sono i primi esseri viventi a vincere la sfida per la sopravvivenza. Il 12 aprile del 1961 il cosmonauta Jurij Gagarin, a bordo della Vostok 1, completa per primo un’orbita ellittica intorno al pianeta. Nel 1963 Valentina Tereškova viaggia oltre le barriere di genere ed è la prima donna nello spazio, mentre nel 1965 Aleksej Leonov uscirà dalla capsula Voschod 2 per la prima passeggiata spaziale.

La nascita della NASA e la decisione di iniziare a concentrare le risorse e i finanziamenti in un progetto comune vedrà gli Stati Uniti ritornare in gara con quella sinergia tra governo, aeronautica e marina che si concretizzerà con i programmi Mercury, Gemini e Apollo. Una strategia fatta di tappe sequenziali che, per quanto ambiziosa, puntava ormai all’unico traguardo in grado di risollevare l’immagine del Paese. Nonostante i successi dei primi due progetti spaziali, Apollo esordisce nel 1967 con una tragedia. I resti carbonizzati di Apollo 1 e delle tute dei tre sfortunati astronauti Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee, dopo il fatale incendio in fase di test, costringeranno a una revisione non solo dei piani, ma dell’intera tecnologia messa a punto fino a quel momento. Le missioni successive saranno tutte senza equipaggio, con il fine di verificare, controllare e prevedere ogni possibile imprevisto e ridurre, quanto più possibile, i rischi.

Apollo 7 è il primo vero e proprio battesimo del volo, un viaggio di undici giorni che, pur non avendo lasciato l’orbita terrestre, viene ricordato come la missione che ha portato a termine il 101% degli obiettivi fissati. A quel punto si riorganizza il calendario e Apollo 8, con a bordo Frank Borman, James Lovell e William Anders, avrà il compito di testare il potentissimo Saturn 5 per partire, destinazione Luna, nel dicembre del 1968. Quell’anno, che era stato particolarmente drammatico per gli Stati Uniti a causa degli assassini del leader pacifista Martin Luther King e del candidato alla presidenza Bob Kennedy, della Guerra in Vietnam e dell’inizio della contestazione studentesca, si conclude con l’augurio di Buon Natale in diretta dalla Luna e con la storica foto Earthrise, l’alba della Terra vista dalla superficie del satellite. La promessa del Presidente Kennedy era stata mantenuta, tre uomini erano andati in viaggio verso la Luna, ci avevano orbitato attorno, ed erano tornati sani e salvi sulla Terra; ciò che restava da fare era colmare quell’ultima distanza e scendere sulla superficie.

Apollo 9 e Apollo 10 portano a termine i collaudi finali dei diversi moduli e individuano i siti di landing e, nell’estate del 1969, è finalmente tutto pronto per la leggendaria impresa. Il 16 luglio il Saturn 5 svetta sulla rampa 39A di Cape Canaveral, per portare l’uomo là dove von Braun e le speranze di un’intera nazione volevano che andasse. Sulla sommità, Neil Armstrong, Edwin ‘Buzz’ Aldrin e Michael Collins sanno che il loro viaggio è destinato a entrare nella storia. Il 20 luglio, alle 20:17:40 (UTC) il comandante dichiara dal Mare della Tranquillità «The Eagle has landed (“L’aquila è atterrata)». Sei ore e mezza dopo il touchdown lunare, il piccolo passo di un uomo diventa il grande balzo dell’umanità.
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Una nuova epoca


Il lungo viaggio che porta l’uomo sulla Luna ha avuto un ruolo fondamentale nel Novecento. L’allunaggio è la prima grande mondovisione della storia della televisione: sarà seguito da oltre 70 emittenti in diretta da 40 Paesi per quasi un miliardo tra spettatori e radioascoltatori. La lunga notte della Luna è, ancora oggi, uno degli eventi mediatici più significativi del XX secolo con un pubblico mai visto prima e forse mai immaginato. Bisogna inoltre considerare che la stampa seguirà le missioni fase per fase e celebrerà l’impresa con inserti speciali, pagine dedicate e allegati.

Abbiamo deciso di ricordare questa eccezionale pagina di storia anche attraverso le parole di alcuni dei più grandi nomi del giornalismo italiano, i quali, a vario titolo sono stati testimoni degli eventi e ne restituiscono il valore storico e le emozioni.

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Eccolo, eccoci... meno otto, nove, sei, cinque, sette, quattro, tre, due, uno, fuoco! Dio, Dio, Dio! Lo vedete? Non s’è ancora alzato, ecco, si alza, sale, guarda come sale, bello dritto, che lancio! Mai visto un lancio così! Perfetto! Lo senti il rumore? Qui c’è stato uno spostamento d’aria che ci ha quasi buttato per terra... guarda come sale... come sale! Dio, ci vorrebbe Omero per descrivere quello che vedo! Dio, a volte gli uomini sono così belli! Sentilo, il rombo! Sembra un bombardamento, ma non ammazza nessuno, mioddio! Oh, che cosa stupenda... si alza così lentamente, sai, lentamente... va sulla Luna... la Luna...
(Oriana Fallaci, trascrizione delle telefonate con l’inviata a Cape Kennedy, L’Europeo, 24 luglio 1969)

Un rintocco nuovo e fortissimo riecheggia, e continuerà a riecheggiare per sempre, nell’animo di chi ha visto: soltanto chi ha visto la scena sullo schermo del televisore, poiché le fotografie, i film e i resoconti, per quanto assai più perfetti, non riusciranno a dare neppure un centesimo di quel brivido misterioso. [...] Ecco, secondo me, il motivo della scossa viscerale e struggente che gli uomini, per la prima volta nella storia del mondo, hanno provato l’altra notte alle ore 4.57 dinanzi ai televisori, che non può immaginare chi non ha visto, e che non si ripeterà mai più nel futuro
(Dino Buzzati, “Il momento sublime”, in Corriere della Sera, 22 luglio 1969)

Colombo, De Gama, Vespucci, Caboto, Magellano, Gagarin e Armstrong-Aldrin-Collins: da oggi, 20 luglio 1969, avrà forse inizio l’Evo lunare, come il 12 ottobre 1492 segnò la nascita dell’Evo moderno. L’America scoperta allora era un’altra regione della Terra, anche se il nostro mondo la ignorava del tutto. Invece la Luna è la soglia degli altri mondi, e però la vediamo: è là dall’inizio della storia. Armstrong e Aldrin stanno per camminare lassù.
(Alberto Ronchey, “Aver paura del futuro”, in La Stampa, 20 luglio 1969)

L’allunaggio per me è stato un grande passo in avanti per tutta l’umanità, un passo in avanti soprattutto dal punto di vista tecnologico. Piuttosto ci siamo fermati a quello che era lo spirito, è andato perduto, oggi siamo dei cialtroni in confronto all’era di Kennedy dove vi era la voglia di conquista e di solidarietà.
(Tito Stagno, intervista rilasciata a Maria Giulia Andretta il 6 aprile 2017)

Gli storici hanno scelto due grandi eventi del passato per scandire i tempi della storia: la caduta dell’Impero Romano nel 476 dopo Cristo, con l’inizio del Medio Evo, e la scoperta dell’America il 12 ottobre del 1492, con l’inizio dell’età moderna. Gli storici del futuro avranno due avvenimenti a disposizione per segnare l’inizio di una nuova era: il 6 agosto 1945 (la bomba atomica) e il 20 luglio 1969 (la conquista della Luna).

La nostra generazione è stata testimone di entrambi questi due incredibili eventi: l’uno del tutto inatteso, l’altro seguito passo passo e vissuto intensamente da miliardi di persone nella famosa notte dello sbarco.
(Piero Angela, Prefazione di Stregati dalla Luna)

I cosiddetti ‘Anni della Luna’ si sono inseriti in un periodo storico fatto di grandi cambiamenti sociali e politici. Le prime avventure spaziali avranno una forte influenza sulla società e sulla cultura, la cui eredità è visibile ancora oggi. Il 50° anniversario dell’allunaggio è stato per noi l’occasione ideale per riproporre, attualizzare e raccontare nuovamente i passaggi più significativi ed emozionanti di quello straordinario viaggio che ha coronato uno dei sogni più antichi dell’uomo, fatto di scienza e tecnica, ma anche di tanta immaginazione.