Una ricerca pubblicata su Antiquity a maggio 2026 da un team australiano guidato da Nicholas Skopal[1] porta nuovi argomenti a favore dell’ipotesi funeraria, grazie allo scavo completo di una giara particolare: la giara 1 del sito 75, a circa 70 chilometri da Phonsavan.
Il reperto in questione è un monolite con un diametro alla base di oltre due metri e un’altezza conservata di 1,3 metri; è in cattive condizioni, ma fondo e parte delle pareti sono rimasti intatti e hanno permesso di studiarne il contenuto. Gli archeologi hanno trovato ossa umane disarticolate, densamente ammassate, senza una struttura verticale apparente. Crani e mandibole erano concentrati lungo i bordi della giara, mentre i femori erano raggruppati in fasci. La stima del numero minimo di individui, sulla base dei denti, lascia pensare che fossero almeno 37 (di tutte le età, dall’infanzia all’età adulta).
I resti mostrano i segni di una deposizione secondaria: i corpi si sono decomposti altrove e solo in seguito – in momenti diversi, nell’arco di generazioni – le ossa sono state trasportate nella giara. Questo fa pensare a un ossario collettivo, una sorta di “cripta di famiglia”. A rafforzare l’idea, l’assenza di articolazioni nelle giunture più resistenti (come l’articolazione sacroiliaca) e il fatto che in quattro casi cranio e mandibola fossero ancora associati, il che può indicare che alcune deposizioni siano avvenute in una fase di decomposizione ancora incompleta.
Accanto alle ossa, gli archeologi hanno trovato frammenti di ceramica, un coltello in ferro, un campanellino in lega di rame e venti perle di vetro, queste ultime provenienti da India meridionale, Mesopotamia, e forse da Cina sud-orientale o Vietnam settentrionale: indizio di reti commerciali trans-asiatiche che raggiungevano anche questi altopiani remoti.
La datazione al radiocarbonio su denti e ossa, unita all’analisi dei materiali ceramici e delle perle, colloca l’uso funerario della giara tra la fine del IX e la metà del XII secolo d.C.: un periodo di vivace connettività regionale, caratterizzato dall’espansione commerciale della dinastia Song in Cina, dall’ascesa dell’Impero Khmer e dal fiorire di numerosi regni nel sud-est asiatico.
Gli autori ipotizzano che le giare più piccole, prive di resti umani, servissero come contenitori per la prima fase di decomposizione, mentre quelle più grandi, come la giara 1, raccogliessero in un secondo momento le ossa già scarnificate. Questo spiegherebbe perché la maggior parte delle giare note sia vuota: non erano destinate a contenere per sempre i morti, ma rappresentavano una tappa di un processo funerario più lungo e articolato.