L’insolito ritrovamento, annunciato a settembre dalla Conservatoria provinciale dei monumenti di Lublino[1], è avvenuto durante alcuni scavi nel giardino di un’ex chiesa vescovile, una posizione anch’essa suggestiva, e lontana da qualsiasi cimitero noto. Come ha riferito Stanis?aw Go?ub, che dirige il team di ricercatori che sta studiando i resti, il bambino era stato seppellito direttamente in terra, senza una bara né i consueti oggetti funerari. La tomba non era contrassegnata in alcun modo, ma si trovava accanto a un’altra sepoltura infantile analoga, che però non presentava gli stessi segni rituali.
Negli ultimi anni, l’interesse di antropologi e archeologi per le tradizioni legate ai vampiri e ai “morti che ritornano” è andato crescendo, concentrandosi in particolare nella cosiddetta “cintura europea dei vampiri”, che include Germania orientale, Polonia, Romania e Serbia. In quest’area, rimasta a lungo di confine tra mondo cristiano e mondo islamico, gli scavi archeologici stanno portando alla luce numerose sepolture di “vampiri”, che coprono un arco temporale molto ampio, dal Medioevo fino al pieno Settecento, e una varietà di pratiche apotropaiche, ma sempre con il denominatore comune del “cadavere inquieto” da cui difendersi.
Per ricordare solo uno degli studi più recenti, sono stati da poco resi noti i risultati dell’analisi multidisciplinare dei resti di una giovane donna vissuta nel XVII secolo vicino a Pie?, nel nord della Polonia. La ricerca, guidata da studiosi dell’Università Nicolaus Copernicus di Toru?[2], ha stabilito che la defunta soffriva di un particolare tipo di tumore, i cui sintomi - deformità dello sterno, svenimenti improvvisi e forse anche problemi mentali - avrebbero potuto contribuire a farla considerare come una persona “diversa” e dotata di poteri soprannaturali. Scoperta nel 2022, la donna era infatti stata seppellita con la lama di una falce intorno al collo e un lucchetto fissato all’alluce del piede sinistro, segnali indiscutibili della volontà di impedirne la resurrezione. A dispetto dei quali, tuttavia, oggi l’interesse degli studiosi e l’attenzione dei media sembrano quasi averla riportata in vita: ribattezzata Zosia, o addirittura “la vampira di Pie?”, ora avrebbe persino un volto, ricostruito con tecniche di stampa 3D a partire dai resti del cranio e dall’analisi del DNA.